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lunedì 1 settembre 2014

SANITÀ GRATUITA E RICERCA SCIENTIFICA A CARICO DELLO STATO SOCIALISTA



Il sistema sanitario cubano è uno dei migliori al mondo e per i cubani è completamente gratuito. Si fonda sul principio per cui la salute è un diritto sociale inalienabile e tutti i cubani hanno diritto all’assistenza sanitaria completa senza distinzioni. I servizi sono finanziati quasi interamente tramite risorse pubbliche. Il Ministero della Salute è l’organismo regolatore del sistema, concentra e distribuisce le risorse destinate ai servizi sanitari e opera a tutti i livelli.

Complessivamente l’assistenza si sviluppa attraverso una rete di circa 220 ospedali, 15 istituti di ricerca, 500 policlinici e una copertura diffusa in tutta l’isola di personale sanitario, per un totale di circa 600.000 lavoratori (9% della popolazione in età lavorativa), di cui circa 30.000 medici di famiglia. I medici sono passati da 5,2 medici ogni 1000 abitanti nel 1995 a circa 6,7 nel 2009; nello stesso periodo gli infermieri sono passati da 7 ogni 1000 abitanti a 9,5.

Prima della rivoluzione cubana del 1959, il sistema sanitario cubano era basato su ospedali gratuiti statali, cliniche mutualistiche e ambulatori privati; gli ospedali gratuiti erano presenti solo in un terzo dei municipi ed erano di scarsa qualità. Esisteva un solo ospedale universitario, un’unica scuola di medicina e le prestazioni erano erogate per la maggior parte privatamente da medici residenti per i 2/3 a L’Havana. Solo il 10-20% circa della popolazione rurale poteva fruire di una qualche forma di assistenza medica. L’aspettativa di vita era inferiore ai 60 anni. La mortalità infantile era del 70 per mille nati vivi e la mortalità materna era 120 per 100 mila nati vivi. L’analfabetismo arrivava nelle zone rurali al 40%; solo l’11,2% delle famiglie dei lavoratori agricoli beveva latte e solo il 2% mangiavano uova.

Dopo la rivoluzione la metà dei 6.000 medici al momento presenti sull’isola espatriò. A Cuba rimasero solo 16 professori di medicina. Il Ministero della Salute iniziò quindi un programma di nazionalizzazione e regionalizzazione dei servizi sanitari: furono realizzati 50 nuovi ospedali rurali e 160 policlinici in aree urbane, fu iniziato un programma di vaccinazione dei bambini e fu istruito nuovo personale. Vennero, inoltre, assunti 750 medici e studenti di medicina per trascorrere un periodo della loro carriera professionale nelle campagne, sulle montagne e nelle comunità costiere. L’obiettivo del servicio médico rural era quello di garantire “la prevenzione delle malattie e di rivitalizzare i servizi sanitari per i più bisognosi, perché poveri o in precarie condizioni di salute o perché residenti lontano dai centri urbani”.

Nel 1986 venne introdotto il Programma del Medico di Famiglia, che mise a disposizione dei pazienti un team costituito da medico e infermiera e garantì, a partire dai primi anni ‘90, l’assistenza primaria al 95% delle famiglie cubane direttamente nel proprio quartiere di residenza. Erano attive 21 scuole mediche in tutto il territorio nazionale. Il sistema sanitario cubano cominciò a essere preso dall’OMS, dall’Unicef e da altre agenzie internazionali come esempio per un servizio sanitario nei Paesi in via di sviluppo. Ottimi risultati sono stati ottenuti grazie a ripetute campagne vaccinali, grazie alle quali per alcune malattie non si verificano casi da diversi anni: Poliomielite, 1962; Tetano neonatale; 1972; Difterite, 1979; Meningoencefalite post-parotidite, 1989; Sindrome rosolia congenita, 1989; Morbillo, 1993; Pertosse, 1994;Rosolia e parotite, 1995; Febbre Gialla, 2005.

Molti tra i migliori medici cubani sono mandati dal governo a lavorare in altri paesi dell’America latina: con il programma Barrio Adentro, letteralmente “nel quartiere”, a partire dal 2002 il governo venezuelano vuole garantire cure mediche di base per tutti, anche per le fasce di popolazione più miserevoli, adottando il modello cubano. Cuba, nella fase iniziale di Barrio Adentro, ha inviato circa 18.000 medici in Venezuela; da parte sua Chavez invia forniture di petrolio. Nel 2008 i medici cubani che lavoravano in paesi esteri erano circa 37.000, sparsi in più di 70 paesi. I medici che decidono di lavorare al’estero ricevono compensi maggiorati.

