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lunedì 6 febbraio 2017

A QUANDO LA RESTITUZIONE DELLA BAIA DI GUANTANAMO AL POPOLO CUBANO?

Marines mentre ritirano le mine antiuomo tra la
 Base Navale di Guantánamo e Cuba nel 1997.

Trump vorrebbe comprare l'area di Guantanamo, attualmente in affitto alla Marina USA, per farci un suo campo da Golf privato. Per intenderci, si tratta del luogo dove si trova il famoso carcere che Obama voleva far chiudere incontrando il “no” del Congresso. Ma Cuba non ci pensa minimamente ad accettere tale proposta, non tanto per ostruzionismo politico, ma per il doveroso rispetto dovuto ai numerosi civili cubani che originariamente abitavano quelle zone e che, essendosi opposti ai Marines, furono uccisi.

In realtà GTMO Bay, lungi dall'essere semplicemente una base navale della Marina nordamericana, è una vera e propria base militare nascosta, piena di armi. Cosa aspetta dunque Raul Castro a fare un patto militare con Putin o con la Cina per dare un ultimatum di sgombero agli USA, minacciando se serve anche un’altra crisi come quella della Baia dei Porci?

Per gli Stati Uniti la loro presenza in loco sarebbe legittimata, in base al Diritto Internazionale, da un legale contratto di locazione perpetua, offerta nel 1903 dal primo presidente cubano, Tomas Estrada Palma, in cambio dell’aiuto nordamericano all’isola nella guerra ispano-americana. Contratto che i cubani però contestano perché non sarebbe affatto conforme al Diritto Internazionale.

Infatti il Governo cubano post-rivoluzionario non riconosce come proprie, sempre in conformità al diritto internazionale, le obbligazioni dei precedenti Governi di Cuba. Che la Rivoluzione socialista abbia di fatto cancellato ogni accordo precedente, lo si puo’ constatare anche dalla legittima confisca delle proprietà yankees sull’Isola all’indomani della fuga del dittatore Batista, nel 1959. Si chiama principio di autodeterminazione dei popoli, oltre che legittima guerra di liberazione contro un esercito straniero colonialista ed oppressore.

Ritornando alla questione della baia, quel territorio del Municipo di Guantanamo che in passato veniva chiamato Granada, quel che è certo è che la sua occupazione è totalmente illegittima. Infatti anche il famoso primigenio contratto di locazione del 1903 lo sarebbe, in quanto onorato una sola volta e mai piu’ revisionato dai successivi governi cubani, che non accettarono mai piu' un dollaro d'affitto. Che ci fanno allora ancora lì i soldati americani, ad occupare colonialmente ed abusivamente un area di uno Stato sovrano e indipendente? Perchè l’ONU non si esprime in proposito? Sarebbe ora che i Marines se ne andassero, visto anche il modo brutale con cui l'area fu ri-occupata negli anni ‘80 durante la guerra fredda.

Fu infatti un’operazione militare a sorpresa pianificata a tavolino, tanto fulminea quanto vile, dove morirono eroicamente un numero imprecisato di cubani, probabilmente centinaia, tra uomini, donne e bambini. E anche solo per il rispetto dovuto a questi morti, i cubani non accetteranno mai di insediarvi un area da Golf! Quindi, caro irriverente ex uomo d’affari, e ora Presidente, Trump, se ne faccia una ragione e lasci la Baia di Guantanamo al suo legittimo proprietario, ovvero il popolo cubano.

domenica 8 febbraio 2015

Relazioni tra Cuba e l’Italia procedono in accordo con i loro legami secolari



Intervista con l’Eccellentissimo Sig. Carmine Robustelli, Ambasciatore italiano a Cuba.

Da quando è arrivato sull’isola nel mese di agosto 2012, in qualità di Ambasciatore d’Italia a Cuba, l’Eccellentissimo Sr. Carmine Robustelli ha partecipato a numerosi eventi pubblici di carattere culturale, politico ed economico che legano in un modo o nell’altro Cuba all’Italia.

In questa intervista a TTC l’Ambasciatore fa riferimento, oltre ad altri aspetti, alle relazioni tra i due paesi, ai programmi congiunti nel campo della cultura e alla presenza di imprenditori italiani a Cuba, in particolare nei progetti connessi con l’industria del turismo.

D – Ambasciatore, potrebbe, come prefazione, riferirsi alla situazione in cui si trovano le relazioni tra Cuba e l’Italia?

I rapporti tra i due Paesi sono eccellenti, dovuti a secolari legami di amicizia tra i due popoli. Molte aziende italiane, generalmente di piccole e medie dimensioni, sono attive a Cuba. Ci sono molte coppie miste e più di 25.000 cubani vivono in Italia. Nonostante la crisi economica, sono ancora molti gli italiani che visitano Cuba. Il successo delle attività culturali organizzate dall’Ambasciata, che raggiungono il loro apice durante la Settimana della Cultura Italiana a fine novembre, è poi un’ulteriore prova dell’intensità di questi vincoli.

D – Come funziona l’attività commerciale Italia-Cuba, in entrambi i sensi?

Tradizionalmente vi è un forte squilibrio a favore dell’Italia, ma stiamo registrando una crescita complessiva dei flussi commerciali bilaterali in questi ultimi anni e un progressivo aumento delle esportazioni cubane verso l’Italia. Io credo che uno scambio di poco più di 300 milioni di euro si possa giudicare ancora inferiore alle potenzialità. Confidiamo che il processo di aggiornamento del modello economico cubano possa attrarre un numero crescente di aziende italiane verso questo mercato e rendere le esportazioni cubane più competitive per una crescita equilibrata del commercio.

