Disturbato nella sua protesta pacifica da uno scalatore della Polizia che con pochi scrupoli e senza minimamente pensare alle conseguenze, lo ha inseguito per farlo scendere. Chi gli ha dato quell'ordine scellerato?
Luca Abbà, uno dei leader del movimento NO TAV, è in coma farmacologico, caduto folgorato da 10 metri d'altezza, dal traliccio su cui si era rifugiato per protestare contro l'esproprio del suo terreno in Val di Susa.
Uno scalatore mandato dalla Polizia, nel tentativo di farlo scendere, lo ha fatto cadere. Di questa tragedia la Polizia e, a risalire nella catena di comando, tutti i suoi vertici , sono direttamente o indirettamente responsabili. E come se non bastasse i lavori del cantiere sono continuati!
Ora, e mi rivolgo a entrambi gli schieramenti, pro e contro la TAV: pensate che esista un limite a questa follia, entro il quale ci si puo' sedere a un tavolo e cercare un compromesso, o siete disposti a non fermarvi neanche di fronte alla morte?
Poliziotti, Prefettura di Torino, Caselli, Cota, politici di destra e di sinistra che appoggiate la TAV...Vergognatevi tutti!
Quel che è successo è un avvertimento del fato: vi sta dicendo che state scherzando col fuoco, vi sta mettendo in guardia. Trovate un accordo o la prossima volta ci scapperà il morto. Basta con questo muro contro muro. Non fate cadere questa Italia ancora piu' in basso di quel che è! QUELLA DELLA VAL DI SUSA E' UNA BATTAGLIA DI DEMOCRAZIA VERA! POSSIBILE CHE NON LO CAPITE?
Quel che segue è il video della Polizia che riprende la caduta, un video palesemente rimontato. Infatti alla fine viene inquadrato il traliccio vuoto. Ma a quel punto ci si aspetterebbe di vedere ancora là sopra lo scalatore della Polizia che ha inseguito Abbà...Che fine ha fatto?
Grillo commenta l'incidente di oggi in Val di Susa
Commenti
Il TAV serve solo a stuprare il territorio e a pagare i fruitori di tangenti. Viva Grillo, viva il Movimento NO TAV.
antoniobachetti
A LORO LA PRESCRIZIONE + AMNISTIA+IMPUNITA' ( per reati da milioni di euro) A NOI EQUITALIA + CREDIT CRUNCH + MANGANELLATE !!! grazie di cuore presidente Napolitano, adesso che siete ancora al potere, provate a fare una legge per non andare più all'INFERNO che vi aspetta a braccia aperte, appena chiudete quelle bocche piene di merda!!!
usbyproducer
@Mariodistagno E nooooooo !!!!!! a questo punto basta !!!! Continuiamo a far passare i delinquenti per gente onesta. Questo energumeno stava attaccando dei poliziotti che facevano il loro lavoro. A QUESTO PUNTO ABBANDONO DEFINITIVAMENTE LA DISCUSSIONE PERCHE' CERTE AFFERMAZIONI NON SONO NEPPURE DEGNE DI ESSERE COMMENTATE. SCRIVETE QUELLO CHE VOLETE. ADDIO !
GiorgioHicSuntLeones
L'ordine è chiaro far passare per delinquente gente onesta con un attacco pretestuoso come disse basta inserire 2 o 3 provocatori poliziotti travestiti ...e poi si fa la carica..ricordate giuliani lo ha ucciso manganelli per essere un'uomo rispettabile da 600mila euro piu di obama..questa è fascismo....hanno fatto bene le br, erano eroi, non Mangano.
Mariodistagno
@sashashasta Caro mio non puoi pretendere tutto di diritto. Io la casa me la sono costruita con il lavoro. e se lavoro guadagno altrimenti nessuno mi paga per starmene con le mani in mano. E' ora di fnirla di pretendere sempre tutto dagli altri. a me non ha mai regalato niente nessuno.
GiorgioHicSuntLeones
@GiorgioHicSuntLeones
Immaginavo che avresti risposto cosi: 6 veramente patetico e banale! Tu sei 1 di quelli che metterebbe una tassa sull'aria che si respira perche' solo quelli privilegiati hanno diritto ad esistere. Io penso che la casa (o perlomeno un pezzo di terra dove poterla costruire) sia un diritto fondamentale come l'aria che respiriamo: e' assurdo ke non basta una vita x pagare 1 mutuo. Il sussidio di disoccupazione nei paesi germanici esiste da oltre 40 anni, in Italia invece.....
sashashasta
I soldi per fare la Tav vengono SOTTRATTI a: >Ricostruzione dell' Aquila. >Ammortizzatori sociali (cassa integrazione) >Incentivi a piccole nuove imprese >Pagamento del debito pubblico >Messa in sicurezza di scuole e ospedali su tutto il territorio >Soluzione problemi immondizia di Napoli e non solo >Stipendi e mezzi x Sicurezza e Giustizia. Se tra qualche anno le cose andranno sempre peggio, qualcuno continuerà a strafottersene e a guadagnare.... AD ALTA VELOCITA'
alberto7443
Io di solo una cosetta piccola piccola, gli venga qualcosa nei coglioni a chi ha messo in mezzo lo sfascio che stanno creando in Val di Susa e a tutti quelli che ci stanno lavorando anche.
Viva i NO TAV e chiunque li appoggia.
TinTinUno
@sashashasta sussidio di disoccupazione ??????? terra gratuita ??????????? ma stiamo impazzendo o credi davvero a quello che scrivi ??? si si regaliamo tutto a tutti !!!
GiorgioHicSuntLeones
Credo che gli Italiani siano inascoltati perchè non siamo più padroni in casa nostra. Oltre alla colonia americana, (perchè sono quì? a già... i terroristi), abbiamo anche una colonia monetaria francese che controlla il 30% circa di banca d' Italia, grazie a banca Intesa che è controllata da Credit Agricole; da questo si capisce anche il perchè, si parla in continuazione di Nucleare e acqua privata:" in ambedue i casi le aziende interessate sono francesi.
Chi comanda in Italia? booo!!!
nazdacar
Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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lunedì 27 febbraio 2012
martedì 29 novembre 2011
Julio Anguita. Fin de la democracia
Entrevista en canal extremadura.
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Julio Anguita,
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giovedì 13 ottobre 2011
Bipolarismo antidemocratico
Penso che uno degli errori più grandi che ha commesso la politica italiana negli ultimi ventanni, sia la scelta del bipolarismo politico, la divisione artificiosa tra centro-destra e centro-sinistra. Siamo tornati indietro nella storia della democrazia, invece di andare avanti, ripresentando l'antica faziosità fiorentina di dantesca memoria, la contrapposizione bellicosa e sanguinaria tra guelfi e ghibellini.
Su scala moderna, abbiamo voluto imitare il modello bipartisan nordamericano, basato sulla riduzione giuridica della rappresentatività a 2 soli partiti, quello democratico e quello repubblicano. Per anni abbiamo considerato questo sistema il migliore del mondo, quello che maggiormante garantiva la democrazia. E gli altri, quelli che la pensano diversamente, chi li rappresenta? Da dove è partita la bolla finanziaria che ha creato l'effetto domino che ha determinato l'attuale crisi? Da una banca privata americana. Perchè allora prendiamo sempre da esempio gli Stati Uniti, come se fossero la migliore democrazia del mondo, quando semplicemente quel modello non calza affatto alla nostra realtà italiana? Ora forse lo abbiamo capito, che quello nordamericano non è il migliore sistema possibile e che forse la sua, in realtà, è una finta democrazia. E se non lo abbiamo ancora capito, penso che presto lo capiremo. Ma accidenti, cazzo, svegliamoci!
I politici, se non l'hanno ancora capito, hanno un ruolo fondamentale da svolgere: lavorare, attraverso il dialogo e la mediazione, per imporre regole generali, giuste e condivise, a livello mondiale. Se non lo fanno, se pensano solo al potere e ai loro privilegi, saranno prima o poi i cittadini a farlo, organizzazndosi in movimenti spontanei, come quello degli Indignados. E' ovvio che i giovani preferirebbero occupare il loro tempo studiando o lavorando per costruire il proprio futuro. Ma se vedono che nonostante i numerosi sforzi compiuti, il loro futuro è precluso, è normale che scendano in piazza a protestare e che si organizzino per tentare di cambiare le cose.
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Politica
domenica 11 settembre 2011
9/11 TRUTHERS LOCKED UP FOR LIFE UNDER NEW US LAW!
FEMA CAMPS WILL BE OPENED SOON EVEN IF YOU ARE NOT A US CITIZEN! A new bill QUIETLY INTRODUCED by congress last week is causing quite a stir among civil liberties groups. The brainchild of senators John McCain and Joe Lieberman, the bill would give the United States government the power to indefinitely detain terror suspects without charge or trial. It would also allow the government to interrogate them for the intelligence value and it doesnt make a distinction between US citizens and non-citizens.
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Diritti civili negati,
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Militarismo USA
lunedì 11 luglio 2011
Palazzi del potere: quando le istituzioni (senza saperlo?) appoggiano il totalitarismo
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| Napolitano e Maroni al centenario del Viminale. |
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| La megagalattica sala riunioni del M.degli Interni. |
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| Il palazzo del Viminale, sede del Ministero degli Interni. |
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| I potenti mezzi del ministro Maroni. |
Chi rappresenta veramente la democrazia e chi invece è solo una pedina, magari inconsapevole, del totalitarismo economico prossimo futuro?
Roma, 11 luglio 2011 - Al Viminale, in occasione della cerimonia per i cento anni del palazzo sede del ministero dell'Interno, Napolitano, Marcegaglia e Maroni, hanno dichiarato:
Marcegaglia: «In un momento difficile come questo, dove tutti i Paesi europei, e anche l'Italia, sono chiamati a gestire situazioni complesse anche per le turbolenze dei mercati finanziari, credo sia opportuno riunirsi intorno ai simboli del nostro Paese e lavorare tutti assieme nella stessa direzione per difenderlo e costruire un futuro migliore per i nostri figli».
Napolitano: «Oggi più che mai dovrebbe sprigionarsi nel nostro Paese un impegno di coesione nazionale di cui c'è bisogno per affrontare le difficili prove che sono all'ordine del giorno».
Maroni: «Di questo palazzo si è detto e scritto di tutto: ma il Viminale non è il palazzo dei poteri, degli intrighi e dei complotti».
E qualche giorno fa dal Colle, il Presidente della Repubblica aveva detto: «Vorrei che davvero maggioranza e opposizione concordassero con l'obiettivo di risanamento del bilancio, segnalato dall'Ue e che questo obiettivo non fosse messo in dubbio da nessuna parte politica».
Ok, va bene il richiamo alla coesione e all'unità in tempi di crisi...Ma a che condizioni e in cambio di cosa? E poi, siamo proprio sicuri che il potere rappresentato dal Viminale sia tutto trasparenza e purezza d'intenti come lo dipinge il capo dello Stato? E se ce lo garantisce lui, che rappresenta la più alta istituzione della nostra Repubblica, possiamo stare tranquilli? Speriamo. Intanto però non possiamo (e non dobbiamo) smettere di usare la nostra testa e il nostro senso critico.
In occasione di questo centenario, s'è dipinto un quadro a dir poco idilliaco dell'istituzione del ministero dell'Interno; in un articolo che ho letto lo si definisce "il punto di riferimento e garanzia per i cittadini in tema di sicurezza, libertà civili e diritti democratici, ma anche punto centrale per il soccorso alla popolazione nelle emergenze, per il raccordo tra governo ed autonomie locali e per le politiche che regolano l'immigrazione".
Ma allora ci chiediamo, ad esempio:
- Perchè dopo i vergognosi misfatti del G8 di Genova, il capo della Polizia Manganelli sta ancora lì, al suo posto, a fianco del ministro Maroni?
- Perchè capita sempre più spesso che le forze pubbliche abusino del loro potere ai danni di semplici indiziati o detenuti, a volte addirittura ammazzandoli di botte com'è successo a Stefano Cucchi?