Quando guadagna invece un medico cubano che rimane a Cuba? Tutti i medici sono dipendenti del governo e mediamente un medico di famiglia guadagna 20 dollari al mese e ha a disposizione benefit come la casa e generi di prima necessità. La sanità assorbe il 8.7% del PIL nazionale, ma se negli ultimi anni le risorse dedicate alla salute sono aumentate considerevolmente.

Cuba può vantare il tasso di mortalità infantile più basso del continente (che si attesta intorno al 26%, un risultato straordinario se si pensa che si sale su scala mondiale fino al 52%), persino inferiore agli Stati Uniti, che continuano ad assediare il Paese confermando il criminale embargo economico più volte dichiarato illegale dalle Nazioni Unite.

Anche per quanto riguarda la ricerca medica e farmaceutica Cuba è all’avanguardia: a testimonianza dell’alto livello raggiunto vi è l’unico vaccino al mondo contro la malattia causata dal meningococco di tipo B e dal 1990 è nel programma nazionale di vaccinazione infantile a Cuba. I laboratori di ricerca a Cuba hanno anche prodotto vaccini e sieri contro la meningite A e C, la leptospirosi, la difterite, il tetano, la febbre tifoide e la pertosse. Nel maggio 2012 il direttore el Centro de Ingeniería Genética y Biotecnología, Gerardo Guillén, ha reso pubblica la scoperta di un farmaco (HeBerprot) che permette di evitare l’amputazione degli arti inferiori nei pazienti diabetici. La ricerca a Cuba è in piena attività e sono stati fatti grandi passi avanti contro Aids ed il cancro; per esempio vengono sperimentati due farmaco uno denominato Vidatox, studiato sulla base del veleno di uno scorpione, ed il secondo denominato CimaVax che dovrebbero combattere il cancro al polmone. Per quanto riguarda Aids entro il 2012 inizierà al fase di sperimentazione di una terapia innovativa.

L’Ozono (O3), derivato dell’Ossigeno (O2) è il più potente ossidante in natura ed il più efficace nel distruggere batteri, virus, funghi, pesticidi e metalli pesanti… è utile per diverse patologie ortopediche e vascolari, nella demenza senile, Sla e Sclerosi multipla. Indovinate un po’ quale paese è all’avanguardia nell’utilizzo dell’O3 a scopi medici? Indovinato! La patria dell’ozono terapia è Cuba. La ricerca medica nell’isola caraibica è cosi avanzata che i più ricchi e i più potenti del mondo vanno a curarsi lì.

E poi dicono che il socialismo ha fallito…

[fonti: http://www.saluteinternazionale.info/2013/02/salute-e-sanita-a-cuba-i-parte/, http://www.forumdesalternatives.org/it/cuba-resiste-sanita-gratuita-per-tutti, http://calle23.blogspot.it/2012/11/cuba-e-la-ricerca-scientifica.html, http://calle23.blogspot.it/2010/10/la-ricerca-scientifica-cuba.html, http://www.donnefelici.com/contatti_8.html]

Cubainformacion.tv e Cubainformazione.


Fonte

martedì 31 gennaio 2012

En Cuba derrotaron al mal de Parkinson


Por Ernesto Carmona (EncontrArte)

Investigadores cubanos desarrollaron una técnica de implantes de células nerviosas vivas en lo profundo del cerebro que cura la enfermedad de Parkinson. El Dr. Julián Alvarez Blanco, director del Centro Internacional de Restauración Neurológica (CIREN), explicó que este logro de la medicina cubana se debe al desarrollo de un procedimiento quirúrgico de avanzada llamado cirugía estereotáxica, o cirugía de mínimo acceso, junto con novísimas técnicas de mapeo computarizado del cerebro y registros superficiales y profundos de la actividad eléctrica cerebral.

“Esto nos permite hoy colocar con precisión las células generadoras e implantarlas exactamente en las áreas afectadas -a través de una cánula de pequeñísimo diámetro- y con un mínimo riesgo para la vida del paciente”, precisó el Dr. Alvarez. “Es decir, se ha logrado establecer trayectorias muy certeras para llegar a estructuras profundas del cerebro. Nos enorgullecemos ciertamente de ser uno de los centros más avanzados del mundo en esta actividad de las neurociencias”, dijo el especialista cubano.

El CIREN también da esperanzas a quienes han sufrido daño y muerte de células cerebrales que les ha producido afasias (dificultades de expresión y comprensión) a causa de accidentes encefálicos, trombosis, traumas cráneo-encefálicos y hemiplejías. Los pacientes tratados en el CIREN recuperan muchas de las funciones perdidas al aplicárseles nuevos métodos neuro-restaurativos.

