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sabato 9 luglio 2011

Colombo: "Centri di Identificazione ed Espulsione come lager"

Manifestazione contro i Cie a Torino il 14 novembre 2010.
Il Cie di Bari visto dall'alto...strutturato come un lager!
Rivolta degli immigrati al Cie di Torino.

"I Centri di identificazione ed espulsione sono dei veri e propri lager"...Lo ha dichiarato Furio Colombo (PD) ai microfoni di Rai News. "Nessuno puo' entrarvi, nemmeno io in qualità di presidente del Comitato permanente dei Diritti Umani della Camera"... figuriamoci i giornalisti, aggiungiamo noi...

Dobbiamo far presente questa anomalia e violazione dei diritti umani alla Corte europea dei diritti dell'uomo, inondandoli di email. L'indirizzo è: echrpress@ecrh.coe.int
Oppure: CommissionerHR.Communication@coe.int

Chiediamo alle autorità europee preposte che mandino degli ispettori a controllare cosa succede all'interno di questi CIE; e non sarebbe male se ci andassero senza preavviso, per cogliere i 'capò' del ministro Maroni con le mani nella marmellata.

Manifestazione contro Cie e Polizia a Taranto.
Cie di Bari. Chiamarli 'ospiti' non è il caso, che ne dite?
Manifestanti protestano davanti al Cie di Bologna.

martedì 29 marzo 2011

Más fotos del “Kill Team” de EEUU en Afganistán (Imágenes fuertes)

Tomado de Rolling Stone

El ejército responsable de actos como estos ahora bombardea Libia en nombre de los derechos humanos. Se advierte que los enlaces de este artículo contienen imágenes altamente repulsivas.
La semana pasada, la revista alemana Der Spiegel fue la primera en publicar tres fotografías de un grupo de soldados estadounidenses que, entre juergas y drogas, posó con los cádaveres de afganosinocentes que habían matado.

El artículo de Der Spiegel era ya suficientemente inquietante, con fotos de varios soldados de EE.UU. que sostienen la cabeza de un cadáver, y otra foto de dos hombres afganos muertos, encubriendo los rostros de las víctimas.

17 fotos más han sido publicadas por la revista Rolling Stone este domingo (esta vez sin borrar los rostros de las víctimas)  llevando  el terror a un nivel superior.


LAS FOTOS DE LA VERGUENZA


El artículo de la revista Rolling Stone que acompaña las fotos se titula “The Kill Team Photos” (Las fotos del equipo de matar).

Una foto muestra a soldados de la 5 ª Brigada Mixta Base de Lewis-McChord de Stryker siguiendo el protocolo militar y cortando la ropa de Gul Mudin, un campesino afgano.

Un sonriente Capitán Jeremy Morlock y el soldado Andrew Holmes aparecen mostrando la cabeza de Mudin sostenida por el pelo,  y posando con su cadáver en otras imágenes.

Otra foto muestra a un afgano que había sido apuñalado por el “Kill Team”.

La revista también señaló que el Ejército ha estado tratando de eliminar las pruebas de mala conducta del Tercer Pelotón. Una foto que puede haber sido tomada por otro pelotón muestra a dos hombres afganos muertos amarrados y colocados junto a una carretera.

Un cartel en el cuello de un cadáver dice: “los talibanes están muertos.”

Los fiscales del Ejército insisten en que la culpa de las muertes corresponde a Calvin Gibbs, jefe de escuadra en el Tercer Pelotón. Morlock, junto con otros cinco soldados, se declaró culpable la semana pasada de delitos menores a cambio de su testimonio.

Morlock ha sido condenado a 24 años de prisión. (Tomado de The Raw Story, traducción de La pupila insomne).


Fuente: Cubadebate 

lunedì 21 marzo 2011

US Army: scuse per le foto "trofeo" accanto ai corpi di civili afgani uccisi

Il cap. Jeremy Morlock,
 finora l'unico soldato inquisito
 che si è dichiarato colpevole.
L'esercito degli Stati Uniti ha chiesto scusa per le foto dei soldati americani che sorridono sui cadaveri di civili afgani che presumibilmente avevano ucciso.