- Perchè i poliziotti anti-sommossa sparano, come hanno fatto recentemente in Val di Susa, gas lacrimogeni dall'effetto cancerogeno ad altezza uomo? Forse che se non muori subito, ma dopo qualche anno, non è più considerato omicidio?
- Perchè nei Cie si chiamano ospiti coloro che sono a tutti gli effetti dei detenuti e dove vengono stuprate le donne immigrate con la tacita complicità di chi dovrebbe vigilare sul rispetto della legge, sull'ordine e la dignità delle persone?
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| Karl Popper |
«Il denaro in quanto tale, non è particolarmente pericoloso...(lo) diventa soltanto se può acquistare il potere, o direttamente, o soggiogando gli economicamente deboli, che devono vendere sé stessi al fine di vivere»..
«Una minoranza, che è economicamente forte, può...sfruttare la maggioranza di coloro che sono economicamente deboli».
«L’illimitata libertà economica può essere autodistruttiva (come) la illimitata libertà fisica ed il potere economico può essere quasi altrettanto pericoloso che la violenza fisica. Infatti, coloro che dispongono di un’eccedenza di derrate, possono costringere coloro che hanno penuria, ad una servitù liberamente accettata, senza usare violenza».
«Il denaro è uno dei simboli, come pure una delle difficoltà della società aperta. Noi non abbiamo ancora saputo padroneggiare il controllo razionale del suo uso. Il più grave abuso al quale dà luogo, è quello di poter acquistare il potere politico»..
«Poche fedi hanno generato più odio, crudeltà ed inutili sofferenze, della credenza nella validità del principio di nazionalità».
«Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà».
«Dovremmo soppiantare questo orribile sistema dei partiti, in base al quale la gente che sta nel Parlamento è, prima di tutto, dipendente da un partito e, soltanto in seconda istanza, sta lì per usare il proprio cervello, per il bene della popolazione che rappresenta».
«L’opposizione parlamentare deve impedire alla maggioranza di rubare il denaro dei contribuenti. Ma io ricordo un piccolo scandalo, avvenuto in un paese dell’Europa sudorientale...fu il caso in cui maggioranza ed opposizione si fecero corrompere da una forte somma di denaro, che spartirono fra di loro».
«La democrazia non può essere migliore dei democratici».
«Il funzionamento delle istituzioni, come quello delle fortezze, dipende dalle persone che le presidiano. Il meglio che si possa fare...è dare maggiori possibilità alle persone (se ve ne sono) che intendono usare le istituzioni, secondo il loro fine sociale "peculiare"».
«Dobbiamo costruire istituzioni sociali, imposte dalla forza dello Stato, per la protezione degli economicamente deboli, nei confronti degli economicamente forti».
«Liberalismo ed intervento statale non sono tra loro in antitesi. Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo Stato».
«Il potere genera ancora corruzione, anche nel nostro mondo. Gli impiegati statali si comportano ancora come padroni incivili. I dittatori tascabili abbondano ancora e una persona intelligente deve essere pronta a sentirsi trattata come un imbecille, se tradisce un interessamento critico nei confronti della propria condizione fisica».
«Critico è il miglior sinonimo di razionale. Ogni volta che puoi essere critico, sii critico!»
«Considero l’approccio critico come un dovere. Ogni altro atteggiamento è megalomane ed irresponsabile, anche se ispirato dalle migliori intenzioni»..
«Anche l’irrazionalismo fa uso della ragione, ma senza sentirsi obbligato: è pronto a usarla, a rifiutarla a suo piacimento».
«La critica non ci procura nuove idee, ma può aiutarci a separare il grano dalla pula».
«La critica e la discussione sono i soli mezzi di cui disponiamo per arrivare più vicini alla verità».
«Cesare fu aiutato a conquistare il potere dai suoi creditori i quali, non vedevano speranza di ricuperare i loro prestiti, se non procurandogli il successo, ma quando egli raggiunse il successo, la sua potenza gli permise di disilluderli».
«In virtù del suo anonimato, l’opinione pubblica è un potere senza responsabilità e perciò, particolarmente pericoloso».
«Finché un uomo non accumula abbastanza forza fisica da dominare tutti gli altri, deve dipendere dai suoi aiutanti. Anche il più potente tiranno dipende dalla sua polizia segreta (e) dai suoi carnefici. Questa dipendenza significa che il suo potere, per quanto grande sia, non è affatto incondizionato e che deve fare concessioni, opponendo un gruppo all’altro».
«L’autoritario tende a scegliere coloro che obbediscono, che credono e soggiacciono alla sua influenza. Ma per fare ciò, è costretto a scegliere i mediocri. Infatti, egli esclude coloro che si ribellano, che dubitano ed osano resistere alla sua influenza».
«Un’autorità non può mai ammettere che gli intellettualmente coraggiosi, cioè coloro che osano sfidare la sua autorità, possano essere gli individui più degni».
«Se ammettiamo che...non è possibile trovare un’autorità che sia al di là della portata delle nostre critiche...allora possiamo ritenere che...la verità è al di là dell’autorità umana».
«Nulla è meno vero dell’idea che, coloro che sono buoni nell’obbedire, saranno anche buoni nel comandare».
«L’opinione pubblica, quale che sia la sua natura, è assai potente. Può cambiare i governi, anche quelli non democratici»..
«I totalitarismi moderni sono assolutamente ignari del fatto che le loro idee possono essere fatte risalire a Platone. Ma molti sono consapevoli del loro debito verso Hegel...ad essi è stato insegnato di venerare lo Stato, la storia e la nazione».
«Tutti i problemi politici sono...istituzionali, di struttura legale, piuttosto che di persone e che il progresso verso una maggiore uguaglianza, può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere».
«Un paradosso poco preso in considerazione è il paradosso della democrazia o, più precisamente, del governo maggioritario, cioè la possibilità che la maggioranza decida che il governo venga affidato ad un tiranno».
Attenzione quindi...oggi in Italia siamo di fronte ad un bivio:
- da una parte conservare uno stato democratico sovrano, magari povero ma giusto e dignitoso, basato sul lavoro e sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini;
- dall'altra una dittatura finanziaria e dei mercati che ridurrà la maggioranza della popolazione in schiavitù, un'oligarchia di pochi eletti e ricchi capitalisti, una corte di banchieri, imprenditori egomaniaci e politici condiscendenti che, dall'alto del loro portafogli gonfio, governeranno indisturbati l'Italia e l'Europa.
Non mi piace essere catastrofista, ma dovremmo assolutamente considerare questa crisi come una grande occasione che ci è stata offerta per cambiare e per farlo in meglio, per imboccare finalmente la giusta direzione dello sviluppo sostenibile, del rispetto del pianeta, della giustizia per tutti i suoi abitanti...
Se non lo facciamo, se non cogliamo ora quest'occasione, forse potrebbe non capitarci più...L'umanità potrebbe continuare l'infausto cammino intrapreso alcuni decenni fa, verso una fine molto rapida e ben più tragica rispetto allo scenario che ci prospetta l'attuale crisi economica mondiale, quello dell'autodistruzione.
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Stato italiano fallito
domenica 3 luglio 2011
Beppe Grillo al corteo NO TAV: "Sono arrivate le prove di dittatura" (03/07/2011)
Grillo ha trascorso la giornata di protesta in Val di Susa al fianco dei manifestanti.
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Beppe Grillo,
Finta democrazia,
No profit e attivismo,
No TAV
mercoledì 1 giugno 2011
FBI targeting political activists as terrorists
(RT) Anti-terrorism resources are being used to target environmentalists, peace, animal and political activists who hold different views than the government.
It was recently revealed that a counter-terrorism firm spied on individuals who attended film screenings of the documentary Gasland. The film focuses on the practice of natural gas fracking and what impact it has on the environment and in the communities where it is used.
The FBI and other government agencies are cracking down on those who are not willing to say in line with the status quo.
It was recently revealed that a counter-terrorism firm spied on individuals who attended film screenings of the documentary Gasland. The film focuses on the practice of natural gas fracking and what impact it has on the environment and in the communities where it is used.
The FBI and other government agencies are cracking down on those who are not willing to say in line with the status quo.
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Notizie USA,
Polizia violenta
venerdì 27 maggio 2011
ESTA ES LA DEMOCRACIA DE LOS GOBIERNOS DE LA U.E.?
Los Mossos cargan contra los 'indignados'
Al menos 43 personas han resultado heridas leves en los incidentes ocurridos hoy en la Plaza de Cataluña de Barcelona cuando los Mossos d'Esquadra han cargado con porras contra simpatizantes de la acampada de 'indignados' que intentaban impedir la salida de camiones de limpieza. Fuentes policiales han confirmado que al menos 43 personas han sido heridas, entre ellas un agente de los Mossos y un joven que ha sido trasladado a un hospital de la ciudad.
Los agentes han cargado con porras contra un grupo de personas en la plaza Catalunya de Barcelona que intentaba impedir que los camiones de limpieza cargados con pertenencias de los acampados salieran del lugar.
Después de que los Mossos se desplegaran por la plaza para facilitar que las brigadas municipales limpiaran la zona y retiraran aquellos objetos que pudieran comportar un peligro para la seguridad, esta mañana han empezado a acudir a la plaza numerosos simpatizantes del movimientos de protesta, que han intentado cerrar todas las salidas de la plaza.
Algunos de los jóvenes concentrados han pinchado ruedas de los camiones de limpieza para impedir que abandonaran la plaza con los hornillos, mesas, sillas y demás utensilios y objetos que han ido acumulando los 'indignados' durante estos días de protesta, momento en que los Mossos han cargado contra ellos para facilitar la salida de los camiones. El Sistema de Emergencias Médicas (SEM) ha informado de que por el momento han atendido a una persona que ha resultado herida a consecuencia de estos incidentes.
Los antidisturbios de los Mossos d'Esquadra habían acordonado la plaza Cataluña de Barcelona, epicentro en Cataluña de la movilización surgida tras la manifestación del 15 de mayo contra de los recortes y por la justicia económica y social, para permitir que las brigadas del Ayuntamiento limpien la zona.
Retirar objetos contundentes
En el momento de la llegada de la policía, poco antes de las 7 horas de este viernes, en la plaza había 400 personas acampadas, aunque después no se ha permitido entrar a nadie, a la espera de que los trabajadores municipales limpien la zona. El objetivo es que retiren todo tipo de objetos contundentes que puedan resultar peligrosos de cara a la celebración del sábado de la final de la Champions en Canaletas.
Así, quieren que para este sábado no queden en la plaza bombonas de butano, carpas, palos, neveras y otros objetos que los concentrados han ido acumulando en estos 11 días que llevan de protesta. Los trabajadores de la limpieza se han llevado algunas tiendas de campaña instaladas en la hierba cercana de la fuente, además de ordenadores, impresoras, pantallas, palés y maderas.
Esos 150 han permanecido todo el tiempo sentados con las manos levantadas y aplaudiendo, en actitud pacífica, a la espera de que concluya la actuación policial. 300 agentes de Mossos y la Guardia Urbana se han desplegado en la zona, apoyados por un helicóptero policial.
A la misma hora, los Mossos y la Policía Local de Lleida han actuado en la acampada de esta ciudad en la plaza Ricard Vinyes, en el centro de la zona alta, también para facilitar la actuación de las brigadas. Unas 40 personas que estaban acampadas permanecen concentradas en el lugar y una de ellas ha sido trasladada a comisaría por la policía catalana tras algunos enfrentamientos.
Fuente
Al menos 43 personas han resultado heridas leves en los incidentes ocurridos hoy en la Plaza de Cataluña de Barcelona cuando los Mossos d'Esquadra han cargado con porras contra simpatizantes de la acampada de 'indignados' que intentaban impedir la salida de camiones de limpieza. Fuentes policiales han confirmado que al menos 43 personas han sido heridas, entre ellas un agente de los Mossos y un joven que ha sido trasladado a un hospital de la ciudad.
