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giovedì 10 ottobre 2013

No alla deriva leghista del M5S


Cari Grillo e Casaleggio,
non sono d'accordo con la vostra linea contro l'abolizione del reato d'immigrazione clandestina, date l'impressione di essere dei bastian contrari a priori di fronte a tutte le proposte provenienti da esponenti del PD e da Napolitano. Rischiate che la gente non vi capisca piu' e alla fine non vi segua su queste vostre prese di posizione forzatamente controcorrente.
E' chiaro che il problema dell'immigrazione si risolve alla radice solo evitando di alimentare le guerre, aiutando le popolazioni a casa loro e facendo in modo che queste persone disperate non sentano la necessità di fuggire dai loro paesi d'origine in quanto perseguitati. Ma in ogni caso, per chi comunque vorrà partire, per chi è disposto a giocarsi la vita pur di cambiarla, non vi sarà argine che tenga. Per questo i flussi vanno regolamentati, organizzati, controllati per toglierli dalle grinfie degli scafisti e della criminalità, magari mettendo a disposizione una nave che faccia la spola tra la Libia e l'Italia. Vanno predisposti dei filtri sul posto, queste persone devono essere identificate prima di lasciare la Libia. In questo, a mio avviso, ha ragione Maroni, ma solo in questo sia chiaro. Invece sull'abolizione dell'immigrazione clandestina, penso che essa sia un prerequisito di civiltà per cominciare a risolvere il problema. Magari avete ragione a non desiderare di farlo ora, in questo momento di crisi nera per l’Italia, prima dev'essere fatto un lavoro preparatorio, come coinvolgere maggiormente l'Europa su questo tema - il problema infatti si risolve solo a livello europeo, sia chiaro - ma subito dopo il reato dev'essere abolito perché è una vergogna etica e visti i tempi del Parlamento italiano, magari è bene cominciare a ragionarvi fin da subito.
E' comodo globalizzare e liberalizzare il flusso delle merci e del denaro per arricchire l'economia ma poi non fare lo stesso con le persone, il che ai fini dell'arricchimento umano sarebbe molto più importante. Non si puo' globalizzare solo cio' che fa comodo, trattare l'immigrazione come un fenomeno di pubblica sicurezza equivale a mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, è un atteggiamento del tutto ipocrita ed egoista dal punto di vista etico, morale, religioso. Se avessimo messo lo stesso impegno legislativo speso nel regolamentare il flusso delle merci a livello mondiale, se si fosse evitata la guerra alla Libia, se non avessimo appoggiato indebitamente le primavere arabe o le rivolte in Siria, se i paesi produttori d'armi non avessimo armato quei ribelli che adesso rappresentano il vero scoglio alla normalizzazione di paesi come Libia e Siria, alimentandone il caos, ora il problema dell'immigrazione clandestina non sarebbe così urgente e forse l'Europa avrebbe avuto il tempo di predisporre le giuste e necessarie contromisure legislative, economiche e organizzative prima che si verificasse questa tragedia. Ma non tutto il male viene per nuocere e forse se la cosa è esplosa una ragione c'è: l'essere umano non si muove se non costretto da tragedie che lo scuotano e gli facciano aprire gli occhi del cuore. Questa puo' essere l'occasione, la leva per cambiare, se riusciremo a farlo faremo almeno onore a questi morti, che così non saranno morti invano.

venerdì 6 gennaio 2012

Adelante Reporteros. Inmigrantes en España

Descubrimos la vida de cuatro inmigrantes en Castilla y León:
- En Aguilar de Campos (Valladolid) acompañamos a Abdellah y a Fatna en sus labores diarias en una granja de cabras.
- Conocemos a Elena, una ucraniana en Población de Cerrato (Palencia).
- Sylwia vino de Polonia a trabajar en Cuellar (Segovia) recogiendo fresas y se quedó a vivir.
- En Olmillos (Soria) descubrimos a un grupo de tailandeses que se dedican a la agricultura. Nathaphat nos muestra como es su estilo de vida.




02-06-2011

lunedì 21 novembre 2011

Al nuovo Ministro dell'Interno del governo Monti, Prof.ssa Anna Maria Cancellieri


Al Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri,
Al Ministro per la Cooperazione Internazionale, Andrea Riccardi
Al Ministro del Lavoro, Elsa Fornero

in un periodo di crisi epocale e carenza di lavoro come quella che stiamo vivendo, subordinare la concessione del PdS al reddito da lavoro, anche se minimo, è una cosa assolutamente assurda e profondamente iniqua!

