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giovedì 10 febbraio 2011

CUBA, entre sueños y esperanzas


di Ernesto Almaguer

Nacer a principios del siglo XX, posibilitó que conociera el verdadero rostro del capitalismo en Cuba. Su padre había sido un mambí a las órdenes de Máximo Gómez –se alzó a los 16 años--, una persona de una honradez extrema y con un alto sentido del decoro. Se indignó con el pago a los mambises, con el que se desmovilizó ese ejército popular: ¡no fuimos a la manigua por dinero!, era su sentir. Le entregó las monedas, que terminaron convertidas en pulso, guardado con celo junto al plomo que una vez lo hiriera en la batalla. No alcanzar la independencia y ver la marcha de aquella república, le causaba más dolor que el proyectil que atravesó su pierna.


Ninguna nación de este planeta tuvo que soportar sobre su espalda, en su Constitución, lo que fue la Enmienda Platt, la injerencia permanente de los Estados Unidos, que al decir del insigne Juan Gualberto Gómez “condenó a los cubanos a un estado de inferioridad bochornoso”. Nuestro José Martí lo había avizorado en su carta-testamento: “Con nuestra sangre estamos cegando, de la anexión de los pueblos de nuestra América al Norte revuelto y brutal que los desprecia”.

Varias veces recordó la historia de un estudiante universitario, a mediados de los años 30, que sólo tenía una muda de ropa para asistir a clases, con medias por suela de zapatos, quien perdió a su amor juvenil porque un político enriquecido gracias a los fondos públicos, le ofreció el futuro que aquel joven no podría darle. Para costear su matrícula, dependía de sus tres empleos. ¿Su sueño?, ser un abogado exitoso, tener un bufete, salir de la miseria. Nunca supo si lo logró.

Fue vecina de un sargento muy pobre, a quien su esposa tenía que zurcirle los uniformes. Sus grados lo frustraban, quería más. Una noche conspiró con otros militares y su sueño se cumplió: en un abrir y cerrar de ojos se convirtió en coronel. Su apetito creció, el imperio le echó el ojo y aunque hombres de razón murieron para evitarlo, llegó a ser Presidente de la República. Años después puso sus botas encima de la Constitución.

¡Todos repetían lo mismo! –me decía--, ¡prometo esto y prometo lo otro, pero lo robaban todo y el próximo lo hacia peor! Los crímenes y abusos eran cotidianos, ser joven era sinónimo de revoltoso y casi siempre se pagaba con la muerte.

Con pesar contaba que dos adolescentes pintores, sentados en una cafetería, revisaban con alegría las ganancias por la venta de sus cuadros, para comprar algunos alimentos, pero fueron sorprendidos por la policía –que sospechaba de todos--; recogieron apresuradamente sus cosas y trataron de huir, dos tiros dieron el alto y sus cuerpos inertes se sumaron a la larga lista de caídos, victimas de aquella dictadura.

Sus asesinos se paseaban por las calles impunemente, con prepotencia y arrogancia, exhibiendo escopetas y ametralladoras largas, persiguiendo esperanzas y sueños, para matarlas.

Congresistas de origen batistiano, descendientes de aquellos esbirros asesinos, desde sus butacas parlamentarias en la Florida, anhelan la devolución de las tierras que la Revolución entregó al pueblo. Sueñan con privatizar la salud y la educación, quieren “democratizar”, ayudar en una transición que nos haga vivir las historias que un día mi abuela me contó.

El Norte sigue siendo el mismo, por nuestras venas corre sangre criolla, mambisa, rebelde; este pueblo es heredero de Martí, seguimos luchando por nuestros sueños y más que alcanzarlos, toca defenderlos de aquellos que intentan convertirlos en pesadillas.