D – Che importanza attribuisce alla consistente presenza di aziende italiane sull’isola, sia con rappresentanza permanente sia di quelle che si mantengono come partner commerciali?

É il fondamento su cui costruiamo non solo le relazioni economiche tra i due paesi, ma anche stretti legami tra i due popoli. In effetti, molti dei nostri imprenditori, che rappresentano piccole e medie imprese, e non grandi gruppi, sono molto più vicini alla gente, ai loro bisogni e, secondo me, sono anche una fonte importante per capire meglio la realtà di questo splendido paese. Ad esempio, con i nostri imprenditori finanziamo e organizziamo anche iniziative culturali, delle quali, in questo modo, si sentono parte integrante.

D- Sarebbe interessante conoscere alcuni progetti di investimenti cubani connessi con l’industria del turismo che sono in atto attraverso investitori italiani.

I nostri imprenditori che, come ho detto, possiedono piccole e medie imprese nel settore del turismo hanno operato finora principalmente nella fornitura di attrezzature e nella costruzione o ristrutturazione di edifici, piuttosto che come main contractor di grandi opere.

Proposte di sviluppo che sono state fatte per Cuba, oltre ad essere importanti di per sé, so che hanno suscitato interesse per la costruzione di consorzi che spero possano presto presentare offerte valide.

D – L’Ambasciata d’Italia a Cuba promuove varie attività che favoriscono la diffusione di entrambe le culture, potrebbe elencare le principali attività previste in questo campo?

Ogni anno ci sono grandi aspettative per quello che programmiamo nel campo della cultura; vale la pena ribadire, con il contributo insostituibile dei nostri imprenditori.

L’anno scorso, pochi giorni dopo il mio arrivo, abbiamo avuto un grande successo con il Concerto dedicato a Luciano Pavarotti e poi, a novembre, la Settimana della Cultura ha presentato uno speciale programma di grande ampiezza e di alto livello.

Il 2013 ci vedrà impegnati su più fronti: vi segnalo due importanti anniversari, il 200 anniversario della nascita di Giuseppe Verdi e i 90 anni dalla nascita di Italo Calvino, a cui dedicheremo particolare attenzione. In questo contesto, vorrei anche ricordare il lavoro quotidiano della “Dante Alighieri”, che, nella sua nuova sede, generosamente messa a disposizione dall’Historiador de La Habana, sta aumentando in modo significativo il numero di studenti di italiano.

D – Negli ultimi tempi c’è stato un significativo scambio reciproco di personalità della cultura e della scienza, si prevede di continuare questi contatti?

Non solo continueranno, ma abbiamo intenzione di aumentare le relazioni in ambito culturale, scientifico e universitario, cercando tra l’altro di rivitalizzare alcuni accordi tra università italiane e cubane, considerando l’eccellenza delle istituzioni cubane di ricerca, per esempio nel campo medico, farmaceutico e delle biotecnologie.

D – Vuole aggiungere altro?

Solo un grazie, in conclusione, a Cuba, sia al suo popolo che alle autorità, per il modo in cui siamo stati accolti, mia moglie ed io, e per la collaborazione efficace che ci viene assicurata per raggiungere il successo in ogni iniziativa.


21 aprile 2013 - Fuente

mercoledì 23 luglio 2014

Artículo de Fidel: Es hora de conocer un poco más la realidad

Por: Fidel Castro Ruz - 22 julio 2014.

He rogado a los editores de Granma me exoneren en esta ocasión del honor de publicar lo que voy a escribir en la primera página del órgano oficial de nuestro Partido, pues pienso expresar puntos de vista personales sobre temas que, por conocidas razones de salud y de tiempo, no he podido plantear en los órganos colectivos de dirección del Partido y del Estado, como los Congresos del Partido, o las reuniones pertinentes de la Asam­blea Nacional del Poder Popular.

En nuestra época los problemas son cada vez más complejos y las noticias se propagan a la velocidad de la luz, como muchos conocen. Nada ocurre hoy en nuestro mundo, que no nos enseñe algo a los que deseamos y somos capaces todavía de comprender nuevas realidades.

El ser humano es una extraña mezcla de instintos ciegos por un lado y de conciencias por el otro.

Somos animales políticos, como no sin razón afirmó Aristóteles, que quizás influyó más que ningún otro filósofo de la antigüedad en el pensamiento de la humanidad a través de casi 200 tratados, según se afirma, de los cuales se conservaron solo 31. Su maestro fue Platón, quien legó para la posteridad su famosa utopía sobre el Estado Ideal, que en Siracusa, donde trató de aplicarlo, casi le cuesta la vida. Su Teoría Política quedó como apelativo para calificar las ideas como malas o buenas. Los reaccionarios la utilizaron para calificar tanto a Marx, como a Lenin, de teóricos, sin tomar para nada en cuenta que sus utopías inspiraron a Rusia y a China, los dos países llamados a encabezar un mundo nuevo que permitiría la supervivencia humana si el imperialismo no desata antes una criminal y exterminadora guerra.

La Unión Soviética, el Campo So­cialista, la República Popular China y Corea del Norte, nos ayudaron a resistir con suministros esenciales y armas, el bloqueo económico implacable de Estados Unidos, el imperio más poderoso que jamás existió. A pesar de su inmenso poder, no pudo aplastar al pequeño país que a pocas millas de sus costas ha resistido durante más de medio siglo las amenazas, los ataques piratas, secuestros de barcos pesqueros y hundimientos de buques mercantes, destrucción en pleno vuelo del avión de Cubana de Aviación en Barbados, incendio de escuelas y otras fechorías similares. Cuando intentó invadir nuestro país con fuerzas mercenarias a la vanguardia, transportadas en buques de guerra de Estados Unidos como primer escalón, fue derrotado en menos de 72 horas. Más tarde las bandas contrarrevolucionarias, organizadas y equipadas por ellos, cometieron hechos vandálicos que dieron lugar a la pérdida de la vida o la integridad física de millares de compatriotas.