Los agentes han cargado con porras contra un grupo de personas en la plaza Catalunya de Barcelona que intentaba impedir que los camiones de limpieza cargados con pertenencias de los acampados salieran del lugar.
Después de que los Mossos se desplegaran por la plaza para facilitar que las brigadas municipales limpiaran la zona y retiraran aquellos objetos que pudieran comportar un peligro para la seguridad, esta mañana han empezado a acudir a la plaza numerosos simpatizantes del movimientos de protesta, que han intentado cerrar todas las salidas de la plaza.
Algunos de los jóvenes concentrados han pinchado ruedas de los camiones de limpieza para impedir que abandonaran la plaza con los hornillos, mesas, sillas y demás utensilios y objetos que han ido acumulando los 'indignados' durante estos días de protesta, momento en que los Mossos han cargado contra ellos para facilitar la salida de los camiones. El Sistema de Emergencias Médicas (SEM) ha informado de que por el momento han atendido a una persona que ha resultado herida a consecuencia de estos incidentes.
Los antidisturbios de los Mossos d'Esquadra habían acordonado la plaza Cataluña de Barcelona, epicentro en Cataluña de la movilización surgida tras la manifestación del 15 de mayo contra de los recortes y por la justicia económica y social, para permitir que las brigadas del Ayuntamiento limpien la zona.
Retirar objetos contundentes
En el momento de la llegada de la policía, poco antes de las 7 horas de este viernes, en la plaza había 400 personas acampadas, aunque después no se ha permitido entrar a nadie, a la espera de que los trabajadores municipales limpien la zona. El objetivo es que retiren todo tipo de objetos contundentes que puedan resultar peligrosos de cara a la celebración del sábado de la final de la Champions en Canaletas.
Así, quieren que para este sábado no queden en la plaza bombonas de butano, carpas, palos, neveras y otros objetos que los concentrados han ido acumulando en estos 11 días que llevan de protesta. Los trabajadores de la limpieza se han llevado algunas tiendas de campaña instaladas en la hierba cercana de la fuente, además de ordenadores, impresoras, pantallas, palés y maderas.
Esos 150 han permanecido todo el tiempo sentados con las manos levantadas y aplaudiendo, en actitud pacífica, a la espera de que concluya la actuación policial. 300 agentes de Mossos y la Guardia Urbana se han desplegado en la zona, apoyados por un helicóptero policial.
A la misma hora, los Mossos y la Policía Local de Lleida han actuado en la acampada de esta ciudad en la plaza Ricard Vinyes, en el centro de la zona alta, también para facilitar la actuación de las brigadas. Unas 40 personas que estaban acampadas permanecen concentradas en el lugar y una de ellas ha sido trasladada a comisaría por la policía catalana tras algunos enfrentamientos.
Fuente
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Europa della destra,
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Spagna
giovedì 26 maggio 2011
Giulietto Chiesa: la rivolta de "los indignados" spagnoli arriva in Europa. E' il funerale dei partiti
Siamo in una falsa democrazia, partiti e governi sono controllati dal potere economico e dalle società segrete.
La gente non ne può più dei partiti che negli anni sono stati in grado di fare i loro interessi e quelli delle grandi corporation, ma non quelli dei cittadini. La rivolta spagnola presto in Italia.
La gente non ne può più dei partiti che negli anni sono stati in grado di fare i loro interessi e quelli delle grandi corporation, ma non quelli dei cittadini. La rivolta spagnola presto in Italia.
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Spagna
domenica 1 maggio 2011
Uno spettro si aggira per l’Europa. Quello dell’intolleranza
All’inizio del XXI secolo sembrano non essere scomparsi alcuni cliché tipici della prima metà del Novecento. Razzismo, xenofobia e spostamento dell’asse partitico verso la destra extraparlamentare e radicale, specie nelle repubbliche dell’Est europeo appena entrate nell’UE . Alcuni fatti molto recenti riportano alla ribalta un tema che purtroppo non è ancora relegato nei libri di storia, ma fa parte della nostra quotidianità.
Dalla multiculturale Inghilterra a Mosca, passando per gli ex satelliti sovietici (che ormai sono parte integrante dell’Unione Europea) qualcosa di estremamente marcio si agita al di sotto della crisi economica di inizio secolo ed alle istituzioni parlamentari. Un fantasma si aggira per l’Europa. A Bradford, lo scorso 30 agosto è andato in scena una specie di far west metropolitano con centinaia di manifestanti dell’UAR (United Against Racism) sfiorati dalla violenta reazione di un gruppo di estrema destra, l’EDL (English Defence League). Bradford ospita una consistente minoranza pakistana, che ha scatenato la violenza del gruppo dell’estrema destra xenofoba. Fortunatamente la polizia ha avuto successo nell’evitare un contatto tra le due fazioni, arrestando 14 memebri dell’EDL. Quello che sorprende è l’età dei fermati: solo 3 su 14 hanno più di 25 anni. Quindi si tratterebbe di giovani e giovanissimi (due arrestati sono minorenni) che abbracciano movimenti xenofobi nella patria della democrazia parlamentare. Il tutto a meno di dieci anni dalla celeberrima Bradford Race Riot del 2001, quando circa mille persone di gruppi etnici differenti parteciparono a scontri su vasta scala. Da un lato l’estrema destra e i gruppi anti-immigrazione del National Front e dell’altra i memebri della Anti-Nazi League e la comunità pakistana e del sud-est asiatico. Dal proprio sito, l’English Defence League ci tiene a precisare la propria versione dei fatti: si tratta di un complotto orchestrato dalla polizia e dai media che vogliono rendere inattivo lo sforzo di lotta senza quartiere all’integralismo islamico intrapreso dalla lega. Ed inoltre, l’EDL risponde di rifiutare gli ideali xenofobi e genocidari di Adolf Hitler (letteralmente si esprimono con un “fuck off!!!”). Tuttavia, quando spiegano la propria visione politica, l’islamismo diviene un “cancro da estirpare”, anche ricorrendo ad alleanze tra cristiani, buddhisti, ebrei e hindu. Il tutto nascosto dietro un patriottismo di facciata: “non è un crimine amare la propria nazione”. Nessuna distinzione tra jihadisti, bahai o semplici musulmani praticanti ed integrati nel tessuto economico-sociale dell’industriale Bradford.
IN RUSSIA, INTANTO... - Nello stesso giorno, ma molto più ad est, a Miass (Russia), un gruppo di skinheads attaccava i partecipanti ad un concerto rock. Il tutto senza un motivo apparente. Dieci persone sono rimaste ferite e quindici assalitori sono stati arrestati dalla polizia. La Russia è, molto più delle democrazie occidentali, un crogiolo di etnie, venute a contatto a seguito delle migrazioni post-crollo dell’URSS, pronto ad esplodere. Proprio come la Jugoslavia una volta sfumato il sogno titino. San Pietroburgo è il virulento centro operativo di una serie sterminata di piccoli gruppi, cellule più o meno numerose di un orgamismo dell’odio molto sfaccettato. Questa galassia assomiglia all’organizzazione di al-Qaeda: non hanno un organigramma ben definito, ma tutte queste cellule obbediscono allo stesso ideale, ovvero quello di sbarazzarsi delle minoranze che hanno fatto ingresso nella Russia post-sovietica e che sono il capro espiatorio per le difficoltà economiche ed occupazionali del terzo millennio russo. L’unico partito vero e proprio con una base anche piuttosto ampia e con una doppia faccia (una partitica ed una paramiliatare) è Unità Nazionale Russa, il cui simbolo è la svastica e l’obiettivo primario è l’espulsione forzata di tutti i non-russi. Emigrati kazaki e etnie provenienti dagli ex stati satellite dell’URSS, ma anche studenti universitari africani, sono il bersaglio preferito degli hate crimes. I crimini strettamente razziali hanno raggiunto la cifra allarmante di 13.000 casi tra il 2000 e il 2005. Nel 2007 Amnesty International denunciò oltre trecento casi di violenze xenofobe con 21 persone rimaste uccise dai pestaggi di gruppo. Nel 2004 fece scalpore l’esecuzione da parte di un gruppo di neo-nazisti del prof. Nikolai Girenko, etnologo di fama internazionale e impegnato nella difesa della minoranze.
LE CAUSE - Malessere e disillusione sociale, disoccupazione e perdita del senso comunitario sono alla base di un massiccio spostamento dei movimenti extraparlamentari verso la destra xenofoba. In Russia come in Gran Bretagna. Sembra strano, ma due Paesi con storie ed istituzioni così diverse condividono uno stesso malessere profondo. Come lo condividono molti altri Paesi europei che sono pienamente integrati nelle stretture dell’UE o si stanno affacciando ad esse. La European Union Agency for Fundamental Rights, che si occupa di monitorare i fenomeni discriminatori nei Paesi membri, ha pubblicato, nel proprio Report per il 2010, cifre allarmanti. In alcuni paesi “insospettabili” la recrudescenza degli hate crimes rappresenta una vera piaga sociale. Le repubbliche nordiche sembrano colpite da un flagello: in Danimarca nel 2008 gli hate crimes sono aumentati del 400% rispetto all’anno precedente, in Germania del 16%, in Finlandia del 66% e in Svezia del 71%. La Svezia ha anche un altro poco invidiabile primato: nel 2008 i casi registrati di violenze compiute da frange di estrema destra è aumentato del 72%. Nei Paesi nordici l’estrema destra extraparlamentare sta crescendo in maniera smisurata. In Svezia sono ospitate alla luce del sole e a portata di click decine di organizzazioni neo-naziste con propri quotidiani e siti internet aggiornatissimi. Gruppi come il Nationalsocialistisk front (Fronte nazionale), Svenska Motståndsrörelsen (Movimento della resistenza svedese), nato da una costola del movimento paramilitare per la supremazia ariana (VAM), ed i secessionisti del Skånepartiet (partito della Scania) sono i principali responsabili di attacchi violenti a manifestazioni pacifiche per i diritti degli omosessuli svedesi e per spedizioni punitive nei confronti degli immigrati di origine africana. Da qui si spiega l’aumento vertiginoso dei casi di hate crimes nel paese.
PAESE CHE VAI... - L’avanzata di questi movimenti extraparlamentari è molto accentuata nelle repubbliche dell’est che hanno da poco superato la “sbornia” dell’entrata nell’UE. Se in alcuni paesi, come Germania, Austria e Croazia, la minoranza di movimenti di estrema destra richiama il passato remoto del primo dopoguerra e della rinascita dopo le emiliazioni subite dal Trattato di Versailles, nei paesi dell’Europa orientale l’Ungheria è un caso di scuola circa l’avanzata di movimenti di estrema destra.
Il crollo del Pil ungherese nel 2009, -6,3%, non solo ha portato al governo gli ultraconservatori di Orban, ma ha segnato l’avanzata del partito estremista e xenofobo Jossik che si rifà alla tradizione della “grande Ungheria” (molto simile al concetto di pangermanismo), mettendo in serio pericolo le relazioni doplomatiche con i Paesi vicini (come la Slovacchia) che ospitano minoranze di lingua ungherese. Jossik è anche uno dei principali sostenitori di campagne di emarginazione ed allontanamento anche coatto della popolazione rom. Come in Ungheria, anche la Romania ospita un partito di estrema destra che, per un periodo non proprio breve, fu il secondo partito all’interno del Paese. Si tratta del Partidul România Mare (PRM), ovvero il partito della Grande Romania. Il partito, fondato nel 1991 appena dopo il colpo di stato che rovesciò il sanguinario Ceausescu, riuscì ad ottenere 127 seggi con quasi il 20% di preferenze. Antisemitimo, omofobia, irredentismo, il PRM, prima del totale obblio nelle elezioni del 2008, ospitava tutta una serie di cliché propri del neo-nazismo eccetto una glorificazione dei tempi andati, ovvero quelli del socialismo reale quando la Romania era un satellite dell’URSS. La Slovacchia, in opposizione al sogno della “grande Ungheria” del partito Jossik oppone un partito politico, che riuscì ad ottenere l’11% dei voti nel 2006, che ha sviluppato e codificato un anti-ungherismo molto marcato. Si tratta del Slovenská národná strana (SNS), o partito nazionale slovacco, fondato anch’esso dopo la caduta del comunismo, che ha nell’espulsione della minoranza ungherese, considerata dal leader storico Ján Slota “un cancro nella nazione slovacca”. Slota ha anche vaticinato un giorno in cui “i carri armati slovacchi distruggeranno Budapest”. In Bulgaria, invece, esiste il Natsionalen Sǎyuz Ataka (NSA), anch’esso ispirato da un sentimento razzista nei confronti della minoranza turca e musulmana. A differenza di altri partiti simili, l’NSA è abbastanza ben rappresentato in seno alle ististuzioni bulgare ed anche europee. Nelle elezioni politiche del 2009 ha confermato i 21 seggi ottenuti nel 2005, conquistando anche 2 seggi in seno al parlamento europeo.