Sería una utopía que los enemigos de la patria reconozcan los logros y virtudes de esta sociedad –no es necesario--, los mambises de este siglo cabalgan por otras tierras, no importan las distancias, extienden su mano amiga llena de esperanza a los más desposeídos, los sueños del Apóstol se hicieron realidad, naciones hermanas repiten el nombre de esta pequeña isla, sus cuatro letras provocan admiración y nostalgia, símbolo de un movimiento liberador, es gritar bien alto: ¡Si hay Revolución, hay esperanza, si no hay Revolución, ni sueños ni esperanzas!

Fonte

sabato 15 gennaio 2011

Democrazia cubana: 40,8% di candidati donne tra i delegati provinciali alle elezioni del 2008

Le ultime elezioni cubane si sono tenute nel gennaio del 2008. La media delle candidature femminili è stata del 40,8% quando nel mondo la media è del 17%. Riporto di seguito un articolo che parla dell'argomento elezioni a Cuba per dare un idea del sistema politico cubano, un bell'esempio di democrazia diretta nonostante gli schemi mentali preconfezionati che si hanno in Italia sulla Revoluciòn e dove da decenni l'opinione pubblica è succube della propaganda anticastrista statunitense.


UNA DEMOCRAZIA DECENTE: CUBA
21 gennaio 2008

[...] elezioni generali, in cui si eleggeranno 1201 delegati delle assemblee provinciali e 614 deputati al Parlamento. Fra i candidati vi è un gran numero di donne, in un paese in cui le donne hanno guadagnato una partecipazione attiva in tutti i livelli della società.

Secondo Mayra Álvarez, membro della Commissione di Candidatura, a Cuba le cifre della partecipazione femminile alla politica sono in aumento e in queste elezioni la rappresentanza delle donne sul numero totale dei candidati raggiungerà livelli storici.

Cuba può vantare una “rappresentanza di candidati femminili tra i delegati provinciali del 40,8 per cento, molto superiore a quelle delle precedenti elezioni”, ha dichiarato in un’intervista con l’inviata di TeleSUR all’Avana, Patricia Villegas.

Alle ultime elezioni si era avuto il 37% di rappresentanze femminili. “Nell’Assemblea Nazionale, fra le candidature proposte al popolo che si voteranno domenica in maniera diretta e segreta, le donne sono il 43,16%”, ha precisato la Álvarez.

Fra i leader mondiali della partecipazione femminile

Si stima che nel mondo la media della rappresentanza femminile nei parlamenti sia del 17%, secondo quanto affermato dal membro della Commissione di Candidatura.

Ella sottolinea che “Cuba è, in questo momento, all’ottavo posto nel mondo e con questo numero di candidature femminili salirà al terzo posto nel mondo per presenza di donne in un Parlamento”.

La Álvarez insiste sul fatto che queste cifre si sono raggiunte senza bisogno di una legge sulle quote.

“Credo sia un riflesso del ruolo delle cubane, del successo che hanno ottenuto in tutti questi anni, di come siano rappresentate in tutti i settori della società”, commenta.

Per la rappresentante si tratta di una battaglia che ha avuto successo grazie soprattutto alla consapevolezza e all’educazione, “le persone riconoscono il ruolo della donna, la necessità che le donne siano rappresentate e partecipino nell’attività decisionale a tutti i livelli”.

La chiave sta nella partecipazione popolare

Mayra Álvarez ha anche descritto lo svolgimento del processo elettorale a Cuba, sottolineando che esso è fondato sulla partecipazione popolare a tutti i livelli, a partire dalle decisioni che si formano all’interno delle comunità.

Un aspetto importante è “la partecipazione delle comunità, a partire dai quartieri. E’ da lì che provengono i primi delegati e le prime delegate del Potere Popolare”, ha detto la rappresentante.

I candidati delle elezioni cubane sono nominati in modo libero e diretto dai propri stessi elettori, senza la mediazione di partiti politici. Sono indicativi per la nomina i valori umani e i meriti personali e sociali.

Vi è nell’isola una Commissione di Candidatura nazionale composta dai rappresentanti di tutte le organizzazioni di massa, di lavoratori, contadini, donne e studenti.

