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domenica 20 febbraio 2011

Estudiantes españoles anuncian protestas contra desempleo juvenil


Madrid, 20 feb (PL) - El Sindicato de Estudiantes de España convocó para el próximo 30 de marzo una jornada de movilizaciones en todo el país para denunciar el aumento del desempleo juvenil, cuya tasa supera el 40 por ciento.

La organización estudiantil, que se define de izquierda, anticapitalista y revolucionaria, denunció que el incremento del paro en ese sector se debe a las medidas de ajuste del gobierno de José Luis Rodríguez Zapatero para reducir el déficit público.

No aceptaremos la rebaja de nuestras condiciones de futuro y saldremos a la calle en defensa de los derechos históricos que consiguieron nuestros padres, afirmó el secretario general de la agrupación sindical, Tohil Delgado.

El dirigente señaló que los recortes aprobados por el Ejecutivo para satisfacer a los mercados financieros cierran el mercado laboral a los jóvenes y dificultan, además, su acceso a la enseñanza superior.

Delgado remarcó que no sólo se ha cerrado la vía laboral de la juventud, sino también la del estudio, según un artículo difundido hoy por el diario madrileño Público.

Consideró que al desempleo, los contratos basura o la falta de acceso a una vivienda, se suman los problemas de los educandos para ingresar a la universidad o continuar con sus estudios, debido a la supresión de ciclos formativos o la reducción de los medios materiales.

En esa línea criticó el acuerdo social y económico firmado recientemente con el Palacio de la Moncloa (sede del poder central) por Comisiones Obreras y la Unión General de Trabajadores, los dos sindicatos mayoritarios de España.

A su juicio, ambas asociaciones deberían rectificar la política de pactos alcanzada con la administración de Rodríguez Zapatero.

Al cierre de 2010, la nación ibérica registró un total de cuatro millones 696 mil 600 desempleados, un 20,33 por ciento de la población económicamente activa, de acuerdo con el Instituto Nacional de Estadística (INE).

Se trata de la tasa de paro más alta desde el segundo trimestre de 1997, cuando escaló a 20,72 por ciento, subrayó en enero pasado la Encuesta de Población Activa elaborada por el INE.

Fuente: PrensaLatina


venerdì 14 gennaio 2011

U.Galimberti: Condizione dei giovani

Podcast a cura di Radio Feltrinelli con il filosofo italiano Umberto Galimberti. Montaggio a cura di Alessandro Laterza.

venerdì 17 dicembre 2010

Italia: la rivoluzione dei 17enni

Roma, 14 dicembre - Scontri, studenti contro il Governo.

Studenti in piazza, scontri, cortei e manifestazioni in tutta Italia nel giorno della fiducia al governo. A Roma scontri fra forze dell'ordine e manifestanti con feriti e momenti di grave tensione in centro. Oltre agli studenti, il coordinamento Uniti contro la crisi, di cui fanno parte gli operai della Fiom, gli aquilani, gli esponenti dei centri sociali e i cittadini di Terzigno che protestano contro il termovalorizzatore. Il bilancio è di 20 feriti fra manifestanti e forze dell'ordine. Nella protesta si sono inseriti alcuni black block, come temevano alla vigilia gli uomini della Questura. La situazione è molto tesa ed è esplosa proprio nei momenti cruciali in cui Montecitorio stava votando la mozione di sfiducia. Dati alle fiamme mezzi dell'Ama, distrutti bancomat e vetrine, bruciata una Mercedes su Lungotevere, divelti sanpietrini. Feriti anche tre carabinieri.

"La manifestazione era una protesta contro la classe politica. La compravendita dei voti, le assunzioni dei parenti della giunta Alemanno e di Bondi sono solo le ultime provocazioni da parte dei politici e alle provocazioni si può anche reagire male. In un Paese civile i politici al centro di scandali si dimettono, anche per evitare che l'indignazione degeneri in violenza, qui da noi si sentono intoccabili, fino a quando?"

mercoledì 1 dicembre 2010

Università, ancora proteste in tutta Italia

Gelmini: "Senza ddl stop a concorsi e fondi"

Dopo l'approvazione alla Camera della Riforma ddl sulla riforma universitaria nuove occupazioni e cortei. Sacconi: "Ormai la riforma è fatta"