En el estado de la Florida se ubicó la más grande base de actividades contra otro país que existía en aquel momento. Con el curso del tiempo el bloqueo económico se extendió a los países de la OTAN y otros muchos aliados de Amé­rica Latina, que fueron durante los primeros años cómplices de la criminal política del imperio, que hizo trizas los sueños de Bolívar, Martí y cientos de grandes patriotas de irreductible conducta revolucionaria en América Latina.

A nuestro pequeño país, no solo se le negaba su derecho a ser una nación independiente como a cualquier otro de los numerosos Estados de América Latina y el Caribe, explotados y saqueados por ellos, sino el derecho a la independencia de nuestra Patria que sería totalmente despojado, cuando el destino manifiesto cumplimentara su tarea de anexar nuestra isla al territorio de Estados Unidos de Norteamérica.

En la recién concluida reunión de Fortaleza se aprobó una importante Declaración entre los países que integran el grupo BRICS.

Los BRICS proponen  una mayor coordinación macroeconómica entre las principales economías, en particular en el G-20, como un factor fundamental para el fortalecimiento de las perspectivas de una recuperación efectiva y sostenible en todo el mundo.

Anunciaron la firma del Acuerdo constitutivo del Nuevo Banco de Desarrollo, con el fin de movilizar recursos para proyectos de infraestructura y de desarrollo sostenible de los países BRICS y otras economías emergentes y en desarrollo.

El Banco tendrá un capital inicial autorizado de 100 mil millones de dólares. El capital inicial suscrito será de 50 mil millones de dólares, a partes iguales entre los miembros fundadores. El primer presidente de la Junta de Go­ber­nadores será de Rusia. El primer presidente del Consejo de Administración será de Brasil. El primer Presidente del Banco será de la India. La sede del Banco será en Shanghai.

Anunciaron también la firma de un Tratado para el establecimiento de un Fondo Común de Reservas de Divisas para situaciones de contingencia, con un tamaño inicial de 100 mil millones de dólares.

Reafirma el apoyo a un sistema multilateral de comercio abierto, transparente, inclusivo y no discriminatorio; así como a la conclusión exitosa de la Ronda de Doha de la Organización Mundial del Comercio (OMC).

Reconocen el importante papel que las empresas estatales desempeñan en la economía; así como el de las pequeñas y medianas empresas como creadores de empleo y riqueza.

Reafirman la necesidad de una reforma integral de las Naciones Unidas, incluido su Consejo de Seguridad, con el fin de hacerlo más representativo, eficaz y eficiente, de manera que pueda responder adecuadamente a los desa­fíos globales.

Reiteraron su condena del terrorismo en todas sus formas y manifestaciones, dondequiera que ocurra; y expresaron preocupación por la continua amenaza del terrorismo y el extremismo en Siria, a la vez que llamaron a todas las partes sirias a que se comprometan a poner fin a los actos terroristas perpetrados por Al-Qaeda, sus afiliados y otras organizaciones terroristas.

Condenaron enérgicamente el uso de armas químicas en cualquier circunstancia; y dieron la bienvenida a la decisión de la República Árabe Siria de adherirse a la Convención sobre Armas Químicas.

Reafirmaron el compromiso de contribuir a una justa y duradera solución global del conflicto árabe-israelí sobre la base del marco legal internacional universalmente reconocido, incluyendo las resoluciones pertinentes de las Naciones Unidas, los Principios de Madrid y la Iniciativa de Paz Árabe; y expresaron apoyo a la convocatoria, en la fecha más temprana posible, de la Conferencia sobre el establecimiento de una zona de Oriente Medio libre de armas nucleares y otras armas de destrucción masiva.

Reafirmaron la voluntad de que la exploración y utilización del espacio ultraterrestre deberán ser para fines pacíficos.

Reiteraron que no hay alternativa a una solución negociada a la cuestión nuclear iraní, y reafirmaron apoyo a su solución a través de medios políticos y diplomáticos.

Expresaron preocupación por la si­tua­ción en Irak y apoyaron al gobierno iraquí en sus esfuerzos por superar la crisis, defender la soberanía nacional y la integridad territorial.

Expresaron preocupación por la si­tuación en Ucrania e hicieron un llamamiento para un diálogo amplio, la disminución del conflicto y la moderación de todos los actores involucrados, con el fin de encontrar una solución política pacífica.

Reiteraron la firme condena al terrorismo en todas sus formas y manifestaciones. Señalaron que las Naciones Unidas tienen un papel central en la coordinación de la acción internacional contra el terrorismo, que debe llevarse a cabo de conformidad con el derecho internacional, incluida la Carta de las Naciones Unidas, y con respeto a los derechos humanos y las libertades fundamentales.

Reconocieron que el cambio climático es uno de los mayores desafíos que enfrenta la humanidad, e hicieron un llamamiento a todos los países a construir sobre las decisiones adoptadas en la Convención Marco de Naciones Unidas sobre el Cambio Climático (CMNUCC), con miras a llegar a una conclusión exitosa para el año 2015, de las negociaciones en el desarrollo de un protocolo, otro instrumento legal o un resultado acordado con fuerza legal bajo la Convención es aplicable a todas las Partes, de conformidad con los principios y disposiciones de la CMNUCC, en particular el principio de las responsabilidades comunes pero diferenciadas y sus respectivas capacidades.

Expresaron la importancia estratégica de la educación para el desarrollo sostenible y el crecimiento económico inclusivo; así como destacaron el vínculo entre la cultura y el desarrollo sostenible.