Milagros médicos

María José (Pepi) es una joven hispana que hace cuatro años quedó postrada, sin poder comer ni hablar, después de un accidente de automóvil. Su madre consiguió trasladarla al CIREN, donde logró aprender de nuevo a deglutir y a conectarse con el mundo exterior. Pepi mejoró así su calidad de vida.

Héctor, empresario minero chileno que sufrió un accidente vascular encefálico, fue llevado a Cuba en camilla y al término del tratamiento regresó caminando. El hijo de un conocido político de la derecha chilena que padeció un grave accidente neurológico mejoró notablemente su calidad de vida tras su tratamiento en el CIREN. Cuando falleció, de vuelta en Chile, por otros motivos de salud, el joven pidió que sus restos fueran trasladados a Cuba, deseo que la familia cumplió.

El CIREN es un centro de restauración neurológica que también ha tenido interesantes resultados en la lucha contra el mal de Alzhaimer. En el instituto utilizan la capacidad del propio sistema nervioso para regenerar algunas células dañadas. Así lo explicó su director, el médico Julián Alvarez Blanco*:

-Los principios de la restauración neurológica se sustentan en la reconocida capacidad del sistema nervioso central y periférico de reparar, en aras de la funcionalidad, los daños que se puedan ocasionar. En general, el sistema nervioso contiene una cantidad de tejidos y células superiores a los que utiliza habitualmente, por lo que cualquier afectación parcial que sufra es posible suplirla mediante un trabajo sistemático de reactivación y lograr con ello, en un alto porcentaje, su funcionalidad. Existen evidencias científicas de que el daño neuromotor ocasionado por una lesión cerebral de determinada magnitud, puede reducirse notablemente estimulando los elementos supletorios del tejido subyacente.

En otras palabras, puede lograrse la restauración neurológica causada por accidentes cerebrales encefálicos, trombosis, traumas cráneo-encefálicos y hemiplejías, estimulando las funciones supletorias del tejido y las células mediante fármacos, estímulos psicológicos y psicométricos y activación muscular o del sistema osteomioarticular, explicó el Dr. Alvarez.

Con representaciones en diferentes países, el CIREN ofrece sus servicios internacionalmente, compitiendo con centros médicos como Houston, pero sus tarifas son más bajas que las de sus competidores. El instituto selecciona previamente a los pacientes, es decir, no recibe a enfermos considerados “casos perdidos” sólo para sacarles dinero a sus angustiadas familias, como suele estilarse en la llamada “industria de la salud”. Quizás la única excepción sea el caso de la española Pepi, rechazada varias veces previamente, precisamente como “caso perdido”, cuya madre abordó al Dr. Alvarez en un congreso médico para obtener la oportunidad de terapia para su hija.

Cuba también ofrece salud gratuita en Latinoamérica y otros lugares del planeta. Por ejemplo en Chile, 60 jóvenes becarios pobres viajarán este año a comenzar a estudiar gratis en la Escuela Latinoamericana de Medicina en el próximo curso que comienza en septiembre. Treinta hombres y otras tantas mujeres fueron seleccionados equitativamente en todas las regiones del país, para completar un total de 400 alumnos chilenos que gratuitamente cursan medicina en Cuba, con una beca que incluye los estudios, el hospedaje, la alimentación y materiales de estudio. Hasta ahora 80 jóvenes chilenos se han graduado de médicos en la Isla.

Derrota del Parkinson

El CIREN se ha especializado en atacar la enfermedad de Parkinson. Esa fue la línea de trabajo en restauración neurológica que formó el núcleo original del centro. “Mediante cirugía estereotáxica -o de mínimo acceso-realizamos implantes en zonas profundas del cerebro de células de tejido embrionario, productoras de dopamina”, explicó el Dr. Alvarez. “Es un hecho demostrado que el Parkinson se produce por una inadecuada producción de dopamina, imprescindible sustancia para el control de los movimientos del ser humano”, añadió el galeno.

“En esta investigación sólo se incluye a los portadores de un Parkinson primario, cuya causa no sea secundaria a problemas vasculares o de otra índole, y en los cuales el tratamiento medicamentoso no surta los debidos efectos o sea el causante de trastornos tóxicos secundarios”, precisó el Dr. Alvarez. Los pacientes sometidos a esta técnica están comprendidos en un protocolo de investigación llamado CAPIT donde participan varios países que compatibilizan internacionalmente sus resultados.