Dev'essere rivista, e al più presto, la normativa sull'immigrazione e, in particolare, i requisiti sui permessi di soggiorno di lunga durata!

Non si faccia diventare chi perde il lavoro un clandestino fuorilegge, ma si guardi, come unico requisito, da quanto tempo la persona risiede legalmente, e senza creare problemi, sul territorio italiano! Penso che 5 anni bastino, se uno si è sempre comportato bene, per farne, agli occhi dello Stato italiano, una persona con un minimo di diritti, degna di ottenere, non dico un lavoro garantito dallo Stato, ma quantomeno un permesso di soggiorno di un anno in attesa di trovarne uno.

Quindi un permesso di soggiorno, diciamo, 'sulla fiducia'. Ma una fiducia che non si riferisce tanto alla persona, quanto alla speranza di trovare finalmente uno straccio di lavoro non troppo distante da dove si risiede, avendo un minimo di garanzia da parte dello Stato e delle Istituzioni locali, quindi dei Centri per l'impiego, di trovare un'occupazione anche nel caso in cui si abbia la sfortuna di abitare in zone economicamente depresse dell'Italia, come ad esempio la bassa padana o il sud!

Con rispetto,
Il titolare di questo blog

Morire d'asma in cella per un banale, schifoso permesso di soggiorno scaduto! Questa è l'Italia!

La sequenza tragica degli eventi: un immigrato senegalese, con alle spalle 20 anni di lavoro in Italia, perde il posto, non ne trova un altro, gli scade il 'fottuto' permesso di soggiorno, finisce in una cella dei C.C. e lì ci muore d'asma. Era l'11 dicembre del 2010. Cosa è stato fatto nel frattempo dai nostri legislatori per evitare che succedano di nuovo episodi del genere? Assolutamente nulla. Maledetti assassini, ma quando comincerete a vergognarvi e a fare finalmente qualcosa per cambiare l'attuale merdosa legge Bossi-Fini sul'immigrazione?!!

Notare nel video che il carabiniere apre la porta della cella e poi se ne va. Che grado di insensibilità o di specifica incompetenza ci vuole per non capire le condizioni disperate in cui versa una persona in pericolo di vita? Perchè l'agente non l'ha condotto fuori, nel cortile interno, per farlo respirare un attimo? Perchè non ha chiamato subito aiuto? Non dovrebbe avere sempre con sè una radio o un cellulare per avvisare i colleghi? Perchè la burocrazia, la gerarchia, l'ordine precostituito non possono essere messi in pausa per un attimo di fronte ad un immediato pericolo di vita? Sta di fatto che Saidou è morto per un permesso di soggiorno scaduto, quelli che vediamo nel video sono i suoi ultimi istanti di vita. Il clandestino senegalese morirà dopo 8 minuti di dolorosa agonia, senza alcun soccorso. 



"Ecco come hanno lasciato morire Saidou". In video l'agonia in caserma del senegalese
L'uomo venne ucciso da un attacco d'asma: "Nessuno lo ha soccorso". L'avvocato chiede di riaprire le indagini.

BRESCIA - Grida per chiedere aiuto, picchia le mani contro la porta della cella, disperato. Le dita che escono dallo spioncino. Quando il carabiniere lo fa uscire, inizia una lenta, atroce agonia: 8 minuti durante i quali l'uomo è paralizzato dal dolore, il respiro spezzato, lo sguardo moribondo. E nessun militare interviene. Lo lasciano lì, da solo, con la morte che lo sta strappando via dalla porta di ferro alla quale si aggrappa mentre a fatica si toglie i vestiti e tira fuori lo spray dalla tasca dei pantaloni, in un ultimo, inutile, tentativo di riuscire a respirare. Poi si accascia a terra, e muore.
Sono gli ultimi minuti di Saidou Gadiaga, 37 anni, senegalese, morto dopo un attacco di asma in una cella della caserma Masotti, sede del comando provinciale dei carabinieri di Brescia. È la mattina del 12 dicembre 2010. Quella sequenza di morte - sulla quale un magistrato ha indagato per un anno e poi chiesto l'archiviazione del caso - è contenuta in un video di cui Repubblica è entrata in possesso.

Le immagini, registrate da una telecamera puntata sull'atrio antistante le due camere di sicurezza, non mostrano solamente il calvario di un uomo che soffriva d'asma e che è stato abbandonato a se stesso: assieme a nuovi elementi - forse sottovalutati -, riapre, di fatto, una vicenda che da subito era sembrata controversa. A tal punto da attivare il console senegalese a Milano e interessare i vertici dello Stato africano. Raccontiamola.