Questo sistema elettorale fu istituito nel 1976, quando attraverso un referendum i cubani decisero di dare all’isola una nuova costituzione.

Il partito non compare sulle schede elettorali

Fra le caratteristiche del sistema elettorale cubano, vi è il fatto che i partiti politici non partecipano alle elezioni. “Vi sono persone che sono militanti del partito (Partito Comunista) e altre che non lo sono. Chi realmente propone, nomina ed elegge i candidati a tutti i livelli sono i quartieri popolari e in un secondo momento le assemblee municipali”, spiega Mayra.

Secondo i dati, il 63 per cento dei candidati a queste elezioni è di nuova nomina. Delle persone elette nella scorsa legislatura, solo il 30 per cento è stato ricandidato.

“La maggioranza sono nuovi compagni e nuove compagne, come parte di un normale processo di rinnovamento, il che sottolinea, soprattutto, la continuità della rivoluzione, la continuità del compromesso di cubane e cubani con il nostro progetto sociale”, commenta Mayra Álvarez.

I mandati sono revocabili

A Cuba qualunque cittadino che abbia il pieno godimento dei diritti elettorali può nominare un candidato o essere proposto come tale. Allo stesso modo, tutti hanno il diritto di presentare esposti o proteste riguardo lo svolgimento del processo elettorale.

Per risultare eletti occorre ricevere la maggioranza assoluta dei voti durante lo scrutinio pubblico, aperto alla partecipazione di tutti. Gli eletti non ricevono alcun beneficio monetario dall’esercizio delle loro funzioni, ma devono rendere conto periodicamente ai propri elettori, i quali possono revocare il loro mandato in qualsiasi momento.

A Cuba, i maggiori di 16 anni che non abbiano incapacità mentale o legale sono inclusi automaticamente nelle liste dei votanti, senza ricorrere a procedimenti macchinosi. La lista degli elettori è pubblica e soggetta al controllo popolare.

Il voto è segreto, diretto, ma non obbligatorio. A differenza dei paesi in cui i militari sorvegliano le urne, nell’isola caraibica questa sorveglianza è affidata agli studenti delle scuole primarie.

Da parte sua, il presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba, Ricardo Alarcón, ha assicurato questo sabato di non essere preoccupato degli attacchi da parte dei governi reazionari, né di quelli del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, poiché questa domenica i cubani dimostreranno che la loro democrazia è molto più partecipativa e diretta di quella di molti altri paesi.

Intervistato in esclusiva all’Avana dall’inviata speciale di TeleSUR, Patricia Villegas, Alarcón ha toccato diversi aspetti del processo elettorale nell’isola e ha sottolineato la trasparenza, l’impegno civico e la partecipazione delle donne.

Ha anche parlato delle critiche mosse alla Rivoluzione Cubana, riguardo la presunta assenza di libertà democratiche, secondo quanto affermato da Bush nell’ottobre dello scorso anno, quando egli annunciò una serie di misure volte a inasprire il blocco commerciale e dichiarò in spagnolo ai cubani: “Cuba será pronto libre”.

“A Cuba sì che si vota liberamente”, ha detto Alarcón paragonando il sistema elettorale rappresentativo nordamericano con l’ampia partecipazione popolare che caratterizza le elezioni a Cuba, dove i delegati politici nascono direttamente all’interno delle comunità.

“Una maggioranza molto ampia di cittadini cubani va a votare con fiducia, seleziona alcuni dei candidati e la maggior parte, ne sono certo, vota per tutti i candidati in lista”, ha detto riferendosi al cosiddetto “voto unito”.

Alarcón ha affermato di essersi divertito molto vedendo il presidente Bush parlare in spagnolo per esortare i cubani ad avere “fede” nella “libertà”.