El Dr. Alvarez explicó que el CIREN ha desarrollado procedimientos quirúrgicos de avanzada, como la cirugía estereotáxica (de mínimo acceso), técnicas de mapeo computarizado del cerebro y registros superficiales y profundos de la actividad eléctrica cerebral. “Esto permite hoy colocar con precisión las células generadoras e implantarlas exactamente en las áreas afectadas –a través de una cánula de pequeñísimo diámetro–, y con un mínimo riesgo para la vida del paciente”, precisó Alvarez. “Es decir, se ha logrado establecer trayectorias muy certeras para llegar a estructuras profundas del cerebro. Nos enorgullecemos, ciertamente, de ser uno de los centros más avanzados en el mundo en esta actividad de las neurociencias”, dijo el especialista cubano.

Los neurotrasplantes aplicados a enfermos de Parkinson han tenido éxitos indiscutibles. Se aplican cuando el paciente ya no responde a los tratamientos medicamentosos. ‘Es un hecho comprobado que estos trasplantes disminuyen considerablemente el consumo de fármacos y mejoran también la calidad de vida de estos pacientes, los que pueden de inmediato incorporarse a sus actividades habituales sin las grandes limitaciones que produce la enfermedad”, indicó Alvarez.

Los éxitos en neurotrasplantes a enfermos de Parkinson se deben también al empleo de la cirugía estereotáxica (de mínimo acceso) y al perfeccionamiento logrado en Cuba de la tecnología de mapeo computarizado del cerebro y el registro y digitalización de las señales eléctricas de las zonas profundas del cerebro.

Otras cirugías anti-Parkinson

Los pacientes de Parkinson también tienen alivio con las técnicas llamadas Subtalamotomía selectiva, Palidotomía y Talamotomía, destinadas a eliminar los temblores en exceso o la rigidez de movimiento que manifiesta habitualmente esta afección, sin que ninguna técnica sea excluyente de otras, explicó el Dr. Alvarez.

En 1995, los investigadores del CIREN aplicaron por primera vez en el mundo una nueva técnica para el tratamiento quirúrgico del Parkinson, que en lenguaje médico se denomina ‘subtalamotomía dorso-lateral selectiva’. La técnica ‘consiste básicamente en ‘lesionar’ el núcleo subtalámico, una estructura neuronal, localizada en la profundidad del cerebro y que desempeña un papel fundamental en el control de los movimientos”, explicó el Dr. Alvarez.

En los ‘90 se realizaron experimentos para conocer el rol del subtálamo en la disfunción del circuito motor en la enfermedad de Parkinson y el posible efecto terapéutico si se lo ‘lesiona’ para controlar los síntomas motores que produce el Parkinson. “El estado del conocimiento actual de los mecanismos que originan los signos cardinales de la enfermedad de Parkinson -lentitud del movimiento, rigidez, temblor y alteraciones de los reflejos posturales- han permitido un renacer de las técnicas quirúrgicas para su tratamiento, apoyado en el desarrollo tecnológico”, señaló el Dr. Alvarez.

La hipótesis de que una lesión parcial en la estructura del núcleo subtalámico pudiera revertir los síntomas principales de la enfermedad de Parkinson y las experiencias en primates, más el conocimiento de casos clínicos en que una lesión hemorrágica espontánea de esa estructura modificó favorablemente las manifestaciones clínicas de la enfermedad, condujeron a los cubanos a proponer un protocolo de investigación conjunta entre el CIREN y expertos españoles de la Clínica Quirón, de San Sebastián, para evaluar la eficacia de esta nueva técnica en pacientes con Parkinson avanzado.

Desde 1987 Cuba utiliza la técnica del neurotrasplante y métodos de cirugía funcional estereotáxica (de mínimo acceso) como la Palidotomía y la Talamotomía. Numerosos estudios experimentales habían sugerido que el núcleo subtalámico podría constituir una estructura crucial en las manifestaciones motoras de la enfermedad.

Otra línea de investigación clínica del quehacer científico del CIREN es la cirugía de las distonías, considerada uno de los cuatro temas principales que ocupan a las neurociencias del siglo 21, junto al Parkinson, demencias y enfermedades neuromusculares. En general, el Centro dispone de servicios especializados para la atención de otras enfermedades degenerativas.

Además del Parkinson, las distonías, el mal de Alzheimer, la esclerosis múltiple y el envejecimiento cerebral, el CIREN también atiende las lesiones de la médula espinal, nervios periféricos y enfermedades neuromusculares. Asimismo, trata enfermedades cerebrovasculares oclusivas como los infartos del cerebro. Además del tratamiento de traumatismos cráneo-encefálicos, ofrece un servicio de neuropediatría dedicado a la recuperación de niños con lesiones estáticas del sistema nervioso.

