Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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sabato 7 febbraio 2015
Come ci manipolano in tempi di crisi?
Come ci manipola il NWO, come manovra l'apparentemente multicratico, complesso e variopinto mondo dell'informazione? Semplice, imponendo norme aziendali ad hoc, una su tutte quella della competitività, e poi soprattutto con lo zuccherino dei premi produzione ai giornalisti. Se tu, giornalista, non hai le spalle dritte, se sei economicamente ricattabile, troppo attaccato al denaro o bisognoso di esso, ma soprattutto se non hai valori e idee chiare su cio' che è giusto e cio' che è sbagliato, a questo punto, al giorno d'oggi, diventi pedina essenziale del "sistema" e fai carriera solo in quanto manipolabile. Tu, lavoratore dell'informazione, vedi che facendo e parlando in un certo modo ti pagano, e così continui a fare e a parlare in quel modo, senza renderti conto che è proprio grazie a quel salario che legittimamente rivendichi (e qui si potrebbe inserire il tema dell'importanza cruciale in tempi di crisi di un reddito di cittadinanza), dicevo, è tramite quel salario che per te rappresenta la doverosa contropartita alle fatiche del tuo lavoro, che in realtà ti manipolano. Te ne renderesti subito conto se smettessi di obbedire ai dictat normativi dei caporedattori, ma non lo fai perchè sei in trappola. E' successo ad alcuni giornalisti Rai, che hanno avuto il coraggio di dire no e che sono stati istantaneamente sostituiti, messi alla porta, licenziati o costretti a dimettersi con la scusa di non aver rispettato le regole. Ma quali regole? Quelle dettate dal NWO! E qui si torna al punto, chi fa le regole? Non i cittadini ma pochi ricchi e potenti padroni del mondo dell'economia e della finanza...
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Manipolazione mediatica,
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domenica 22 luglio 2012
Il Monti-pensiero shock (intervista del 22.2.2011)
Mario Monti, attuale Premier italiano, Presidente dell'Universita' Bocconi e International Advisor Goldman Sachs, il 22 febbraio 2011 esprimeva così il suo pensiero alla LUISS, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, illustrando come, secondo lui, "sono cambiati e come dovrebbero cambiare i comportamenti degli agenti economici e quale assetto di norme e istituzioni è necessario per non ripetere vecchi errori, alla luce dell'esperienza maturata durante la recente crisi", bla, bla, bla...
Ma è sul tema della sovranità del popolo italiano all'interno della Comunità Europea, che le parole di Monti si fanno a dir poco deliranti, esprimendo chiaramente una visione da "elite massonica", quella che, di fatto, sta governando il mondo. Se il buongiorno si vede dal mattino...con Monti andiamo dritti dritti verso il Nuovo Ordine Mondiale, con: cancellazione progressiva (ma poi neanche tanto) di libertà, democrazia e diritti; un sistema molto più simile ad una Tecnocrazia Oligarchica Assoluta, ovvero un potere mondiale in tutto e per tutto in mano ad una ristretta cerchia di banchieri, lobbisti e burocrati.
L'immagine che mi viene in mente è quella di una tavola rotonda di privilegiati / illuminati che risiedono all'interno di una torre inespugnabile e che da lì tirano le fila dei destini di tutti noi, ridotti a povere marionette impaurite. Altro che cittadini europei! Ci vogliono schiavi obbedienti o da ridurre all'obbedienza e all'ordine!
Dove finirà quella libertà politico-espressiva che per tanti secoli ha reso la vita degna d'essere vissuta in questo paese, quel substrato socio-culturale autodeterministico che ha alimentato e inorgoglito tanta genialità italica, da Leonardo Da Vinci a Guglielmo Marconi, da Michelangelo a Luchino Visconti?
Spero tanto di sbagliarmi, ma se non ci fosse Internet come strumento di conoscenza e democrazia, saremmo già tutti assuefatti e asserviti all'Ordine Mondiale, manipolati come siamo, ogni giorno, dal "Grande Fratello" della paura, della povertà e dell'ignoranza.
Ma è sul tema della sovranità del popolo italiano all'interno della Comunità Europea, che le parole di Monti si fanno a dir poco deliranti, esprimendo chiaramente una visione da "elite massonica", quella che, di fatto, sta governando il mondo. Se il buongiorno si vede dal mattino...con Monti andiamo dritti dritti verso il Nuovo Ordine Mondiale, con: cancellazione progressiva (ma poi neanche tanto) di libertà, democrazia e diritti; un sistema molto più simile ad una Tecnocrazia Oligarchica Assoluta, ovvero un potere mondiale in tutto e per tutto in mano ad una ristretta cerchia di banchieri, lobbisti e burocrati.
L'immagine che mi viene in mente è quella di una tavola rotonda di privilegiati / illuminati che risiedono all'interno di una torre inespugnabile e che da lì tirano le fila dei destini di tutti noi, ridotti a povere marionette impaurite. Altro che cittadini europei! Ci vogliono schiavi obbedienti o da ridurre all'obbedienza e all'ordine!
Dove finirà quella libertà politico-espressiva che per tanti secoli ha reso la vita degna d'essere vissuta in questo paese, quel substrato socio-culturale autodeterministico che ha alimentato e inorgoglito tanta genialità italica, da Leonardo Da Vinci a Guglielmo Marconi, da Michelangelo a Luchino Visconti?
Spero tanto di sbagliarmi, ma se non ci fosse Internet come strumento di conoscenza e democrazia, saremmo già tutti assuefatti e asserviti all'Ordine Mondiale, manipolati come siamo, ogni giorno, dal "Grande Fratello" della paura, della povertà e dell'ignoranza.
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domenica 29 gennaio 2012
Pensiero del giorno: la piramide massonica
![]() |
| Piramide NWO con alla base la prigione dell'Ignoranza. |
Oggi ho avuto un'intuizione, così ho fatto un breve percorso a ritroso, cercando riscontri sul web, per vedere se avesse un fondamento. Mi sono chiesto: e se ci fosse la massoneria dietro al mondo delle assicurazioni? Dicono che i complottisti esagerano, che sono dei fanatici. Ma come puo' il popolo difendersi da questi ladri legalizzati se non alimentando le teorie complottistiche? E' l'unica arma che abbiamo per unirci contro i poteri forti del capitalismo selvaggio, rappresentati da lobbies economiche e politiche spesso occulte (come la massoneria), che mirano unicamente a fare i propri interessi a discapito dei soggetti piu' deboli all'interno della società, schiacciando la base della piramide sociale, l'uomo comune, la maggioranza del 99% che sta pagando il costo di questa crisi architettata a tavolino da un 1% di criminali!
LORO CI PROVANO, STA A NOI DIFENDERCI!! E LO POSSIAMO FARE SOLO SE STIAMO UNITI.
venerdì 30 settembre 2011
E' iniziata la svendita: prima si dividono le vesti dell'Italia, per poi farla fallire comunque
Premesso che un paese che non riesce a creare un lavoro dignitoso per tutti i propri cittadini è un Paese fallito in partenza, chiediamoci: non sarebbe meglio se l'Italia cedesse la propria sovranità ad un governo sovranazionale che possa governarla meglio?
Se hai risposto si a questa doimanda, sei favorevole ad un NUOVO ORDINE MONDIALE.
Ora però rifletti un po' più in profondità: sei proprio convinto che questa sia una soluzione positiva? Non credi che in questo modo da cittadino scontento ti trasformerai in schiavo?
Attenzione quindi, non corriamo il rischio di cadere dalla padella alla brace. Non è molto meglio che ci responsabilizziamo tutti, senza lasciare i nostri destini nelle mani del Tremonti di turno, ma impegnandoci direttamente nella politica del nostro Paese per migliorare le cose?
Perciò dobbiamo fare tutti un grande sforzo ora, perchè il momento è critico: dobbiamo esautorare, estinguere come dice Scalfaro, insomma mandare a casa questa gentaglia, la casta politica corrotta che ci ha governato finora e che è in procinto di svenderci l'Italia!
Il debito pubblico lo hanno deciso loro, i politici, in questi ultimi 30 anni, non i cittadini. E di questi politici conosciamo tutti i nomi e cognomi. Chi ha sbagliato paghi una quota di solidarietà, chi ha rubato restituisca il dovuto. E' immorale pagare un debito immorale e il nostro debito pubblico lo è. I cittadini non ne hanno colpa e anche se indirettamente hanno usufruito di minimi benefici, non è legittimo far pagare a loro il prezzo più alto. Paghiamo come sistema Paese quello che dobbiamo pagare, il giusto, ma poi il resto non si tocca, perchè è patrimonio di tutti gli italiani.
Usciamo dall'euro, chiudiamo la borsa, statalizziamo le banche, ritiriamoci dal G8, dalla NATO, dai giochi della finanza globale e torniamo ad un' onesta economia di sussistenza, finalizzata al pareggio di bilancio, il che è già molto meglio che essere indebitati fino la collo come ora. E francamente, coi tempi che corrono, per l'Italia questo sarebbe già molto, anzi direi quasi un miracolo.
