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venerdì 5 agosto 2016

Come si fa lo sciopero fiscale senza alcun rischio

"In tempi di dittatura finanziaria c’è una forma di protesta che non creerebbe alcun rischio, non obbligherebbe a manifestare, non obbligherebbe neppure a costose azioni legali, non obbligherebbe ad entrare in politica, ma che sarebbe comunque devastante per il sistema finanziario che ci ha dichiarato guerra ed al quale i nostri politici rispondono.

Si parla spesso di sciopero fiscale. Chiaro che per attuarlo in maniera radicale dovreste spogliarvi di ogni bene, non avere stipendi da lavoro dipendente o pensioni, solo così lo Stato non potrebbe toccarvi in alcun modo. Questa strada non è dunque percorribile dalle grandi masse.

Esiste però un seconda via, altrettanto devastante per la finanza, che sarebbe costretta ad alzare bandiera bianca nel giro di pochi mesi. Basterebbe pagare in massa i tributi, qualsiasi tributo, in ritardo.

La legge consente e disciplina l’istituto del ravvedimento operoso. Nulla di illegale dunque nello scrivere o diffondere questo post che spero diventi virale.

Ci sono varie forme di ravvedimento, quella che interessa ai fini di attuare uno sciopero fiscale efficace è il ravvedimento che consente di pagare le imposte entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione.

In sostanza questo meccanismo si presta benissimo per cancellare ogni forma di acconto, che a quel punto può essere versato entro i termini della dichiarazione successiva (perché sarà proprio quella a cui l’acconto si riferisce), con ulteriore possibilità di rateizzare peraltro il pagamento in più tranche.

Il costo dell’operazione è irrisorio, si pagherà 1/8 della sanzione oltre agli interessi (dunque il 3,75% in più a titolo di sanzioni in base alla finanziaria 2011). Ad esempio sull’acconto IVA ho appena corrisposto 6000 euro con circa cento euro di aggravio, un nulla rispetto al tributo, dando i soldi allo Stato dopo più di sette mesi.

L’elenco delle forme di ravvedimento sono contemplate nel D.Lgs 18 dicembre 1997 n. 472, come anche successivamente modificato, che vi posto in questo screenshot direttamente dalla pagina dell’Agenzia delle Entrate in modo che possiate verificare personalmente quanto vi dico:

Come avrete letto si può spingere il ravvedimento anche oltre alle modalità che vi ho indicato, ma consiglio quella perchè è la più semplice e meno onerosa e se ci fosse unità, comunque dirompente!

Pensate quanto potremmo ottenere se tutti, uniti, avessimo fatto mancare all’erario anche solo l’acconto IVA e l’acconto IRPEF. Anche se a questa protesta non aderissero i dipendenti, dovrebbero avere la collaborazione del datore di lavoro sostituto d’imposta, sarebbe comunque sufficiente a creare un problema enorme ai collaborazionisti del potere finanziario che ci governano.

Io attuo questo sistema da anni, e voi cosa state aspettando? Nessuna cartella di Equitalia e nessun accertamento, solo l’esercizio di un diritto.

Anche così si può fermare il colpo di Stato in corso e riscattare la nostra sovranità!"


Avv. Marco Mori, scenarieconomici – Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su ibs.

24 luglio 2016.

lunedì 8 dicembre 2014

L'impegno politico di Noam Chomsky


La posizione di Chomsky nel campo della linguistica è tuttora quella di un innovatore radicale che ha fatto scuola in tutto il mondo, ma il suo pensiero non si è limitato alla linguistica. Chomsky è noto anche come pensatore anarchico e per le sue prese di posizione politiche. Lui si definisce "socialista libertario" e simpatizzante dell'anarco-sindacalismo" e ha duramente denunciato l'ingiustizia e la profonda immoralità su cui si fondano i sistemi di potere americani ed internazionali, la strumentalizzazione della totalità dei mezzi d'informazione statunitensi, da parte delle potenti lobby economiche esistenti in quel Paese, e la politica imperialista e militarista delle amministrazioni USA, da Roosevelt in poi (American power and the new mandarins 1969, At war with Asia 1970, Human rights and american foreign policy 1978).

Chomsky ha affermato di essere riuscito, grazie ad un minuzioso lavoro di studio e interpretazione di un'immensa mole di ogni tipo di documenti, a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni, nonché a evidenziare la piattezza conformistica dei media.

Il meccanismo attraverso cui si attua questo livellamento, è costituito dalla "fissazione delle priorità": esiste un certo numero di mezzi di informazione che determinano una sorta di struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno adattarsi a causa della scarsità delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le priorità, sono grandi società commerciali a redditività molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. L'obiettivo è quello che Chomsky definisce come la "fabbrica del consenso", ossia un sistema di propaganda estremamente efficace per il controllo e la manipolazione dell'opinione pubblica (Manufacturing consent: the political economy of the mass media 1988, Understanding power: the indispensable Chomsky 2002).

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica sia psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore e un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso.

Nonostante sia da alcuni criticato per le sue posizioni altermondiste vicine al movimento anti-globalizzazione, i maggiori organi d'informazione dimostrano grande considerazione e stima per lo studioso. Il New York Times scrive: "Egli è anche un intellettuale fastidiosamente bipartito. Da un lato vi è un ampio corpus rivoluzionario di eruditi studi linguistici altamente tecnici, in gran parte troppo difficili per chiunque non sia linguista professionista o filosofo; dall'altro, un corpus altrettanto considerevole di scritti politici, accessibili a qualsiasi persona alfabetizzata, spesso esasperatamente ingenui. Il "problema Chomsky" è quello di spiegare come questi due aspetti combacino". The Nation: "Noam Chomsky è una fonte inesauribile di sapere". The Guardian: "Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura".

Ha di recente appoggiato, per le elezioni politiche italiane del 2008, la lista anticapitalista e trotskista di Sinistra Critica.

È anche membro del Comitato consultivo ad interim dell'Organizzazione per una società partecipativa (IOPS).