Tratamientos multidisciplinarios

Los tumores cerebrales se tratan con un enfoque neurobiológico que da resultados muy positivos, indicó Alvarez. Según el médico cubano, en los medios científicos existe aún cierto escepticismo sobre las posibilidades de restablecimiento de personas con traumas de la médula espinal (paraplejias, cuadriplejias). Alvarez acepta que la recuperación es difícil para quienes sufren sección o lesiones medulares, pero afirma que para su mejoramiento resulta indispensable una acción integral y mancomunada de especialistas en rehabilitación, defectología, logopedia, psicología y electroestimulación, entre otras disciplinas.

Según el Dr. Alvarez, el CIREN cuenta con un colectivo de profesionales que trabajan multidisciplinariamente, con programas diseñados para cada paciente. “No recibe el mismo tratamiento un paciente con lesión medular completa, sin conductividad eléctrica, que quien sufre de una lesión raquimedular y mantiene la conductividad”, dijo. “Y aquellos que presentan lesión con espasticidad (rigidez) recibirán un tratamiento diferenciado de quienes su trastorno les produzca flacidez. Ello hace posible programar objetivos a alcanzar durante el tratamiento, en correspondencia con las posibilidades reales del paciente. Para ello existe un esfuerzo de todo el colectivo de la institución, que viene logrando importantes éxitos en esta labor”.

En el Centro laboran 259 trabajadores profesionales, entre neurólogos, neurocirujanos y otras especialidades. El Dr. Alvarez insistió que “en nuestra institución no se brinda tratamiento a los pacientes como es tradicional en la medicina sintomática. Los especialistas del Centro abordan la terapéutica de manera multidisciplinaria, con un diseño especial para cada paciente, que abarca desde la administración de medicamentos de última generación hasta la cirugía más especializada, con aplicación de técnicas para la rehabilitación y corrección de defectos físicos e intelectuales y otras terapias dirigidas a la actividad psíquica, intelectual, sensitiva y motora. Por ello, se produce una incorporación social más rápida y efectiva de nuestros pacientes. Prueba fehaciente de ello es la opinión de miles de enfermos atendidos en la institución”. Entre esos pacientes están Pepi y Héctor…**

Ernesto Carmona Especial para ARGENPRESS.info

*) Ver http://www.ciren.cu/folleto.pdf
**) Mayor información en http://www.servimedchile.cl/Salud.htm  


Fuente

mercoledì 6 aprile 2011

Impartirán conferencia sobre productos biotecnológicos en tratamiento del cáncer: abierta al público

ExpoCuba se localiza exactamente en la carretera del Rocío, en el kilómetro 3,5, Calabazar, en el municipio Arroyo Naranjo, en Ciudad de La Habana.

5 Abril 2011

La conferencia titulada “Productos biotecnológicos  en el tratamiento del Cáncer. Su impacto en la salud y la economía cubanas”, a cargo de especialistas del Centro de Inmunología Molecular, se impatirá el próximo viernes 8 de abril, en ExpoCuba, el mayor centro expositor de la Isla, a 25 kilómetros al suroeste de La Habana.
 

Este tema será aborado en un lenguaje comprensible para todos los públicos por las doctoras Giselle Suárez y Patricia Puerta, a partir de las 11 de la mañana del próximo viernes en el Pabellón de Biotecnología.

A la conferencia tendrán acceso todas las personas que lo deseen y que visiten este centro el día señalado.

Se recuerda que para llegar a ExpoCuba, además de las habituales rutas 88 y 113 (Lawton y La Lisa, respectivamente), puede hacerlo  mediante el servicio de refuerzo de Ómnibus Urbanos, cuyos puntos de salida son: Plaza de Marianao, G y 27(Vedado) y Plaza Roja (Víbora).

(Con información de ExpoCuba)

domenica 20 febbraio 2011

Operación a corazón abierto: un via crucis hacia la vida


Instituto de Cardiologìa Cardiovascular en La Habana

Desde Cubadebate

Por Paquita de Armas. Foto: Juvenal Balan

Para Tommy que pudo y debió estar vivo
 
Esta historia pudo comenzar en mi natal Holguín cuando por infección en la garganta me subía la temperatura hasta 40 grados centígrados. Tengo un vago recuerdo de que mi papá y mi mamá me llevaban cargada, muy temprano en la mañana a un lugar que le decían la Ondi, para que algún médico me viera y también inyectarme penicilina.