Se hai risposto si a questa doimanda, sei favorevole ad un NUOVO ORDINE MONDIALE.
Ora però rifletti un po' più in profondità: sei proprio convinto che questa sia una soluzione positiva? Non credi che in questo modo da cittadino scontento ti trasformerai in schiavo?
Attenzione quindi, non corriamo il rischio di cadere dalla padella alla brace. Non è molto meglio che ci responsabilizziamo tutti, senza lasciare i nostri destini nelle mani del Tremonti di turno, ma impegnandoci direttamente nella politica del nostro Paese per migliorare le cose?
Perciò dobbiamo fare tutti un grande sforzo ora, perchè il momento è critico: dobbiamo esautorare, estinguere come dice Scalfaro, insomma mandare a casa questa gentaglia, la casta politica corrotta che ci ha governato finora e che è in procinto di svenderci l'Italia!
Il debito pubblico lo hanno deciso loro, i politici, in questi ultimi 30 anni, non i cittadini. E di questi politici conosciamo tutti i nomi e cognomi. Chi ha sbagliato paghi una quota di solidarietà, chi ha rubato restituisca il dovuto. E' immorale pagare un debito immorale e il nostro debito pubblico lo è. I cittadini non ne hanno colpa e anche se indirettamente hanno usufruito di minimi benefici, non è legittimo far pagare a loro il prezzo più alto. Paghiamo come sistema Paese quello che dobbiamo pagare, il giusto, ma poi il resto non si tocca, perchè è patrimonio di tutti gli italiani.
Usciamo dall'euro, chiudiamo la borsa, statalizziamo le banche, ritiriamoci dal G8, dalla NATO, dai giochi della finanza globale e torniamo ad un' onesta economia di sussistenza, finalizzata al pareggio di bilancio, il che è già molto meglio che essere indebitati fino la collo come ora. E francamente, coi tempi che corrono, per l'Italia questo sarebbe già molto, anzi direi quasi un miracolo.
giovedì 26 maggio 2011
IL POTERE DEI SOLDI - ADDENDUM con Supa (Video musicale)
http://www.mentereale.com - Su facebook : Paolo Cucchiara
I Protocolli dei Savi di Sion; un libro di profezie in fase di compimento; scaricate e leggetelo, non c'e' nulla da interpretare; avevano previsto tutto; le menti a monte; il male alle origini; il SIONISMO, creatori di tutte le porcate al mondo!
REVOLUTION IS NOW...
I Protocolli dei Savi di Sion; un libro di profezie in fase di compimento; scaricate e leggetelo, non c'e' nulla da interpretare; avevano previsto tutto; le menti a monte; il male alle origini; il SIONISMO, creatori di tutte le porcate al mondo!
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venerdì 6 maggio 2011
Il controllo globale
David Icke è un "risvegliato", ovvero una persona che ad un certo punto della sua vita, durante una seduta con una medium, ha scoperto di avere un dono: delle chiare visioni profetiche di ciò che dovrà avvenire nel prossimo futuro. In questo video egli intende metterci in guardia, aprirci gli occhi sui segreti del controllo globale di cui siamo per lo più vittime inconsapevoli. Si tratta del controllo di una elite malvagia che sta manovrando i destini del mondo e che intende ridurre i popoli in schiavitù. Ma riuscendo in questo suo intento, purtroppo, condannerà anche il mondo all'autodistruzione.
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domenica 1 maggio 2011
Facebook censura a los estudiantes británicos y los grupos antirecortes sociales
30 Abril 2011
Facebook ha sido denunciada por retirar las páginas en esa red social de decenas de activistas y organizaciones contra los recortes sociales en el Reino Unido, quienes organizan una protesta para este fin de semana por el Día Internacional de los Trabajadores.
Entre las páginas desactivadas está UK Uncut y otras creadas por estudiantes universitarios durante las protestas del pasado diciembre contra los recortes a la educación y el incremento de las matrículas universitarias.
Una lista revelada por el grupo Stop Facebook Purge incluye entre las páginas censuradas a Chesterfield Stop the Cuts, Tower Hamlet Greens, London Student Assembly, Southwark SoS y Bristol Uncut.
Guy Aitchison, de 26 años, administrador de una de las páginas censuradas dijo al diario británico The Guardian: Me levanter esta mañana para encontrarme que muchas de los grupos en la red que hemos estado utilizando para las actividades antirecortes habían desaparecido. El momento en que ha ocurrido parece sospechoso, con severas medidas políticas generales por la boda del príncipe. Parece ser que otras docenas de grupos han sido también afectados, incluyendo algunos de los grupos locales contra los recortes en el Reino Unido”
Un vocero de Facebook declaró que los perfiles habían sido retirados por no estar debidamente registrados y no por motivaciones políticas. ¿¿¿????
Con información de The Guardian.
Fuente
Facebook ha sido denunciada por retirar las páginas en esa red social de decenas de activistas y organizaciones contra los recortes sociales en el Reino Unido, quienes organizan una protesta para este fin de semana por el Día Internacional de los Trabajadores.
Entre las páginas desactivadas está UK Uncut y otras creadas por estudiantes universitarios durante las protestas del pasado diciembre contra los recortes a la educación y el incremento de las matrículas universitarias.
Una lista revelada por el grupo Stop Facebook Purge incluye entre las páginas censuradas a Chesterfield Stop the Cuts, Tower Hamlet Greens, London Student Assembly, Southwark SoS y Bristol Uncut.
Guy Aitchison, de 26 años, administrador de una de las páginas censuradas dijo al diario británico The Guardian: Me levanter esta mañana para encontrarme que muchas de los grupos en la red que hemos estado utilizando para las actividades antirecortes habían desaparecido. El momento en que ha ocurrido parece sospechoso, con severas medidas políticas generales por la boda del príncipe. Parece ser que otras docenas de grupos han sido también afectados, incluyendo algunos de los grupos locales contra los recortes en el Reino Unido”
Un vocero de Facebook declaró que los perfiles habían sido retirados por no estar debidamente registrados y no por motivaciones políticas. ¿¿¿????
Con información de The Guardian.
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domenica 17 aprile 2011
Tempio Villa Certosa
![]() |
| L'orto botanico di Villa Certosa. La pianta imita quella del Tempio di Salomone. |
Simboli e geometrie massoniche sparsi in tutto il parco. Scrutati e spiegati da un esperto. Una visita indiscreta per una volta senza escort e veline.
Chissà se davvero, alla fine, Silvio Berlusconi venderà La Certosa a uno dei magnati russi sbarcati in Sardegna (...). Certo è che, se tra rumors e smentite si arrivasse alla cessione, l'oligarca che se l'aggiudicherà si troverà tra le mani qualcosa di più di una dimora miliardaria. Qualcosa che ha a che vedere con una passione che il premier non tiene molto a far sapere in giro: quella verso la massoneria, le logge, il paganesimo e tutta la paccottiglia esoterico-occultista che questa cultura talvolta si porta dietro.
Ma andiamo per ordine. Quando nel 1981 si scoprì che era iscritto alla loggia P2, Silvio Berlusconi minimizzò: "L'ho fatto solo perché me l'aveva chiesto un amico, Roberto Gervaso". Insomma, l'adesione alla massoneria - e in particolare a una loggia coperta - sarebbe stata poco più di una casualità e un evento insignificante.Sono passati quasi trent'anni e dell'attrazione del Cavaliere verso compassi e cappucci non si parla più.
Ma davvero per Berlusconi l'adesione alla massoneria è stata solo un'imprudenza giovanile? O al contrario il premier continua a coltivare una serie di vaghi credo iniziatici collegati con l'affiliazione massonica e con le ritualità pagane? L'interrogativo non ha niente di dietrologico o di cospirazionista: è una domanda sorta spontanea tra gli esperti di simbologia massonica e di occultismo dopo le molte pubblicazioni nelle scorse settimane di scatti - autorizzati e no - di Villa La Certosa, in Sardegna. Ultimo, il settimanale 'Oggi', che ha pubblicato molte immagini del buen retiro del premier, fornendo agli studiosi la conferma di quello che già avevano intuito quando erano uscite le foto delle feste. Loro, gli esperti, vedono in Villa La Certosa un grande percorso massonico e iniziatico - pieno di simboli astrologici, esoterici e anche religiosi, ma non cattolici - convinzione che si rafforza se alle immagini scattate dai fotografi si aggiungono quelle riprese dal satellite di Google Earth.
Del resto, la villa e il parco, "con i disegni geometrici di cerchi nel verde, sembrano concepiti proprio per una visione dal cielo, dal punto di vista che nell'antichità poteva appartenere solo al Grande Architetto dell'Universo", come spiega a 'L'espresso' il professor Marcello Fagiolo, professore di Storia dell'Architettura all'Università La Sapienza di Roma, esperto italiano di simbologia dei giardini e autore del volume 'Architettura e massoneria: l'esoterismo della costruzione' (Gangemi editore).