Inoltre, nel dibattito sulla pena di morte, Chomsky ne è un convinto oppositore.


estratto da Wikipedia

domenica 2 giugno 2013

Bewegung 5 Sterne (B5S): nasce il Movimento 5 stelle tedesco


OBIETTIVI

Siamo un'alleanza indipendente di attivisti, per il momento. E rimaniamo indipendenti anche se ci trasformiamo in un partito politico.
L'Italia ha istituito su iniziativa di Beppe Grillo, un vasto movimento di protesta - il Movimento 5 Stelle.
Vogliamo raccogliere le idee di questo movimento e prendere parte, a modo nostro, a questo sviluppo.
Noi vogliamo il cambiamento.
Noi vogliamo una democrazia degna di questo nome.
Nella "democrazia rappresentativa" in Germania non vediamo rappresentati gli interessi dei cittadini, ma solo gli interessi di apparati di partito e lobbisti. All'interno di questo sistema non è possibile cambiare nulla se non si dispone di una maggioranza. E la maggioranza è sempre costituita dalle vecchie forze politiche che richiedono crescenti concessioni ai partiti politici e compromessi. Abbiamo visto come i Verdi abbiano sacrificato i loro principi più importanti a favore della condivisione del potere. Questo sistema non è dei cittadini e non rende giustizia al popolo del nostro paese. Inibisce qualsiasi sviluppo di cambiare. Noi non chiediamo più niente a questo sistema, vogliamo essere noi stessi il cambiamento.
Perché ci riferiamo al Movimento 5 Stelle italiano?
Perché confidiamo in questo movimento.
Originariamente significava Ambiente a 5 stelle, Acqua, Sviluppo, Connettività, Trasporti.
Questi problemi hanno rappresentato un simbolo per il movimento, ma poi sono state aggiunte idealmente altre stelle, altri argomenti.
Noi vogliamo che le nostre stelle brillino. E quando si tratta di realizzare la democrazia diretta, ci sono circa 80 milioni di stelle che possono brillare nel nostro paese. Quale sia per noi la prima stella a venire alla luce forse non è così importante, l'importante è che cominciamo a brillare.
Cioè, in concreto, vogliamo sviluppare un programma che si lega con il programma del movimento italiano. Dobbiamo farlo democraticamente e a modo nostro. Questo richiede tempo e soprattutto partecipazione.
In aggiunta al programma, vi è un codice di condotta per i membri del movimento in Italia. I parlamentari possono utilizzare solo una parte della retribuzione per se stessi, non devono avere la fedina penale sporca; come funzionari eletti, non devono essere disposti a lavorare insieme a nessuno dei vecchi partiti e non partecipare ai talk show televisivi. Questo chiaro rifiuto delle forze del vecchio sistema rende il movimento forte. Questo è molto di più di un semplice movimento di protesta - è un atteggiamento chiaro, una filosofia. E' il sì di ogni individuo a se stesso, un sì per la propria responsabilità - è la nascita di cittadini responsabili europei.
Si tratta di idee che vale la pena prendere in considerazione. Noi le abbiamo trovate e le vogliamo illuminare. Chi vuole accenderle con noi?

Tradotto dal tedesco -  Fonte originale

martedì 23 aprile 2013

Se combattere la disuguaglianza fa girare l’economia

Emanuele Ferragina, Università di Oxford

di Alberto Mucci

Il libro di Ferragina, italiano a Oxford. Pensioni sproporzionate e niente aiuti ai giovani: così l’Italia coltiva la disuguaglianza.

Londra. Trent’anni, nato a Catanzaro e adesso vive a Oxford. Emanuele Ferragina è lecturer presso l’Oxford Institute of Social Policy (Oisp) dove si occupa di politiche sociali, capitale sociale e disuguaglianza. Assieme ad un gruppo di giovani ricercatori italiani due anni fa ha fondato il centro studi Fonderia Oxford che si occupa di proporre politiche per l'Italia. Il 13 marzo scorso ha pubblicato per Rizzoli-BUR Chi Troppo Chi Niente. Nel libro Farragina sostiene che ridurre le disuguaglianze di opportunità e condizione non dovrebbe essere fatto per ragioni ideologiche, ma piuttosto per rendere il sistema Italia più efficiente e produttivo. Sotto un grafico elaborato dall’autore (sulla base dei dati forniti dalla Banca d’Italia) che mostra, come si sia spostata la distribuzione della ricchezza tra varie categorie sociali nel periodo che va dal 1987 al 2008. Un dato che pur con tutte le cautele dovute al peso dell’economia sommersa e l'incidenza del lavoro autonomo conferma un trend ormai consolidato in tutto il mondo occidentale.

Prima di cominciare un tour in Italia per la presentazione del libro ha trovato il tempo di un’intervista con Linkiesta.

In Chi Troppo Chi Niente scrivi che “il welfare state italiano non solo alimenta le disuguaglianze, ma ripartisce anche la spesa in modo inefficiente”. Puoi spiegare più nel dettaglio come si è arrivati a una situazione così paradossale?
Parto dal caso più eclatante: le pensioni. In termini di percentuale di Pil, la spesa sociale italiana con il suo 24,86 per cento è nella media europea. Il problema però è che di questa percentuale lo stato utilizza il 57 per cento (circa il 14 per cento del Pil) per le pensioni. Una cifra enorme e ben al di sopra della media europea. Bisogna anche evidenziare che la spesa previdenziale è una spesa passiva, poco rilevante per la crescita. I giovani, invece, la forza potenzialmente più produttiva del paese e con il maggior capitale umano non-sfruttato, sono lasciati alla deriva, con pochissima assistenza e scarsi incentivi. La Finlandia pur avendo una spesa sociale praticamente uguale a quella Italia (in rapporto al Pil) impegna solamente il 9 per cento del Pil per garantire le pensioni. La differenza di punti percentuali esistente tra il paese scandinavo e l'Italia va a sostenere categorie completamente trascurate nel nostro paese: le donne in cerca d'occupazione, i giovani come appena detto, le coppie appena sposate, i disabili. E non solo. In Italia diversamente da molti altri paesi Europei non esiste né un sussidio universale di disoccupazione né tantomeno un reddito minimo garantito. Certamente ci sono misure che sostengono chi perde un lavoro, come la cassa integrazione, ma queste forme di protezione oltre ad essere totalmente passive e non supportare il rientro dei disoccupati sul mercato del lavoro non tutelano gli oltre 3 milioni di lavoratori precari. Una delle categorie più deboli e demunite nel nostro paese.