Luego supe que por esa fecha - quizás debido a las fiebres - apareció mi prolapso en la válvula mitral que los doctores llamaban soplo. O tal vez esa afección cardíaca es una predisposición genética, ¡quien sabe!. Lo cierto es que aquella dolencia no impidió una vida rica en ejercicios físicos: esgrima, campo y pista, volybol y gimnasia entre otros deportes. Tampoco imposibilitó que hiciera trabajo voluntario, participara en prácticas de la defensa, subiera lomas, bailara empatando noche y día en los carnavales santiagueros, bebiera lo mismo ron que cerveza y hasta fumara, llegué a consumir más de dos cajetillas Populares al día. Esto último no es, por supuesto, un mérito.

Pero esta historia pudo comenzar también el año pasado, cuando me hice el chequeo de rutina al que me he sometido todos los años desde 1979, fecha en que comencé a tratarme en el Instituto de cardiología y cirugía cardiovascular (ICCCV). El joven Dr Marcos Dopaso al hacerme un Ecocardiograma me preguntó que si yo sabia que tenía una CIA (comunicación interauricular) le dije que no. Y confieso que dudé de ese diagnóstico porque Marcos era apenas un residente, pero se lo comenté al Dr Darío Barrera, calificado cardiólogo con el que siempre me he atendido y él decidió repetir el eco. Para mi asombro no sólo había una CIA, sino una hipertensión pulmonar con remisión a cirugía y ahí comenzó mi vía crucis particular.


Moderna máquina de circulación extracorpórea

Coronografía

Enfermera hace su trabajo con cuidado

Nuevo ventilador respirador mecánico que ventila durante la operación

Fase de la operaciòn a corazon abierto

Otra fase de la operaciòn

Doctor Ángel Manuel Paredes Cordero: todo salio bien!

El corazón de Paquita, antes y después

Segunda parada

Mi exvecino, amigo y hasta jefe como editor principal de la página web de Cirugía Cardiovascular, el doctor Ángel Manuel Paredes Cordero se encontraba en el Hospital Europeo Georges Pompidou en París, Francia, en una estadía de intercambio profesional. Por suerte existe el e-mail e inmediatamente le escribí porque si alguien tenía que abrirme el tórax ese sería Paredes.

Desde la ciudad luz, el pinareño por nacimiento y orgullo, para muchos especialistas del ramo uno de los mejores cirujanos cardiovasculares de Cuba, para mi el más completo, particularmente en la válvula mitral, me tranquilizó con la esperanza de que por mínimo acceso pudiera cerrarse la dichosa CIA y resolver el problema. Tenía que esperar su regreso y someterme a otros estudios antes de llegar a un diagnóstico definitivo.

Realmente, la única molestia que yo sentía era una opresión en el pecho y un poco de falta de aire cuando subía escaleras, algunas bastante altas por mi negativa a montar en elevadores debido a la claustrofobia. La arritmia que padecía desde un año atrás ni me la sentía. En mi interior tenía la ilusión de resolver mi mal con un cateter, procedimiento mucho menos invasivo que la de trabajar en mi corazón luego de convertir el esternón en dos piezas abiertas que permitieran la intervención quirúrgica del músculo cardiaco.

Mas, a finales del mes de agosto cuando en presencia de Paredes, el reconocido especialista el Dr Juan Valiente Mustelier me hizo el eco supe que mi suerte estaba echada: se trataba de una dolencia que necesitaba una operación a corazón abierto para arreglar dos problemas: la válvula mitral y la CIA, acto con el que se solucionaría la hipertensión pulmonar.

Con la seguridad que lo caracteriza Paredes me apuntó “podría decirte que podemos esperar, pero de hacerlo si te opero dentro de tres o cuatro años no se podrá revertir el daño que haya hecho la hipertensión pulmonar y tendrás síntomas que hoy no tienes. Pero igual te digo: no es de urgencia así que tenemos que aguardar a que bajen las temperaturas, el calor puede dañar un buen resultado quirúrgico”.

Lo primero que hice -y no se lo recomiendo a nadie- fue buscar todo tipo de información en INTERNET, desde el acto quirúrgico en si, sus riesgos y posibilidades, hasta las más mínimas complicaciones. Me fui creando una imagen de qué pasaría conmigo en cada momento y no es aconsejable, porque en más de una oportunidad estuve a punto de renunciar y aceptar que me quedaba poco tiempo en este planeta. También supe que en cualquier lugar del mundo entre pruebas, consultas, análisis, válvula y el acto operatorio, mi proceso de cura no costaría menos de 50 mil dólares, dinero que nunca he visto ni en sueños.