L'orto botanico, ad esempio, visto dall'alto presenta una pianta quadrata ispirata a quella che, nell'iconografia, viene attribuita al Tempio di Salomone a Gerusalemme, costruito nel X secolo avanti Cristo e distrutto dai Babilonesi 500 anni dopo. Per i cultori dell'architettura iniziatica, il Tempio di Salomone ha da sempre molti significati, sia in quanto presunto contenitore dell'Arca dell'Alleanza sia per le sue misure, che si ritenevano ricavate da un 'codice cosmico' trasformato in rapporti geometrici. Inoltre nella divulgazione di questa mitica costruzione si fa spesso riferimento (in realtà senza un valido sostegno storiografico) all'ipotesi che il Tempio avesse inizialmente anche una funzione di culto sessuale, con l'adorazione della divinità femminile Astherah e con una serie di numerologie legate alla gestazione della donna e al pianeta Venere. Ma il Tempio è soprattutto caro ai massoni perché secondo la loro tradizione a progettarlo fu Hiram Abif, figura allegorica di architetto fondamentale per tutta la massoneria mondiale.
Del resto le simbologie esoteriche nella proprietà sarda (che Berlusconi ha acquistato negli anni Ottanta e ha fatto completamente ridisegnare su sue precise indicazioni dall'architetto Gianni Gamondi) si rivelano fin dalle scelte più generali: "Labirinti e teatri di verzura, anfiteatri e orti botanici, obelischi e piramidi, Campi Elisi e mausolei, rovine reali o artificiali, romitori e cerchi di pietre: sono tutte tipiche espressioni del giardino massonico", spiega il professor Fagiolo. "Soprattutto", aggiunge, "quando il giardino è rappresentato come visione scenica, somma di paesaggi diversificati con sorprendenti colpi di scena, ambientati in boschi o vallette, montagnole e laghetti artificiali, fino all'abbinata lago-vulcano, che evoca il tema del battesimo col fuoco".
(20 agosto 2009, Fonte)
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Documentario - La chiesa di Satana del Nuovo Ordine Mondiale 1/3
LA RELIGIONE DEL GOVERNO OMBRA - GLI " ILLUMINATI ".
IL NUOVO ORDINE MONDIALE E' UN GRUPPO DI SOCIETA' SEGRETE SATANICHE CHE AGISCONO PER INSTAURARE UN UNICO SCOPO : UN GOVERNO MONDIALE CAPEGGIATO DALL'ANTICRISTO - LA NUOVA BABILONIA.
Oltre agli "Illuminati di Baviera", molte società segrete di matrice occulta o legate alle tradizioni esoteriche sono state a volte associate al termine " ILLUMINATI ", sia perché ispirate a princìpi analoghi, sia per il comune riferimento alla discesa nell'individuo della "Luce", sinonimo di conoscenza o GNOSI e di ampliamento della visione e del quadro percettivo/Chiaroveggenza.
Tra il Medioevo e l'età moderna si sono a vario titolo autodefiniti "illuminati" i Confratelli dello Spirito Libero, i Rosacroce, gli Alumbrados, gli Illuminés, i Martinisti, Skull & Bones, Bohemian Club, il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, il Club di Roma, la Carnegie Foundation, la Fondazione Rockefeller.
La LUCE degli ILLUMINATI deriva dalla dottrina LUCIFERINA, il culto SATANICO.
I POTENTI DELLA TERRA CHE CONTROLLANO L'INTERO GLOBO SONO GLI ADORATORI DELLE FORZE DEL MALE.
QUESTI " INIZIATI " SEMBREREBBERO UNITI A QUESTE SOCIETA' SEGRETE PERCHE' DISCENDENTI DI UNA CERTA LINEA DI SANGUE LEGATA AD ANTICHE DIVINITA' DI MATRICE EXTRATERRESTRE (NEFILIM /ANGELI CADUTI).
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Club di Roma - Ambientalismo e Nuovo Ordine Mondiale
Qualche giorno fa un ricco americano di origini italiane, Thomas DiBenedetto, si è comprato la squadra di calcio della Roma...Sarà che non sono un gran appassionato di calcio, ma a me è venuto da chiedermi: chi gliel'ha fatto fare? Non è che dietro questa operazione si nasconde un piano ben preciso? E quale? Poi, navigando in rete, leggo un commento che mi fa ulteriormente pensare. Qualcuno scrive che gli italiani ormai sembrano diventati indifferenti a tutto, non gli fa più effetto nulla delle tragedie che succedono nel mondo, gli basta avere il loro bel telefonino, starsene comodi davanti alla tv e...il calcio...Il calcio? Accidenti, vuoi vedere che mettendo le mani sullo sport nazionale finalmente si svegliano?
Approfondimenti e articoli correlati nel relativo post:
http://www.duffysblog.com/2009/10/club-di-roma-ambientalismo-e-nuovo.html
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sabato 12 marzo 2011
Globalizzazione? Nuovo Ordine Mondiale? No grazie!
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giovedì 24 febbraio 2011
La clave africana: Kadafi y el “golpe petrolero” de la CIA en Libia
En Libia, el objetivo clave del intento del derrocamiento de Kadafi es el petróleo. La gran dinámica movilizadora de las invasiones militares, las guerras y conflictos regionales, y los golpes internos de la CIA contra líderes y presidentes desgastados que ya no “cierran” con el control estratégico hegemónico de la primera potencia imperial del sistema capitalista, es el apoderamiento de los mercados y de las fuentes naturales del “oro negro”. Un recurso clave (y en extinción) para la supervivencia futura de las potencias centrales.
Por Manuel Freytas
IAR Noticias – 23-Febrero-2011
La clave petrolera africana
Lo de Libia estaba cantado. Es el premio mayor en el tablero de las “revueltas populares” armadas y organizadas por la CIA, el Mossad y los servicios “aliados” en África y Medio Oriente.
Después de iniciar un proyecto de remodelación “democrática” expulsando a sus desgastados dictadores aliados en Egipto y Túnez, EEUU va por el petróleo libio y por una posición estratégica en el dispositivo del control geopolítico militar en África.
Para EEUU y los centros del poder imperial mundial, África es un continente seguro de abastecimiento petrolero que contrabalancea la inestabilidad conflictiva de un explosivo Medio Oriente, y de un Asia Central en disputa permanente entre el eje Rusia-China y el bloque “occidental” EEUU-Unión Europea.
En el marco de la “guerra fría” energética con China y la Rusia de Putin, el poder imperial norteamericano y sus transnacionales intentan convertir a África en una especie de colchón energético de seguridad frente a un explosivo Irán y un Medio Oriente cruzado por los conflictos militares.
La importancia de África como suministrador de petróleo a las potencias centrales es clave. Ya produce cerca del 12% de lo que se consume en el mundo y el 25% de lo que consumen los EEUU, más de lo que este último país importa desde Arabia Saudita.
Desde el marco geopolítico y estratégico de la “guerra contra el terrorismo” EEUU, potencia locomotora del sistema capitalista y sus socios de las grandes potencias europeas, avanzan en su proyecto de conquista del continente africano para posicionarse en el control de sus reservas energéticas y minerales.
A este proyecto respondió la decisión de la administración Bush de crear el “The United States Africa Command (AFRICOM), un comando de “guerra contraterrorista” que empezó a operar activamente en toda la región en el 2008.
El control geopolítico y militar del continente africano, que produce entre 12 y 14 millones de barriles diarios de petróleo (estimaciones para el 2012), otorga a los EEUU el margen de maniobra y seguridad suficientes que justifican las intervenciones militares en estos países.
Los gobiernos africanos, controlados por oligarquías y “señores de la guerra” financiados y protegidos por Washington, se ven cada vez más impotentes para controlar a los movimientos armados nacionalistas que obstaculizan el saqueo de las transnacionales, como es el caso de Somalía y el Cuerno de Africa.
En este escenario, y siguiendo la nueva doctrina impuesta en la revisión cuatrienal de la Defensa de febrero de 2006, el Pentágono comenzó a desarrollar operaciones militares en alta escala por todo el territorio africano, principalmente en sus regiones energéticas y mineras claves del sur y del norte, creando unidades especializadas dedicadas a la instrucción y el adiestramiento de tropas locales en el “combate al terrorismo”.
La estrategia operativa incluye reuniones entre estados mayores de países regionales con oficiales y funcionarios del Pentágono, maniobras y ejercicios conjuntos de las tropas, vuelos sistemáticos de aviones de reconocimiento, localización a través de fotos tomadas por satélites militares norteamericanos, y de provisión de armas y tecnología de alta precisión a las fuerzas implicadas en la “guerra contra el terrorismo”.