A parte la Grecia, in Europa siamo gli unici a non avere il reddito minimo garantito. Ha in mente una manovra per coprire i costi per implementarlo?
Sì. Parto di nuovo dalle pensioni. Ogni anno l’Italia spende 240 miliardi di euro in previdenza per gli anziani. Una cifra enorme. Per garantire insieme un sussidio di disoccupazione e un reddito minimo garantito ne servirebbero meno di 20, un dodicesimo. Più nel dettaglio. Ampliando le misure che assicurano il reddito minimo garantito (intorno ai 400 euro mensili) già presenti in alcune regioni come Toscana e Emilia, il costo totale sarebbe di circa 7 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece il sussidio di disoccupazione il costo sarebbe intorno ai 10 miliardi di euro. Cifre non impossibili da trovare. Un metodo di finanziamento è la riduzione delle pensioni più generose. Ci sono circa 2,2 milioni di pensionati che ricevono una media di 2.909 euro al mese. Allora è importante ricordare che per tutti coloro i quali hanno iniziato a lavorare prima del 1978 il sistema pensionistico era retributivo e il lavoratore riceveva tra l’80 e il 100 percento del suo ultimo stipendio. Il problema è che questi pensionati non hanno contribuito a sufficienza per coprire le pensioni che ricevono oggi: in media solo il 50 per cento. Il risultato? Le loro pensioni sono d’oro, quelle dei giovani da fame. Una diseguaglianza enorme che va affrontata. Ed è quello  uno dei privilegi che bisogna andare a colpire per pagare almeno in parte i sussidi di disoccupazione e il reddito minimo.


















In quali altri modi si potrebbe facilitare la diminuzione della crescente diseguaglianza?
Un secondo nodo da affrontare è quello dell’attuale modello di tassazione. Bisogna spostare con decisione parte della tassazione dal reddito al patrimonio. Un paese di tendenza liberale come il Regno Unito tassa con più forza dell’Italia il patrimonio. Il risultato è che il patrimonio dei dieci italiani più ricchi è uguale a quello dei 3 milioni di italiani più poveri. Non si può andare avanti così. A parte Stati Uniti, Portogallo, Messico e Grecia siamo i peggiori nella classifica dei paesi OCSE per il livello di diseguaglianza economica. C’è poi il problema dell’evasione fiscale e a quello c’è solo una soluzione: combatterla con più convinzione.

Nel libro leghi l’idea di uguaglianza con quella di efficienza. Può spiegare il concetto più nel dettaglio.
Basta pensare ai 28 ordini professionali in Italia: vanno riformati. Gli ordini sono nati per difendere il consumatore in mercati caratterizzati da asimmetria di informazione. Questi sono quelli in cui il cittadino non ha le competenze per giudicare la qualità e il prezzo di un servizio specialistico, come per esempio una consulenza legale o una visita medica. L’ordine fa quindi da garante. Questo è giusto perché in teoria protegge il consumatore. Quello che non va sono tutte le barriere all'entrata che fanno dell’ordine una categoria statica che crea rendite di posizione inaccettabili per alcuni suoi membri. Ti faccio un esempio: se un giovane avvocato vuole costruirsi un portafoglio clienti non può decidere di avere tariffe più basse di quelle stabilite dell’ordine. Questa è una perdita sia per il giovane avvocato sia per il consumatore che spenderebbe di meno. C’è inoltre il grande problema dei “cervelli” che se ne vanno. Tra le tante ragioni che li portano a emigrare c’è anche quella di non voler sottostare alle regole troppo restrittive di alcuni ordini. Se un ragazzo o una ragazza non è fortunato/a abbastanza da avere un genitore che lo puo’ aiutare (perché già inserito nella professione) è molto piu’ difficile che riesca ad accedere a un ordine.

Perché il mondo della politica secondo lei ha smesso di parlare di uguaglianza?
Questa è una domanda complicata. Ci sono diversi motivi. A livello generale con la fine della guerra fredda e l'avvento della globalizzazione, tutti i partiti di ispirazione social-democratica in Europa hanno cominciato ad inseguire i partiti conservatori spostandosi sempre di più verso il centro. Basta pensare al Labour inglese o alla Spd tedesca negli anni novanta e nel duemila. Si è anche venuto a creare un sentimento di impotenza che porta molti a pensare che nel presente momento economico non ci sia nulla da fare per garantire i più deboli. E invece non è assolutamente così: le cose si possono cambiare. Si devono cambiare. Bisogna iniziare a parlare di uguaglianza in un modo un po’ piu’ preciso, ripartendo da quelle categorie che non votano più il partito democratico: disoccupati, lavoratori atipici e famiglie a basso reddito.


Fonte

sabato 9 marzo 2013

E se il prossimo Papa si chiamasse Marx?

12 febbraio 2013 - Il Toto-Papa è cominciato: nero, albino, sudamericano, giovane, con la barba, conservatore, innovatore. Gli aggettivi si sprecano, ma vi immaginate lo stupore se il Conclave scegliesse, fra i 117 cardinali che lo compongono, un papa rosso?

Il rischio c’è, la probabilità chissà! Il papabile in questione è tedesco e filo-Ratzinger. Il suo cognome è Marx e ha scritto un libro, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2009: “Il capitale, una critica cristiana alle ragioni del mercato”. Non si chiama Karl, il suo nome è Reinhard, però nel suo volume si interroga sui difetti del “turbo-capitalismo”, partendo da una lettera immaginaria al filosofo suo omonimo.

Classe 1953, cardinale di Monaco di Baviera e presidente della Conferenza episcopale tedesca, è stato anche arcivescovo di Treviri, città natale dell’altro Marx, quello con la barba. Non sarebbe un Papa-innovatore, ma molto di più: dopo la fumata bianca, si rivolgerebbe ai fedeli in piazza San Pietro, promettendo di trasformare la Chiesa in un “movimento reale per l’abolizione dello stato di cose presenti”. Un fatto così clamoroso che farebbe rivoltare nella tomba Don Camillo e risorgere il mitico Peppone.