“Era davvero una festa sentire Bush che diceva: ‘Io mi rivolgo a questi cubani che ora mi stanno ascoltando, forse a rischio della propria vita’. Ti immagini lo sghignazzo collettivo di tutta Cuba quando ha visto questo signore esprimersi in modo così scollegato dalla realtà?”, ha detto Alarcón.

Fortunate differenze

Secondo Alarcón, il fatto che l’anno elettorale di Cuba coincida con quello degli Stati Uniti “è un’opportunità in più per paragonare e studiare un sistema tanto diverso e, ovviamente, tanto ammantato di ideali democratici come quello nordamericano”.

“L’anno elettorale (negli USA) è appena cominciato e già abbiamo visto diversi candidati, piuttosto conosciuti, che hanno dovuto interrompere il loro percorso per aver finito il denaro, per non essere riusciti a raccogliere i fondi necessari per proseguire una campagna elettorale così lunga e costosa”, ha spiegato.

Il presidente dell’Assemblea Nazionale cubana ha ripetuto la frase di John Kerry, ex senatore del Massachusetts ed ex candidato alla presidenza: “Bisogna lasciar votare la gente”.

“Il fatto è che (negli USA) vi sono ostacoli che impediscono alla gente di votare. E lui (Kerry) si è riferito a due esempi concreti: si è riferito a una legge appena varata nello stato dell’Indiana che istituisce nuove restrizioni per l’accesso alle urne”.

In Nevada i negri non votano

“Ma Kerry ha detto che esistono altre restrizioni a danno dei democratici”, insiste Alarcón: “Vi è una gran quantità di operai neri che in Nevada non potranno votare, e non lo dico io, lo dice Kerry”.

“Il Nevada è lo stato le cui principali industrie sono il turismo, il gioco d’azzardo, gli alberghi. Tutta la zona di Las Vegas. Ciò vuol dire che molti lavoratori degli alberghi e dei casinò, che dovranno lavorare durante questo fine settimana (quando si terranno le primarie di partito), non potranno votare, salvo facilitazioni che consentano loro di votare nei luoghi di lavoro.

Il Partito Democratico, per le sue elezioni primarie, aveva accettato di offrire anche a questi lavoratori la possibilità di votare. Fino al giorno in cui al sindacato dei lavoratori culinari americani non è venuto in mente di appoggiare la candidatura di Barack Obama”.

“Allora, molto semplicemente, li hanno privati del diritto di voto. Come? Non permettendo che si possa votare negli hotel e in nessuno di questi luoghi”. “Questo equivale ad eliminare il diritto di voto”.

“Insisto, tutti i cubani hanno realmente la possibilità e il diritto di votare”, ha concluso Alarcón. “Potremmo anche condividere (ciò che dice Kerry), purché garantiscano al popolo americano questo elementare diritto”.

(dal sito rebelion.org, traduzione di Gianluca Freda, Fonte)

Come si vota nella Repubblica di Cuba


Le elezioni cubane sono regolamentate dalla "ley 72", approvata all'unanimità dal Parlamento il 29 ottobre. Tale legge, che sostituisce la normativa elettorale introdotta nel 1976 dopo una consultazione referendaria, fu suggerita nell'ambito del IV Congresso Nazionale del Partito Comunista Cubano e introdusse per la prima volta il voto universale, diretto, libero e segreto nelle elezioni provinciali e nazionali."" La riforma elettorale, così come la coeva revisione costituzionale, si collocò temporalmente in un periodo di difficile congiuntura economica e internazionale dovuta al collasso dell'Unione Sovietica e alla disarticolazione del blocco socialista.

La natura della partecipazione politica a Cuba ha prodotto accese discussioni tra politici di opposte visioni, politologi e filosofi. Diverse conclusioni sono state raggiunte, alcune delle quali descrivono Cuba come una dittatura, altre come una Repubblica popolare, una democrazia dal bassoáúñòàà o un peculiare regime rivoluzionario. Sembra però esserci accordo sul fatto che Cuba non può essere definita una Democrazia liberale.