La estrategia del Pentágono en África responde a un doble objetivo, geopolítico-militar y económico.
Además del negocio que proporciona a las armamentistas y a las contratistas de servicios del Pentágono el incremento de las operaciones militares contra el “terrorismo” en la región, se estima que África y sus regiones proporcionarán, en apenas una década, el 25% del crudo que consumirá EEUU en 2015.
Tener el control del acceso a esas fuentes de recursos se ha convertido en un objetivo estratégico central para Washington y sus corporaciones protegidas por el Pentágono.
La función y misión principal del nuevo mando militar USA para el continente africano, es la de vigilar y controlar las fuentes energéticas africanas, así como sus sistemas de distribución mundial (oleoductos, buques petroleros, y rutas).
Y eso es lo que están haciendo las tropas norteamericanas y los gobiernos títeres “asociados” como los de Nigeria y Yemen (entre otros) que utilizan el exterminio en masa de rebeldes y de población justificado bajo el argumento del combate contra los “grupos terroristas”.
Esta misión principal de las tropas imperiales fue enunciada en un principio, por el presidente Jimmy Carter en enero de 1980, cuando describió al caudal petrolero del Golfo Pérsico y de Africa como un “interés vital” para los EEUU.
Carter, elegido luego Premio Nobel de la “Paz”, afirmó que EEUU debería emplear “cualquier medio que fuese necesario, incluyendo la fuerza militar” para enfrentar y neutralizar cualquier intento por parte de un poder “hostil” para bloquear esos recursos estratégicos.
Con la creación del nuevo comando unificado para las operaciones militares en Africa (AFRICOM), anunciado por el secretario de Defensa, Robert Gates en febrero de 2007, Washington y sus corporaciones petroleras, detrás de la fachada de la “guerra contraterrorista” comenzaron un plan totalizado de control y apoderamiento del petróleo y de los recursos estratégicos del continente negro.
En este escenario hay que leer los acontecimientos de “revueltas populares” organizadas por la CIA en África y Medio Oriente, y el sangriento golpe interno que está funcionando contra Kadafi en Libia.
El “golpe petrolero” en Libia
A diferencia del resto de los procesos de “protesta popular en el mundo árabe islámico” infiltrados por la CIA y las inteligencias “aliadas”, Libia se inscribe en los patrones operativos de las “revoluciones naranja” en el espacio soviético, o en los “golpes budistas” del Tibet o Birmania, o en la rebelión “reformista” para derrocar a los ayatolas en Irán, encuadrados en la nueva “guerra fría” por áreas de influencia (militar y comercial) que mantiene el eje capitalista Rusia-China con el eje capitalista USA-UE-Israel.
La clave del golpe contra Kadafi es el apoderamiento del petróleo libio, cuyo control (como sucedió con Irán en 1979) perdió con la irrupción de Kadafi en el liderazgo de Libia en 1969.
Libia, miembro de la Organización de Países Productores de Petróleo (OPEP), es el cuarto productor de petróleo en Africa, después de Nigeria, Argelia y Angola, con cerca de 1,8 millones de barriles diarios y posee unas reservas evaluadas en 42.000 millones de barriles.
Según la agencia norteamericana de información sobre la energía (EIA), Libia era en 2009 el cuarto productor de petróleo en África con una producción de 1,789 millones de barriles diarios, detrás de Nigeria (2,211 mbd), Argelia (2,125 mbd) y Angola (1,948 mbd).
Libia también quiere desarrollar su producción de gas natural, sector en el que tiene reservas estimadas en 1,540 billones de m3, según la Organización de Países Exportadores de Petróleo (OPEP).
El país ha duplicado casi sus exportaciones de gas natural en tres años, de 5.400 millones de m3 en 2005 a más de 10.000 millones de m3 anuales, también según estadísticas de la OPEP.
Libia exporta la mayor parte de su petróleo a los países de Europa, entre ellos Italia, Alemania, España y Francia, y aunque participan del negocio, las petroleras norteamericanas no tienen la hegemonía en la extracción y comercialización del crudo de ese país.
Este dato es clave para entender el golpe interno que la CIA lanzó en Libia montada en la fachada de las “revueltas árabes” contra “regimenes dictatoriales de Africa y Medio Oriente.
De la misma manera como trata de desestabilizar Irán con la misma metodología operativa de infiltración y orientación política de las “protestas populares”, Washington aprovecha este escenario para lanzar un movimiento interno oreintado a derrocar a Kadafi, un aliado “inestable” que privilegia las relaciones con Europa y con los países incursos dentro del “eje del mal”.
A la llegada al poder del coronel Kadafi en 1969, las compañías petroleras, mayoritariamente estadounidenses, extraían del suelo libio más de 2 millones de barriles diarios.
Pero muy rápidamente, el líder libio nacionalizó el petróleo, limitó la producción, le quitó la hegemonía de extracción y comercialización a las pulpos norteamericanos y creó la Compañía Nacional del Petróleo (NOC), que inició emprendimientos conjuntos con participación minoritaria de empresas extranjeras.
Después de veinte años de aislamiento, el régimen de Kadafi volvió a abrir los recursos energéticos y petroleros libios a la voracidad de las compañías petroleras occidentales, principalmente de la Unión Europea.
El ex primer ministro británico Tony Blair fue el primero en estrechar la manos con el “viejo enemigo” de Occidente en Trípoli. Al hacer eso, comenzó a conducir a Libia fuera de la marginalidad financiera, y a entregarla a los brazos de Royal Dutch/Shell y BAE Systems , que cotizan en la Bolsa de Londres.
La visita de Blair a Libia en 2004, la primera de un líder británico desde 1943, estuvo marcada por una sociedad establecida entre Shell y la petrolera estatal libia, unos 30 años después de que la firma anglo-holandesa produjera por última vez en suelo libio.
Desde el año 2003 se instalaron en Libia la corporación italiana ENI, la francesa TOTAL, la española REPSOL YPF y la angloholandesa Royal Dutch Shell. Las usamericanas Chevron y Occidental tuvieron que esperar tres años a que EEUU levantara sus sanciones comerciales para poder ingresar en la torta petrolera libia.
En 2010, de enero a noviembre, los países europeos miembros de la Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económico (OCDE) compraron una media de 1,06 millones b/d de Libia, precisó la Agencia Internacional de la Energía (AIE).
En este escenario de relativa “postergación” (su participación en Libia no es hegemónica) de los consorcios petroleros norteamericanos en relación a los europeos marca una de las líneas conducentes centrales de las actuales operaciones desestabilizadoras y golpistas contra Kadafi en Libia.
En el actual escenario represivo en Libia, se verifica la presencia de actores internacionales conocidos y de operaciones golpistas de EEUU que se repiten como un calco a escala global con distintos nombres, como “revoluciones naranjas” en los ex países soviéticos, “rebelión budista” en el Tibet y el sudeste asiático, y los más recientes denominados “revueltas árabes islámicas” que se propagan por África, Medio Oriente y amenazan con extenderse a China, Rusia y los ex países soviéticos.
Por un lado Kadafi y su régimen de más de 40 años cierra sus fronteras a la prensa internacional y reprime en forma sangrienta con la fuerza militar a los grupos “opositores” armados y financiados por la CIA y los “servicios occidentales”.
Y por el otro, el bloque “democratizador” con EEUU, la UE, la ONU y las ONG de la CIA, crea las condiciones internas e internacionales para terminar con Kadafi e instalar un “gobierno democrático” controlado por Washington.
Viejas estrategias, viejas operaciones, y viejos actores conocidos. El objetivo estratégico siempre es el mismo: control geopolitico y militar regional, control del gobierno, control de los recursos estratégicos y control de los mercados.
En Libia, el objetivo clave del intento del derrocamiento de Kadafi es el petróleo.
La gran dinámica movilizadora de las invasiones militares, la guerras y conflictos regionales, y los golpes internos de la CIA contra líderes y presidentes desgastados que ya no “cierran” con el control estratégico hegemónico de la primera potencia imperial del sistema capitalista, es el apoderamiento de los mercados y de las fuentes naturales del “oro negro”.
Un recurso clave (y en extinción) para la supervivencia futura de las potencias centrales.
Fuente
Por Manuel Freytas
IAR Noticias – 23-Febrero-2011
La clave petrolera africana
Lo de Libia estaba cantado. Es el premio mayor en el tablero de las “revueltas populares” armadas y organizadas por la CIA, el Mossad y los servicios “aliados” en África y Medio Oriente.
Después de iniciar un proyecto de remodelación “democrática” expulsando a sus desgastados dictadores aliados en Egipto y Túnez, EEUU va por el petróleo libio y por una posición estratégica en el dispositivo del control geopolítico militar en África.
Para EEUU y los centros del poder imperial mundial, África es un continente seguro de abastecimiento petrolero que contrabalancea la inestabilidad conflictiva de un explosivo Medio Oriente, y de un Asia Central en disputa permanente entre el eje Rusia-China y el bloque “occidental” EEUU-Unión Europea.