Le foto sono state pubblicate dalla rivista tedesca Der Spiegel e sarebbero una parte delle tante sequestrate dagli investigatori dell'esercito USA. Un comunicato dell'esercito ha detto che quelle foto sono "ripugnanti", ma che immagini di questo tipo sono già state utilizzate come prove davanti ad una corte marziale.
La morte di civili afgani per mano di forze armate straniere è una questione molto delicata in Afghanistan.
Presumibilmente queste fotografie sono state scattate da un'unità "canaglia" dell'esercito americano in Afghanistan nel 2010. Tali immagini vanno solo ad "esacerbare le tensioni già esistenti tra il governo afgano e la popolazione da un lato, e la coalizione a guida USA dall'altro", ha detto Paul Wood inviato della BBC a Kabul.

La corte marziale USA.
Ancora non è chiaro quando siano state scattate esattamente le fotografie pubblicate, ma Der Spiegel dice che si trovavano in mezzo a 4.000 immagini e spezzoni di video da loro acquistati.
In ciascuna di esse i soldati tengono il volto del morto di fronte alla fotocamera, afferrandolo per i capelli e girandogli la testa. Uno dei soldati americani è sorridente.
L'esercito USA ha detto che queste fotografie ritraggono "azioni ripugnanti per chiunque si ritenga un essere umano e in contrasto con le norme e i valori dell'esercito degli Stati Uniti".
"Le azioni ritratte in queste fotografie rimangano sotto inchiesta e sono ora oggetto di un procedimento in corso della corte marziale degli Stati Uniti, nel quale si presume che l'imputato sia innocente fino a prova contraria", ha aggiunto.
I soldati accusati saranno ritenuti responsabili nella misura e nei modi più appropriati, dice l'esercito.
Der Spiegel dice che ha identificato uno dei soldati nelle fotografie come il caporale Jeremy Morlock. Egli è uno dei cinque soldati accusati di omicidio premeditato di tre civili afgani all'inizio di quest'anno.
Il cap. Morlock ha accettato di dichiararsi colpevole a fine febbraio, ottenendo una pena detentiva breve in cambio della sua testimonianza contro gli altri soldati imputati. Questi negano le accuse. Altri sette soldati della stessa unità sono stati accusati di cospirazione per aver coperto i presunti omicidi.
La corte marziale del cap. Morlock sarà ripresa Mercoledì.
I cinque accusati di omicidio avrebbero lanciato granate e aperto il fuoco su civili in azioni d'attacco non provocate, mentre gli altri sette sono accusati di smembramento delle vittime e collezione di parti del corpo.

La rabbia afgana.
Queste fotografie ritraggono le presunte azioni di pochi soldati "rinnegati", ma il livello di sensibilità afgana di fronte a vittime civili è alto dopo una serie di episodi in cui le forze della coalizione sono state accusate d'avere accidentalmente ucciso civili nel corso di bombardamenti.
"Questo potrebbe infiammare la situazione. E' l'ultima cosa che ci aspettavamo in questo momento. La nostra posizione è molto chiara, arrestare e uccidere civili non è accettabile per il Presidente, per il Paese e per il popolo dell'Afganistan", ha detto un funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Afgano che ha a che fare con l'esercito statunitense e che ha voluto rimanere anonimo, al giornalista della BBC Bilal Sarwary.
Un numero record di civili sono stati uccisi in Afghanistan nel 2010: più di 2.700 - il 15% in più rispetto all'anno precedente.
Un rapporto delle Nazioni Unite sui morti civili ha calcolato che i talebani sono stati responsabili del 75% di tutti i decessi; ma la proporzione tra le uccisioni di civili da parte di afghani e di forze della Nato è recentemente precipitata, rappresentando ora il 16% dei civili uccisi.
I corrispondenti dicono che le morti di afgani per mano straniera provocano maggiore indignazione delle uccisioni da parte dei talebani.

(tradotto dall'inglese)

venerdì 7 gennaio 2011

Sovraffollamento, pestaggi d'ordinanza e celle di isolamento senza indumenti e coperte

"Silenzio o botte". La vergogna delle carceri italiane.