Gracias al correo electrónico recibí muestras de solidaridad de amigos y amigas que viven en distintos lugares y supieron de mi próxima operación. Saber que en Milán, Pontevedra, Almería, Miami, Santiago de Chile, México y otras ciudades hay personas preocupadas por ti, siempre es estimulante.

Esperar a que bajaran las temperaturas posibilitaba otro importante hecho para mi: poderme operar en el ICCCV, que había sufrido una reparación capital, especialmente en los salones de cirugía aún cerrados en ese momento. Yo los había visto y no tienen nada que envidiarle a los del primer mundo que vemos en el cine o la televisión. Por más de cinco años se estuvo trabajando en dotar al país de una institución en la que los equipos y la construcción, estuvieran a la altura de un colectivo de cirugía y cardiología integrado por prestigiosos profesionales en Cuba y que en muchos casos son reconocidos allende los mares.

Tercera parada

El mismo día que ingresé me habían hecho la coronografía y Paredes me comentó que el corazón no estaba tan mal como pensaba. Eso fue el lunes 13 y cuatro días después, cuando sonaban los tambores por Babalú Ayé, durante una manipulación de unas tres horas me insertó una válvula mitral artificial y arregló la dichosa CIA.

Había llegado dormida al salón de operaciones en el que ya se habían realizado más de 20 intervenciones con cero mortalidad, a pesar de tratarse en su mayoría de casos muy complicados, un excelente average. En mi caso el Dr Fausto Rodríguez cuidó como anestesiólogo de todo el proceso quirúrgico mientras el licenciadoAlexei Suárez, perfusionista, me mantuvo viva con el uso de circulación extracorpórea (máquina corazón pulmón).

Todo eso lo supe después porque no desperté hasta dieciocho horas más tarde y sufrí por un tiempo la entubación, momentos que no olvidaré nunca por la sed y la desesperación que ocasiona ese utilísimo artefacto atravesado en la garganta.

Estaba, por supuesto, en la sala de cuidados intensivos y allí disfruté del cuidado de enfermeras y enfermeros, la atención de los médicos. Recuerdo al Dr Axel Cruz, que me comentó que un paciente le había descrito lo que era una operación de este tipo: “Me pasó un tren por arriba”, le habían dicho a este profesional que con toda solicitud nos atendió durante toda la noche y ayudó con sus consejos a que doliera menos extraer los tubitos del drenaje.

El lunes 20 casi amanecí en la sala, en el cuarto piso. Al frio del aire acondicionado se unía el natural que había por esos días en Ciudad de La Habana. Mis acompañantes llegaban tiritando y yo para que decir. La tos, ay, la tos, acostarme, levantarme y cualquier movimiento del tórax, ocasionaban el dolor agudo. Entonces valía como nunca que me masajearan la espalda, con suaves golpecitos a la vez que bebía agua de mis pomos siempre a mano.

La diligente y dulce Dra Lisbet González junto a una tropa de enfermeras, enfermeros, pantristas y otros trabajadores de servicio que se encargaron de hacer mi estancia postoperatoria un poco más agradable. Hasta de noche estaban pendientes de mi tos y para sacarme los restos de agujas, electrodos y otros artilugios propios de esa operación, tenían tal cuidado que no puedo decir que sentí un gran dolor en ninguna ocasión.

Llegada

Al llegar a mi casa el 23 de diciembre todavía no notaba los cambios de mi corazón. Tenía aún mucho dolor y estaba muy preocupada porque mi sangre no había logrado ser lo líquida que necesita una prótesis valvular. Para que el precioso liquido no forme un trombo tengo que tomar warfarina de por vida, como miles de operados u otro tipo de pacientes que viven en este planeta. Es el único cuidado que recomendó Paredes “Ahora yo terminé, tu vida está en las manos de la Dra Aida Crespo”. Ella es la especialista de alto nivel que atiende a los centenares de pacientes que se chequean sistemáticamente mediante el tiempo de protombina en el ICCCV para ver cómo anda su sangre.

Aunque no he conseguido dormir diez horas seguidas como hacía antes de la intervención, ya concilio el sueño mejor y más temprano. Este trastorno se debe al estrés. No creo que exista una persona que se haya sometido a este proceso y no lo haya hecho con mucho temor y miles de dudas.

A más de veinte de días de operarme me di cuenta que mi corazón era otro. Había entrado la madrugada y como no lograba llegar a Morfeo me puse a hacer ejercicios respiratorios cuando no sentí aquel borboteo que era común en mí al acostarme. Confieso que me asusté, hasta que me sumergí con placer en mi silencioso movimiento cardiaco. Tan sólo hace unos días reparé en que después de operarme no he vuelto a necesitar mi spray de salbutamol, a pesar de los múltiples cambios de tiempo. Ya camino, a veces bien rápido, y no tengo disnea. Pronto empezaré a realizar los ejercicios recomendados para la rehabilitación cardiovascular.