En el marco de la “guerra fría” energética con China y la Rusia de Putin, el poder imperial norteamericano y sus transnacionales intentan convertir a África en una especie de colchón energético de seguridad frente a un explosivo Irán y un Medio Oriente cruzado por los conflictos militares.
La importancia de África como suministrador de petróleo a las potencias centrales es clave. Ya produce cerca del 12% de lo que se consume en el mundo y el 25% de lo que consumen los EEUU, más de lo que este último país importa desde Arabia Saudita.
Desde el marco geopolítico y estratégico de la “guerra contra el terrorismo” EEUU, potencia locomotora del sistema capitalista y sus socios de las grandes potencias europeas, avanzan en su proyecto de conquista del continente africano para posicionarse en el control de sus reservas energéticas y minerales.
A este proyecto respondió la decisión de la administración Bush de crear el “The United States Africa Command (AFRICOM), un comando de “guerra contraterrorista” que empezó a operar activamente en toda la región en el 2008.
El control geopolítico y militar del continente africano, que produce entre 12 y 14 millones de barriles diarios de petróleo (estimaciones para el 2012), otorga a los EEUU el margen de maniobra y seguridad suficientes que justifican las intervenciones militares en estos países.
Los gobiernos africanos, controlados por oligarquías y “señores de la guerra” financiados y protegidos por Washington, se ven cada vez más impotentes para controlar a los movimientos armados nacionalistas que obstaculizan el saqueo de las transnacionales, como es el caso de Somalía y el Cuerno de Africa.
En este escenario, y siguiendo la nueva doctrina impuesta en la revisión cuatrienal de la Defensa de febrero de 2006, el Pentágono comenzó a desarrollar operaciones militares en alta escala por todo el territorio africano, principalmente en sus regiones energéticas y mineras claves del sur y del norte, creando unidades especializadas dedicadas a la instrucción y el adiestramiento de tropas locales en el “combate al terrorismo”.
La estrategia operativa incluye reuniones entre estados mayores de países regionales con oficiales y funcionarios del Pentágono, maniobras y ejercicios conjuntos de las tropas, vuelos sistemáticos de aviones de reconocimiento, localización a través de fotos tomadas por satélites militares norteamericanos, y de provisión de armas y tecnología de alta precisión a las fuerzas implicadas en la “guerra contra el terrorismo”.
La estrategia del Pentágono en África responde a un doble objetivo, geopolítico-militar y económico.
Además del negocio que proporciona a las armamentistas y a las contratistas de servicios del Pentágono el incremento de las operaciones militares contra el “terrorismo” en la región, se estima que África y sus regiones proporcionarán, en apenas una década, el 25% del crudo que consumirá EEUU en 2015.
Tener el control del acceso a esas fuentes de recursos se ha convertido en un objetivo estratégico central para Washington y sus corporaciones protegidas por el Pentágono.
La función y misión principal del nuevo mando militar USA para el continente africano, es la de vigilar y controlar las fuentes energéticas africanas, así como sus sistemas de distribución mundial (oleoductos, buques petroleros, y rutas).
Y eso es lo que están haciendo las tropas norteamericanas y los gobiernos títeres “asociados” como los de Nigeria y Yemen (entre otros) que utilizan el exterminio en masa de rebeldes y de población justificado bajo el argumento del combate contra los “grupos terroristas”.
Esta misión principal de las tropas imperiales fue enunciada en un principio, por el presidente Jimmy Carter en enero de 1980, cuando describió al caudal petrolero del Golfo Pérsico y de Africa como un “interés vital” para los EEUU.
Carter, elegido luego Premio Nobel de la “Paz”, afirmó que EEUU debería emplear “cualquier medio que fuese necesario, incluyendo la fuerza militar” para enfrentar y neutralizar cualquier intento por parte de un poder “hostil” para bloquear esos recursos estratégicos.
Con la creación del nuevo comando unificado para las operaciones militares en Africa (AFRICOM), anunciado por el secretario de Defensa, Robert Gates en febrero de 2007, Washington y sus corporaciones petroleras, detrás de la fachada de la “guerra contraterrorista” comenzaron un plan totalizado de control y apoderamiento del petróleo y de los recursos estratégicos del continente negro.
En este escenario hay que leer los acontecimientos de “revueltas populares” organizadas por la CIA en África y Medio Oriente, y el sangriento golpe interno que está funcionando contra Kadafi en Libia.
El “golpe petrolero” en Libia
A diferencia del resto de los procesos de “protesta popular en el mundo árabe islámico” infiltrados por la CIA y las inteligencias “aliadas”, Libia se inscribe en los patrones operativos de las “revoluciones naranja” en el espacio soviético, o en los “golpes budistas” del Tibet o Birmania, o en la rebelión “reformista” para derrocar a los ayatolas en Irán, encuadrados en la nueva “guerra fría” por áreas de influencia (militar y comercial) que mantiene el eje capitalista Rusia-China con el eje capitalista USA-UE-Israel.
La clave del golpe contra Kadafi es el apoderamiento del petróleo libio, cuyo control (como sucedió con Irán en 1979) perdió con la irrupción de Kadafi en el liderazgo de Libia en 1969.
Libia, miembro de la Organización de Países Productores de Petróleo (OPEP), es el cuarto productor de petróleo en Africa, después de Nigeria, Argelia y Angola, con cerca de 1,8 millones de barriles diarios y posee unas reservas evaluadas en 42.000 millones de barriles.
Según la agencia norteamericana de información sobre la energía (EIA), Libia era en 2009 el cuarto productor de petróleo en África con una producción de 1,789 millones de barriles diarios, detrás de Nigeria (2,211 mbd), Argelia (2,125 mbd) y Angola (1,948 mbd).
Libia también quiere desarrollar su producción de gas natural, sector en el que tiene reservas estimadas en 1,540 billones de m3, según la Organización de Países Exportadores de Petróleo (OPEP).
El país ha duplicado casi sus exportaciones de gas natural en tres años, de 5.400 millones de m3 en 2005 a más de 10.000 millones de m3 anuales, también según estadísticas de la OPEP.
Libia exporta la mayor parte de su petróleo a los países de Europa, entre ellos Italia, Alemania, España y Francia, y aunque participan del negocio, las petroleras norteamericanas no tienen la hegemonía en la extracción y comercialización del crudo de ese país.
Este dato es clave para entender el golpe interno que la CIA lanzó en Libia montada en la fachada de las “revueltas árabes” contra “regimenes dictatoriales de Africa y Medio Oriente.
De la misma manera como trata de desestabilizar Irán con la misma metodología operativa de infiltración y orientación política de las “protestas populares”, Washington aprovecha este escenario para lanzar un movimiento interno oreintado a derrocar a Kadafi, un aliado “inestable” que privilegia las relaciones con Europa y con los países incursos dentro del “eje del mal”.
A la llegada al poder del coronel Kadafi en 1969, las compañías petroleras, mayoritariamente estadounidenses, extraían del suelo libio más de 2 millones de barriles diarios.
Pero muy rápidamente, el líder libio nacionalizó el petróleo, limitó la producción, le quitó la hegemonía de extracción y comercialización a las pulpos norteamericanos y creó la Compañía Nacional del Petróleo (NOC), que inició emprendimientos conjuntos con participación minoritaria de empresas extranjeras.
Después de veinte años de aislamiento, el régimen de Kadafi volvió a abrir los recursos energéticos y petroleros libios a la voracidad de las compañías petroleras occidentales, principalmente de la Unión Europea.
El ex primer ministro británico Tony Blair fue el primero en estrechar la manos con el “viejo enemigo” de Occidente en Trípoli. Al hacer eso, comenzó a conducir a Libia fuera de la marginalidad financiera, y a entregarla a los brazos de Royal Dutch/Shell y BAE Systems , que cotizan en la Bolsa de Londres.
La visita de Blair a Libia en 2004, la primera de un líder británico desde 1943, estuvo marcada por una sociedad establecida entre Shell y la petrolera estatal libia, unos 30 años después de que la firma anglo-holandesa produjera por última vez en suelo libio.
Desde el año 2003 se instalaron en Libia la corporación italiana ENI, la francesa TOTAL, la española REPSOL YPF y la angloholandesa Royal Dutch Shell. Las usamericanas Chevron y Occidental tuvieron que esperar tres años a que EEUU levantara sus sanciones comerciales para poder ingresar en la torta petrolera libia.
En 2010, de enero a noviembre, los países europeos miembros de la Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económico (OCDE) compraron una media de 1,06 millones b/d de Libia, precisó la Agencia Internacional de la Energía (AIE).
En este escenario de relativa “postergación” (su participación en Libia no es hegemónica) de los consorcios petroleros norteamericanos en relación a los europeos marca una de las líneas conducentes centrales de las actuales operaciones desestabilizadoras y golpistas contra Kadafi en Libia.