Fonte: http://www.marcellolongo.it/tag/reinhard-marx/

sabato 26 gennaio 2013

José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay: un mito

di Fabio Balocco
Un mito. Non so definirlo altrimenti. José Pepe Mujica è un mito. In un mondo in cui la gente si scanna per il potere, per l’accumulo di beni materiali, lui, Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo. È vegetariano, è sposato, ha un cane. Se non fosse per due energumeni che gli montano la guardia all’inizio della proprietà, nessuno potrebbe immaginare che lì ci vive il presidente della nazione. Alla BBC ha dichiarato “Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”. Mujica ha un passato di sinistra nei Tupamaros, un famoso gruppo di combattenti che si ispirava negli anni sessanta-settanta del secolo scorso alla rivoluzione cubana. Per la sua fede ha trascorso 14 anni in carcere.


Discorso del presidente dell'Uruguay Mujica a Rio+20 



È qualunquista fare un raffronto tra Mujica ed il nostro comunista  migliorista Napolitano, che vive al Quirinale e guadagna 239.192 euro all’anno, aumentati di 8.835 euro nell’anno in corso?

È qualunquista fare un raffronto tra Mujica, che ha rischiato la vita e conosciuto la galera e che dichiara che un politico dovrebbe vivere come la maggioranza dei propri concittadini, con i nostri ex comunisti ed attuali neoliberisti D’Alema, con il suo yacht ormeggiato a Gallipoli, o Fassino, sindaco della città più indebitata d’Italia, con il suo reddito imponibile (anno 2010) di 126.452 euro?


L'articolo continua su  ilfattoquotidiano.it

martedì 15 gennaio 2013

ANTICHE MASSIME (POLITICHE) CINESI (altro che Macchiavelli!)

Guardiamo e osserviamo il capo di un popolo. Se esso è buono, i suoi ministri saranno buoni, se avrà nel cuore la malvagità, malvagità troverà nei suoi ministri.

Coloro che furono ufficiali in regimi precedenti desiderano restaurare l’antica cultura; coloro che sono ufficiali ora desiderano mantenere lo stato attuale e coloro che non sono ufficiali chiedono a gran voce di cambiare tutto.

Se una disputa va per le lunghe, significa che tutti e due i contendenti hanno torto.

Si perde più tempo a discutere di cose insignificanti perché alcuni di noi sanno più in merito a queste che non in merito alle cose importanti.

Ci si persuade meglio, di solito, per le ragioni che si sono trovate da soli che per quelle che sono venute in mente agli altri.

Dare a piene mani significa ripartire in tante piccole parti ciò che fu rubato a grandi braccia.

Nessuno conosce bene la vita finché il dolore non ha bussato alla sua porta; chi ha la forza della sofferenza, ha la forza dell'osare.

Spesso avviene che il carnefice è ucciso.

E’ difficile essere un re, ma ancor più difficile è esserne i ministri.

E’ facile essere ricchi ed evitare di mostrarsi orgoglioso, è difficile essere poveri ed evitare di lamentarsi.

Quando un paese è in preda al caos, è una vergogna essere ricchi e ricoprire alte cariche.

Spesso i bei discorsi fanno sì che gli altri smarriscano la nozione di ciò che è bene e di ciò che è male.

L'esperienza è il nome che ciascuno dà ai propri errori. Agire per esperienza è come dire che bisogna essere caduti da un tetto per sapere di che cosa si tratta.

Non c'è maledizione peggiore del non sapersi accontentare, non v'è peccato più grande del desiderio di avere, perciò colui che si accontenta di buon grado sarà sempre sereno.

Quando la gente non teme la forza, allora, come solitamente avviene, la grande forza discende su di essa.

Per chi è chiamato a governare le nazioni e gli imperi, ci sono nove indicazioni cardinali alle quali attenersi: coltivare la propria condotta morale, onorare gli uomini meritevoli, nutrire affetto per la propria famiglia, fare il proprio dovere verso di essa, mostrare rispetto verso gli altri ministri dello stato, identificarsi con gli interessi dell’intero corpo dei pubblici ufficiali, mostrarsi come un padre per il popolo, incoraggiare l’introduzione di tutte le arti utili, usare gentilezza agli stranieri che vengono da paesi lontani, interessarsi del benessere dei principi dell’impero.

Se i subalterni non hanno fiducia nei superiori, governare il popolo è impossibile.

Guidate il popolo con le leggi, dominatelo e controllatelo con minacce di punizione e il popolo cercherà sì di evitare la prigione, ma non avrà alcun senso dell'onore e della vergogna. Guidate con la virtù il popolo e dominatelo e controllatelo con la giustizia e il popolo avrà il senso dell'onore e del rispetto.

Molti sono in grado di istruire processi: ma bisognerebbe fare in modo che di processi non ve ne fossero affatto.

Il popolo deve avere viveri a sufficienza, disporre di un esercito adeguato e avere fiducia nel suo governante.

Non danneggiare chi sta facendo il bene, ma seguilo e impara.

Chi si rifiuta di assistere un ammalato deve essere considerato un assassino.

Se i vecchi ti dicono demolisci e i giovani ti dicono ricostruisci, demolisci e non costruire perché il demolire dei vecchi è costruire, e il costruire dei giovani è demolire.

Estratto da: http://web.tiscalinet.it/ddmirko/giustizia.htm

domenica 25 novembre 2012

Stati Uniti: I cittadini di 50 Stati chiedono la secessione da Washington


di LUCA FUSARI

A pochi giorni dalla nottata elettorale presidenziale 2012 che ha visto la rielezione di Barack Obama per altri 4 anni alla Casa Bianca, gli Stati dell’Unione sono in fibrillazione, una fibrillazione spontanea al momento ancora covata sotto le ceneri, che però da almeno 150 anni non si registrava sul suolo americano.