IL FUTURO - Empiricamente, le elezioni degli ultimi anni hanno mostrato uno scivolone piuttosto evidente dei partiti di estrema destra. Questa però è una magra consolazione perché, espulsi dall’aura di legalità e di controllo che è proprio di ciascun partito all’interno di strutture democratiche, la xenofobia e il razzismo di fondo si spostano inevitabilmente verso la piazza. In Svezia, la quasi totale assenza di partiti neo-nazisti o razzisti in seno al parlamento non ha impedito (anzi, ha favorito) l’incremento di casi di violenza contro immigrati, non-svedesi ed omosessuali. Lo stesso dicasi per la Gran Bretagna e la Russia. In questo ragionamento si inserisce perfettamente il caso del Belgio. Il partito di estrema destra Vlaams Blok, apertamente secessionista e negazionista, venne messo all’indice nel 2004 per violazione della legge belga contro l’omofobia e la xenofobia. Ma Vlaams Blok era nel migliore momento elettorale della propria storia, con un’ascesa vertiginosa che lo aveva portato, nel 2003, a guadagnare 18 seggi alla Camera (11% dei voti), 5 seggi al Senato (11%) e tre poltrone al parlamento europeo, ottenendo il 14% delle preferenze. Dal 2004 il partito è stato dichiarato illegale, ma l’operazione di facciata comunque non ha eliminato la tendenza sociale ad appoggiare movimenti razzisti, spesso traslatisi direttamente nelle piazze e tra la gente. Anche la storia sembra confermare questa tendenza: il partito Nazional-socialista tedesco (quello di Adolf Hitler per intenderci), a cui si ispira gran parte delle formazioni razziste contemporanee, sembrava essere finito ed espulso dal parlamento di Weimar dopo l’exploit del maggio 1924. Dai quasi 2 milioni di voti (maggio 1924) era precipitato a 900 mila nel dicembre dello stesso anno, per poi scendere a 800 mila quattro anni più tardi. Il resto della vicenda è arcinoto. L’Europa, provata dalla crisi economica globale e da un ruolo non troppo soddisfacente nell’epoca della globalizzazione, dovrà probabilmente fare i conti con un demone che si agita sotto le avvolgenti istituzioni repubblicane e comunitarie. E l’Italia?
(Alessandro Badella, 17 Settembre 2010, Fonte)
Dalla multiculturale Inghilterra a Mosca, passando per gli ex satelliti sovietici (che ormai sono parte integrante dell’Unione Europea) qualcosa di estremamente marcio si agita al di sotto della crisi economica di inizio secolo ed alle istituzioni parlamentari. Un fantasma si aggira per l’Europa. A Bradford, lo scorso 30 agosto è andato in scena una specie di far west metropolitano con centinaia di manifestanti dell’UAR (United Against Racism) sfiorati dalla violenta reazione di un gruppo di estrema destra, l’EDL (English Defence League). Bradford ospita una consistente minoranza pakistana, che ha scatenato la violenza del gruppo dell’estrema destra xenofoba. Fortunatamente la polizia ha avuto successo nell’evitare un contatto tra le due fazioni, arrestando 14 memebri dell’EDL. Quello che sorprende è l’età dei fermati: solo 3 su 14 hanno più di 25 anni. Quindi si tratterebbe di giovani e giovanissimi (due arrestati sono minorenni) che abbracciano movimenti xenofobi nella patria della democrazia parlamentare. Il tutto a meno di dieci anni dalla celeberrima Bradford Race Riot del 2001, quando circa mille persone di gruppi etnici differenti parteciparono a scontri su vasta scala. Da un lato l’estrema destra e i gruppi anti-immigrazione del National Front e dell’altra i memebri della Anti-Nazi League e la comunità pakistana e del sud-est asiatico. Dal proprio sito, l’English Defence League ci tiene a precisare la propria versione dei fatti: si tratta di un complotto orchestrato dalla polizia e dai media che vogliono rendere inattivo lo sforzo di lotta senza quartiere all’integralismo islamico intrapreso dalla lega. Ed inoltre, l’EDL risponde di rifiutare gli ideali xenofobi e genocidari di Adolf Hitler (letteralmente si esprimono con un “fuck off!!!”). Tuttavia, quando spiegano la propria visione politica, l’islamismo diviene un “cancro da estirpare”, anche ricorrendo ad alleanze tra cristiani, buddhisti, ebrei e hindu. Il tutto nascosto dietro un patriottismo di facciata: “non è un crimine amare la propria nazione”. Nessuna distinzione tra jihadisti, bahai o semplici musulmani praticanti ed integrati nel tessuto economico-sociale dell’industriale Bradford.
IN RUSSIA, INTANTO... - Nello stesso giorno, ma molto più ad est, a Miass (Russia), un gruppo di skinheads attaccava i partecipanti ad un concerto rock. Il tutto senza un motivo apparente. Dieci persone sono rimaste ferite e quindici assalitori sono stati arrestati dalla polizia. La Russia è, molto più delle democrazie occidentali, un crogiolo di etnie, venute a contatto a seguito delle migrazioni post-crollo dell’URSS, pronto ad esplodere. Proprio come la Jugoslavia una volta sfumato il sogno titino. San Pietroburgo è il virulento centro operativo di una serie sterminata di piccoli gruppi, cellule più o meno numerose di un orgamismo dell’odio molto sfaccettato. Questa galassia assomiglia all’organizzazione di al-Qaeda: non hanno un organigramma ben definito, ma tutte queste cellule obbediscono allo stesso ideale, ovvero quello di sbarazzarsi delle minoranze che hanno fatto ingresso nella Russia post-sovietica e che sono il capro espiatorio per le difficoltà economiche ed occupazionali del terzo millennio russo. L’unico partito vero e proprio con una base anche piuttosto ampia e con una doppia faccia (una partitica ed una paramiliatare) è Unità Nazionale Russa, il cui simbolo è la svastica e l’obiettivo primario è l’espulsione forzata di tutti i non-russi. Emigrati kazaki e etnie provenienti dagli ex stati satellite dell’URSS, ma anche studenti universitari africani, sono il bersaglio preferito degli hate crimes. I crimini strettamente razziali hanno raggiunto la cifra allarmante di 13.000 casi tra il 2000 e il 2005. Nel 2007 Amnesty International denunciò oltre trecento casi di violenze xenofobe con 21 persone rimaste uccise dai pestaggi di gruppo. Nel 2004 fece scalpore l’esecuzione da parte di un gruppo di neo-nazisti del prof. Nikolai Girenko, etnologo di fama internazionale e impegnato nella difesa della minoranze.
LE CAUSE - Malessere e disillusione sociale, disoccupazione e perdita del senso comunitario sono alla base di un massiccio spostamento dei movimenti extraparlamentari verso la destra xenofoba. In Russia come in Gran Bretagna. Sembra strano, ma due Paesi con storie ed istituzioni così diverse condividono uno stesso malessere profondo. Come lo condividono molti altri Paesi europei che sono pienamente integrati nelle stretture dell’UE o si stanno affacciando ad esse. La European Union Agency for Fundamental Rights, che si occupa di monitorare i fenomeni discriminatori nei Paesi membri, ha pubblicato, nel proprio Report per il 2010, cifre allarmanti. In alcuni paesi “insospettabili” la recrudescenza degli hate crimes rappresenta una vera piaga sociale. Le repubbliche nordiche sembrano colpite da un flagello: in Danimarca nel 2008 gli hate crimes sono aumentati del 400% rispetto all’anno precedente, in Germania del 16%, in Finlandia del 66% e in Svezia del 71%. La Svezia ha anche un altro poco invidiabile primato: nel 2008 i casi registrati di violenze compiute da frange di estrema destra è aumentato del 72%. Nei Paesi nordici l’estrema destra extraparlamentare sta crescendo in maniera smisurata. In Svezia sono ospitate alla luce del sole e a portata di click decine di organizzazioni neo-naziste con propri quotidiani e siti internet aggiornatissimi. Gruppi come il Nationalsocialistisk front (Fronte nazionale), Svenska Motståndsrörelsen (Movimento della resistenza svedese), nato da una costola del movimento paramilitare per la supremazia ariana (VAM), ed i secessionisti del Skånepartiet (partito della Scania) sono i principali responsabili di attacchi violenti a manifestazioni pacifiche per i diritti degli omosessuli svedesi e per spedizioni punitive nei confronti degli immigrati di origine africana. Da qui si spiega l’aumento vertiginoso dei casi di hate crimes nel paese.
PAESE CHE VAI... - L’avanzata di questi movimenti extraparlamentari è molto accentuata nelle repubbliche dell’est che hanno da poco superato la “sbornia” dell’entrata nell’UE. Se in alcuni paesi, come Germania, Austria e Croazia, la minoranza di movimenti di estrema destra richiama il passato remoto del primo dopoguerra e della rinascita dopo le emiliazioni subite dal Trattato di Versailles, nei paesi dell’Europa orientale l’Ungheria è un caso di scuola circa l’avanzata di movimenti di estrema destra.
Il crollo del Pil ungherese nel 2009, -6,3%, non solo ha portato al governo gli ultraconservatori di Orban, ma ha segnato l’avanzata del partito estremista e xenofobo Jossik che si rifà alla tradizione della “grande Ungheria” (molto simile al concetto di pangermanismo), mettendo in serio pericolo le relazioni doplomatiche con i Paesi vicini (come la Slovacchia) che ospitano minoranze di lingua ungherese. Jossik è anche uno dei principali sostenitori di campagne di emarginazione ed allontanamento anche coatto della popolazione rom. Come in Ungheria, anche la Romania ospita un partito di estrema destra che, per un periodo non proprio breve, fu il secondo partito all’interno del Paese. Si tratta del Partidul România Mare (PRM), ovvero il partito della Grande Romania. Il partito, fondato nel 1991 appena dopo il colpo di stato che rovesciò il sanguinario Ceausescu, riuscì ad ottenere 127 seggi con quasi il 20% di preferenze. Antisemitimo, omofobia, irredentismo, il PRM, prima del totale obblio nelle elezioni del 2008, ospitava tutta una serie di cliché propri del neo-nazismo eccetto una glorificazione dei tempi andati, ovvero quelli del socialismo reale quando la Romania era un satellite dell’URSS. La Slovacchia, in opposizione al sogno della “grande Ungheria” del partito Jossik oppone un partito politico, che riuscì ad ottenere l’11% dei voti nel 2006, che ha sviluppato e codificato un anti-ungherismo molto marcato. Si tratta del Slovenská národná strana (SNS), o partito nazionale slovacco, fondato anch’esso dopo la caduta del comunismo, che ha nell’espulsione della minoranza ungherese, considerata dal leader storico Ján Slota “un cancro nella nazione slovacca”. Slota ha anche vaticinato un giorno in cui “i carri armati slovacchi distruggeranno Budapest”. In Bulgaria, invece, esiste il Natsionalen Sǎyuz Ataka (NSA), anch’esso ispirato da un sentimento razzista nei confronti della minoranza turca e musulmana. A differenza di altri partiti simili, l’NSA è abbastanza ben rappresentato in seno alle ististuzioni bulgare ed anche europee. Nelle elezioni politiche del 2009 ha confermato i 21 seggi ottenuti nel 2005, conquistando anche 2 seggi in seno al parlamento europeo.