Suffragio

Manifesto esposto dal governo durante le elezioni nazionali 2008.

Il diritto di voto è regolato dal principio del suffragio universale ed è riservato ai cittadini che abbiano compiuto il sedicesimo anno d'età. Possono essere eletti nei Consigli comunali e provinciali tutti i cittadini che abbiano compiuto 16 anni, mentre per essere eletti Deputati l'età si alza a 18 anni e si richiede almeno una precedente candidatura alle provinciali.

Il processo elettorale

Il processo elettorale si svolge due fasi distinte. La prima fase, mirata alla selezione dei candidati, ha luogo a livello molto parcellizzato e coinvolge i cittadini a partire dalle assemblee di quartiere. La seconda fase consiste nel sottoporre i candidati confermati a livello municipale all'approvazione dell'intero corpo elettorale della circoscrizione. Risultano eletti i soli candidati che abbiano ottenuto almeno la metà più uno dei voti validi espressi nella rispettiva circoscrizione elettorale. I Deputati nazionali non sono professionisti e pertanto svolgono le loro funzioni a titolo completamente gratuito.

La selezione dei candidati

I candidati non vengono proposti da partiti ma escono da un'estesa consultazione che comincia da assemblee generali convocate a livello di quartiere. In queste sedi i cittadini si riuniscono e ciascuno ha diritto di proporre un nome (anche il proprio) illustrandone pubblicamente le qualità.

Occorre precisare che attraverso questo metodo viene selezionata soltanto la metà dei precandidati che vengono proposti alle elezioni mentre il restante 50% viene proposto direttamente dalle Commissioni di candidatura. In ogni municipio la selezione definitiva dei candidati, il cui numero equivale al numero di delegati assegnati al municipio stesso, viene fatta dall'Assemblea Municipale del Potere Popolare.

Il meccanismo viene giustificato in quanto garantirebbe la rappresentatività di figure sociali, quali artisti, sportivi e scienziati, ritenute meritevoli di rappresentanza; alcune critiche si concentrano però sul fatto che molte delle personalità proposte con questo metodo sarebbero distanti dalla realtà locale che dovranno poi rappresentare e talvolta vengano elette addirittura in provincie diverse da quella dove vivono e lavorano,óí similmente a quanto del resto avviene ormai comunemente in democrazie parlamentari come l'Italia.

Le Commissioni di candidatura

Per elaborare e presentare i progetti di candidatura si creano apposite Commissioni di candidatura. Queste sono composte da rappresentanti della Centrale dei Lavoratori di Cuba, dei Comitati di Difesa della Rivoluzione, della Federazione delle Donne Cubane, dell'Associazione Nazionale dei Piccoli Agricoltori, della Federazione Studentesca Universitaria e della Federazione degli Studenti della Scuola Media.

Le commissioni elettorali

Per organizzare, dirigere e validare i processi elettorali si creano apposite Commissioni elettorali a livello nazionale, provinciale, municipale e distrettuale.

La Commissione elettorale nazionale, nominata dal Consiglio di Stato, ha i compiti, tra gli altri, di dettare le eventuali regole complementari alla legge elettorale, di designare i membri delle Commissioni provinciale e di dichiarare l'eventuale nullità delle elezioni tenute in una o più circoscrizioni di un Municipio, o dell'elezione di un candidato, qualora non siano state rispettate le regole previste dalla legge elettorale. Le commissioni provinciali, municipali e distrettuali presiedono ai meccanismi elettorali nei rispettivi livelli giurisdizionali.

Le elezioni generali

Le elezioni vere e proprie consistono in una sorta di secondo turno nel quale i candidati precedentemente selezionati vengono sottoposti all'approvazione popolare: il Paese viene suddiviso in circoscrizioni elettorali (territorialmente coincidenti con le Provincias) e in ciascuna viene presentata una lista che raccoglie tutti i nomi dei candidati (corrispondenti al numero dei seggi in palio per quella circoscrizione). Ogni cittadino può scegliere se esprimere una o più preferenze, consapevole che risulteranno eletti soltanto i candidati capaci di raccogliere l'approvazione di almeno il 50% dei votanti.