ROMA - Se il ddl non dovesse ricevere il via libera definitivo al Senato o non essere calendarizzato, potrebbero verificarsi "pensanti conseguenze per il sistema universitario". Sembra un avvertimento quello lanciato dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, il giorno dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge sulla riforma dell'Università. "La riforma dell'università ormai è fatta", rassicura il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si dice convinto che la parte difficile dell'iter della riforma sia superata e che l'attuazione definitiva sia vicinissima. E questo nonostante la mobilitazione, che ieri ha visto coinvolte migliaia di studenti, gli scontri e le proteste che, per il ministro, hanno avuto come protagonisti solo "una minoranza di studenti".
Una "minoranza" che non si è ancora arresa e che, anche oggi, ha continuato a far sentire, seppure in forme e misura più lievi, il proprio dissenso per una riforma che ritiene sbagliata e nociva per il mondo dell'università. Ancora tante le scuole occupate dal Nord al Sud del Paese, cortei e proteste hanno bloccato alcune stazioni e non sono mancati neanche scontri. "Continueremo la protesta fino al 14 dicembre" (data in cui alla Camera sarà votata la mozione di sfiducia al governo, ndr) dicono gli studenti: "La maggioranza e il governo hanno deciso di non cogliere i segnali che venivano dalle università, portando il testo al voto con un atto di arroganza, nonostante il parere negativo della commissione Bilancio. Se il ministro Gelmini pensa di fermare la protesta degli studenti, avremo il piacere di smentirla - hanno detto Federico Nastasi, coordinatore nazionale della Rete Universitaria Nazionale (RUN), e Marco Grandinetti, portavoce della Federazione degli Studenti (FDS)-. La maggioranza degli studenti, anche quelli con la media del 30, continueranno a manifestare, fino al voto del ddl al Senato". E, intanto, il ministro annuncia che il ddl sarà approvato entro il 13 dicembre.
Gelmini: "Se non passa, pesanti conseguenze". Ci sarebbero gravi danni al sistema universitario se il ddl non ottenesse il via libera definitivo. L'avvertimento arriva dal ministro Gelmini che, in una nota, specifica che in particolare, non ci potrebbe essere alcun concorso per ordinari e associati: "il fondo per assumere 1.500 professori l'anno tra il 2011 e il 2013 sarebbe inutilizzabile pur a fronte di un massiccio esodo di docenti già in larga parte avvenuto nel 2009-2010. La legge del 2005 ha abrogato le vecchie regole concorsuali ma non ne sono mai stati varati i decreti attuativi. Quindi al momento non si possono bandire concorsi né da associato né da ordinario, mancando una normativa in materia". Inoltre non ci sarebbe alcun concorso da ricercatore: "le norme sui concorsi da ricercatore, riviste con la legge 1/2009 scadono il 31 dicembre 2010. Dal 1 gennaio quindi, se non passa il ddl, non si potranno bandire posti da ricercatore". Infine si verificherebbe il blocco delle risorse per reintegrare scatti: "Il ddl prevede un fondo premiale per il 2011-2013 che serve a reintegrare su base meritocratica parte degli scatti di stipendio: senza il ddl queste risorse non potranno essere utilizzate per lo scopo previsto". Di tutt'altro avviso il capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro: "Se pensano, infrangendo il regolamento del Senato, di mettere in calendario a Palazzo Madama la riforma universitaria prima del voto di fiducia del 14, noi facciamo saltare ogni accordo sul ddl stabilità", ha dichiarato.
Continua la protesta
Non si placa la protesta di studenti e ricercatori che, anche oggi, hanno dato vita a manifestazioni contro il ddl. A Roma, dove ieri c'è stata la protesta più consistente, con scontri e tafferugli intorno a piazza Montecitorio, blindata per l'occasione, è stato occupato il rettorato di Tor Vergata e il Dipartimento del Dams di Roma 3. A Milano nella notte è stata occupata l'Accademia delle Belle Arti di Brera da parte di una quindicina di giovani, mentre proseguono le occupazioni di scuole 'simbolò della protesta come il liceo classico Manzoni, lo scientifico Severi, l'Hajek e il Pascal. E anche al liceo Parini gli studenti in autogestione hanno oggi proclamato occupazione dell'istituto. Sul piede di guerra anche gli studenti universitari: in Statale prosegue l'occupazione della sede distaccata di Lettere e Filosofia così come quella nella facoltà di Scienze Politiche. E il Comune ha diffuso una prima stima dei danni legati alla protesta di ieri: circa 3 chilometri di strade imbrattate per 80 mila euro. Blitz nella sede del Comune degli studenti di Bologna, che hanno srotolato grandi striscioni. E domani la protesta si sposta al Motor Show. Minacciano di proseguire con l'occupazione fino al 14 dicembre gli studenti di Palermo: gli studenti di Lettere, Scienze, Scienze politiche e il plesso di Giurisprudenza e Biologia di via Maqueda, continuano l'occupazione, mentre sono in stato di agitazione Ingegneria e Medicina. Anche il coordinamento degli istituti superiori occupati, finora circa 40, ha deciso di continuare la protesta fino a venerdì, quando le assemblee degli istituti saranno chiamate a decidere cosa fare. Lancio di uova contro la polizia e una troupe dell'emittente televisiva Telesud da parte di un gruppo di studenti che protestava davanti la Prefettura a Trapani. A Catania occupata l'aula magna del dipartimento di Scienze. Un'assemblea tutte le sere e un appello all'attore Paolo Rossi affinché sostenga la causa degli studenti sono le iniziative portate avanti dai ragazzi di Cagliari, mentre a Napoli un centinaio di studenti universitari ha occupato la stazione centrale, creando intralci alla circolazione dei treni. Resta occupato fino a data da destinarsi Palazzo Nuovo a Torino. A Viterbo, poi, i ragazzi si sono sdraiati sul selciato di piazza del Plebiscito, davanti ai palazzi della Prefettura e del Comune, e hanno osservato un minuto di silenzio "in memoria della cultura e della ricerca".
Prossimo appuntamento il 9 dicembre. Le manifestazioni degli studenti medi e universitari riprenderanno il 9 dicembre in occasione di una giornata di mobilitazione indetta in molte città italiane dal movimento Uniti contro la crisi, nato dopo la manifestazione nazionale della Fiom a Roma.
 