È l'11 dicembre. Gadiaga viene arrestato dai carabinieri perché sprovvisto del permesso di soggiorno e già raggiunto da provvedimento di espulsione. Se lo avessero fermato tredici giorni dopo - quando anche l'Italia recepisce la normativa europea sui rimpatri che annulla il reato di inottemperanza al provvedimento di espulsione - le manette non sarebbero scattate. Ma tant'è. Su indicazione dello stesso pm Francesco Piantoni, l'immigrato non viene rinchiuso in carcere ma nella caserma di piazza Tebaldo Brusato.

Gadiaga è un paziente asmatico. I carabinieri lo sanno perché ha subito mostrato il certificato medico. Alle prime ore del mattino il senegalese ha una crisi. Lo conferma un testimone, Andrei Stabinger, bielorusso detenuto nella cella accanto. "Sono stato svegliato dal detenuto che picchiava contro la porta e chiedeva aiuto gridando. Aveva una voce come se gli mancasse il respiro. Dopo un po' di tempo ho sentito che qualcuno apriva la porta della cella e lo straniero, uscito fuori, credo sia caduto a terra".

Quanto tempo è trascorso tra la richiesta di aiuto e l'intervento del militare? "Penso 15-20 minuti - fa mettere a verbale il testimone - durante i quali l'uomo continuava a gridare e a picchiare le mani contro la porta". Il video fissa la scena e i tempi. Da quando si vedono le dita di Gadiaga sporgere dallo spioncino (sono le 7.44, l'uomo sta chiedendo aiuto già da parecchi minuti) all'arrivo del carabiniere, passano due minuti e 35 secondi. Gadiaga, uscito finalmente dalla cella, cade a terra alle 7.52: otto minuti dopo essersi sporto dalla camera. Altri 120 secondi e arrivano i medici del 118. Gadiaga è già privo di conoscenza, per lui non c'è più niente da fare.

L'autopsia conferma che la morte è avvenuta a causa di "un gravissimo episodio di insufficienza respiratoria comparso in soggetto asmatico". E attesta, inoltre, che l'uomo "era clinicamente deceduto già all'arrivo dell'autoambulanza". La versione dei carabinieri disegna un quadro un po' diverso. Nella relazione di servizio inviata alla Procura, e in altre comunicazioni al consolato senegalese, i militari collocano il decesso di Gadiaga in ospedale, parlano di un aneurisma, escludono ritardi e carenze nei soccorsi.

Il maresciallo che apre la porta all'immigrato viene addirittura premiato dal comandante provinciale dell'Arma. Che dice: "In un video che abbiamo consegnato alla Procura c'è la conferma della nostra umanità". Il video, però, racconta altro. Quando esce dalla cella Gadiaga, in evidente stato confusionale, viene lasciato solo. I militari fanno notare che l'ultima uscita dalla cella - per fare pipì - dell'immigrato, risale a otto minuti prima della crisi: "Stava bene".

In realtà l'orario delle immagini fissa quell'uscita 26 minuti prima: non otto. La testimonianza dell'altro detenuto fa il resto. "Perché i carabinieri hanno detto che Gadiaga è morto in ospedale e non in cella?", ragiona l'avvocato Manlio Vicini. E perché - di fronte a tanti punti oscuri - il pm ha chiesto l'archiviazione del caso? "Chiediamo nuove indagini, da subito", aggiunge. Il consolato del Senegal, da parte sua, promette che andrà fino in fondo per chiedere che sia fatta chiarezza.

lunedì 7 novembre 2011

Il fisco italiano è sempre più multietnico


Stranieri si nasce, contribuenti (italiani) si diventa. Sono più di 2 milioni i cittadini nati all'estero che pagano l'Irpef, cioè versano un'imposta netta positiva. Gli immigrati non sono affatto "fantasmi" per il Fisco, nel complesso sono diventati il 6,8% dei contribuenti totali Irpef. Sborsano una cifra media di 2.810 euro, contro i 4.865 dei contribuenti nati in Italia, dove la media procapite non dice però che l'operaio straniero specializzato assunto in Lombardia (con un reddito di 14.944 euro, Irpef di 3.600) può arrivare a pagare più tasse del contribuente italiano residente in Molise, Basilicata e Calabria.