En el actual escenario represivo en Libia, se verifica la presencia de actores internacionales conocidos y de operaciones golpistas de EEUU que se repiten como un calco a escala global con distintos nombres, como “revoluciones naranjas” en los ex países soviéticos, “rebelión budista” en el Tibet y el sudeste asiático, y los más recientes denominados “revueltas árabes islámicas” que se propagan por África, Medio Oriente y amenazan con extenderse a China, Rusia y los ex países soviéticos.
Por un lado Kadafi y su régimen de más de 40 años cierra sus fronteras a la prensa internacional y reprime en forma sangrienta con la fuerza militar a los grupos “opositores” armados y financiados por la CIA y los “servicios occidentales”.
Y por el otro, el bloque “democratizador” con EEUU, la UE, la ONU y las ONG de la CIA, crea las condiciones internas e internacionales para terminar con Kadafi e instalar un “gobierno democrático” controlado por Washington.
Viejas estrategias, viejas operaciones, y viejos actores conocidos. El objetivo estratégico siempre es el mismo: control geopolitico y militar regional, control del gobierno, control de los recursos estratégicos y control de los mercados.
En Libia, el objetivo clave del intento del derrocamiento de Kadafi es el petróleo.
La gran dinámica movilizadora de las invasiones militares, la guerras y conflictos regionales, y los golpes internos de la CIA contra líderes y presidentes desgastados que ya no “cierran” con el control estratégico hegemónico de la primera potencia imperial del sistema capitalista, es el apoderamiento de los mercados y de las fuentes naturales del “oro negro”.
Un recurso clave (y en extinción) para la supervivencia futura de las potencias centrales.
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lunedì 21 febbraio 2011
Wikileaks: "Gli Usa in contatto con i ribelli" e spunta il "manuale della protesta"
Dai dispacci svelati dal sito americano emerge un documento che rivelerebbe un ruolo degli Stati Uniti dietro le proteste anti Mubarak, per arrivare alla deposizione del presidente e un cambio di regime entro il 2011. E ai giornali arriva un vademecum del rivoluzionario, con indicazioni su come muoversi in piazza. Con un consiglio: portare una rosa, per mostrare intenzioni pacifiche.
ROMA - Un documento diplomatico segreto pubblicato da Wikileaks rivela che gli Stati Uniti, pur appoggiando in Egitto il governo di Mubarak, da almeno tre anni sostengono segretamente alcuni dei dissidenti che sarebbero dietro la rivolta di piazza di questi giorni. Secondo il dispaccio, la decisione farebbe parte di un piano per favorire un "cambio di regime" in senso democratico al Cairo, nel 2011. Dal 2008, gli Usa lavorerebbero quindi in segreto alla deposizione del presidente egiziano.
Gli Usa dietro la rivolta. Il documento proviene dall'ambasciata Usa al Cairo e risale al 30 dicembre 2008, ed è stato ripreso dal quotidiano inglese The Telegraph. In esso l'ambasciatrice, Margaret Scobey, dice che un "giovane dissidente" egiziano del movimento "6 aprile", il cui nome viene omesso, è stato aiutato dalla stessa ambasciata a partecipare a un incontro di dissidenti a Washington, il summit della "Alliance of Youth Movements". L'incontro, promosso dal Dipartimento di Stato, è avvenuto alla presenza di esperti e funzionari del governo americano. Al suo ritorno al Cairo - scrive il Telegraph - il dissidente egiziano ha rivelato ai diplomatici Usa che era stata formata un'alleanza fra gruppi di opposizione, con un piano per rovesciare nel 2011 il governo del presidente Mubarak. L'obiettivo del piano è installare un governo democratico in Egitto, prima delle elezioni presidenziali previste per il settembre di quest'anno.
Il dispaccio svelato da Wikileaks dice
che "diverse forze di opposizione" egiziane avevano raggiunto un accordo per "appoggiare un piano non scritto per una transizione verso una democrazia parlamentare, con meno poteri al presidente della Repubblica, e più al primo ministro e al parlamento. Il tutto da portare a compimento prima delle elezioni presidenziali in programma nel 2011". Il documento rivela anche che il piano è "così delicato da non poter essere messo per iscritto" e che l'identità del dissidente va tenuta nascosta per evitare rappresaglie al suo rientro in Egitto. L'ambasciatrice Scobey, infine, si chiede se il piano, che definisce "non realistico", possa funzionare.
Il manuale della rivolta. Uno scudo e uno spray di vernice come equipaggiamento, e una rosa per dimostrare le proprie intenzioni pacifiche. E poi, obbiettivi molto chiari: "Prendere il controllo di significativi edifici governativi. Convincere elementi della polizia e dell'esercito a stare dalla parte del popolo. Proteggere i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fase della rivoluzione".
SFOGLIA:IL MANUALE DELLA RIVOLTA
Il "libretto di istruzioni" della rivoluzione in Egitto non prevede armi, ma determinazione, accortezza e intelligenza. Un vero e proprio vademecum della rivolta, fatto arrivare da blogger egiziani nelle redazioni del Guardian e di Atlantic: un manuale dettagliato di come comportarsi durante la protesta e quali fini perseguire. Non si indica come effettuare un colpo di Stato, ma come agire strategicamente secondo i dettami della "disobbedienza civile" per ottenere "la caduta di Hosni Mubarak e dei suoi ministri" e la formazione di "un nuovo governo non militare che abbia a cuore gli interessi degli egiziani".
Il piano d'azione della protesta, corredato da disegni esplicativi, prevede "il raduno di amici e vicini in strade lontane dal punto in cui sono concentrate le forze di sicurezza, e l'incoraggiamento ai passanti affinchè si uniscano al corteo (usando slogan positivi)". La divisa del rivoluzionario è così composta: giubbotto e cappuccio, vernice spray "da spruzzare sui poliziotti, se ci attaccano", scarpe con cui muoversi velocemente, scudo (che nel disegno assomiglia al coperchio di una pentola da cucina), occhiali protettivi, fazzoletto per proteggersi dai gas lacrimogeni. E poi, una rosa per mostrare le proprie "pacifiche" intenzioni. Il manuale indica, poi, come confrontarsi nel corpo a corpo con i poliziotti e con i blindati.
(29 gennaio 2011, Fonte)
ROMA - Un documento diplomatico segreto pubblicato da Wikileaks rivela che gli Stati Uniti, pur appoggiando in Egitto il governo di Mubarak, da almeno tre anni sostengono segretamente alcuni dei dissidenti che sarebbero dietro la rivolta di piazza di questi giorni. Secondo il dispaccio, la decisione farebbe parte di un piano per favorire un "cambio di regime" in senso democratico al Cairo, nel 2011. Dal 2008, gli Usa lavorerebbero quindi in segreto alla deposizione del presidente egiziano.
Gli Usa dietro la rivolta. Il documento proviene dall'ambasciata Usa al Cairo e risale al 30 dicembre 2008, ed è stato ripreso dal quotidiano inglese The Telegraph. In esso l'ambasciatrice, Margaret Scobey, dice che un "giovane dissidente" egiziano del movimento "6 aprile", il cui nome viene omesso, è stato aiutato dalla stessa ambasciata a partecipare a un incontro di dissidenti a Washington, il summit della "Alliance of Youth Movements". L'incontro, promosso dal Dipartimento di Stato, è avvenuto alla presenza di esperti e funzionari del governo americano. Al suo ritorno al Cairo - scrive il Telegraph - il dissidente egiziano ha rivelato ai diplomatici Usa che era stata formata un'alleanza fra gruppi di opposizione, con un piano per rovesciare nel 2011 il governo del presidente Mubarak. L'obiettivo del piano è installare un governo democratico in Egitto, prima delle elezioni presidenziali previste per il settembre di quest'anno.
Il dispaccio svelato da Wikileaks dice
che "diverse forze di opposizione" egiziane avevano raggiunto un accordo per "appoggiare un piano non scritto per una transizione verso una democrazia parlamentare, con meno poteri al presidente della Repubblica, e più al primo ministro e al parlamento. Il tutto da portare a compimento prima delle elezioni presidenziali in programma nel 2011". Il documento rivela anche che il piano è "così delicato da non poter essere messo per iscritto" e che l'identità del dissidente va tenuta nascosta per evitare rappresaglie al suo rientro in Egitto. L'ambasciatrice Scobey, infine, si chiede se il piano, che definisce "non realistico", possa funzionare.
Il manuale della rivolta. Uno scudo e uno spray di vernice come equipaggiamento, e una rosa per dimostrare le proprie intenzioni pacifiche. E poi, obbiettivi molto chiari: "Prendere il controllo di significativi edifici governativi. Convincere elementi della polizia e dell'esercito a stare dalla parte del popolo. Proteggere i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fase della rivoluzione".