Nel caso in cui alcuni seggi rimanessero vacanti al Consiglio di Stato è data facoltà di decidere se lasciare vacanti i seggi fino alle successive elezioni, assegnare all'Assemblea municipale il compito di nominare il Deputato o indire nuove elezioni.

Voto Unido

Sulla scheda elettorale è prevista la presenza di una casella dedicata all'espressione del cosiddetto voto unido. Apponendo un segno su questa, viene espressa una preferenza verso tutti i candidati in lista. Il governo Cubano supporta questa opzione sostenendo che il voto unido serve a rafforzare l'unità del Paese e la sua immagine internazionale ma sottolinea che la scelta degli elettori è assolutamente libera, vista la segretezza del voto. Gli oppositori denunciano invece che quella a favore del voto unido è l'unica propaganda elettorale ammessa e la sovraesposizione mediatica di questa opportunità, segnalata persino all'entrata dei seggi, falsa la competizione elettorale.

Propaganda elettorale

L'assenza di propaganda viene esaltata dal regime come metodo per assicurare ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando campagne elettorali milionarie e manipolazioni dell’opinione pubblica. È prevista invece l'affissione di schede biografiche di ogni candidato in alcuni luoghi pubblici.

Tali schede, di eguali dimensioni e formato, contengono accanto alla fotografia, nome e cognome, età, titolo di studio, professione, biografia, ed elenco delle associazioni che appoggiano il candidato. I candidati possono inoltre partecipare congiuntamente a conferenze e fare visite ad opifici per parlare con i lavoratori e farsi da loro conoscere personalmente.

Scadenze elettorali

Le elezioni dei delegati alle Assemblee Municipali si svolgono ogni due anni e mezzo, mentre quelle a livello Provinciale e Nazionale ogni cinque anni. Tutti gli eletti possono essere revocati dai loro elettori in ogni momento del mandato.

Lo scrutinio

I seggi non sono presidiati da militari o forze dell'ordine e la tradizione vuole che alla custodia delle urne siano delegati dei bambini che indossano le proprie uniformi scolastiche. Terminata la votazione il Presidente del seggio apre le urne e procede al computo delle schede votate e dei voti ottenuti da ciascun candidato.

I risultati delle votazioni vengono affissi fuori dal seggio e all'esterno delle sedi delle organizzazioni di massa e di alcuni luoghi pubblici. La legge prevede che alle operazioni di scrutinio possono presenziare i membri delle Commissioni elettorali, i rappresentanti delle associazioni di massa e i cittadini che lo richiedano..

Democraticità del voto

Da quando Cuba è diventata una Repubblica di stampo marxista-leninista il suo regime è stato duramente criticato e condannato da vari soggetti: oppositori interni, Governi stranieri e associazioni internazionali.

La posizione del regime

Il governo cubano sostiene che il sistema politico interno è democratico perché assicura la segretezza del voto e la pubblicità dello scrutinio.

Questo punto di vista può essere riassunto da una dichiarazione del Presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcón: "Ogni tanto la retorica statunitense cambia parlando di democrazia... Secondo me, il punto di partenza è riconoscere che la democrazia dovrebbe iniziare con la definizione di Pericle - la società è per il bene della maggioranza - e non dovrebbe essere imposta dall'esterno".

Cuba giustifica inoltre l'esistenza del partito unico argomentando che il PCC non è un partito politico in senso liberal-democratico. Non propone né elegge candidati, non partecipa alle elezioni né interferisce con esse; il suo ruolo è quello di guida, supervisore e garante della partecipazione democratica, dello sviluppo sostenibile e della giustizia ed eguaglianza sociale .