Tra le dichiarazioni dei redditi degli stranieri è andata a "spulciare" la Fondazione Leone Moressa che, partendo dalla banca dati del dipartimento delle Finanze del Mef, ha curato la prima indagine sulle tasse degli...
di Francesca Padula - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/HVJH4

mercoledì 21 settembre 2011

Lampedusa A Fuoco il CIE

LAMPEDUSA, 20 settembe 2011 -- Le telecamere di LiberaEspressione -- Il centro di accoglienza è stato incendiato da un gruppo di immigrati tunisini ospiti della struttura di Contrada Imbriacola.
I migranti tunisini hanno invaso le strade dell'isola.
I Lampedusani si sentono indifesi e scoraggiati di fronte a quanto è accaduto visto che non è la prima volta.
I migranti lamentano condizioni non idonee all'interno del CIE e protestano perché vogliono essere trasferiti da Lampedusa ma non vogliono essere rimpatriati come, invece, prevede l'accordo firmato di recente tra la Tunisia e l'Italia.
La situazione a Lampedusa è scoraggiante vista l'impotenza delle autorità competenti di garantire una certa sicurezza al popolo Lampedusano, nonostante l'isola sia colma di polizia carabinieri e esercito.



Lampedusa, violenti scontri tra polizia e tunisini

21 settembre, 2011 - Dopo gli incidenti di ieri ancora caos sull’isola. Le forze dell’ordine caricano gli immigrati che poco prima avevano minacciato di fare scoppiare delle bombole a gas. Intanto gli abitanti lanciano pietre. Il sindaco: “La situazione è tragica”.



Ancora caos nell'isola di Lampedusa, dopo l'incendio doloso che ieri ha distrutto il Centro di prima accoglienza. La protesta di alcune centinaia di tunisini che si stava svolgendo nei pressi del porto vecchio di Lampedusa, a due passi da una pompa di benzina è degenerata dando vita a una guerriglia urbana. Secondo le prime informazioni alcuni migranti si sono impossessati di tre bombole di gas all'interno del vicino ristorante "Delfino blu" minacciando di farle esplodere. A questo punto le forze dell'ordine, in assetto anti sommossa, hanno caricato i manifestanti. Molti di loro si sono gettati da un muro per fuggire alle cariche. Gli scontri hanno coinvolto anche alcuni abitanti dell'isola, che hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati, che hanno risposto lanciando a loro volta pietre e suppellettili. 

Ma si registrano disordini anche in altre zone dell'isola, dove si respira un clima di "caccia all'uomo" che sta coinvolgendo anche gli abitanti.
Altri scontri tra tunisini e forze dell'ordine sono avvenuti all'interno del Centro di prima accoglienza dove si trovano ancora un centinaio di immigrati. Gli extracomunitari avrebbero lanciato sassi e altro materiale contro gli agenti che presidiano la struttura.
Nel clima di tensione, si sono registrate aggressioni anche ad alcuni giornalisti, tra cui anche l'inviato di SkyTG24 Fulvio Viviano e il suo operatore Davide Di Stefano. "Ve ne  dovete andare" hanno urlato contro i giornalisti alcuni lampedusani.

Nella notte ci sono stati i primi trasferimenti di migranti da Lampedusa con l'imbarco di circa 200 tunisini su due aerei militari. Gli extracomunitari rimasti sull'isola, oltre un migliaio, hanno trascorso la notte all'addiaccio all'interno dello stadio comunale.


Fonte: tg24.sky.it

domenica 21 agosto 2011

A quando una legge civile sull'immigrazione?

In un paese come l'Italia, dove c'è una mancanza cronica di lavoro, ultimamente esasperata dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra, cosa si sono inventati un po' di tempo fa i nostri cari Bossi, Fini e Maroni? Una legge sull'immigrazione che subordina la concessione del permesso di soggiorno ad un contratto di lavoro...Proprio un'idea diabolica!

E guardate se non sono dei bastardi: oltre a ciò, in questa legge ingiusta e persecutoria hanno sancito anche il reato di clandestinità. E fu così che il criminale cappio leghista si strinse attorno al collo di tutti gli immigrati. Infatti le due norme associate si sono rivelate una vera e propria bomba ad orologeria per la giustizia del nostro paese. Ma quel che è peggio è che nessuno si preoccupa minimamente di eliminarla, cambiarla, migliorarla questa folle legge...

E allora che dire, ce la meritiamo tutta questa crisi e anche il default...Perchè in un paese civile, se così ancora vogliamo tornare a definirci, prima di tutto viene la giustizia e solo dopo le istanze del benessere e dell'economia, apparentemente così care a Pdl e Lega. Ma non si rendono conto che non c'è Welfare senza una base solida e credibile di giustizia sociale? Perchè non hanno preso l'esempio di paesi nordeuropei come Norvegia o Svezia, invece di imitare il fallimentare esempio degli Stati Uniti la cui economia, senza nuovi saccheggi bellici, è destinata al default in breve tempo?  