SFOGLIA:IL MANUALE DELLA RIVOLTA
Il "libretto di istruzioni" della rivoluzione in Egitto non prevede armi, ma determinazione, accortezza e intelligenza. Un vero e proprio vademecum della rivolta, fatto arrivare da blogger egiziani nelle redazioni del Guardian e di Atlantic: un manuale dettagliato di come comportarsi durante la protesta e quali fini perseguire. Non si indica come effettuare un colpo di Stato, ma come agire strategicamente secondo i dettami della "disobbedienza civile" per ottenere "la caduta di Hosni Mubarak e dei suoi ministri" e la formazione di "un nuovo governo non militare che abbia a cuore gli interessi degli egiziani".
Il piano d'azione della protesta, corredato da disegni esplicativi, prevede "il raduno di amici e vicini in strade lontane dal punto in cui sono concentrate le forze di sicurezza, e l'incoraggiamento ai passanti affinchè si uniscano al corteo (usando slogan positivi)". La divisa del rivoluzionario è così composta: giubbotto e cappuccio, vernice spray "da spruzzare sui poliziotti, se ci attaccano", scarpe con cui muoversi velocemente, scudo (che nel disegno assomiglia al coperchio di una pentola da cucina), occhiali protettivi, fazzoletto per proteggersi dai gas lacrimogeni. E poi, una rosa per mostrare le proprie "pacifiche" intenzioni. Il manuale indica, poi, come confrontarsi nel corpo a corpo con i poliziotti e con i blindati.
(29 gennaio 2011, Fonte)
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domenica 20 febbraio 2011
IL SIMBOLISMO OCCULTO
Diffusione del simbolismo occulto
Il costante aumento della presenza del simbolismo occulto nella cultura popolare contemporanea è un dato di fatto, mentre divergono le opinioni sul reale significato di tale fenomeno. Il parere più diffuso vede nell’utilizzo di queste tematiche una semplice moda del momento, oppure un banale esercizio commerciale studiato per rendere più appetibili ed intriganti i prodotti dell’industria del divertimento e dell’intrattenimento.Si tratta di una opinione legittima, ovviamente, specialmente all’interno di un’epoca in cui al linguaggio simbolico non viene riservata la medesima attenzione di cui era oggetto nei secoli passati. Questa diffusione, divenuta negli ultimi tempi vera e propria ostentazione, genera tuttavia parecchi interrogativi, soprattutto in coloro che ritengono l’uso del simbolismo un mezzo assai efficace di comunicazione, un metodo attraverso il quale determinati messaggi possono essere trasmessi in modo diretto e profondo.
Tuttavia, anche coloro che non concedono al simbolismo tale valenza, potrebbero comunque rimanere perplessi dinanzi a tale diffusione, se non altro per una questione di buon gusto. Se si dovessero prendere in considerazione altre motivazioni, che non si riducano a semplici questioni di moda e di marketing, ci si potrebbe di conseguenza domandare quali motivi possano giustificare questo fenomeno. Considerato il carattere della questione, si dovrà necessariamente restare nel campo delle ipotesi; nonostante ciò, è comunque possibile cogliere una certa logica di fondo nell’intera operazione, soprattutto se analizzata da un punto di vista più vasto.
Organizzazioni segrete poco segrete
Negli ultimi anni, in particolar modo grazie all’esponenziale crescita del materiale informativo reso disponibile dalla diffusione della rete, sono divenute popolari analisi che cercano di indagare il ruolo giocato da gruppi di potere più o meno segreti, più o meno occulti, all’interno dello svolgimento dei grandi eventi sociali e culturali che caratterizzano la nostra storia recente, e non solo.
Concetti quali il Nuovo Ordine Mondiale, organizzazioni elitarie quali il gruppo Bilderberg, il CFR, i cosiddetti Illuminati, relegati fino a qualche anno fa ad oggetto di studio di pochi visionari catalogati sotto l’etichetta di “teorici della cospirazione”, hanno ormai guadagnato nel tempo una certa dose di popolarità, perlomeno all’interno del mondo della rete, e timidamente iniziano ad essere trattati anche dai mezzi di comunicazione tradizionali. Vi sono trasmissioni televisive in prima serata che si occupano del simbolismo massonico, altre che addirittura danno risalto alle teorie più estreme sugli “Illuminati”, che danno voce ad analisti che espongono teorie della cospirazione che vorrebbero rivelare piani di dominio segreti e a loro modo diabolici.
giovedì 17 febbraio 2011
Tutti gli ufo del presidente: Bill Clinton svela i documenti sugli extraterrestri
Dai documenti raccolti nella biblioteca dell’ex presidente Bill Clinton forse non usciranno inconfessabili segreti di stato, ma qualche notizia curiosa per gli appassionati di ufo è garantita.
L’Archivio di stato, sollecitato da Clinton stesso, ha infatti reso disponibili per la consultazione diversi documenti e fotografie risalenti agli anni della presidenza, rispondendo a 14 delle decine di richieste di accesso agli archivi arrivate nelle scorse settimane: di queste, la maggior parte richiede informazioni sulla documentazione relativa agli oggetti volanti non identificati.
Che l’ex presidente fosse particolarmente interessato alla materia è cosa nota da tempo: la documentazione che testimonia di telefonate, riunioni o lettere in cui Bill Clinton si occupa di oggetti extraterrestri è infatti molto ricca. Particolarmente numerosi sono i documenti relativi alla corrispondenza fra l’ex presidente e la Project Starlight Coalition, un’associazione di ricercatori, scienziati, politici e semplici cittadini che promuove la ricerca sugli ufo e intende porre le basi per un eventuale futuro rapporto di pace con civiltà aliene.
Ma quella per gli oggetti extraterrestri era una passione condivisa anche da uno dei direttori dello staff di Clinton, John Podesta, fan della famosa serie tv “X-files”. Fra i documenti resi pubblici ci sono numerose e-mail inviate o ricevute da Podesta nel periodo 1998-1999, in cui si fa riferimento alle puntate del serial, a non meglio specificati oggetti volanti e anche all’Area 51, parte di una vasta zona militare divenuta famosa fra gli ufologi amanti delle teorie del complotto, secondo cui il governo americano avrebbe nascosto nella base i resti di un ufo e del suo equipaggio, precipitati a Roswell nel 1947.
Fonte
Scoperto il libro di Hillary Clinton sugli Extraterrestri.
Nel 1990 Laurance Rockfeller si interessò dei fenomeni paranormali, in particolare degli UFO e le visite extraterrestri. Finanziò indagini scientifiche ed organizzò e finanziò un documento nel quale si evidenziavano le migliori prove (il giornalista di Open Minds Antonio Huneeus fu un fautore chiave a questo documento). Rockfeller inoltre si consultò con la signora Clinton in riguardo al possibile rilascio di file da parte dell'allora Presidente Bill Clinton.
Il ricercatore Grant CAmeron, che gestisce il sito web http://www.hillaryclintonufo.net/index.html , è riuscito a recuperare i documenti tramite il FOIA (Freedom of Information Act), i quali dimostrano che Rockfeller chiese l'aiuto dello staff di Hillary per la stesura di un documento che doveva arrivare a Bill Clinton nel 1995. Il titolo del documento era: "Togliere il Segreto sulle Informazioni Circa l'Intelligenza Extraterrestre per il Riesame della Corrente Classificazione."
Nel mese di Agosto del 1995 i Clinton si recarono presso il JY Ranch di Rockfeller vicino a Jackson Hole nel Wyoming. Molti hanno ipotizzato che che gli UFO e gli Extraterrestri furono gli argomenti della conversazione durante la visita. Tuttavia, non c'è mai stata nessuna prova in merito, fino ad ora.
Le famose immagini presenti nella Galleria del sito mostrano Hillary e Rockfeller mentre stanno camminando in un sentiero boschivo durante la visita, da notare che Hillary ha in mano un libro. Per anni i ricercatori hanno cercato di capire di quale libro si tratta, per cercare di scoprire qualche indizio utile alla natura della loro conversazione. Finalmente, Tonyo Cousyn (conosciuto con il nick name di 'elevenaugust' sul forum di Open Minds) ha capito. Egli ha scoperto che si tratta del libro di Paul Davies dal titolo 'Are We Alone? Implicazioni filosofiche della scoperta della vita extraterrestre. Le immagini mostrano la copertina del libro.
Il sito AMAZON descrive il libro: "La scoperta autentica della vita extraterrestre significherebbe una rivoluzione scientifica alla pari delle scoperte di Copernico e Darwin, afferma Paul Davies. Queste idee religiose e filosofiche l'idea di vita distante dalla terra suscitarono molte polemiche quando furono proposte. In questo breve libro (160 pagine, due appendici e un indice) Davies cerca di percorrere i tempi e prova a porre rimedio ad un possibile guaio metafisico prima che accada. Molti scrittori di fantascienza ovviamente lo fecero in presente in passato, ma la questione nel libro è chiaramente esposta. Questa è un ottima introduzione ad un argomento convincente"
Paul Davies è un fisico teorico, cosmologo, astrobiologo e premiato autore di best seller. Attualmente è direttore del Beyond Center of Fundamental Concepts in Scienze ed è co-direttore dell'iniziatica Cosmologica presso l'Arizona State University. Nel novembre 2009 fu oratore presso l'Accademia Vaticana Pontificia delle Scienze, durante l'evento della "Settimana e studio e dell'Astrobiologia".