Sabato 10 Novembre 2012, i cittadini di 15 Stati (Louisiana, Texas, Montana, North Dakota, Indiana,Mississippi, Kentucky, North Carolina, Alabama, Florida, Georgia, New Jersey, Colorado, Oregon e New York),  hanno depositato le petizioni da consegnare all’amministrazione Obama per chiedere il ritiro pacifico dei loro Stati dall’Unione al fine di darsi un loro indipendente assetto di governo.

Come spiega il sito Examiner, affinché le petizioni siano prese in considerazione dall’amministrazione Obama come richiesta, la legge statunitense prevede che ad un mese dalla data di presentazione della petizione, queste abbiano raccolto 25.000 firme; una petizione non è ricercabile sul sito della Casa Bianca fino a quando non sono state raccolte almeno 150 firme dai promotori.

Alabama, Florida, Tennessee, Georgia, Louisiana e il Texas hanno raccolto le 25mila firme necessarie, ergo Obama dovrà affrontare e dar risposta alla richiesta di secessione ufficialmente sollevata dai promotori. A seguito del clamore sollevato anche sui massmedia americani dall’iniziativa popolare dei primi 15 Stati iniziali, se ne sono aggiunti altri 35:  Arizona, Arkansas, California, Illinois, Michigan, Missouri (1,2),  South Carolina, Tennessee, Virginia, Wisconsin, Ohio, Kansas, West Virginia, Nebraska, Utah, Alaska, Pennsylvania, Wyoming, Oklahoma, Nevada, Delaware, New Hampshire, Idaho, Rhode Island, South Dakota, Massachussets, Vermont, Stato di Washington New Mexico, Minnesota, Maine, Connecticut, Maryland, Iowa, Hawaii.

La geografia dell’area potenzialmente secessionista non si limita alla sola area della storica Confederazione degli Stati Americani di Jefferson Davis e del generale Robert Edward Lee, benché anche la dinamica degli eventi  parrebbe rievocare a parti opposte quanto accadde prima dello scoppio della Guerra Civile americana (1861-1865), con tanto di reincarnazione di Lincoln e non solo in celluloide.

In molti potrebbero bollare e ridurre tale iniziativa come la reazione “stravagante e folkloristica” di sparuti gruppi di individui, a torto facilmente accusabili a priori di essere “xenofobi e razzisti”, i quali da bastian contrari di fronte all’esaltazione collettivista massmediatica promossa dalla riconferma del comandante in capo nello Studio Ovale, minacciano addirittura la secessione. In realtà, tali petizioni non sono il parto di un manipolo di razzisti suprematisti bianchi del Ku Klux Klan. Se la data di presentazione post-elettorale delle petizioni appare non casuale (utile forse per attirare umoralmente gli scontenti alla loro firma), è anche vero che i recenti dati delle presidenziali non sono in sé direttamente una prova di un legame automatico tra la volontà secessionista dei firmatari, la loro connotazione politica e quella dell’intero Stato di appartenenza. Obama ha vinto in Colorado ed Oregon, così pure nello Stato di New York, nel New Jersey e in California, che non sono Stati del Sud né certamente tacciabili come pregiudizialmente razzisti per la loro storia passata;  le successive richieste di secessione da altri Stati dell’Unione dimostra come il fenomeno non si limiti al Dixieland.

I primi a chiedere lo scioglimento del proprio vincolo con gli Stati Uniti  sono stati i cittadini della Louisiana, citando la Dichiarazione d’Indipendenza affermante che è diritto del popolo sciogliere e formare un nuovo governo, quando quello vigente non rispetta il consenso dei governati: «Quando nel corso degli eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto ad un altro ed assumere tra le potenze della terra, il separato ed uguale statuto a cui le Leggi della Natura e di Natura Dio gli danno diritto, è conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione».

La petizione dell’Oregon,  afferma che lo Stato vuole restare un alleato degli Stati Uniti e possibilmente votare per rientrare nell’Unione solo una volta che «i cittadini dell’Oregon percepiranno il governo federale come non più imponente, ovvero un governo tirannico che non ha interesse per il futuro dei bambini dell’Oregon».

Leggendo la petizione ad esempio del Texas (Stato da sempre propenso a staccarsi dall’Unione, come non nascose in tempi recenti il suo attuale Governatore, il Repubblicano Rick Perry) si dichiara che: «Gli Stati Uniti continuano a soffrire le difficoltà economiche derivanti dalla negligenza del governo federale di riformare la spesa interna ed estera. I cittadini degli Stati Uniti soffrono di abusi evidenti dei loro diritti, come il NDAA, il TSA… Dal momento che lo Stato del Texas mantiene un bilancio in pareggio ed è la 15° più grande economia del mondo, è praticamente possibile per il Texas ritirarsi dall’Unione proteggendo i suoi standard di vita e i suoi cittadini, ri-proteggendo i loro diritti e le loro libertà in conformità con le idee originali e le credenze dei nostri Padri fondatori che non sono più il riferimento del governo federale».

Ma quali sono le idee originali e le credenze dei Padri fondatori a cui si riferisce la petizione? Non certo il ripristino della schiavitù, ma semmai il ripristino delle idee di Thomas Jefferson di decentramento federale dei poteri ai singoli Stati e ai loro cittadini, attraverso referendum locali e un più ravvicinato controllo sull’apparato statale, instaurando un governo minimo costituzionale, rispettoso dei diritti naturali di vita, scelta e proprietà dei suoi abitanti; tutto ciò che oggi è percepito assente a causa del dirigismo economico centralista imposto da Washington D.C sotto varie presidenze sia repubblicane che democratiche.

Obama con i salvataggi bancario-finanziari a Wall Street e all’industria dell’auto, e con il programma di assicurazione sanitaria obbligatoria (Obamacare) ha imposto a dispetto del X° emendamento della Costituzione (affermante che:  «i poteri non demandati dalla Costituzione agli Stati Uniti, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati, o al popolo») scelte autocratiche a livello federale ai singoli Stati dell’Unione e ai loro residenti. Scelte che possono definirsi liberticide in nome della sicurezza nazionale, dell’uguaglianza e della lotta al terrorismo sulla scia di George W. Bush come ricordato nella petizione texana.