E soprattutto, quando vi decidete a modificarla questa ca$$o di legge, cari parlamentari leghisti, stampelle sbilenche di questo governo di merda! Mi rivolgo a voi perchè siete i primi responsabili di questo pasticcio...e spetterebbe a voi ora porvi un qualche rimedio! Anche se dubito che lo farete mai.

sabato 9 luglio 2011

Colombo: "Centri di Identificazione ed Espulsione come lager"

Manifestazione contro i Cie a Torino il 14 novembre 2010.
Il Cie di Bari visto dall'alto...strutturato come un lager!
Rivolta degli immigrati al Cie di Torino.

"I Centri di identificazione ed espulsione sono dei veri e propri lager"...Lo ha dichiarato Furio Colombo (PD) ai microfoni di Rai News. "Nessuno puo' entrarvi, nemmeno io in qualità di presidente del Comitato permanente dei Diritti Umani della Camera"... figuriamoci i giornalisti, aggiungiamo noi...

Dobbiamo far presente questa anomalia e violazione dei diritti umani alla Corte europea dei diritti dell'uomo, inondandoli di email. L'indirizzo è: echrpress@ecrh.coe.int
Oppure: CommissionerHR.Communication@coe.int

Chiediamo alle autorità europee preposte che mandino degli ispettori a controllare cosa succede all'interno di questi CIE; e non sarebbe male se ci andassero senza preavviso, per cogliere i 'capò' del ministro Maroni con le mani nella marmellata.

Manifestazione contro Cie e Polizia a Taranto.
Cie di Bari. Chiamarli 'ospiti' non è il caso, che ne dite?
Manifestanti protestano davanti al Cie di Bologna.

giovedì 14 aprile 2011

Lega Nord, xenofobi al governo - reportage francese





Un commento:

"Sono italiano, sono del nord...ma mai obbligo qualcuno a parlare o pregare come me...Sono cristiano, vado in chiesa...e la mia religione mi dice di avere rispetto per la loro...Tutte quelle persone ke insultano si credono padroni dell'Italia, difensori della religione cristiana...Vadano in chiesa e laggano la Costituzione...si accorgeranno ke verrebbero scomunicati e che sono i meno italiani di tutti...Complimenti alla Francia, una civiltà più avanti della nostra...".

mercoledì 13 aprile 2011

Genova: attentato incendiario in struttura accoglienza immigrati


(ANSA) - GENOVA, 12 APR - Attentato incendiario questa sera in una delle strutture individuate dal Comune di Genova per l’accoglienza agli immigrati che arriveranno da Lampedusa. Si tratta dell’istituto Casaregis a Sampierdarena. Sarebbe stato gettato del liquido infiammabile al piano terreno. Le fiamme hanno provocato l’esplosione di alcune finestre. A dare l’allarme e’ stato un passante. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri, agenti della Digos della questura e polizia municipale. (Foto archivio)

sabato 9 aprile 2011

Profezia di Pasolini: la rivoluzione in Egitto e Tunisia ci riguarda

Una profezia di Pierpaolo Pasolini da ascoltare con molta attenzione...prima o poi finiranno di adattarsi ad un mondo sotto il mondo...La poesia "Profezia" è recitata da Toni Servillo.

giovedì 31 marzo 2011

Autoridades de Arizona inician cacería de indocumentados

Lo sceriffo Joseph Arpaio, il Bossi dell'Arizona.
Washington, 31 mar - El alguacil del condado de Maricopa en Arizona, Joseph Arpaio, está hoy nuevamente en el centro de la polémica tras iniciar un gran operativo contra la inmigración ilegal.

Arpaio anunció el inicio de la operación "Cielo Desierto", que incluye la utilización de 30 aviones para detectar indocumentados y narcotraficantes en ese territorio.


En el equipo de rastreo participa un pelotón de 60 voluntarios armados, así como policías y funcionarios de su oficina, manifestó el alguacil en un comunicado.

El funcionario justificó la acción por el incremento del tráfico de drogas y de personas ilegales que ingresan a la región procedente de México, lo cual contradice las afirmaciones de la secretaria de Seguridad Interna, Janet Napolitano.

Arpaio, conocido por su dura postura contra la inmigración, ha sido demandado en reiteradas ocasiones por brutalidad y violar las leyes estaduales y federales.

A principios de este mes reconoció que ordenó el uso de gases lacrimógenos en redadas de la policía para detener a ilegales.