Anche se non sappiamo se Hillary propose il libro a Rockfeller, lei ci diede la conferma che la vita extraterrestre fu parte della loro conversazione.
Fonte
martedì 15 febbraio 2011
Le elite polacche sono state rapite ed uccise in Polonia?
Mentre il sito theflucase.com della giornalista scientifica austriaca Jane Burgermeister è ancora chiuso a seguito di un attacco informatico, occorre considerare che è stato oscurato subito dopo aver espresso dubbi fondati sul cosiddetto incidente aereo in cui sono morti, in Russia, i vertici esecutivi della Polonia. La Burgermeister faceva notare come esistevano molte contraddizioni nella dinamica dell'incidente e che erano stati colpiti i sostenitori della Ministra Ewa Kopacz, l'unico esponente politico europeo che non solo aveva rifiutato l'acquisto di vaccini contro la "strana" pandemia suina ma che lo aveva addirittura definito una truffa! L’assenza di resti umani nel luogo dell’incidente alimenta speculazioni.
Il giornalista televisivo polacco Slawomir Wisniewski, che è stato il primo a raggiungere il sito in cui è caduto l’aereo Tupolev con a bordo figure chiave dei vertici militari polacchi, alcuni figure civili di rilievo ed il Presidente polacco Lech Kaczynski, ha affermato che non c’era nessuno a bordo dell’aereo ad eccezione dei membri dell’equipaggio.
In una intervista al giornale Rzeczpospolita (RZ), ha detto di non aver riconosciuto elementi riferibili a persone:"non c’erano segni delle centinaia di persone uccise nell’incidente" e:"non c’erano sedili, valigie, borse, semplicemente nulla e soprattutto nessun resto umano, solo un terribile silenzio". Wisniewski ha detto di aver filmato un altro incidente aereo nel 1987 e di aver visto i resti di corpi dappertutto. Ha detto inoltre: " il fatto di non averli visti a Smolensk mi fa sospettare che non c’erano passeggeri a bordo, solo l’equipaggio …".
Wisniewski è stato malmenato e gettato a terra da agenti dei servizi segreti russi, che hanno sequestrato il film, ma è riuscito a tenere il nastro che è stato poi messo su internet. Un altro film del luogo del disastro che è apparso l’11 aprile e che è stato girato da un giornalista ucraino usando il suo telefono cellulare, non mostra segni di corpi. Secondo i report su internet, il giornalista è morto in ospedale a Kiev, dopo essere stato aggredito con un coltello e dopo che i sistemi di rianimazione sono stati disconnessi.
Le assenze di qualsiasi segno di corpi alimenteranno speculazioni che le elite polacche sono state attirate verso l'aeroporto, od in altro luogo, e rapite in Polonia e poi trasferite in carcere, forse anche in prigioni della CIA per un interrogatorio, prima di essere uccise.
L'incidente aereo in Smolensk è stato poi messo in scena per spiegare la loro scomparsa. Il governatore della banca centrale polacca, il capo della sicurezza nazionale ed i generali dell'esercito che si presume siano morti nello schianto, nonché il Presidente, due candidati presidenziali e gran parte del partito di opposizione, hanno aperto la strada al Primo Ministro polacco Donald Tusk per seguire politiche pro-Euro, pro-F.M.I. e pro-Gazprom che arricchiranno i globalisti.
Ci sono state anche segnalazioni di agenti polacchi entrati nello studio di una delle vittime dell’incidente per cercare tra i suoi file solo due ore dopo che l'incidente aereo è stato annunciato, suggerendo quindi che l'incidente sia stato pianificato."
Fonte
Il giornalista televisivo polacco Slawomir Wisniewski, che è stato il primo a raggiungere il sito in cui è caduto l’aereo Tupolev con a bordo figure chiave dei vertici militari polacchi, alcuni figure civili di rilievo ed il Presidente polacco Lech Kaczynski, ha affermato che non c’era nessuno a bordo dell’aereo ad eccezione dei membri dell’equipaggio.
In una intervista al giornale Rzeczpospolita (RZ), ha detto di non aver riconosciuto elementi riferibili a persone:"non c’erano segni delle centinaia di persone uccise nell’incidente" e:"non c’erano sedili, valigie, borse, semplicemente nulla e soprattutto nessun resto umano, solo un terribile silenzio". Wisniewski ha detto di aver filmato un altro incidente aereo nel 1987 e di aver visto i resti di corpi dappertutto. Ha detto inoltre: " il fatto di non averli visti a Smolensk mi fa sospettare che non c’erano passeggeri a bordo, solo l’equipaggio …".
Wisniewski è stato malmenato e gettato a terra da agenti dei servizi segreti russi, che hanno sequestrato il film, ma è riuscito a tenere il nastro che è stato poi messo su internet. Un altro film del luogo del disastro che è apparso l’11 aprile e che è stato girato da un giornalista ucraino usando il suo telefono cellulare, non mostra segni di corpi. Secondo i report su internet, il giornalista è morto in ospedale a Kiev, dopo essere stato aggredito con un coltello e dopo che i sistemi di rianimazione sono stati disconnessi.
Le assenze di qualsiasi segno di corpi alimenteranno speculazioni che le elite polacche sono state attirate verso l'aeroporto, od in altro luogo, e rapite in Polonia e poi trasferite in carcere, forse anche in prigioni della CIA per un interrogatorio, prima di essere uccise.
L'incidente aereo in Smolensk è stato poi messo in scena per spiegare la loro scomparsa. Il governatore della banca centrale polacca, il capo della sicurezza nazionale ed i generali dell'esercito che si presume siano morti nello schianto, nonché il Presidente, due candidati presidenziali e gran parte del partito di opposizione, hanno aperto la strada al Primo Ministro polacco Donald Tusk per seguire politiche pro-Euro, pro-F.M.I. e pro-Gazprom che arricchiranno i globalisti.
Ci sono state anche segnalazioni di agenti polacchi entrati nello studio di una delle vittime dell’incidente per cercare tra i suoi file solo due ore dopo che l'incidente aereo è stato annunciato, suggerendo quindi che l'incidente sia stato pianificato."
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giovedì 20 gennaio 2011
Que es el Club Bildenberg?
Bilderberg Club Meeting 2010 (Sitges, Barcelona). Ahí los "amos del mundo" fueron a decidir qué hacer con nosotros...
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CLUB BILDERBERG: EL LADO OSCURO DE LA DEMOCRACIA
L'idea di Daniel Estulin è che lo scopo del Club Bilderberg sia quello di creare un'aristocrazia fra le èlite europee e americane per controllare il pianeta. In altre parole, la creazione di un network globale di cartelli di giganti, più potenti di ogni nazione sulla terra, destinato al controllo delle necessità vitali del resto dell'umanità.
Sono molti gli obiettivi (realizzati) del Club, che l'autore ha denunciato. "Nel 2005 ho predetto che, sulla base di quanto detto al meeting Bildeberg in Germania, il petrolio avrebbe toccato i 150 dollari a barile a fine estate 2008. Non lo sto inventando ora, dopo che è successo. Lo potete leggere su Internet e sui miei report", spiega Estulin. "Anche la guerra in Iraq era stata progettata dal Bilderberg nel maggio 2002".
Daniel Estulin en el programa Contracorriente de España (05/03/2009):
Sono molti gli obiettivi (realizzati) del Club, che l'autore ha denunciato. "Nel 2005 ho predetto che, sulla base di quanto detto al meeting Bildeberg in Germania, il petrolio avrebbe toccato i 150 dollari a barile a fine estate 2008. Non lo sto inventando ora, dopo che è successo. Lo potete leggere su Internet e sui miei report", spiega Estulin. "Anche la guerra in Iraq era stata progettata dal Bilderberg nel maggio 2002".
Daniel Estulin en el programa Contracorriente de España (05/03/2009):
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lunedì 10 gennaio 2011
FlashForward
Mass Killing of Birds in Scene of 'FlashForward'.
When the blackout happened and the entire world saw the future, we all wondered, would their visions come true? More secrets will be revealed as they face the most shocking possibility of all - could another blackout be looming?
HOW FAR WILL THEY GO TO CONTROL THEIR FATE?
When the blackout happened and the entire world saw the future, we all wondered, would their visions come true? More secrets will be revealed as they face the most shocking possibility of all - could another blackout be looming?
HOW FAR WILL THEY GO TO CONTROL THEIR FATE?
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