La próxima Cumbre de los BRICS será en Rusia, en julio del 2015.

Pareciera que se trata de un acuerdo más de entre los muchos que aparecen constantemente en los despachos cablegráficos de las principales agencias occidentales de prensa. Sin embargo, el significado es claro y rotundo: La América Latina es el área geográfica del mundo donde Estados Unidos ha impuesto el sistema más desigual del planeta al disfrute de sus riquezas internas, el suministro de materias primas baratas, comprador de sus mercancías y el depositante privilegiado de su oro y sus fondos que escapan de sus respectivos países y son invertidos por las compañías nor­teamericanas en el país o en cualquier lugar del mundo.

Nadie encontró nunca una respuesta capaz de satisfacer las exigencias del mercado real que hoy conocemos, pero tampoco podría dudarse de que la hu­manidad marcha hacia una etapa más justa de lo que hasta nuestros tiempos ha sido la sociedad humana.

Repugnan los abusos cometidos a lo largo de la historia. Hoy lo que se valora es lo que sucederá en nuestro planeta globalizado en un futuro próximo. Có­mo podrían escapar los seres humanos de la ignorancia, la carencia de re­cursos elementales para alimento, sa­lud, educación, vivienda, empleo decoroso, se­guridad y remuneración justa. Lo que es más importante, si será esto o no posible, en este minúsculo rincón del Uni­verso. Si meditar sobre esto sirve de algo, será para garantizar en realidad la supremacía del ser humano.

Por mi parte, no albergo la menor duda de que cuando el Presidente Xi Jinping culmine las actividades para cumplimentar su gira en este hemisferio, al igual que el Presidente de la Federación Rusa, Vladímir Putin, ambos países estarán culminando una de las proezas más grandes de la historia humana.

En la Declaración de los BRICS, aprobada el 15 de julio de 2014 en Fortaleza, se aboga por una mayor participación de otros países, especialmente los que luchan por su desarrollo con miras a fomentar la cooperación y la solidaridad con los pueblos y de modo particular con los de América del Sur, se señala en un significativo párrafo que los BRICS reconocen en particular la importancia de la Unión de Naciones Suramericanas (UNASUR) en la promoción de la paz y la democracia en la región y en el logro del desarrollo sostenible y la erradicación de la pobreza.

He sido ya bastante extenso a pesar de que la amplitud e importancia del tema demandaban el análisis de importantes cuestiones que requerían alguna réplica.

Pensaba que en los días subsiguientes habría un poco más de análisis serio sobre la importancia de la Cumbre de los BRICS. Bastaría sumar los habitantes de Brasil, Rusia, India, China y Sudáfrica para comprender que suman en este momento la mitad de la población mundial. En pocas décadas el Producto Interno Bruto de China superará al de Estados Unidos; ya muchos Estados solicitan yuanes y no dólares, no solo Brasil sino varios de los más importantes de América Latina, cuyos productos como la soya y el maíz compiten con los de norteamérica. El aporte que Rusia y China pueden hacer en la ciencia, la tecnología y el desarrollo económico de Suramérica y el Caribe es decisivo.

Los grandes acontecimientos de la historia no se forjan en un día. Enormes pruebas y desafíos de creciente complejidad se vislumbran en el horizonte. Entre China y Venezuela se firmaron 38 acuerdos de cooperación. Es hora de conocer un poco más las realidades.
Fidel Castro Ruz
Julio 21 de 2014
10 y 15 p.m.

http://www.cubadebate.cu/noticias/2014/07/22/articulo-de-fidel-es-hora-de-conocer-un-poco-mas-la-realidad

martedì 22 luglio 2014

Putin firmó ley que condona 90% de la deuda de Cuba


El presidente ruso promulgó el texto legal que libera a la isla de los compromisos financieros contraídos en la época soviética. El monto supera los 35.000 millones de dólares.

Moscú.- El presidente ruso, Vladímir Putin, ha promulgado la ley que condona el 90% de la deuda cubana contraída en la época soviética, informó el Kremlin.

La deuda de la Habana supera los 35.000 millones de dólares, de cuyo monto total Cuba deberá saldar un 10 por ciento durante los próximos 10 años mediante 20 pagos semestrales.

Putin había afirmado que ese 10 por ciento será invertido en distintos proyectos ruso-cubanos.

La propuesta de ley para condonar la deuda cubana fue aprobada por la Duma Estatal (Cámara de diputados) el pasado 4 de julio y luego ratificada por Consejo de la Federación el miércoles.

El pasado 6 de julio se cumplieron 110 años del establecimiento de relaciones diplomáticas entre Rusia y Cuba.

Moscú considera a la isla caribeña uno de sus socios estratégicos en Latinoamérica.

Agradecimiento.
El presidente de Cuba, Raúl Castro, agradeció la “gran generosidad” del pueblo ruso al condonar el 90% de la deuda que la isla contrajo con la extinta URSS, al tiempo que respaldó la actual política, “inteligente” y “de firmeza”, que lleva a cabo Rusia en el ámbito internacional.

“Al cabo de tantos años, que Rusia condone el 90% de esa deuda y que el 10% restante, unos 3.500 millones de dólares, se invertirán en Cuba, es una muestra más y nuevamente una gran generosidad palpable del pueblo ruso hacia Cuba”, dijo Raúl Castro, quien destacó que sin la ayuda del bloque soviético la revolución cubana no habría podido subsistir.

El presidente cubano se reunió ayer con su homólogo ruso, Vladímir Putin, de visita oficial este viernes en La Habana, donde ambos pronunciaron sendos discursos tras firmar sus gobiernos una decena de acuerdos para relanzar la relación bilateral.