Y si, decididamente, si pudiera volver el tiempo atrás me pondría de nuevo en manos de Paredes y su equipo. Ellos y ellas han posibilitado que hoy, después de ese viacrucis con sus estaciones y paradas singulares, yo tenga mayor calidad de vida y haya recuperado un placentero silencio cardiovascular que bien vale haber sufrido miedos y dolores.

giovedì 17 febbraio 2011

Solo falla el sistema de salud, si los pacientes fallecen en Cuba

Diario El País apoya campaña de EEUU contra el sistema de salud cubano (I). La habitual doble vara de medir. En ninguna noticia de este diario sobre muertes por negligencias médicas en Europa se habla de “deterioro de los servicios de salud” del país. El fallecimiento de pacientes en el Hospital Psiquiátrico de La Habana refleja, por el contrario, “de forma descarnada el deterioro creciente de los servicios de salud en Cuba”.

cubainformacion.tv

lunedì 17 gennaio 2011

venerdì 5 novembre 2010

Enfermera cubana en mision en Jamaica recuenta

"Bueno mira, comparando el pais que estoy ahora con Cuba te puedo decir lo que he visto. Es que como Cuba no hay dos, por ejemplo aqui en Jamaica todos hay que pagarlo: la educacion, la salud, mientras que en Cuba todo el mundo goza a plenitud de todos los servicios gratuitos.
Aqui en Jamaica los ninos andan por la calle vendiendo cosas para poder pagar sus estudios y pagar el almuerzo en sus escuelas porque si no no pueden comer. Mientras que en Cuba el Estado cubano le garantiza a todos los estudiantes su comida en los seminternados y secundarias sin pagar un centavo. Aqui en Jamaica cada examen medico que se hagan los pacientes es caricimo y algunos se mueren por no tener dinero y eso es penoso y triste mientras que en Cuba los servicios medicos, gracias a la revolucion, son gratuitos: la estomatologia aqui es caricima, por un diente te cobran 12000 pesos. En Cuba no, no existen hospitales privados mientras que aqui en Jamaica si y verdaderamente va el que tiene dinero porque el que no, se muere y nadie hace nada.
En Cuba se tiene el privilegio de andar por las calles libremente sin temor, aqui no, cualquiera te mete un tiro, no te digo que en Cuba no hai sus problemas, pero no es como aqui. En Cuba existe sus cosas pero no se puede comparar con ningun pais, es el mejor pais del mundo y no lo cambio por nada, en el naci y me moriré".

giovedì 9 settembre 2010

La salud publica en Cuba (audio)

La salud publica en Cuba

CUBA, CON MEJORES INDICADORES DE SALUD QUE PAISES DESARROLLADOS


CUBA, 30 de junio de 2010.- Los indicadores de mortalidad infantil en Cuba, tanto en el primer año de vida como en los menores de cinco años, "son mejores que los que uno puede encontrar en países desarrollados con ingresos nacionales muy superiores", afirmó en La Habana el doctor Chok-wan Chan, presidente de la Asociación Mundial de Pediatría (IPA, por sus siglas en inglés), al intervenir ayer en el Taller Internacional Experiencias en la Atención a la Salud Infantil.


"Cuando comparo las estadísticas de salud de los Estados Unidos con las cubanas, estas son superiores", razón por la cual consideró que Cuba es un "buen ejemplo" en el logro de indicadores positivos, como resultado de la voluntad política del Gobierno revolucionario, su sistema de salud universal y gratuito, el nivel educacional alcanzado por toda la población, y la actitud proactiva de sus profesionales.


En las palabras de clausura del Taller, la doctora Elizabeth Mason, directora del Departamento de Salud Infantil y del Adolescente de la Organización Mundial de la Salud, dijo ante delegados de diez países de la región, que solo conocía otro sistema de salud "tan bueno como el cubano", y aludió al de Inglaterra.


Precisó que si se analizan los recursos monetarios que se invierten en salud anualmente por los británicos con los que emplea Cuba, "es como comparar una gota de agua con una enorme reserva".




Fuente: www.cubavsbloqueo.cu

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"La verità non è il bene assoluto, ma ciò che noi, in coscienza, nel corso di una nostra personale ricerca, e a seconda del livello di evoluzione e consapevolezza raggiunti, di volta in volta preferiamo ed eleggiamo come tale".


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