Ok, in Italia non c'è la pena di morte e anche l'ergastolo di fatto non è quasi mai applicato per tutta una serie di benefici di legge... Ma la condizione dei carcerati è comunque terribile, considerata spesso peggio della morte vista l'alta percentuale di suicidi (o omicidi?) degli ultimi anni. I diritti umani più elementari dei detenuti vengono continuamente e deliberatamente calpestati. E poi ci stupiamo se il Brasile non concede l'estradizione a Battisti? Ma ci rendiamo conto dell'ipocrisia dei nostri governanti? Avessimo almeno reso giustizia alle tante famiglie vittime delle bombe di stato e dell'estrema destra deflagrate tra gli anni ' 70 e '80, avessimo trovato e condannato almeno gli esecutori, se non i mandanti, delle stragi di Piazza della Loggia o della stazione di Bologna! Battisti è stato arrestato in Brasile e in Brasile è attualmente rinchiuso in carcere. Senza scomodare gli accordi internazionali, che non prevedono l'estradizione quando questa comporti un peggioramento della pena, visto che il Brasile ha abolito l'ergastolo mentre l'Italia no, e che la decisione di Lula non fa altro che rispettare leggi e trattati internazionali, quali credenziali ha la giustizia italiana in più rispetto a quella brasiliana? Siamo davvero convinti che la nostra giustiza sia migliore della loro? Teniamoci per un attimo questo dubbio, riflettiamoci su. Intanto, per non farci mancare nulla, leggiamo questa testimonianza di un detenuto riunchiuso nelle benemerite patrie galere e...vergognamoci, anche solo per un po'. Alla faccia del rispetto dei diritti umani di cui tanto ci facciamo paladini nel mondo!


"È piccolo il carcere di Livorno. Piccolo e dimenticato, ma dentro grande è la disperazione, l'abbandono. Le mura del carcere più che imprigionare sembrano voler impedire che si sappia cosa accade lì. Ho passato anni in una cella di dieci metri quadri. Dentro ci stavamo in sei e a volte sette. Uno sopra l'altro. Si stava in una condizione invivibile, lo spazio per muoverci era minimo, si faceva a turni per alzarsi dalla branda ed eravamo costretti a stare chiusi in quella cella per ventun ore al giorno. L'ora d'aria in un cortiletto era l'appuntamento più atteso del giorno. Dal cesso usciva la merda, soprattutto di notte come un rigurgito delle fogne, e la salsedine del mare faceva marcire tutto: mura, sbarre e noi stessi detenuti esposti a un'umidità che ci spaccava le ossa. Tra di noi c'erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Li vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all'improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c'è un metodo per tutto, anche per farsi più male con una lametta. Un capitolo a parte è il regime di disciplina. Alle guardie non si può chiedere nulla. Questa è la regola per sopravvivere lì dentro. Stare zitto. Se un detenuto domanda anche un semplice foglio di carta o una medicina rischia la cella liscia. La scena è questa: tu chiedi una cosa, l'agente arriva e ti risponde male. A quel punto se stai zitto, va tutto bene ma se reagisci ti menano lì o ti portano nella cella liscia. Io una volta ci sono stato. Una sera di novembre sono arrivati in cinque, mi hanno preso, mi hanno portato giù nella cella liscia. Mi hanno fatto spogliare. Per sei giorni sono rimasto nella cella di isolamento in mutande. Dormivo su un materasso buttato a terra e senza una coperta. Nudo, rannicchiato su quel materasso non sapevo più cosa ero. In quella cella non puoi chiedere aiuto perché loro chiudono anche il blindato, che è una porta di ferro. Nessuno ti può sentire. O meglio, devi sperare che non ti senta nessuno, perché il peggio deve arrivare. Una notte mi misi ad urlare e mi hanno sentito. Pochi minuti di silenzio, poi uno sbattere di cancelli e un rumore di passi pesanti sempre più forte. Mi sono messo in un angolo della cella per cercare riparo. Sono entrati e mi hanno picchiato. Erano sei o sette guardie, con guanti e con gli scarponi che in cima hanno il ferro. Mi hanno spaccato la faccia. Il mio non è un caso isolato, non ero il solo nel carcere di Livorno a subire questo trattamento. Ho visto tanti detenuti presi e portati via. Quando tornavano in cella avevano i lividi addosso, spaccati in faccia e gli occhi pesti. Una cosa va detta, ed è che il problema non sono le guardie, è che quando metti così tanta gente insieme è ovvio che si degeneri. Devi stare zitto, altro che rieducazione. Silenzio o botte. Difficile in un posto come il carcere di Livorno capire chi è vittima e chi è carnefice, cosa è giusto o cosa non lo è. Ci si scontra, come auto nella nebbia." (Mario, 43 anni)

Lettera dal carcere tratta da Fenix

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