La sua larga riconferma alle urne non deve ingannare, a differenza di quanto narra la propaganda sinistrata dei massmedia tra le due sponde dell’Atlantico, gli americani che non sono persuasi del suo operato restano la maggioranza della popolazione, al di là della sconfitta subita da Romney (un candidato poco convincente, il quale non ha fatto il pieno di voti neppure nel suo stesso partito tra i Tea Party, i fiscal conservative e i libertari).

http://cache.gawker.com/assets/images/gawker/2008/11/obama-abe.jpgGli Usa dopo le recenti elezioni si confermano un Paese al suo interno profondamente diviso sul piano delle idee e delle proposte da adoperare per uscire dalla crisi: libero mercato e concorrenza tra Stati dell’Unione o pianificazione omologante ad opera del governo federale? Tali divisioni emergono a maggior ragione con la sconfitta dei Repubblicani, i quali hanno perso gran parte della loro capacità di attrazione e dirottamente delle istanze del Profondo Sud e della classe media statunitense all’interno di schemi consolidati di sistema a fronte di un Partito Democratico che è divenuto negli ultimi cent’anni un partito geograficamente nordista dedito a quel “sistema americano” di Big Government e consociativismo con lobbies della finanza e dell’industria, avversato nel XIX secolo proprio dai sudisti Democratici oppositori di Lincoln in quanto corporativista e non sostenibile senza tasse e protezionismo.

Gli elettori stanno capendo prima di altri che l’attuale sistema statunitense è uno status quo privo di prospettive reali di cambiamento in meglio, esso tende semmai solo a peggiorare producendo più tasse, più spesa pubblica clientelare e meno libertà economiche individuali.

Gli Usa hanno una disoccupazione ufficiale a poco meno dell’8% (ma in realtà usando i parametri degli anni ’80 è al 22%), un dollaro svalutatosi del proprio potere d’acquisto del 95% in un secolo e un debito federale di 16 miliardi di dollari insostenibile e a rischio futuro downgrade da parte delle agenzie di rating. Se entro il prossimo 31 Dicembre Repubblicani e Democratici non si metteranno d’accordo sul fiscal cliff, scatteranno tagli automatici alla spesa e aumenti feroci delle tasse, oltre alle nuove tasse preannunciate dal presidente (Carbon Tax), a cui potrebbe far seguito il mancato rinnovo del Tax Relief Act (l’estensione, per due anni, dei tagli fiscali voluti, a suo tempo, dall’amministrazione di George W. Bush) per ripianare i buchi di bilancio. Il  Budget Control Act (voluto dai Repubblicani all’indomani della loro vittoria al Congresso, che impone una serie di tagli alla spesa pubblica delle agenzie governative, predisposte per scattare automaticamente nel caso il debito superi un tetto predefinito) potrebbe anch’esso saltare a causa del keynesismo bipartisan post-elettorale rendendo vana la stretta fiscale imposta ai contribuenti, con un calo del PIL dal -1/-2,5% nel 2013 che affosserebbe ulteriormente l’economia a stelle e strisce.

Benché siano assai poche al momento le possibilità che tutte le petizioni abbiano un immediato successo sia in termini di numeri raccolti a norma di legge che quale suo seguito (non solo consensuale), non è detto che in un prossimo futuro non possano acquisire a livello politico (nelle legislature nei singoli Stati) e sui social network, una loro rilevante popolarità ed influenza generando movimenti grassroot mainstream di protesta secessionista ed indipendentista dall’Unione così come venutisi a realizzare negli ultimi anni con i Tea Party ed Occupy Wall Street.

In ogni caso le firme fin qui raccolte vanno lette come un interessante segnale, un termometro sociale già da tempo oggetto di discussione in sede storiografica e in curiose analisi sociologiche, che il governo federale e l’establishment dei due principali partiti farebbe bene a non sottovalutare, la secessione quale opzione di libertà estrema senza compromessi è ancora oggi valida e viva nelle menti, nei cuori e nei portafogli di molti americani.


Fonte

giovedì 15 novembre 2012

Hugo Chávez: salud, vivienda, educación universitaria y pleno empleo

Pubblicato in data 04/ott/2012

Con una espectacular concentración que llenó de pueblo las principales arterias del centro histórico de esta capital, el presidente de Venezuela, Hugo Chávez, cerró la campaña electoral por su reelección.


sabato 10 novembre 2012

Zeitgeist Addendum doppiato in Italiano

Caricato in data 18/gen/2011

http://litaliasecondome.blogspot.com
http://zeitgeistitalia.org
Il film ha vinto nel 2008 il premio Best Feature Artivist Spirit all'Artivist Film Festival di Los Angeles.
Il film discute riguardo al sistema della Federal Reserve negli Stati Uniti, della CIA, delle corporation americane e altro, concludendo con la presentazione del Venus Project, creato dall'ingegnere sociale Jacque Fresco. In accordo con Peter Joseph, il film ha come scopo di localizzare le radici della dilagante corruzione sociale, offrendo allo stesso tempo una soluzione. In conclusione Addendum sottolinea il bisogno di eliminare ogni barriera che divide gli uomini e individua i passi concreti da fare per indebolire il sistema monetario.




VIDEO DEDICATO A CHI CREDE CHE COMPLOTTISMO E TEORIE COSPIRATIVE SIANO SOLO FAVOLETTE PER MANIACI OSSESSIVI. E INVECE E' UNA REALTA', UN MOSTRO SPIETATO, CORROTTO, POTENTE E INSAZIABILE CHE SI CHIAMA IMPERIALISMO CAPITALISTICO AMERICANO, DIVENTATO NEL TEMPO SEMPRE PIU' AVIDO E SANGUINARO.

martedì 16 ottobre 2012

Quelle strane morti di infarto

... di magistrati (onesti) in Italia.

Mentre da intercettazioni a livello politico locale emerge il quadro inquietante di amministratori (di destra) della Regione Lombardia eletti grazie all'appoggio della 'ndrangheta, come l'assessore Zambetti, in pugno alle cosche mafiose, c'è da pensare che presto Tangentopoli al confronto apparirà a tutti un morigerato collegio di educande?!