Raúl Castro se declaró “muy satisfecho” con el estado de las relaciones entre Rusia y Cuba tras la nueva etapa que se abrió en el año 2000, cuando Putin visitó por primera vez la isla.

También quiso aprovechar el presidente cubano para apoyar la actual política internacional de Putin, con palabras de elogio y también con un pequeño lapsus.

“En la arena internacional coincidimos con la actual política de firmeza y política inteligente que está llevando a cabo la Unión Soviética, digo Rusia”, manifestó textualmente el general Castro.

Según el mandatario cubano, el desplome de la URSS produjo un desequilibrio en el poder mundial, pero a partir del año 2000 “esas fuerzas se empiezan a recuperar y sus efectos los estamos viendo en la actualidad”.

Encuentro.
El presidente de Rusia, Vladímir Putin, y el presidente cubano Fidel Castro se reunieron ayer en La Habana y conversaron durante “una hora” sobre temas de política y economía, informaron fuentes rusas.

“Los dos líderes intercambiaron puntos de vista sobre asuntos internacionales y la economía global. Además, tuvieron una discusión detallada sobre la situación y evolución de las relaciones bilaterales ruso-cubanas”, indicó un comunicado de la Presidencia rusa divulgado en La Habana.

La entrevista con Castro, de 87 años y retirado del poder desde 2006, fue programada como un encuentro informal en el marco de la visita oficial que Putin realizó este viernes a la isla, primera parada de una gira latinoamericana que también lo llevará a Argentina y Brasil en los próximos días.

Presencia.
El gobierno de Rusia dijo en febrero que busca expandir su presencia militar en el ámbito internacional y podría pedir permiso para que sus barcos de la armada usen puertos en Cuba y otras naciones en la región latinoamericana. En los últimos meses se ha visto una embarcación rusa encargado de recabar inteligencia atracar varias veces en la capital cubana.

http://www.eljoropo.com/site/putin-firmo-ley-que-condona-90-de-la-deuda-de-cuba/

La paura fottuta degli USA


Loro non l'ammetteranno mai, ma l'embargo economico statunitense contro Cuba serve soprattutto ad uno scopo: gli USA sanno benissimo che il maggior pericolo di un attacco militare viene proprio da lì e hanno una paura fottuta che a Cuba arrivino armi che possano servire ad un attacco diretto sul proprio territorio; e questo in vista di una III guerra mondiale. Loro sanno di meritarsi un attacco prima o poi, viste le numerose guerre che hanno scatenato in giro per il mondo, al di fuori dei loro confini. Ed è per questo che continuano a mantenere l'embargo, si tratta di una scelta di primaria importanza strategico-militare, visto che Cuba dista solo 90 miglia! Tuttavia non si rendono conto che non solo da Cuba potrebbe venire il pericolo di un attacco, ma dall'intera America Latina!

Gli USA inoltre hanno un altra grossa ragione per mantenere in vigore l'embargo: sono centinaia i milioni di dollari cubani congelati o non incassati a causa del blocco statunitense. Dal sito granma.cu si legge:
"Secondo il rapporto annuale pubblicato dall’Ufficio degli Attivi Stranieri  (OFAC), del Dipartimento del Tesoro, la cifra dei fondi congelati dagli Stati Uniti a Cuba alla fine del 2011 ascendeva a 245 milioni di dollari...".
Cuba quindi in 50 anni avrebbe accumulato tale cifra se non vi fosse stato l'embargo. L'amministrazione Obama teme una causa internazionale di risarcimento da parte di Cuba, causa che se dovesse perdere non sarebbe in grado di onorare a causa della pessima situazione debitoria USA, la cui economia è prossima al collasso a causa di un debito pubblico esorbitante. Percio' la situazione economica americana potrebbe diventare presto insostenibile senza il contrappeso di un qualche importante conflitto d'interesse, sempre ovviamente al di fuori dei propri confini.

venerdì 30 agosto 2013

Il Maestro Claudio Abbado: «Cuba, Paese all’avanguardia. Lo sa anche Veronesi»


Il maestro Abbado, tra i primi firmatari dell’appello pro Castro, risponde alle critiche.
di Claudio Abbado - abbadianidc.espero.it

Girando il mondo, in tanti anni di lavoro, ho sempre cercato di trovare i lati positivi di ogni cultura. Per imparare qualcosa di nuovo, per crescere: in fondo siamo tutti un po’ ignoranti. Prima Vienna, poi Berlino e Londra, e poi ancora il Venezuela e Cuba: in queste e altre tappe ho cercato costantemente di venire a contatto con gli aspetti più validi, più forti, più importanti di quei Paesi. L’uomo, per sua natura, è portato invece a distruggere o fare emergere quasi esclusivamente i lati negativi delle altre civiltà. Mi sembra lo si stia facendo ora con Cuba.

Conosco Cuba, ci sono stato più volte e ci tornerò. Perché, mi chiedo, non vengono rese note le cose positive di una cultura come quella cubana? Proviamo a mettere da parte, almeno per una volta, la strumentalizzazione politica che si tende a fare di ogni cosa e proviamo a riportare semplicemente dei fatti. Stranamente delle cose più valide che ci sono a Cuba non si parla mai. Cominciamo dalla ricerca medica, che a Cuba è all’avanguardia. C’è un dottore, Gregorio Martinez Sanchez, che sta lavorando alla ricerca per debellare il cancro e che ha «scoperto» una nuova e, a quanto pare, importante cura. Solo che, piccolo dettaglio, ha anche bisogno di poterle realizzare, di metterle in pratica queste sue ricerche. L’ho fatto sapere al professor Umberto Veronesi, che qualche settimana fa mi ha scritto una lettera, in cui dice che appoggerà il progetto di questo medico cubano.