La posizione degli USA

Gli Stati Uniti d'America considerano Cuba una dittatura dove il regime controlla ogni aspetto della vita attraverso il Partito Comunista, le organizzazioni di massa a questo affiliate, la burocrazia governativa e l'apparato di sicurezza statale.

Nel report ufficiale su Cuba dell'Ufficio Democrazia, Diritti Umani e Lavoro del Governo Statunitense viene denunciato come il partito Comunista sia l'unico partito che possa partecipare alle elezioni e sebbene una piccola percentuale di candidati non sia formalmente affiliata al partito, anche questa viene scelta attraverso il medesimo processo di selezione controllato. Si afferma inoltre che sebbene non esplicitato formalmente, l'essere membri del partito è prerequisito per raggiungere posizioni di alto livello e avanzamenti di carriera.

Lo stesso report accusa il governo di saturare i media e di fare propaganda diretta per il voto unido. Riporta poi come, sebbene la legge autorizzi i cittadini a non votare, il Comitato per la Difesa della Rivoluzione faccia spesso pressioni per indurre a votare e, come dichiarato anche dalla Commissione per i Diritti Umani cubana, il governo conservi i nomi di chi non vota.

Altra accusa che viene rivolta al governo cubano riguarda il suo rifiuto verso ogni cambiamento del sistema politico giudicato incompatibile con la rivoluzioneò.

La posizione dell'Unione Europea

Cuba è l’unico paese latinoamericano e uno dei pochi nel mondo senza un accordo di cooperazione con l'Unione Europea.

Nel 1996 la Spagna, dove il Partido Popular di Aznar aveva appena vinto le elezioni, propose al Consiglio dell'Unione europea di assumere un posizione comune su Cuba che contemplasse la rottura della cooperazione, una chiusura di credito e il dialogo con gli oppositori del regime. Il testo della Posizione comune adottato dagli Stati Membri, sebbene differente rispetto alla versione proposta dalla Spagna, stabiliva per la prima volta di subordinare la cooperazione bilaterale con Cuba ai cambiamenti politici ed economici che sarebbero intervenuti sull'isola.

Un deciso peggioramento delle relazioni tra UE e Cuba seguì la notizia dell'arresto di 75 dissidenti cubani legati al cosiddetto Progetto Varela, tra il marzo e l'aprile del 2003, e l'esecuzione di tre uomini che avevano dirottato un'imbarcazione per lasciare il Paese e dirigersi in Florida. Il 5 giugno 2003, sempre su iniziativa spagnola, l'UE decise di adottare una serie di sanzioni, per limitare le visite governative bilaterali ad alto livello, ridurre il profilo delle partecipazioni degli Stati membri ad eventi culturali, invitare i dissidenti cubani alle celebrazioni nazionali ufficiali e rivalutare la Posizione Comune.. Questa decisione portò a una serie di controversie diplomatiche note come Cocktail wars.

Nel 2004 con la sconfitta di Aznar e l'elezione del socialista José Luis Rodríguez Zapatero, Madrid cambiò la propria politica e cominciò a riallacciare i rapporti diplomatici e invocare la sospensione delle sanzioni comunitarie. Nella seconda metà del 2004, i 75 prigionieri politici furono rilasciati e nel gennaio 2005 il governo cubano ripristinò con tutti gli Stati UE i rapporti diplomatici interrotti con l'adozione delle sanzioni. Il 31 gennaio dello stesso anno la UE decise la sospensione delle sanzioni.

L'adozione della Posizione comune europea venne giustificata ufficialmente con la situazione dei diritti umani ma alcuni autori sottolineano come talvolta il giudizio sui diritti umani venga ridotto alla sola valutazione della democrazia del sistema, che spesso viene a sua volta ridotta alla sola presenza di elezioni pluripartitiche’.

I critici dell'atteggiamento Comunitario verso Cuba argomentano che in molti Paesi del mondo (e in alcuni Stati dell'America latina) è possibile evidenziare notevoli carenze concernenti il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto ma questo non ha impedito che tutti i Paesi latinoamericani, ad eccezione di Cuba, abbiano accordi di cooperazione con l'Unione Europea.ó’.