IL FUTURO - Empiricamente, le elezioni degli ultimi anni hanno mostrato uno scivolone piuttosto evidente dei partiti di estrema destra. Questa però è una magra consolazione perché, espulsi dall’aura di legalità e di controllo che è proprio di ciascun partito all’interno di strutture democratiche, la xenofobia e il razzismo di fondo si spostano inevitabilmente verso la piazza. In Svezia, la quasi totale assenza di partiti neo-nazisti o razzisti in seno al parlamento non ha impedito (anzi, ha favorito) l’incremento di casi di violenza contro immigrati, non-svedesi ed omosessuali. Lo stesso dicasi per la Gran Bretagna e la Russia. In questo ragionamento si inserisce perfettamente il caso del Belgio. Il partito di estrema destra Vlaams Blok, apertamente secessionista e negazionista, venne messo all’indice nel 2004 per violazione della legge belga contro l’omofobia e la xenofobia. Ma Vlaams Blok era nel migliore momento elettorale della propria storia, con un’ascesa vertiginosa che lo aveva portato, nel 2003, a guadagnare 18 seggi alla Camera (11% dei voti), 5 seggi al Senato (11%) e tre poltrone al parlamento europeo, ottenendo il 14% delle preferenze. Dal 2004 il partito è stato dichiarato illegale, ma l’operazione di facciata comunque non ha eliminato la tendenza sociale ad appoggiare movimenti razzisti, spesso traslatisi direttamente nelle piazze e tra la gente. Anche la storia sembra confermare questa tendenza: il partito Nazional-socialista tedesco (quello di Adolf Hitler per intenderci), a cui si ispira gran parte delle formazioni razziste contemporanee, sembrava essere finito ed espulso dal parlamento di Weimar dopo l’exploit del maggio 1924. Dai quasi 2 milioni di voti (maggio 1924) era precipitato a 900 mila nel dicembre dello stesso anno, per poi scendere a 800 mila quattro anni più tardi. Il resto della vicenda è arcinoto. L’Europa, provata dalla crisi economica globale e da un ruolo non troppo soddisfacente nell’epoca della globalizzazione, dovrà probabilmente fare i conti con un demone che si agita sotto le avvolgenti istituzioni repubblicane e comunitarie. E l’Italia?
(Alessandro Badella, 17 Settembre 2010, Fonte)
Categorie:
Europa delle destre,
Finta democrazia,
Intolleranza,
Nazi-fascismo,
Politica,
Sovranità
Il capitalismo liberale contro la sovranità popolare
di Alain de Benoist
Oggi non sono più molti gli uomini di sinistra disposti ad accusare la democrazia di essere una procedura di classe inventata dalla borghesia per disarmare e addomesticare il proletariato, come sosteneva Karl Marx, né gli uomini di destra disposti a sostenere, così come facevano i controrivoluzionari, che essa si riduce alla “legge del numero” e al “regno degli incompetenti” (senza peraltro mai essere capaci di dire esattamente che cosa desidererebbero mettere al suo posto).
Fatte salve le rare eccezioni, ai nostri giorni la contrapposizione non è più tra sostenitori e avversari della democrazia, ma esclusivamente tra suoi sostenitori, in nome dei diversi modi di concepirla. La democrazia non mira a determinare la verità. È soltanto il regime che fa risiedere la legittimità politica nel potere sovrano del popolo. Il che implica prima di tutto che esista un popolo. Nel senso politico del termine, un popolo si definisce come una comunità di cittadini dotati politicamente delle medesime capacità e legati da una regola comune all’interno di un determinato spazio pubblico. Fondandosi sul popolo, la democrazia è inoltre il regime che consente a tutti i cittadini di partecipare alla vita pubblica, che afferma che essi sono tutti chiamati ad occuparsi degli affari comuni. Spingiamoci un po’ oltre: essa non si limita a proclamare il potere (kratos) del pubblico, ma ha la vocazione a mettere il popolo al potere, a permettere al popolo di esercitare in prima persona il potere.
L’homo democraticus non è un individuo, ma un cittadino. La democrazia greca fu sin dall’inizio una democrazia di cittadini (politai), cioè una democrazia comunitaria, non una società di individui, cioè di esseri singoli (idiotai, “idioti” nel senso proprio della parola). Individualismo e democrazia sono, da questo punto di vista, originariamente incompatibili.
La democrazia richiama uno spazio pubblico di deliberazione e di decisione, che è anche uno spazio di educazione comunitaria per l’uomo, considerato per natura un essere politico e sociale. Infine, quando si dice che la democrazia consente al maggior numero di persone di partecipare agli affari pubblici, si deve tenere a mente che, in tutte le società, quel maggior numero comprende sempre una maggioranza di cittadini appartenenti alle classi più modeste. Da questo punto di vista, una politica veramente democratica deve essere considerata, se non come quella che fa prevalere gli interessi dei più poveri, almeno come un “correttivo al potere del denaro”, come ha scritto Costanzo Preve.
Tuttavia, più si è imposta, più la democrazia si è snaturata. Prova ne sia che il “popolo sovrano” è ormai il primo a prenderne le distanze. In Francia, l’astensione e il voto di protesta sono stati in un primo momento gli strumenti per esprimere un’insoddisfazione circa la maniera in cui funzionava la democrazia. In seguito, il voto di protesta ha ceduto il passo al voto di disturbo, che mira deliberatamente a bloccare il sistema.
Si è così costituita quella che il politologo Dominique Reynié chiama la “dissidenza elettorale”, vasto agglomerato di scontenti e delusi. In occasione dell’elezione presidenziale del 2002, questa dissidenza rappresentava già il 51% degli iscritti alle liste elettorali, contro il 19,4% del 1974. Alle legislative successive, ha toccato il 55,8%. Ebbene: i principali fornitori della dissidenza elettorale provengono dalle classi popolari, il che significa che l’inesistenza civica o l’invisibilità elettorale sono espressione in primo luogo di quegli stessi ambienti ai quali la democrazia aveva conferito il diritto “sovrano” di parlare. Che cosa avverrà quando questa dissidenza sceglierà di esprimersi al di fuori del campo elettorale?
Nel contempo, da anni stiamo assistendo, ma questa volta dall’alto, a uno snaturamento della democrazia da parte di una Nuova Classe politico-mediale che, per salvaguardare i propri privilegi, auspica di restringerne quanto più possibile la portata. Jacques Rancière non esita a parlare di un “nuovo odio della democrazia”, un odio che potrebbe “riassumersi in una semplice tesi: non vi è che un’unica buona democrazia, quella che reprime la catastrofe della civiltà democratica”.
L’idea dominante è che non bisogna abusare della democrazia, altrimenti si rischia di uscire dallo stato di cose esistente.
Uno dei mezzi per snaturare la democrazia consiste nel far dimenticare che essa, prima di essere una forma di società, è una forma di regime politico. Un altro mezzo consiste nel presentare come intrinsecamente democratici alcune caratteristiche societarie, come la ricerca di un accrescimento illimitato di beni e merci, che di fatto sono realtà inerenti alla logica dell’economia capitalista:
“democratizzare” significherebbe produrre e vendere a strati sempre più ampi prodotti dal forte valore aggiunto. Un terzo modo consiste nel tentare di creare le condizioni di una riproduzione in forme identiche del disordine costituito, consacrato come unico ordine veramente possibile, come qualcosa che dipende da una necessità storica dinanzi alla quale chiunque, per “realismo”, dovrebbe
inchinarsi (“Il realismo è il buonsenso dei mascalzoni”, diceva Bernanos). È l’ideale della governance, che potrebbe essere definita come una maniera direndere non democratica una società democratica senza per questo combattere frontalmente la democrazia: non si sopprime formalmente la democrazia, ma si mette in piedi un sistema che consenta di governare senza il popolo, e se necessario contro di esso.
La governance, che si esercita oggi a tutti i livelli, mira a porre la politica alle dipendenze dell’economia per il tramite di una “società civile” trasformata in semplice mercato. Essa appare perciò, per usare le parole di Guy Hermet, come un “modo di contenere la sovranità popolare”. La democrazia, svuotata del suo contenuto, si trasforma in una democrazia di mercato, spoliticizzata, neutralizzata, affidata agli esperti e sottratta ai cittadini. La governance aspira a una società mondiale unica, chiamata a durare in eterno, giacché la temporalità stessa viene ad essere reificata.
Spoliticizzare, neutralizzare la politica, significa infatti collocarne le poste in luoghi che sono dei non-luoghi. L’obiettivo è sopprimere tutte le pesantezze che potrebbero fare da ostacolo alla mancanza di limiti della Forma-Capitale. Diceva Jean Baudrillard: “Il colpo di forza del capitale consiste nell’aver infeudato tutto all’economia”. L’intera società sarebbe così messa a servizio del capitalismo liberale. Non si tratta, a questo proposito, di sviluppare una teoria cospirativa sui “padroni del mondo”. La governance non è altro che il risultato logico dell’evoluzione sistemica delle società alla quale stiamo assistendo da decenni. Né si tratta di rappresentare il popolo come un essere “naturalmente buono”, alienato e corrotto da dei cattivi. Il popolo non è privo di difetti. Ma si può pensare, con Machiavelli e Spinoza, che i difetti del volgo non si distinguono sostanzialmente da quelli dei principi – e che, nella storia, sono state soprattutto le élites a tradire. Come ha scritto Simone Weil, “il vero spirito del 1789 consiste nel pensare non che una cosa è giusta perché il popolo la vuole, ma che a certe condizioni il volere del popolo ha più probabilità di ogni altro volere di essere conforme alla giustizia”.
Della Repubblica di Weimar, si è potuto dire che era una democrazia senza democratici. Noi oggi viviamo in società oligarchiche nelle quali tutti sono democratici, ma non vi è più democrazia.
(Antonio Pocobello, 16 gennaio 2011, Fonte)
Oggi non sono più molti gli uomini di sinistra disposti ad accusare la democrazia di essere una procedura di classe inventata dalla borghesia per disarmare e addomesticare il proletariato, come sosteneva Karl Marx, né gli uomini di destra disposti a sostenere, così come facevano i controrivoluzionari, che essa si riduce alla “legge del numero” e al “regno degli incompetenti” (senza peraltro mai essere capaci di dire esattamente che cosa desidererebbero mettere al suo posto).
Fatte salve le rare eccezioni, ai nostri giorni la contrapposizione non è più tra sostenitori e avversari della democrazia, ma esclusivamente tra suoi sostenitori, in nome dei diversi modi di concepirla. La democrazia non mira a determinare la verità. È soltanto il regime che fa risiedere la legittimità politica nel potere sovrano del popolo. Il che implica prima di tutto che esista un popolo. Nel senso politico del termine, un popolo si definisce come una comunità di cittadini dotati politicamente delle medesime capacità e legati da una regola comune all’interno di un determinato spazio pubblico. Fondandosi sul popolo, la democrazia è inoltre il regime che consente a tutti i cittadini di partecipare alla vita pubblica, che afferma che essi sono tutti chiamati ad occuparsi degli affari comuni. Spingiamoci un po’ oltre: essa non si limita a proclamare il potere (kratos) del pubblico, ma ha la vocazione a mettere il popolo al potere, a permettere al popolo di esercitare in prima persona il potere.
L’homo democraticus non è un individuo, ma un cittadino. La democrazia greca fu sin dall’inizio una democrazia di cittadini (politai), cioè una democrazia comunitaria, non una società di individui, cioè di esseri singoli (idiotai, “idioti” nel senso proprio della parola). Individualismo e democrazia sono, da questo punto di vista, originariamente incompatibili.