En 2009 fue duramente criticado por vestir a más de 200 reos inmigrantes con trajes a rayas y encadenados para pasearlos por las calles de la ciudad de Phoenix.

Arpaio anunció entonces que realizaría el traslado de los prisioneros e invitó a los medios de comunicación a estar presentes.

Los indocumentados fueron enviados a Tent City, una cárcel al aire libre creada en 1993 en las inmediaciones de Maricopa, donde los reos duermen en carpas similares a las utilizadas por el ejército. La instalación está rodeada por una reja electrificada.

La prensa y numerosos grupos defensores de los derechos humanos denunciaron que escenas como esa no se veían desde la Guerra Civil (1861-1865).

asg/rob


Fuente

La nuova casa di Berlusconi a Lampedusa si chiama 2 palme, vicino a cala francese

Discorso di Berlusconi a Lampedusa. Alla fine, ciliegina sulla torta, il premier annuncia di essere diventato isolano per avere appena comprato casa a Lampedusa. Si chiama "Villa le due palme" e si  trova nella zona di cala francese.

venerdì 25 marzo 2011

EE.UU.: Aumentan deportaciones injustificadas de inmigrantes

Washington, 25 mar - Uno de cada cuatro inmigrantes deportados en Estados Unidos, bajo el amparo del programa Comunidades Seguras, fue extraditado injustificadamente, indica hoy el sitio digital del diario La Opinión.

Según la fuente, la proporción es mayor en algunos condados, donde tampoco se les ha podido probar delito alguno al 50 y hasta el 60 por ciento de las personas sacadas del país.

De acuerdo con la nota, California clasifica entre los estados con más deportaciones injustificadas.

Grupos de activistas a favor de los inmigrantes cuestionan el elevado número de personas que son obligadas a regresar a sus lugares de origen so pretexto de haber cometido algún delito y sin enfrentar juicio.

Las redadas mayores para atrapar a indocumentados se realizan en zonas apartadas, donde suelen refugiarse y con más facilidad encuentran empleo, dada la demanda de trabajo agrícola.

Analistas de la Red Nacional Organizadora de Jornaleros dudan sobre los verdaderos objetivos de Comunidades Seguras y cuestionan si los mismos responden a un perfil racial o es utilizado para negar derechos a esas personas.

El propósito de la Oficina de Inmigración y Aduanas (ICE, por sus siglas en inglés) es aplicar esa iniciativa en todo el país para el 2013, hasta ahora extendida a 39 estados de la Unión y abarcando al 70 por ciento de la población indocumentada.

ocs/smp


Fuente: PrensaLatina

sabato 19 febbraio 2011

Miami-adictos

Miami
19 Febrero 2011

Para el imaginario de los Estados Unidos, el estereotipo principal de latinoamericano es el del inmigrante ilegal. Es el moreno pobre, ignorante, que se ofrece para los trabajos menos dignificados y peor pagos, que no acepta la cultura norteamericana y vive pensando en su lugar de origen. Lo ven promiscuo, familiero, machista. Ese es el latinoamericano que no quieren, el que aparece en las series de televisión como pandillero y narcotraficante y al que le atribuyen responsabilidad por los peores males de su país.

Pero desde los años ‘80, un poco a la sombra de la globalización, se fue forjando también el estereotipo opuesto, el del latinoamericano que ellos quisieran que, en principio, se defina por un lugar geográfico que no está en Latinoamérica, sino en Estados Unidos, pero que tiene la mágica propiedad de producir latinoamericanos como ellos quisieran.

No es Nueva York, la gran metrópoli cultural, ni el San Francisco de los artistas y la libertad. Miami, la capital del plástico y las barbies, empezó siendo el lugar de asentamiento de los cubanos que abandonaban su país tras la revolución cubana. Muchos de ellos habían sido funcionarios de la derrocada dictadura de Fulgencio Batista, ex militares y ex policías del régimen que habían perdido sus privilegios y se proponían seguir su lucha contra Fidel Castro desde los Estados Unidos. La CIA captó a muchos de ellos, financió sus actividades, muchas veces dándoles acceso a negocios importantes y muchos en el rubro de la comunicación. De esa manera facilitaron que los más corruptos y derechistas se convirtieran en referentes de la comunidad cubana de Miami que, a su vez, se transformó en la comunidad latina más conservadora y reaccionaria.