Il 18 giugno 2007 il Consiglio della UE, pur tornando a rimarcare che «il governo cubano continua a negare ai suoi cittadini le libertà e i diritti civili, politici ed economici internazionalmente riconosciuti», e riaffermando la volontà di «mantenere un dialogo con la società civile e l'opposizione democratica», ha annunciato la volontà di riprendere un dialogo aperto e comprensivo con le autorità cubane su tutti gli argomenti di mutuo interesse.

La posizione dell'OAS

Cuba è stato sospeso dall'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) sin dal 1962.

La IACHR, organo dell'OAS, in una relazione sui diritti umani a Cuba del 1997 ha affermato che il criterio principale nell'elaborazione della relazione stessa è stato la mancanza di libere elezioni secondo gli standard accettati a livello internazionale, condizione che viola il diritto alla partecipazione politica affermato all'Articolo 20 della Dichiarazione Americana dei Diritti e dei Doveri dell'Uomo.

L'opinione di alcune ONG statunitensi

Nel 1999, la ONG Freedom House iniziò il “Cuban Democracy Project”, creato per supportare e incoraggiare giornalisti, attivisti dei diritti umani, sindacati e partiti indipendenti e altre organizzazioni. Nel report “Freedom in the World 2005” l'associazione ha assegnato al Paese caraibico il rating più basso per i diritti politici e la democrazia elettorale sottolineando l'assoluto dominio del sistema politico da parte di Fidel Castro e del Partito Comunista Cubano e denunciando l'illegalità delle altre organizzazioni politiche e la repressione del dissenso politico.

Il report 2006 della ONG Human Rights Watch descrive Cuba come un'anomalia nell'America latina a causa del suo governo antidemocratico che reprime ogni forma di dissenso politico. Sottolinea inoltre la lunga permanenza al potere di Fidel Castro e la sua indisponibilità a prendere in considerazione persino minime riforme. Conclude quindi giudicando che ai cittadini cubani siano negati i basilari diritti di espressione, associazione, assemblea, riservatezza, movimento oltre che il diritto ad un giusto processo.

FonteWikipedia

domenica 17 ottobre 2010

AUTONOMIA E ORIGINALITA' DEL SOCIALISMO CUBANO

[...] Guevara aveva detto esplicitamente che il guerrigliero deve essere sepolto nella terra in cui e per cui è caduto, e che certamente non avrebbe apprezzato l’idea di un mausoleo. D’altra parte anche Lenin non avrebbe mai accettato quei discutibili onori (la vedova protestò pubblicamente contro l’imbalsamazione, la tomba faraonica e la trasformazione di Pietrogrado in Leningrado). Mao Tsedun aveva esplicitamente chiesto di essere cremato, e Ho Chi Minh aveva perfino precisato che le sue ceneri dovevano essere sparse in parte nel nord, in parte nel sud del Vietnam. Invano. In tutti quei casi gli onori erano inversamente proporzionali alla fedeltà al pensiero di quei grandi comunisti, e servivano ai vivi per legittimarsi attraverso un culto di “eroi fondatori” modellato su quello delle religioni autoritarie. Ci auguriamo che non accada così anche a Cuba.
Comunque la fase in cui sembrava che il Che dovesse essere l’ispiratore del rinnovamento della rivoluzione cubana e della riaffermazione della sua autonomia e originalità, avviata nel 1986-1987, e che diede luogo gli interessanti convegni di studio di cui ho parlato in un capitolo del libro, ha cominciato a chiudersi (anche se gli omaggi rituali al Che continuano) con il “periodo speciale in tempo di pace”, cioè con la fase di durissima crisi economica provocata dal tracollo dell’URSS e del suo sistema e dalla sparizione dell’80% dell’intercambio economico.


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