Una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze rassomigliano ad una prova. Non ricordo chi lo disse (forse Sherlock Holmes) ma è una verità sacrosanta. Possibile che, a livello istituzionale, non ci sia nessuno che faccia 1 + 1, che abbia il coraggio di parlare a viso aperto, di mettere insieme i pezzi di un puzzle fin troppo chiaro? Un cancro sta divorando l'Italia! E dopo la morte del giudice D'Ambrosio, consulente giuridico della Presidenza della Repubblica, impegnato nell'inchiesta sulle collusioni tra Stato e mafia, quali sono le dichiarazioni di Giorgio Napolitano, amico suo? Come commenta il nostro Presidente questa sincronica moria per infarto dei nostri migliori magistrati, quelli più impegnati nella lotta alla corruzione nel nostro Paese? Nulla, neanche un accenno a questo possibile inquietante scenario, nè da lui nè dagli altri rappresentanti delle Istituzioni. Solo coinidenze? Bene, allora andiamo avanti così...Chi sara' il prossimo infartuato?

Borsellino su morte D’Ambrosio: Italia paese di cardiopatici
di Patrizia Maltese - 31 lug 2012

Il Magistrato D'Ambrosio,
morto d'infarto a 65 anni.
Solo un tarlo, nessuna certezza. Però ronza in testa.
Ronza nella testa di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso vent’anni fa nella strage di via D’Amelio, il tarlo che Loris D’Ambrosio, il consulente giuridico di Giorgio Napolitano coinvolto nelle polemiche sulle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia, non sia morto per infarto.
Salvatore Borsellino ha detto la sua oggi intervenendo alla trasmissione La Zanzara su Radio 24: “In Italia tante persone coinvolte nelle inchieste, come quella su Ustica per esempio, sono morte per infarto. Tante, troppe persone”. E ha fatto un esempio: “Parisi (Vincenzo Parisi, capo della Polizia ai tempi della trattativa, ndr) è morto per infarto come altri testimoni”.
E alla domanda su come faccia a fare queste affermazioni, ha risposto: “Infatti non ho prove, ho solo un tarlo che mi ronza in testa, diciamo che il nostro è un Paese con un livello di cardiopatie molto alto…”.
Quindi ha fatto riferimento all’invettiva del Capo dello Stato che ha attribuito proprio a quelle polemiche la morte del suo consigliere giuridico: “Ho letto le critiche di Napolitano per le aggressioni che avrebbe subito D’Ambrosio ma conosco persone che hanno subito attacchi più gravi e non sono morte. L’infarto arriva quando deve arrivare. Anch’io sono cardiopatico. Mi accusano di vivere sulla morte di mio fratello, mi attaccano pesantemente, ma l’infarto non mi è ancora venuto”.
Borsellino ha anche espresso una preoccupazione pesante rispetto al trasferimento di Antonio Ingroia in Guatemala: “Ha subito una grande pressione psicologica, ma è una decisione che non condivido. Rischia la vita e in Guatemala – temo che qualcuno potrebbe chiedere ai narcotrafficanti un favore. Verrebbe eliminato e si direbbe che è stato ucciso per cose che non riguardano l’Italia. Qualcuno qui da noi sarebbe sicuramente soddisfatto, un certo sistema di potere”. 
Fonte

Morto Alberto Caperna: il procuratore che indagava su Fiorito e Maruccio
15 ottobre 2012

Il Procuratore Caperna,
morto d'infarto a 61 anni.
ROMA – Il procuratore aggiunto Alberto Caperna è morto di infarto a Roma il 14 ottobre. Il magistrato di 61 anni era il titolare delle indagini sui casi di Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio per i fondi di Pdl ed Idv della Regione Lazio. Caperna  era originario di Veroli, in provincia di Frosinone. I casi di Fiorito e Maruccio finirono sulla sua scrivania in quanto era il titolare dei procedimenti contro la pubblica amministrazione ed in questa veste coordinava le indagini relative a fatti di corruzione e peculato.

Al suo attivo Caperna aveva svolto importanti inchieste giudiziarie tra le quali il crollo del palazzo di via Vigna Iacobini, avvenuto alla fine degli anni novanta nel quartiere Portuense, a Roma. Al suo vaglio sono finite numerose e delicate inchieste giud
iziarie come quelle relative al caso di Luigi Lusi ed altre analoghe. Noto per la sua riservatezza e discrezione, ma soprattutto per la sua professionalità, Caperna si è anche occupato della vicenda della casa dell’ex ministro Claudio Scajola, dell’appalto nell’ambito dell’inchieste sul G8 della scuola Marescialli di Firenze, dell’indagine Parentopoli romana, del filone romano dell’inchiesta Parmalat. Si occupò anche della presunta compravendita di senatori.  Fonte

mercoledì 10 ottobre 2012

La Hojilla descubre a 'simpatizantes' opositores recibiendo pago en efectivo por apoyar a Radonski

La Hojilla transmitió este jueves un esclarecedor video que deja revelado cómo se le pagó a un grupo de personas que asistió a la concentración realizada por la oposición en Guasdualito, estado Apure, para apoyar la campaña del candidato de la derecha, Henrique Capriles Radonski, tras ofrecer sus servicios de espontáneos "simpatizantes".

sabato 29 settembre 2012

Los manifestantes del 29S vuelven a cercar el Congreso en Madrid

Convocados bajo el lema "si no sales a la calle estás de acuerdo con los recortes", los manifestantes españoles se movilizan en Madrid en las cercanías del Congreso de los Diputados para 'rodearlo' y para pedir la dimisión del Gobierno y el inicio de un proceso constituyente. Esta es la tercera protesta que se lleva acabo en la capital española. La jornada del 25S degeneró en violentos choques entre la policía y los activistas, dejando como resultado 35 detenidos y más de 60 heridos. Mientras, durante la protesta del 26S se registraron episodios aislados de brutalidad policial, se practicaron tres detenciones y tres personas sufrieron heridas leves.

venerdì 28 settembre 2012

Discurso completo de Julian Assange ante la Asamblea General de la ONU

El fundador de WikiLeaks, Julian Assange, apareció hoy entre los relatores en la Asamblea General de la ONU. Habló de los derechos humanos, de la política de EE.UU., de la tragedia personal de Bradley Manning y de los cambios en el mundo.