Lo farà perché lo ritiene giusto. Ma la ricerca medica all’avanguardia non è l’unico aspetto fortemente positivo di quest’isola. A Cuba, forse i potenti se lo dimenticano, non esiste l’analfabetismo, che è invece assai diffuso in molte altri parti del mondo. A Cuba con un po’ di terra libera, non ci si mette a speculare: loro preferiscono fare degli orti enormi, che serviranno poi a tutti (esempio che è stato ripreso poi da altre nazioni). Sono tornato recentemente all’Avana e ho visto che in cinque anni ci sono stati miglioramenti dal punto di vista del restauro per case e piazze. A dicembre ho portato la Mahler Chamber Orchestra per dei concerti, a gennaio l’Orchestra Giovanile Simón Bolívar, di cui facevano parte anche 44 cubani. C’è uno scambio bello e proficuo fra il Venezuela e Cuba. Uno scambio legato alla musica e al balletto.

Il Venezuela è più avanti dal punto di vista della formazione musicale, grazie al sistema di Antonio Abreu che coinvolge 240.000 (duecentoquarantamila!) giovani salvati dalla strada e Cuba invece è più avanti dal punto di vista del balletto: il loro è uno scambio culturale per imparare a vicenda, per crescere, come dicevo prima. Il fatto poi che ho portato quei 44 musicisti cubani a Caracas e che l’anno prossimo li porterò con tutta l’orchestra in Europa, smentisce che i cubani non possono uscire. Cinque anni fa sono stato a Cuba con la Mahler Jugend Orchester e abbiamo portato materiale, corde e strumenti musicali, che lì mancano, perché, non dimentichiamolo, è un paese povero e in quanto povero andrebbe aiutato, non attaccato. C’è poi un gruppo di bravissimi musicisti cubani, ‘Ars Longa’, che ho voluto sostenere e che vengono regolarmente invitati al Festival Gesualdo in Basilicata. Li abbiamo fatti conoscere l’anno scorso attraverso una tournée che ha toccato anche Bari, Matera, Roma e Bologna.

Insomma Cuba è anche questo, non è solo Guantanamo, che è invece una prigione USA. Mi chiedo anche perché non si parla quasi mai di nuove idee e realtà italiane, a mio avviso, molto importanti per l’ecologia e per l’ambiente, come i treni con nuovi locomotori che trasportano i Tir, o altri camion, attraverso il Brennero, da Monaco di Baviera a Innsbruck, Bolzano, Trento, Verona con nuovo innesto dal Veneto all’Emilia Romagna. Oppure di quella cittadina vicino a Trento che sta realizzando un progetto impostato sul traffico e riscaldamento totale con l’utilizzo di energie naturali (pannelli solari, idrogeno). Questa cittadina ha vinto fra l’altro il primo premio per il miglior progetto in Europa.

[Si ringrazia per l'utile segnalazione Fabrizio Verde]


Fonte: http://albainformazione.wordpress.com/2013/08/30/maestro-claudio-abbado-cuba/

martedì 21 maggio 2013

La Canzone di Yoani la dissidente cubana

Pubblicato in data 18/mag/2013

Una notizia, un personaggio, ci possono cambiare la vita, ma...chi crea le notizie, chi crea gli eroi?

I giornali ci sommergono di notizie su Yoani Sanchez la dissidente cubana, ma quanti hanno scritto di Samer Issawi che ha scioperato per oltre 250 giorni nelle carceri israeliane o di Marwān Barghūthī in una prigione di massima sicurezza, condannato a 5 ergastoli per aver lottato per la liberazione del suo Popolo? Qualche giornale negli ultimi anni ci ha descritto lo stato di salute di Abdullah Öcalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan dimenticato dal mondo nelle prigioni turche?


Questi secondo me sono solo alcuni degli eroi volutamente oscurati perché è più facile fare salotto e parlare del machismo a Cuba o dei violenti in Val di Susa o gestire una rubrica sulla ricostruzione delle unghie in Gel, Acrilico, con Tip o Cartine, perché è importante applaudire con delle belle mani...


lunedì 4 febbraio 2013

L'unità di Cuba

 Il TG2, nel mostrare un ricurvo Fidel Castro mentre vota alle elezioni politiche cubane di questi giorni (tra l'altro non malato come dicono, ma semplicemente vecchio!), non perde l'occasione di sottolineare l'assenza di candidati d'opposizione. Ma in un paese come l'Italia dove vige il voto di scambio, dove ad esempio in Campania il costo d'un voto varia da 50 a 100 euro, con che coraggio una redazione giornalistica nazionale osa fare certe velate critiche? Da che pulpito?! Ma quale opposizione! Dev'esserci per forza un'opposizione? A Cuba, vuoi per necessità di sopravvivenza, vuoi per l'incommensurabile riconoscenza popolare ai leader rivoluzionari ancora in vita, c'è una grande UNITA'. La classe dirigente politica è tutt'uno col popolo, il quale a sua volta si riconosce, per la stragrande maggioranza, nella rivoluzione. Ma secondo i nostri canoni mentali dev'esserci per forza un'opposizione, altrimenti non c'è libertà! Dimentichiamo che con la rivoluzione i cubani hanno rinunciato ad un po' della loro libertà a favore della giustizia sociale. E' una scelta perfettamente rispettabile. Il resto è solo artificio o invidia di un occidente pseudo-democratico, e ancora dannatamente eurocentrico, che deve sempre ridurre il mondo ai propri canoni di giudizio e punti di vista.

martedì 27 novembre 2012

Raúl Castro: "Hay que seguir adelante, al ritmo que decidan los cubanos"

Pubblicato in data 26/lug/2012

Palabras pronunciadas por el Presidente de los Consejos de Estado y de Ministros General de Ejército Raúl Castro, en ocasión del aniversario 59 del Asalto a los Cuarteles Moncada y Carlos Manuel de Céspedes.


mercoledì 26 settembre 2012

La 'huelga de hambre' de Martha Beatriz Roque en Cuba

Cuba desmontó otro show mediático orquestado desde Estados Unidos como parte de la campaña difamatoria contra la Revolución, esta vez protagonizado por Martha Beatriz Roque.