 
Fonte

I BRAVI RAGAZZI DI BERLUSCONI

Berlusconi non ha più proprio niente da dire in questo paese. Di fronte alle proteste degli studenti ha banalmente commentato che i bravi ragazzi rimangono a casa a studiare, mentre quelli in piazza appartengono ai centri sociali o sono studenti fuori corso. Ma che mentalità! Come dire, i bravi studenti sono quelli ubbidienti, che non protestano mai, che accettano tutto passivamente. Questi naturalmente sono i migliori cittadini-pecore che il governo si auspica per non avere impedimenti nello svolgimento del potere. Peccato però che la democrazia sia un'altra cosa, democrazia è confronto, dialogo, ascolto, servizio. Se poi quei ragazzi che sono rimasti a studiare tutto il tempo, un giorno, un solo giorno, accorgendosi di essere stati imbrogliati, traditi, privati del futuro, scenderanno in piazza, allora improvvisamente anche loro, per il signor B., non saranno più dei bravi ragazzi. QUESTA E' LA LOGICA BARBARA DELLA GENTAGLIA CHE CI STA GOVERNANDO!

giovedì 25 novembre 2010

Pisa, gli studenti invadono stazione e aeroporto

25/11/2010 - "SE NON CAMBIERA' BLOCCHEREMO LA CITTA' ", questo uno degli slogan che gli studenti pisani intonano mentre marciano numerosissimi verso la stazione e l'aeroporto della loro città. L'esasperazione verso le politiche di questo governo su scuola e lavoro sta giungendo al limite. E quando i giovani decidono di fare sul serio, di passare all'azione tutti uniti, si sa, non ce n'è per nessuno. Questo governo, che finora non ha ascoltato le grida di dolore della gente, le proteste dei lavoratori, dei napoletani, dei terremotati aquilani, dei disoccupati, dei cassintegrati, si dove dimettere al più presto. O altro che invasione pacifica del Senato, caro Schifani, se non ascoltate le rivendicazioni della base, in questo caso dei giovani, degli studenti che sono il futuro di questo paese, se non vi mettete ad un tavolo a discutere per cambiare le cose che vanno cambiate, insomma se non correte ai ripari, presto saranno veri guai per tutti. O avete già dimenticato la forza inarginabile che può avere una protesta studentesca come quella del '68 o come quella di Piazza Tienanmen in Cina?

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