Algunos de esos cubanos captados por la CIA se convirtieron con su apoyo en importantes empresarios. Otros fueron agentes que la CIA usó para realizar todo tipo de tropelías durante la Guerra Fría. Se habló de que estuvieron involucrados en grandes asesinatos, como el del presidente John Kennedy, y participaron en la Operación Cóndor en América latina, en el entrenamiento de terroristas nicaragüenses y paramilitares salvadoreños, en el golpe de Pinochet y el asesinato de Letelier, en Automotores Orletti y el asesinato del general chileno Prats en Argentina, y realizaron atentados terroristas en Cuba y la Venezuela de Chávez. Esa es la matriz ideológica del latinoamericano que ellos quisieran, la que se presenta como antítesis del espalda mojada que llega fundamentalmente de México, Puerto Rico y Santo Domingo. A los dos estereotipos los usan para los trabajos sucios. El inmigrante, el trabajo físico, y el miami-adicto, el ideológico.

Al final de la Guerra Fría, la proyección ideológica de Miami se fue transformando. Siguió siendo la comunidad latina más reaccionaria del mundo, pero las dictaduras militares habían pasado de moda y ellos se reacomodaron a esa nueva realidad. Durante la época de las dictaduras de los ‘70 y ‘80, Miami había empezado a convertirse en un centro de atracción turística para un sector de las capas medias y altas de los países que soportaban esas dictaduras. Encontraban un lugar atractivo, pero también un ámbito ideológico que les daba cobijo, justificación y apaño.

Con los años, aquellos cubanos que habían sido convertidos en empresarios por la CIA fueron más importantes que los agentes de la Guerra Fría. Crearon ONG con filiales en todo el continente para fiscalizar democracias y contrabandear ideología y llevaron sus negocios a esos países, donde pasaron a tener influencia. Con la ayuda de los medios de comunicación locales y trasnacionales -en muchos de los cuales tienen intereses-, Miami se fue convirtiendo en un centro turístico importante, pero también en una especie de Meca ideológica para ese derechismo naturalizado que dice renegar de la política pero que simpatiza con el autoritarismo y el capitalismo salvaje. Es el lugar donde se cocinan los discursos contra los gobiernos populares latinoamericanos en función de un esquema de libre mercado y admiración por la gran potencia. Por obra de alguna falla cósmica (o hegemonía cultural en este caso), los viejos promotores y aliados de las dictaduras latinoamericanas pasaron a convertirse en fiscales de la libertad de prensa, de la transparencia política o de la institucionalidad democrática.

Esos son los dos estereotipos de latinoamericano que los norteamericanos proyectan: el inmigrante pobre al que rechazan y el latino al que apadrinan por su servilismo y su falta de sentido nacional propio. El miami-adicto desprecia a su propio país, al que compara todo el tiempo con los Estados Unidos, y quisiera nacer otra vez como norteamericano. De la misma manera, menosprecian a cualquier gobierno de sus países que no exprese el mismo deslumbramiento que ellos sienten por los Estados Unidos. Todo lo que pasa en sus países les parece ridículo, producto de la ignorancia, de la falta de apego al trabajo o de la falta de educación. Algunos son tan elementales que escriben libros con pretensiones periodísticas o sociológicas con esa mirada.

Cuando la carga del avión de la Fuerza Aérea norteamericana fue retenida en Ezeiza la semana pasada, una parte del país pareció actuar como Miami-adicto y razonar con esas pautas. Como lo que piensan las personas en general no tiene difusión, esa categoría (una parte del país) abarca en realidad sólo a los grandes medios y algunos de sus periodistas, y a los políticos de la oposición. En Argentina, los Miami-adictos son una minoría que se siente superior al resto. Juzga que por vacacionar en Miami ha sido tocada por el aura del amo, frente a las mayorías que son despreciadas ya se sabe por qué.

Por su nivel socio-económico y sus intereses culturales, muchos de los Miami-adictos son lectores de La Nación, que fue el diario que difundió la primicia del avión norteamericano detenido en Ezeiza con una nota corta publicada en su edición del viernes pasado, y otra más completa el sábado, en las que daba cuenta del episodio en sintonía con la visión norteamericana de lo sucedido. La versión que transmitió La Nación dejaba muchos interrogantes abiertos que provocaban la curiosidad periodística. El domingo, en el artículo de tapa de Página/12, Horacio Verbitsky dio otra versión de los hechos, que finalmente fue la que se confirmó, porque el famoso listado de artículos que debían entrar a la Argentina no coincidía con los que traía el avión.