La democrazia richiama uno spazio pubblico di deliberazione e di decisione, che è anche uno spazio di educazione comunitaria per l’uomo, considerato per natura un essere politico e sociale. Infine, quando si dice che la democrazia consente al maggior numero di persone di partecipare agli affari pubblici, si deve tenere a mente che, in tutte le società, quel maggior numero comprende sempre una maggioranza di cittadini appartenenti alle classi più modeste. Da questo punto di vista, una politica veramente democratica deve essere considerata, se non come quella che fa prevalere gli interessi dei più poveri, almeno come un “correttivo al potere del denaro”, come ha scritto Costanzo Preve.
Tuttavia, più si è imposta, più la democrazia si è snaturata. Prova ne sia che il “popolo sovrano” è ormai il primo a prenderne le distanze. In Francia, l’astensione e il voto di protesta sono stati in un primo momento gli strumenti per esprimere un’insoddisfazione circa la maniera in cui funzionava la democrazia. In seguito, il voto di protesta ha ceduto il passo al voto di disturbo, che mira deliberatamente a bloccare il sistema.
Si è così costituita quella che il politologo Dominique Reynié chiama la “dissidenza elettorale”, vasto agglomerato di scontenti e delusi. In occasione dell’elezione presidenziale del 2002, questa dissidenza rappresentava già il 51% degli iscritti alle liste elettorali, contro il 19,4% del 1974. Alle legislative successive, ha toccato il 55,8%. Ebbene: i principali fornitori della dissidenza elettorale provengono dalle classi popolari, il che significa che l’inesistenza civica o l’invisibilità elettorale sono espressione in primo luogo di quegli stessi ambienti ai quali la democrazia aveva conferito il diritto “sovrano” di parlare. Che cosa avverrà quando questa dissidenza sceglierà di esprimersi al di fuori del campo elettorale?
Nel contempo, da anni stiamo assistendo, ma questa volta dall’alto, a uno snaturamento della democrazia da parte di una Nuova Classe politico-mediale che, per salvaguardare i propri privilegi, auspica di restringerne quanto più possibile la portata. Jacques Rancière non esita a parlare di un “nuovo odio della democrazia”, un odio che potrebbe “riassumersi in una semplice tesi: non vi è che un’unica buona democrazia, quella che reprime la catastrofe della civiltà democratica”.
L’idea dominante è che non bisogna abusare della democrazia, altrimenti si rischia di uscire dallo stato di cose esistente.
Uno dei mezzi per snaturare la democrazia consiste nel far dimenticare che essa, prima di essere una forma di società, è una forma di regime politico. Un altro mezzo consiste nel presentare come intrinsecamente democratici alcune caratteristiche societarie, come la ricerca di un accrescimento illimitato di beni e merci, che di fatto sono realtà inerenti alla logica dell’economia capitalista:
“democratizzare” significherebbe produrre e vendere a strati sempre più ampi prodotti dal forte valore aggiunto. Un terzo modo consiste nel tentare di creare le condizioni di una riproduzione in forme identiche del disordine costituito, consacrato come unico ordine veramente possibile, come qualcosa che dipende da una necessità storica dinanzi alla quale chiunque, per “realismo”, dovrebbe
inchinarsi (“Il realismo è il buonsenso dei mascalzoni”, diceva Bernanos). È l’ideale della governance, che potrebbe essere definita come una maniera direndere non democratica una società democratica senza per questo combattere frontalmente la democrazia: non si sopprime formalmente la democrazia, ma si mette in piedi un sistema che consenta di governare senza il popolo, e se necessario contro di esso.
La governance, che si esercita oggi a tutti i livelli, mira a porre la politica alle dipendenze dell’economia per il tramite di una “società civile” trasformata in semplice mercato. Essa appare perciò, per usare le parole di Guy Hermet, come un “modo di contenere la sovranità popolare”. La democrazia, svuotata del suo contenuto, si trasforma in una democrazia di mercato, spoliticizzata, neutralizzata, affidata agli esperti e sottratta ai cittadini. La governance aspira a una società mondiale unica, chiamata a durare in eterno, giacché la temporalità stessa viene ad essere reificata.
Spoliticizzare, neutralizzare la politica, significa infatti collocarne le poste in luoghi che sono dei non-luoghi. L’obiettivo è sopprimere tutte le pesantezze che potrebbero fare da ostacolo alla mancanza di limiti della Forma-Capitale. Diceva Jean Baudrillard: “Il colpo di forza del capitale consiste nell’aver infeudato tutto all’economia”. L’intera società sarebbe così messa a servizio del capitalismo liberale. Non si tratta, a questo proposito, di sviluppare una teoria cospirativa sui “padroni del mondo”. La governance non è altro che il risultato logico dell’evoluzione sistemica delle società alla quale stiamo assistendo da decenni. Né si tratta di rappresentare il popolo come un essere “naturalmente buono”, alienato e corrotto da dei cattivi. Il popolo non è privo di difetti. Ma si può pensare, con Machiavelli e Spinoza, che i difetti del volgo non si distinguono sostanzialmente da quelli dei principi – e che, nella storia, sono state soprattutto le élites a tradire. Come ha scritto Simone Weil, “il vero spirito del 1789 consiste nel pensare non che una cosa è giusta perché il popolo la vuole, ma che a certe condizioni il volere del popolo ha più probabilità di ogni altro volere di essere conforme alla giustizia”.
Della Repubblica di Weimar, si è potuto dire che era una democrazia senza democratici. Noi oggi viviamo in società oligarchiche nelle quali tutti sono democratici, ma non vi è più democrazia.
(Antonio Pocobello, 16 gennaio 2011, Fonte)
Facebook censura a los estudiantes británicos y los grupos antirecortes sociales
30 Abril 2011
Facebook ha sido denunciada por retirar las páginas en esa red social de decenas de activistas y organizaciones contra los recortes sociales en el Reino Unido, quienes organizan una protesta para este fin de semana por el Día Internacional de los Trabajadores.
Entre las páginas desactivadas está UK Uncut y otras creadas por estudiantes universitarios durante las protestas del pasado diciembre contra los recortes a la educación y el incremento de las matrículas universitarias.
Una lista revelada por el grupo Stop Facebook Purge incluye entre las páginas censuradas a Chesterfield Stop the Cuts, Tower Hamlet Greens, London Student Assembly, Southwark SoS y Bristol Uncut.
Guy Aitchison, de 26 años, administrador de una de las páginas censuradas dijo al diario británico The Guardian: Me levanter esta mañana para encontrarme que muchas de los grupos en la red que hemos estado utilizando para las actividades antirecortes habían desaparecido. El momento en que ha ocurrido parece sospechoso, con severas medidas políticas generales por la boda del príncipe. Parece ser que otras docenas de grupos han sido también afectados, incluyendo algunos de los grupos locales contra los recortes en el Reino Unido”
Un vocero de Facebook declaró que los perfiles habían sido retirados por no estar debidamente registrados y no por motivaciones políticas. ¿¿¿????
Con información de The Guardian.
Fuente
Facebook ha sido denunciada por retirar las páginas en esa red social de decenas de activistas y organizaciones contra los recortes sociales en el Reino Unido, quienes organizan una protesta para este fin de semana por el Día Internacional de los Trabajadores.
Entre las páginas desactivadas está UK Uncut y otras creadas por estudiantes universitarios durante las protestas del pasado diciembre contra los recortes a la educación y el incremento de las matrículas universitarias.
Una lista revelada por el grupo Stop Facebook Purge incluye entre las páginas censuradas a Chesterfield Stop the Cuts, Tower Hamlet Greens, London Student Assembly, Southwark SoS y Bristol Uncut.
Guy Aitchison, de 26 años, administrador de una de las páginas censuradas dijo al diario británico The Guardian: Me levanter esta mañana para encontrarme que muchas de los grupos en la red que hemos estado utilizando para las actividades antirecortes habían desaparecido. El momento en que ha ocurrido parece sospechoso, con severas medidas políticas generales por la boda del príncipe. Parece ser que otras docenas de grupos han sido también afectados, incluyendo algunos de los grupos locales contra los recortes en el Reino Unido”
Un vocero de Facebook declaró que los perfiles habían sido retirados por no estar debidamente registrados y no por motivaciones políticas. ¿¿¿????
Con información de The Guardian.
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Proteste di piazza
sabato 12 marzo 2011
Il rischio d'essere declassati a "democratura"
Agli occhi della comunità internazionale, l'Italia rischia di diventare una "democratura", ovvero un misto di democrazia e dittatura tipica dei quei regimi nordafricani che sono stati recentemente rovesciati a furor di popolo, come quelli di Mubarak, Ben Hali e, in parte, Gheddafi.
Sig. Presidente del Consiglio, sappiamo tutti che governare un paese privando la popolazione di buona parte dei suoi diritti è più facile, ma equivale di fatto a svuotare la democrazia. E' esattamente questo che il Suo governo sta facendo.
Presidente B., per il suo orgoglio di vincere a tutti i costi la sua sfida di cambiare l'Italia, Lei e i suoi padroni occulti della P4 state distruggendo la preziosa democrazia di un paese. A che pro? L'Italia è un paese difficile da governare, si sa, ma ciò che Lei considera ora una vittoria, in realtà sta per diventare la sua più grande sconfitta. Lei dovrà dare conto alla storia, e soprattutto ai popoli che la fanno, dello sfacelo democratico che la sua pseudo-politica sta creando in Italia.
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Finta democrazia
lunedì 28 febbraio 2011
Gli Stati Uniti non sono una democrazia - Noam Chomsky
Noam Chomsky discute il sistema politico americano e l'assenza di un concreto potere decisionale della popolazione. Ma vale solamente per gli USA?
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domenica 20 febbraio 2011
Democracia del dinero vs. Democracia de los derechos (del pueblo)
Ahora estamos viendo en los países de Oriente Medio que se rebelan a sus dictadores. En muchos casos, estos países son también en una mejor situación económica de muchos países europeos. Sin embargo, lo que están pidiendo no es pan, ya que nuestra mentalidad occidental ha llevado a creer, tanto como la liberdad y los derechos. Creo que estos son sus pretensiones principales, casi como respirar, después de décadas de represión y coerción al silencio.
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Desde bloguerosrevolucion.ning.com
Si se habla de Democracia, con referencia al vocablo griego δημοκρατία, se piensa en el establecimiento de una doctrina política favorable a la intervención del pueblo en el gobierno o del predominio del pueblo en el gobierno político de un Estado (según acepción expresada por la real Academia Española). Pero todos sabemos a ciencias ciertas que en la praxis, el comportamiento es un tanto diferente, más cuando cotejamos lo que se pregona con lo que se hace, en este mundo unipolar.
En cuestión de Democracia, el sistema capitalista es el primero en demandar igualdades (que no tiene) y libertad de expresión (aunque ataca con ferocidad a otros sistemas que prescriban caminos opuestos a los dictados unipolares y de dominio capitalista); pero también difunde sobre el derecho a tener oportunidades de prosperidad (dirigido para unos pocos).
Un ejemplo fehaciente de ser agredido por encaminarse en dirección diferente es Cuba, la cual ha sido un blanco donde toda la artillería del imperialismo ha enfocado sus falsas acusaciones sobre la aparente falta de democracia por parte del gobierno revolucionario de la Isla, desde su mismo triunfo en enero de 1959.
Las contradicciones del imperialismo en su pregonar hipócrita acerca de la Democracia, se pueden evidenciar en su propio sistema capitalista, donde los supuestos derechos humanos están sujetos al manejo del posible poder adquisitivo con el cual se pueda contar. Para una visión más acertada, veamos in situs los ejemplos más claros en comparación con la Cuba socialista.