Miren esa "dama del aguacate" por la ventana, sin verguenza!

domenica 23 settembre 2012

Spagna: c’è la crisi, si emigra a Cuba!


da nuovaresistenza.org

Sono duemila al mese i disoccupati spagnoli che fuggono dall’Europa per raggiungere Cuba. Ma come non era un lager a cielo aperto? Ecco come il socialismo cubano attira nei tempi di crisi.

Ci raccontano, e lo fanno ormai da anni, che il capitalismo è bene e il socialismo è male. Una sorta di manicheismo che nasconde la realtà, ovvero che il capitalismo ha fallito, e la miseria e la disoccupazione che hanno travolto l’Europa sono li’ a dimostrarlo. L’Europa chiede sofferenza, austerity, e per cosa poi? Per tenere in piedi un sistema ingiusto, e salvare soprattutto la poltrona di banchieri, affaristi, speculatori ed evasori, che sono poi quelli che hanno causato materialmente la crisi. Non c’è da stupirsi quindi che i giovani europei decidano di abbandonare baracca e burattini per andare a vivere altrove. E, povero per povero, perchè non andare a vivere in un Paese dove essere poveri non è considerata una colpa?

Avranno pensato questo i circa duemila spagnoli che ogni mese si imbarcano per L’Havana, e anche chi scrive ci sta facendo un pensierino. Per quale motivo dover faticare, umiliarsi e farsi sfruttare in lavori stressanti, malpagati e frustranti quando altrove si può abbracciare un nuovo modo di vivere e di organizzare la realtà? Causa soprattutto della crisi economica, dell’altissima disoccupazione e dei tagli al welfare e ai sussidi, dal 2009 sono emigrati in totale quasi 350.000 spagnoli. 114.057 soltanto nei primi mesi di quest’anno, dei quali 83.763 sono emigrati verso il continente americano e 26.222 verso altri paesi europei. Tra coloro che sono rimasti in Europa gli emigranti hanno privilegiato la Francia (8.273), scegliendo poi la Gran Bretagna (4.780), la Germania (3.262) e la Svizzera (3.141). La maggioranza degli spagnoli prova la carta dell’Argentina, ma sono sempre di più quelli che si trasferiscono a Cuba, anche giovando della vicinanza lingustica. In alcuni casi si tratta di cittadini spagnoli con origini cubane o latinoamericane, ma non nella maggior parte dei casi. Gli emigranti sono per lo più giovani con un’età compresa tra i 25 e i 35 anni, con un buon livello di formazione in molti casi anche specialistica e qualificata. E spesso single. Certo questo sarà un brutto colpo per i destri e sinistri scatenati contro Cuba, personaggi che istericamente blaterano contro la Repubblica cubana ignorando gli ottimi livelli raggiunti da Sanità e Istruzione. I dollari nella vita non sono tutto, anche essere gratificati per le proprie conoscenze può significare qualcosa per qualcuno, con buonapace del capitalismo che misura tutto con una sola parola: il profitto.


Fonte - luna_rossa, 23 settembre 2012

lunedì 17 settembre 2012

FIDEL La Historia no contada (documental en espanol)

La historia heroica de un hombre que con la humildad, el corazón, la claridad y el propósito moral ha encarnado el alma de todo un pueblo, orgulloso y generoso, el cubano.


venerdì 31 agosto 2012

LA SOVRANITA' ENERGETICA DI CUBA

Vivere senza petrolio: L'esperienza di Cuba

Trama:
Il documentario racconta la straordinaria forza e tenacia di un popolo che per primo si è trovato a sperimentare la mancanza della risorsa petrolio in tutte le sue forme: l'enorme crisi energetica a Cuba nel 1990 avrebbe potuto comportare una grave carestia alimentare e pesanti difficoltà sociali, e invece affrontata con creatività ha portato alla scoperta di un nuovo stile di vita. Grazie alla cooperazione, il risparmio, il riuso, la conservazione e lo spirito di comunità, Cuba ha ridotto al minimo i consumi energetici, rinunciando anche ad alcune comodità e sprechi tipici del nostro tempo.




Titolo: Vivere senza petrolio: L'esperienza di Cuba
Durata: 53 Min
Anno di produzione: 2006
Genere: Documentario
Regista: Morgan Faith
Cast: Bruce Cromer, Jorge Mario, Rachel Bruhnke

mercoledì 1 agosto 2012

Cuba acusa a 4 mexicanos por plan contra visita del Papa

La televisión cubana mostró a cuatro ciudadanos mexicanos que confesaron participar en planes desestabilizadores contra la visita del Papa Benedicto XVI, financiados por grupos mercenarios de Estados Unidos y México. teleSUR
http://multimedia.telesurtv.net


domenica 29 luglio 2012

EE. UU. no dialogará con Cuba, señala especialista

Ningún candidato a la presidencia de Estados Unidos aceptará entablar un diálogo con Cuba como lo propusiera el presidente Raúl Castro, consideró la especialista en temas cubano estadounidenses, Gloria La Riva. Estados Unidos, dijo, ve amenazados sus intereses en todo el continente por la Independencia de Cuba. teleSUR
http://multimedia.telesurtv.net


domenica 8 luglio 2012

Raul Castro ad Hanoi e Pechino per imparare come si diventa ricchi

Pechino,  6 luglio 2012 - Il presidente cubano Raul Castro
e il vice presidente cinese Xi Jinping si stringono la mano.