El fundador de WikiLeaks subrayó la diferencia entre las palabras y las acciones de Estados Unidos, alabó lo que dijo el presidente Barack Obama, pero señaló que se acabó el tiempo de la mera retórica sin acciones.

"Felicitamos y estamos de acuerdo con las palabras de que se puede lograr la paz. Pero el tiempo de las palabras ha terminado. Es hora de que EE.UU. cese la persecución de WikiLeaks, nuestra gente y nuestras fuentes", dijo.

"La investigación en contra de WikiLeaks no tiene precedentes por su escala. Es hora de que el presidente Obama haga lo correcto y se una a los cambios en el mundo", declaró Julian Assange.


giovedì 27 settembre 2012

ETA emplaza a la izquierda abertzale a superar "errores y carencias"

- Dice que es necesario organizarse para la "construcción nacional",
- "Sería un error conformarse con lo logrado" apunta ETA,
- Además, se jacta de haber dado pasos para construir la paz,
- Pide diálogo con España y Francia y las acusa de "prolongar el sufrimiento"
.

domenica 23 settembre 2012

GRILLO A PARMA VS GIORNALISTI - SIETE VOI IL CANCRO



Commenti

Ciò che dice Grillo mi sembra talmente chiaro e limpido che non posso credere che i giornalisti non lo recepiscano. Evidentemente manca la volontà di recepire...
(RossoneroTuttaLaVita)

Beppe è un uomo con due coglioni GRANDI come un hotel (5 stelle si intende) ragazzi!
(Saverio Aceto)

Ma è così difficile capire che l'unica soluzione per eliminare tutto il marcio in Italia è votare 'sto benedetto movimento 5 stelle ?!?!? ... santo dio mi viene il vomito vedere e sentire le faccie di 'sta merda che c'è a Roma e nelle regioni e provincie...
(loreskaski)

FORZAA BEPPEEEEE SEI UN GRANDEEE!!!
(MrDallasTan)

O non capiscono una beata mazza, o sono completamente asserviti al potere.... La seconda che ho detto???
(capitanpravda)

Perchè hanno dovuto dire che c'era solo mezza piazza, circa 1000 persone.
(andrea1000900805)

Certo dio mio, che paura Casaleggio... ma ancora che la menate con 'sta cazzata, fate ridere i polli.
(Henry Gale)

L'ho sempre pensato: il problema dell'Italia è l'informazione. Nessuno ha mai parlato del vero problema della crisi dell'Euro, a partire dai vari Santoro e Formigli. L'informazione capitanata da repubblica e il corriere, giornali di partito e di imprenditori, che fanno informazione pilotata e a favore del proprio regime. Poi ci sono i giornali vergogna di Libero e del Giornale, ma quelli sono un caso a parte. Perché non li consideravo nemmeno dei giornali. La gente vota perché si informa da loro.
(Sbarabbapilo)

IL CANCRO DELL'ITALIA, MMERDE!! I LECCACULO DEI PARTITI, SONO COME UNA MALATTIA AUTOIMMUNE , CHE MANGIA IL CORPO DALL'INTERNO, DA IMPICCARE TUTTI QUELLI CHE METTONO LA SCUSA DEL LAVORO DAVANTI ALL'AMORE DEL VERO!!
(natharaja)

Perché non va al TG questo servizio?
(rapcagliari)

GRILLO A PARMA SU MONTI - QUELLO CHE IL CORRIERE NON MOSTRA

http://www.byoblu.com Il Corriere della Sera riporta molte frasi di Grillo. Ma stranamente si è lasciato scappare queste.. Aiutiamoli a ricordare.



Commenti principali

tg rai3 ore 19: "grillo a parma poche persone al comizio";
tg rai3, direttore bianca berlinguer, figlia di enrico berlinguer (politico pci), nipote di cossiga (politico), sposata con un politico.
Ecco i nostri giornalisti che ci dovrebbero informare.

(nessuno1961)

Grillo avrá pure tutti i difetti del mondo ma una cosa la sa fare bene: fa tremare i poteri. Un comico, quasi da solo, ha messo in ginocchio decenni di lavoro politico sottobanco. Ma la maggior parte ci patisce parecchio. E ci patisca pure!
(tommaso bellone)

Beppe Grillo torna a parlare a Parma 22 settembre 2012

Dopo lo "sputtanamento del movimento" da parte di uno dei suoi, Beppe Grillo torna a parlare a Parma e a dire la sua su tutto. Video trasmesso anche dai tg di regime Mediaset ma montato a dovere e censurato quasi totalmente.

giovedì 19 luglio 2012

Shock alla radio francese (RMC): un siriano racconta la verità sulla Siria

Durante la famosa trasmissione del mattino condotta da Jean Jaques Bourdin (Bourdin & co.) si parla di Siria. Un esponente dell'opposizione sarebbe dovuta essere ospite in trasmissione ma vista la sua indisponibilità all'ultimo minuto viene invitato Stephane ... ma non tutto va come previsto.



Il vero e il finto socialismo - Hugo Chavez VS François Hollande

Intervista telefonica al Presidente Hugo Chavez riguardo al risultato elettorale in Francia.



Informarsi è già resistere. Unisciti alla resistenza:

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La Havana - Cuba
07-05-2012

El poder somos todos - Profesor Manuel Monereo

18 julio, 2012

“La peor burbuja en España es la burbuja mental. La sociedad está paralizada, en un doble estado de shock”. Con motivo de la celebración de la Academia de Pensamiento Crítico en Valencia, Manuel Monereo reflexiona sobre el estado actual de las cosas y el camino hacia un cambio verdadero. Manuel Monereo es analista político, abogado laboralista, investigador del Centro de Estudios Políticos y Sociales, y ex-diputado de I.U. Colabora con AttacTV para que podamos seguir produciendo contenidos.

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