Pero lo más extraño del asunto es que periodistas que trabajan en los grandes medios calificaron de “prensa adicta” a Página/12 por publicar información que ellos también tendrían que haber conseguido y no lo hicieron. Fue más periodístico buscar esa información y publicarla, como hizo Página/12, que desjerarquizarla porque no se ajustaba a sus versiones, como hicieron ellos. Y lo más sorprendente de todo es que algunos periodistas “famosos” que usaron esa fórmula para calificar a Página/12 lo hicieron desde La Nación, que a partir de entonces publicó sin chistar ni cotejar las versiones que provenían, a todas luces, desde las posiciones estadounidenses. Habría que ver entonces a quién sería “adicta” La Nación o esos periodistas.

Sin aprender de los tropezones, la mayoría de la oposición aceptó nuevamente que los grandes medios le impusieran la agenda. Con la excepción de Ricardo Alfonsín, que aclaró que sin estar en conocimiento de los hechos, en cualquier caso, en territorio nacional, los Estados Unidos debían cumplir las leyes argentinas, todos los demás siguieron el libreto granmediático Miami-adicto. Se preocuparon por los intereses norteamericanos y cuestionaron duramente la decisión aduanera. Los grandes medios sobreactuaron la defensa de los intereses norteamericanos y acusaron al gobierno nacional de haber desatado una grave crisis con la potencia del Norte. Y los políticos de la oposición, encabezados por el Peronismo Federal, por el macrismo y el radical Ernesto Sanz, movieron la boca para decir lo mismo, como reviviendo las viejas épocas de las “relaciones carnales”. En todo caso, es previsible lo que harían si alguna vez llegan a la Casa Rosada.

Cuando fue evidente que el Departamento de Estado de los Estados Unidos no quería convertir el incidente en una crisis grave entre los dos países y le bajó el tono a la discusión, los grandes medios que habían sobreactuado el enojo norteamericano dijeron entonces que era el Gobierno el que había sobreactuado su posición. Fue una voltereta en el aire que también obligó a sus seguidores de la oposición a cambiar: de pronosticar hecatombes pasaron a acusar “sobreactuación”, un cargo muchísimo menos atractivo para la campaña electoral.

En la Argentina, el fenómeno Miami-adicto está circunscripto a un grupo social reducido, si bien sus esquirlas, aunque dispersas, están presentes en el sentido común hegemónico. Hay un sentimiento lógico bastante generalizado de rechazo a esa actitud despreciativa de lo propio, cuyo destino no es la superación, sino la derrota. Una derrota de la identidad y la cultura -que no está planteada en las relaciones diplomáticas, sino en las culturales-, que expresa la aceptación de una actitud subordinada para vivir de las migajas de la prosperidad que se envidia, renunciando ex profeso a esforzarse para lograr la prosperidad de la comunidad a la que se pertenece.

(Tomado de Pagina 12, Argentina)

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venerdì 18 febbraio 2011

Arizona encabeza campaña antiinmigrante en EE.UU.

Washington, 18 feb (PL) Arizona encabeza hoy la campaña antiinmigrante en Estados Unidos con numerosos proyectos de ley que van desde la criminalización de los indocumentados hasta impedirles que presenten demandas.

La última de las medidas de ese corte fue la propuesta de senadores republicanos de obligar a los hospitales a verificar si los pacientes residen legalmente en el país.

Esto nos convierte en un estado policiaco que intenta atrapar a personas cuando enferman, estimó el doctor jubilado George Paul, creador de una organización llamada Médicos por un Programa Nacional de Salud.

"Ahora convierten a los médicos en agentes migratorios de tiempo completo", estimó el senador demócrata estatal Steve Gallardo.

El debate de la propuesta comenzó poco después de que una indocumentada con un tumor fue expulsada de un hospital por su condición migratoria.

Otra iniciativa otorgaría a la gobernadora ultraconservadora Jan Brewer la facultad para recaudar donativos con el fin de levantar un muro en la frontera entre Arizona y el estado mexicano de Sonora.

Además, le permitiría crear una milicia civil para ser utilizada cuando estime conveniente.

Por su parte, una propuesta obligaría a las escuelas a no contabilizar a los estudiantes indocumentados al momento de recibir fondos estatales.

Mientras, el senador Ron Gould y el representante John Kavanagh presentaron en ambas cámaras del legislativo estatal un proyecto para prohibir el otorgamiento de la ciudadanía a los hijos de inmigrantes indocumentados que nazcan en el país.

Con ese plan, ambos intentan cambiar la interpretación histórica de la 14 enmienda de la Constitución que entrega la ciudadanía a estas personas.

Sin embargo, la más polémica y que abrió la caja de Pandora fue ley estatal SB1070, aprobada el pasado año y que fue la primera en Estados Unidos en criminalizar la presencia de inmigrantes indocumentados.

arc/rob

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