El gobierno norteamericano exige a Cuba la celebración de elecciones libres; pero los períodos electorales en ese país (como en el resto de los países acogidos a este sistema social capitalista) están sometidos a campañas millonarias que van pagando los contribuyentes (en la gran mayoría el pueblo esperanzado en las promesas); aunque los más interesados son los grandes empresarios que buscan satisfacer sus necesidades futuras de prosperidad y favoritismo económicos por parte del venidero cabeza de gobierno.
Los escaños del gobierno (tanto por estados como el nacional) son ocupados en número correspondientemente con el poder económico del partido que representan y la simpatía alcanzada en sus campañas publicitarias. En Estados Unidos están de ejemplos los legendarios partidos Demócrata y Republicano, quienes ocupan prácticamente el firmamento político de gobernación, con la mera compañía de otros pequeños partidos y algunos independientes.
En cada ciclo electoral, las sumas millonarias que se gastan en el show no se destinan a sufragar las necesidades elementales del pueblo, sino a crear esperanzas que no se cumplen o algunas pocas se llevan a medias. La competencia por el poder gubernamental se muestra en la cara exposición de las campañas electorales con sus gastos elevados y falsas promesas.
El marketing de encuestas, el estudio y plan de proyección de imagen de los candidatos, la parafernalia propagandística de los candidatos y partidos y los forcejeos políticos para obtener resultados consumen millones de dólares y euros que pudieran ser destinados, con clara justicia, a programas sociales y al mejoramiento de vida de la población de dichos países, erradicando pobreza, insalubridad, inanición, etc.
¿Quiénes tienen el derecho a ser protagonistas de las campañas electorales en los países capitalistas? Aquellos candidatos que sean capaces de representar los intereses de los grandes capitales, siendo estos últimos los principales motores y patrocinadores del empuje del candidato. Aunque cubrir los intereses también conllevan, en muchas ocasiones, a tretas y traiciones políticas.
El pueblo no es quien dirige a voluntad, sino que es dirigido como ovejo, a través de campañas publicitarias, donde se les llena la cabeza con promesas de musarañas y así respondan a favor de los beneficios del capital. Al asiento presidencial o al de los vices no llegan los ciudadanos de “a-pie” y sin afiliación; sino los que tienen un pedestal económico que sustenta sus candidaturas partidistas.
Sólo por mencionar algunas cifras.
En el 2000, tanto el Comité Nacional Republicano, el Comité Demócrata Nacional y sus homólogos que colaboraron en la financiación del Senado y la Cámara de Representantes, alcanzaron una recaudación de los 904 millones de dólares. En el 2003, el Comité Republicano logró recaudar 100 millones más que sus oponentes Demócratas, quienes lograron un total de 299 millones.
En el período de elecciones 2008, donde Obama salió vencedor, se pueden constatar las elevadas cifras. Solamente en la campaña de julio, el demócrata gastó 55 millones de dólares (de los cuales las tres quintas partes fueron costos de medios publicitarios) y su oponente McCain con 32 millones.
Las cifras de recaudación estuvieron en su punto récord en octubre, donde el candidato por Ilinois, Barack Obama, anunció la cifra inigualable de 150 millones; la cual se logró cuando el ex-Secretario de Estado en la presidencia de George W. Bush (2001-2004), Collin Powell, endosó la candidatura del afro-estadounidense y lo describió como una “figura transformadora”.
Se atribuye que el equipo de Obama gastó cerca de 1 millón 200 mil dólares solamente en Carolina del Norte y en Virginia 2 millones 100 mil dólares. Sin embargo, McCain había puesto 148 mil en Carolina y 547 mil en el segundo estado.
España, Francia, Italia, Inglaterra, Alemania y otros tantos que se van sumando a la lista son una copia fiel del original imperial.
¿A dónde se dirige todo ese dinero? En mayor medida a los monopolios de comunicación y otro tanto como nómina salarial de los miembros de los equipos de cada candidato; pero ningún dólar dirigido a impulsar verdaderos cambios y mejoras destinadas a la sociedad. Siguen los problemas de sanidad y el inalcanzable seguro médico, la problemática con la falta de viviendas, la escasa asistencia social, el desempleo incrementándose a pasos agigantados y las crisis creadas por los ricos pagándola los pobres.
¿Entonces la voluntad de estos pueblos, como los de Estados Unidos, la vieja Europa y algunos de Latinoamérica, se traduce en añoranzas de promesas incumplidas y de la enajenación de muchos para satisfacer la ambición de pocos? ¿Se llama democracia el tener una participación del 47.9% promedio con electores con derecho al voto en las elecciones de Estados Unidos durante la participación nacional en elecciones federales desde 1960 al 2008 y donde, por consiguiente, prima el abstencionismo por inconformismo y/o enajenación. O en las elecciones presidenciales que muy a pesar de todo se alcanzó el 62.4% en el 2008?
En muchos países capitalistas las urnas son custodiadas por militares, pero donde muy a pesar del bajo nivel de asistencia, los votos se multiplican de forma fraudulenta hasta con los muertos y el chantaje toca a muchas puertas para forzar el triunfo de algún candidato.
Muy a pesar de la “Democracia” promulgada por el sistema electoral capitalista, tienen estipulado que los candidatos presidenciales se enfrenten en polémico programa televisivo, donde exponen sus teorías y programas presidenciales; pero también donde se atacan sacando sus trapos al aire: es lo que llaman como “libertad de expresión”, donde no se preserva la ética, y cualquier golpe bajo es factible para ganar votos. No es importante el valor humano, sino el poner al contrincante fuera de combate, en un margen publicitario deprimente bajo cualquier recurso.
Ahora, en referencia a Cuba, cuando se trata de elecciones, nunca se habla de gastos millonarios en propagandas hacia candidatos específicos, de subvención al Partido Comunista de Cuba (por ser el único), de favoritismos a mandatos basados en promesas incumplibles o del apoyo intencional a quienes son únicamente militantes del partido, discriminando al resto.
En la Isla, las elecciones nacen en la cuadra, con los vecinos del barrio, donde el pueblo analiza la actitud social de los propuestos y la disposición responsable de los mismos a la precandidatura. Aquí es el pueblo quien elige públicamente los más aptos, con participación directa y sin estar condicionada a cuestiones económicas o filiación política al partido. Lo único indispensable es la cuestión humana, la profesionalidad y la subordinación del candidato a representar los intereses de la sociedad en los diferentes niveles del gobierno.
Exceptuando los niveles profesionales del gobierno municipal, provincial o nacional, el resto es con carácter voluntario y sin retribución monetaria por su labor.
La Comisión Nacional Electoral de Cuba está formada por miembros de organizaciones de masas y los colegios electorales son custodiados por niños vestidos en sus uniformes escolares. La votación es directa y secreta, acudiendo cada ciudadano a voluntad a las votaciones.
Las biografías de los precandidatos a los diferentes niveles son mostradas con igualdad de condición, sin tenerse en cuenta si es o no miembro del Partido Comunista de Cuba o si goza de un estatus económico más favorable. No hay promesas de favorecer grandes capitales ni inclinación providencial hacia una clase social determinada. Los campesinos, los obreros, los intelectuales, los artistas, los trabajadores por cuenta propia, todos son iguales y con derecho a ser propuestos y elegidos.
Los medios de prensa están destinados a comentar la organización y a exaltar sólo la participación del pueblo y los valores humanos que deben tener los seleccionados. Y, más bien, se estimula el “Voto Unido” para no dejar precandidatos sin la posibilidad de formar parte de los niveles de gobierno; algo que no ocurre en el capitalismo.
Además, el nivel promedio de participación de la población cubana en los 12 procesos electorales realizados desde 1976 hasta el 2007, es del 97.4% del total de electores con derecho al voto. ¿Ha logrado algún país capitalista un nivel como el alcanzado por el proceso cubano, al menos con alguna cifra cercana? ¡Por supuesto que no! Lo demostrado con toda certeza es que en Cuba la participación popular es casi masiva, exponiendo el carácter verdaderamente democrático de su sistema socialista. En Cuba no es la “Democracia del Dinero” que prima en el capitalismo; sino que se reafirma la Democracia del Pueblo.
Sin embargo, como un cuadro de contraste, los diferentes gobiernos de Estados Unidos, en todo este período de Revolución cubana, junto a otros tantos gobiernos dóciles a sus mandatos, le han “solicitado” a Cuba un cambio hacia la “Democracia” que el capitalismo entiende justa (según sus intereses). Pero dicha “solicitud” ha estado plagada de trampas políticas, invasiones militares, infiltraciones de paramilitares reaccionarios por las costas de Cuba para crear grupos de oposición internos, de bombardeos de plagas bacteriológicas, uso de organizaciones contrarrevolucionarias para la ejecución de atentados, entrenamientos de mercenarios extranjeros para realizar actos vandálicos contra objetivos sociales y económicos, exaltaciones a la emigración ilegal y el secuestro de aeronaves y embarcaciones (conllevando al peligro de vidas humanas inocentes) y también de actos diplomáticos indignos. Sin olvidar que a esta lista se une la aplicación de un bloqueo económico genocida de carácter ilegal y extraterritorial y de todo el blindaje dispuesto en un gran monstruo logístico informativo que sabe cómo manipular la opinión pública con mentiras y tergiversaciones de la realidad cubana.
Toda esta política de agresión y subversión requiere de fondos que la sustente.
A través de la SINA (la Oficina de Intereses de los EUA anclada en La Habana) se mueven miles de dólares en efectivos dirigidos a la contrarrevolución interna; también se destinan diversos materiales como radio-emisores, portátiles, móviles y demás que sirvan para hacer el “periodismo independiente” y que vaya, precisamente, en sentido contrario al del gobierno revolucionario.
El Congreso de los Estados Unidos, por varios períodos presidenciales, ha estado aprobando cerca de 456 millones de dólares para financiar programas de desestabilización dentro de la Isla; de los cuales, cerca de 45 millones han sido destinados a empresas contratistas mercenarias. También una parte de ese presupuesto sustentaba Radio y TV Martí, emisora radial y televisiva dirigida hacia Cuba con sentido subversivo, aún en contra de la voluntad del gobierno de la Isla por violar el espacio radial del país. Hoy en día se ha constatado que no ha tenido resultado alguno y se tiene la muy posible valoración del cierre total de ambas.
En el período Obama-Clinton, el Senado aprobó solamente 20 millones de dólares para el sustento del eufemístico programa de “Asistencia a la Democracia en Cuba”. Presupuesto que representa un 4,39% de las cifras de años anteriores y que naturalmente trajo consigo el descontento de la Mafia Anticubana de Miami y el grito desesperado de reclamo de la mantenida disidencia interna.
Pero Cuba no ha sido la única, las transformaciones sociales que se están dando en los pueblos de América del Sur son un peligro para la coexistencia y estabilidad del sistema imperial capitalista. No basta ya con la creación de bases militares que permitan postergar su prepotencia; puesto que los pueblos se están despertando del letargo de subyugación al cual hasta ahora han estado sometidos y, por tanto, están luchando por trazar sus propios caminos como un derecho democrático que les asiste.
Venezuela, Bolivia, Nicaragua y demás países que se están sumando a la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América-Tratado de Comercio de los Pueblos (ALBA-TCP) son ejemplos que hay que destruir de igual manera que a la Revolución cubana. Para ello se crean mecanismos y empresas tapaderas que actúen en la dirección que facilite el trabajo de subversión y oposición. Para esto último el gobierno norteamericano a través de la Agencia Central de Inteligencia (CIA) ha creado como cuerpos actorales en los diferentes escenarios del mundo a la NED (National Endowment for Democracy) y la USAID (Agencia de Estados Unidos para el Desarrollo Internacional) con sus filiales como la DAI (Development Alternative Inc.).
Lo más incongruente de la política “democrática” del imperio es que la gran mayoría de los contribuyentes norteamericanos no saben que su dinero va destinado a ser invertidos en campañas antidemocráticas promulgadas y apoyadas por el Pentágono. En el 2009, el presupuesto para la subversión en Nicaragua fue de 27 millones de dólares; para Ecuador fue de 35 millones; contra Evo Morales en Bolivia fue de 86 millones y para apoyar la derecha de Honduras fue de 43 millones. En el 2010, contra el gobierno de Daniel Ortega en Nicaragua es de 38 millones de dólares; contra el gobierno de Correa en Ecuador es de 38 millones y contra Bolivia es de 101 millones de dólares.
Se debe decir que en el caso del Golpe de Estado en Honduras contra el presidente constitucional Manuel Zelaya, el cabildeo entre los golpistas y los representantes del gobierno norteamericano costó los 400 mil dólares por concepto de relaciones públicas. Gestiones que fueron propiciadas por los representantes republicanos Ileana Ros Lehtinen y Lincoln Díaz Balart y por el demócrata Bob Menéndez (tres cabecillas archiconocidos de la mafia anticubana de Miami).
Pero todo este billonario capital no es el único que se escapa de poder ser utilizado en auténticas obras sociales que conlleven el beneficio verdadero de los pueblos. También se deben sumar los presupuestos que sustentan las guerras impuestas en diferentes regiones del mundo. El presupuesto militar, aprobado en octubre del 2009, consta de un total de 626 mil millones de dólares, lo que no incluye los gastos aprobados para las guerras de Irak y Afganistán que consta de 400 mil millones.
¿Cuántos niños, mujeres, ancianos pudieran beneficiarse de estas sumas con la mejora del sistema sanitario de los Estados Unidos y así posibilitarles seguros médicos a todos sus ciudadanos? ¿Cuán rápido pudiera recuperarse Haití con parte de estas sumas? ¿Cuánto potencial se le pudiera aportar a la sociedad para erradicar el desempleo y subsanar la crisis económica mundial? ¿Cuánto se pudiera hacer para ayudar a reparar los daños cometidos sobre el ecosistema?
Pero la industria armamentista saca su gran tajada de las ansias que alimenta la ambición imperial por el dominio de los recursos naturales de nuestro planeta tierra. No importa la democracia si creando conflictos entre movimientos sociales y los pueblos, se conlleva a la división y al enfrentamiento que permita que unos pocos miles se hacen mucho más ricos y otros millones pasen muchas más penurias.
Sólo hay que preguntarse: ¿Desde cuándo la democracia se logra con el financiamiento de la subversión, la desestabilización de gobiernos constitucionales, el apoyo a los golpes de estado, la represión de los pueblos a través de las guerras, la creación de mentiras, el manejo de la opinión pública y la ejecución de acciones encubiertas?_ ¡Ah!, claro, es para imponer la “Democracia” capitalista.
El dinero gastado por el imperio y sus lacayos no es de interés que se use por la instauración de una democracia participativa de los pueblos en sus propios procesos sociales, de proponer y poner en marcha programas nacidos del propio pueblo y el beneficio del mismo; sino que el destino será crear fondos que permitan la permanencia de la condición de supremacía de la alta burguesía, de los dueños de los grandes capitales, del capitalismo.
Cuba, muy a pesar de las agresiones y del bloqueo económico, financiero y comercial impuesto por los gobiernos de Estados Unidos y la acción servil de Europa con su Posición Común, ha logrado alcanzar mejores estándares en la sanidad, en la salud y en atenciones sociales que países del primer mundo no tienen. Y sigue firme por el camino de su socialismo. Pero dejarle el camino sin obstáculos y posibilitar al mundo conocer la verdad de Cuba, es que el sistema capitalista constate definitivamente la pérdida de credibilidad que ya evidencia, por la falasia que ha creado con tanta manipulación pública de la información.
Es una guerra despiadada de la Democracia del Dinero contra la Democracia de los Pueblos.
Como una vez ya dijo el compañero Fidel Castro, hace años: “Un mundo mejor es posible”; pero con la misma lógica a la que él hace referencia, no será nunca bajo el dominio capitalista.
(Gustavo de la Torre Morales, 31 de agosto 2010, Fuente)
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mercoledì 16 febbraio 2011
Passato in Senato il decreto legge "Mille Proroghe"
Forse sarebbe stato più onesto chiamarlo decreto "Mille Condoni", visto l'enorme numero di provvedimenti salva-culo a favore di spregiudicati faccendieri dell'ultim'ora. Di fatto, una vera e propria manovra finanziaria in miniatura. Parzialmente anche una tassazione indiretta, compiuta attraverso un CALDERONE di provvedimenti economici "raschia-barile" di cui, a parte alcuni zuccherini a scopo propagandistico e populista a favore dei cittadini, come la proroga del divieto di possedere quote in tv e stampa e miseri interventi a favore delle famiglie, il resto sono per lo più misure inique e antipopolari a favore di banchieri, faccendieri, imprenditori senza scrupoli e amministratori locali corrotti, attraverso i consueti canali della sanatoria, del condono, dello sgravio fiscale e dell'aumento tariffario! Insomma, un decreto in larga parte scandaloso!
Aumento dei biglietti del cinema, interventi fiscali a favore delle banche, condono delle multe per le affissioni abusive di cartelli elettorali alle ultime amministrative, accorciamento dei termini di prescrizione, aumento delle tasse sulla spazzatura...Ci hanno messo dentro proprio di tutto in questo decreto raffazzonato e caotico, cosidetto "Mille Proroghe", che è passato al Senato con 158 sì, 136 no e 4 astenuti, fatto passare per forza dal Governo grazie alla posizione della fiducia. Il prossimo passaggio quindi è il voto in aula alla Camera per l'approvazione definitiva. Assieme a piccolissime concessioni popolari e populiste, c'è soprattutto quello che fa comodo alla casta e che in questo calderone passa quasi inosservato. Un decreto scandaloso che come al solito favorisce gli interessi dei pochi Paperon De Paperoni di questo paese fallito!!
Prendiamo un esempio per tutti: l'aumento di 1 euro del biglietto del cinema. Ci può essere maialata più grande? Ci si rende conto che il costo del biglietto del cinema nei giorni festivi è attualmente di 7,50 euro, fra l'altro già piuttosto alto, e che l'aumento di 1 euro è un aumento sproporzionato (pari al 13% ! ). Qualcuno forse spera così di indurre la gente a starsene a casa a guardare film pieni zeppi di pubblicità sulle reti di Berlusconi?
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sabato 12 febbraio 2011
Perchè Berlusconi è ancora li'?
Assolutismo del denaro e falsa democrazia
Berlusconi ha detto di essere un 'ricco signore che potrebbe benissimo andarsene in giro per il mondo a costruire ospedali'. Ma perchè allora non lo fa, non si ritira a vita privata come ha fatto Bertolaso? Perchè rimane al suo posto? Non certo per amore di patria, come dice lui. E probabilmente neanche solo per la paura dei magistrati e dei processi che lo riguardano.
La verità è che qualcuno lo spinge a stare lì, a molte persone fa comodo che lui stia lì. E quindi lo rassicurano, lo proteggono quotidianamente, gli fanno cerchio attorno. Non è solo il liberista Giuliano Ferrara a farlo, solo per citare l'ultimo della lista in quanto ad attualità, ma sono ricchi signori, imprenditori, ereditieri, affaristi, arrivisti, mafiosi, massoni, banchieri che vogliono continuare a fare i loro sporchi interessi economici in Italia a discapito di tutti gli altri, della massa ovina, delle cosidette brave persone votanti e paganti.
Chi più di Berlusconi può garantire a questi signori un'infrastruttura aristocratica della società italiana, una forbice sociale larga, una classe politica addomesticata che appoggi il dislivello economico tra i pochi ricchi e i tanti poveri e lavoratori?
Berlusconi ha detto di essere un 'ricco signore che potrebbe benissimo andarsene in giro per il mondo a costruire ospedali'. Ma perchè allora non lo fa, non si ritira a vita privata come ha fatto Bertolaso? Perchè rimane al suo posto? Non certo per amore di patria, come dice lui. E probabilmente neanche solo per la paura dei magistrati e dei processi che lo riguardano.
La verità è che qualcuno lo spinge a stare lì, a molte persone fa comodo che lui stia lì. E quindi lo rassicurano, lo proteggono quotidianamente, gli fanno cerchio attorno. Non è solo il liberista Giuliano Ferrara a farlo, solo per citare l'ultimo della lista in quanto ad attualità, ma sono ricchi signori, imprenditori, ereditieri, affaristi, arrivisti, mafiosi, massoni, banchieri che vogliono continuare a fare i loro sporchi interessi economici in Italia a discapito di tutti gli altri, della massa ovina, delle cosidette brave persone votanti e paganti.
Chi più di Berlusconi può garantire a questi signori un'infrastruttura aristocratica della società italiana, una forbice sociale larga, una classe politica addomesticata che appoggi il dislivello economico tra i pochi ricchi e i tanti poveri e lavoratori?
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venerdì 14 gennaio 2011
Un legittimo rompimento condiviso
In ogni altro Stato democratico Berlusconi sarebbe in galera o comunque non in Parlamento. In Italia no. Il problema è quindi lo Stato, non Berlusconi. Con che faccia Napolitano ha permesso che Berlusconi diventasse presidente del Consiglio? Pertini lo avrebbe fatto buttare per le scale. Ricordate Veltroni che stringe la mano a Berlusconi dopo la sua nomina alla Camera (e anche prima...) ? E D'Alema che gli regalò le frequenze televisive con un'apposita legge nel 1999? E lo Scudo Fiscale e l'indulto approvati grazie all'opposizione? E, per venire ad oggi, al nuovo alfiere dell'antiberlusconismo, agli inceneritori e agli affari di Vendola con Don Verzè in Puglia? Berlusconi si è comprato l'Italia, almeno quella in vendita, e in Parlamento lo sono quasi tutti, non solo gli ex dipietristi Razzi e Scilipoti.
Adesso si celebra la decisione della Consulta come una vittoria della democrazia. Una decisione che in realtà lascia tutto come prima. Il giudice deciderà se la giustificazione della Presidenza del Consiglio a non presentarsi in aula sarà legittima. Il giudice? Come può un giudice decidere se un incontro con Putin o con la Merkel, la partecipazione all'ONU o al G8 sono o non sono legittimi? Non siamo all'asilo Mariuccia con la giustificazione dei genitori. Siamo seri, non si presenterà mai e i suoi presunti reati andranno in prescrizione. Ci scommetto il mio maglione usato blu prussia (vale molto... è un ricordo). Il Paese tutto intero ha delegato la sua politica, il suo futuro a dei signori rispettabili quanto si vuole, i giudici ottuagenari della Consulta, ma il cui mestiere non è quello di fare la rivoluzione conto terzi. E ancora oggi, tanto per cambiare, l'argomento di una nazione senza più timoniere, vicina al collasso economico, dominata dalle mafie, l'argomento è se Berlusconi ha scopato o meno con una minorenne.
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L'Italia di Berlusconi
U.Galimberti: Democrazia e volontà di potenza
Podcast a cura di Radio Feltrinelli con il filosofo italiano Umberto Galimberti. Montaggio a cura di Alessandro Laterza.
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USA
lunedì 13 dicembre 2010
La falsa democrazia
Il popolo è la figura retorica più tirata in ballo dai politici. "Il popolo mi ha scelto" ha sbraitato oggi Berlusconi. Il popolo in realtà non ha scelto nessuno, tanto meno lui, ogni parlamentare è stato "nominato" e non votato. I parlamentari così "nominati" hanno votato il presidente del Consiglio, che quindi non è stato eletto dal popolo, ma dalla casta. Il popolo e la sovranità popolare sono delle bestemmie in bocca a questi politici abusivi che vivono di soldi pubblici. Se si andrà alle elezioni incasseranno in un colpo solo i finanziamenti elettorali di tre legislature complete, anche se le ultime due sono state interrotte dopo un paio d'anni e non cinque. Domani ci sarà il voto di fiducia, ma il popolo rimarrà fuori dalla porta. E' una resa dei conti interna tra soci. Chiunque vinca, il popolo ha già perso, anzi, non ha mai partecipato e si sta incazzando.
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