Viaggio di otto giorni fra le capitali comuniste d'Oriente dell'85enne presidente cubano: apparentemente per rafforzare le relazioni commerciali, in realtà vorrebbe conoscere meglio l’esperienza di paesi in cui capitalismo e socialismo sono stati integrati a beneficio dell'economia e del benessere collettivo.

di Silvestro Rivolta

L’AVANA - Il Presidente cubano Raul Castro è arrivato sabato ad Hanoi, capitale del Vietnam, per ben quattro giorni di visita, dopo averne spesi altrettanti in Cina. Il motivo della visita sarebbero degli accordi commerciali. Cuba ha un volume di scambi di circa 274 milioni di dollari con il Vietnam e di 1,8 miliardi di dollari con la Cina.

In realtà, Raul Castro ha senz’altro un forte bisogno di rinforzare i rapporti con i partner economici, a causa – ma non solo – del regime di embargo imposto dagli Stati uniti a Cuba. Secondo molti analisti il Presidente cubano vorrebbe conoscere meglio l’esperienza di paesi in cui capitalismo e socialismo sono stati integrati a gran beneficio dell’economia e del benessere collettivo. Già nel 1997, durante un viaggio in Cina, Raul aveva elogiato la scelta del gigante asiatico di mischiare socialismo e liberalizzazioni di mercato. Oggi penserebbe di intraprendere la stessa strada per Cuba e cerca tecnici, operatori, esperti finanziari.

Ad Hanoi Castro ha quindi incontrato il capo del Partito comunista Nguyen Phu Trong, al palazzo presidenziale di Hanoi. Ha poi parlato con il presidente Truong Tan Sang e il primo ministro Nguyen Tan Dung. «Le nostre relazioni – ha dichiarato Castro – si sono sviluppate negli anni, basandosi sulle nostre ricche storie. Quando un Paese ha bisogno ci aiutiamo gli uni con gli altri, e noi condividiamo molte opinioni comuni sui temi globali», ha detto.

Raul Castro, già arrivato alla soglia degli 85 anni, aveva visitato l’ultima volta il Vietnam nel 2005. Allora era ministro della Difesa, incarico che ha ricoperto dal 1959 al 2008, quando ha sostituito il fratello Fidel Castro alla Presidenza. Il Vietnam fornisce a Cuba gran parte delle riserve di riso, risorsa cruciale per i cubani. Da anni infatti il cibo è razionato e distribuito con tessere personali e il riso è uno degli elementi base della dieta della popolazione.

In Cina, invece, Castro ha avuto colloqui con l’intero stato maggiore della Repubblica popolare. Ha incontrato il Presidente Hu Jintao e altri leader politici. Hu lo ha accolto con una cerimonia di benvenuto nella Grande Sala del Popolo, sede delle cerimonie ufficiali e degli incontri del Congresso nazionale del popolo. Secondo i media di stato cubani, ad accompagnarlo c’era il vice presidente Ricardo Cabrisas Ruiz e il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez. Prima di partire la delegazione cubana ha incontrato anche il premier Wen Jiabao, il vice presidente Xi Jinping, e il vice premier Li Keqiang.

Riservati gli argomenti dei colloqui. Probabile però che si sia discusso di commercio: Cuba è il principale partner commerciale della Cina nei Caraibi. Sono stati infine firmati una serie di accordi per sostenere lo sviluppo della tecnologia e del servizio sanitario. Hu ha anche assicurato l’apertura di una linea di credito a zero interessi per sostenere lo sviluppo dell’agricoltura, l’ammontare del quale non è stato reso pubblico. La Cina ne uscirà senz’altro rafforzata come partner commerciale fondamentale di Cuba.

A Cuba dal 2008 Fidel Castro ha ceduto il potere al fratello Raul, che ha avviato una fase di riforme, seppur timide e senza entusiasmo. È stata però allentata la repressione dei dissidenti, vi sono state aperture alla libertà religiosa e al libero mercato. Tutti segnali di discontinuità che non si è voluto cogliere, per cui l’isola resta soffocata dall’embargo imposto dagli Usa nel 1961 e rafforzato successivamente. Questo ha gravato pesantemente sul commercio e sullo sviluppo in tutti i campi, per l’estrema difficoltà ad importare qualunque bene negli Stati uniti, che oltre a essere un enorme, ricco mercato è anche geograficamente lo Stato più vicino all’isola.


Fonte

mercoledì 6 giugno 2012

Fidel Castro mostró un camino para salvar al planeta. Río de Janeiro,1992

En la Conferencia de Naciones Unidas sobre Medio Ambiente y Desarrollo, hace 20 años, en Río de Janeiro, el Comandante en Jefe Fidel Castro alertaba a la Comunidad internacional, sobre los peligros que amenazaban la existencia de la especie humana en la Tierra, en vísperas del Día Mundial del Medio Ambiente y próximos a una nueva Conferencia sobre Desarrollo Sostenible, recordar las palabras de Fidel en la Cumbre de la Tierra de 1992, nos obliga a reflexionar en lo poco que el mundo ha avanzado desde entonces para salvar la vida en el Planeta.



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giovedì 17 maggio 2012

LOS DELINCUENTES CUBANOS APOYADOS POR LA PRENSA ESPAÑOLA TENDRÁN QUE EMIGRAR

Por Arthur González

16 mayo, 2012 - La humanitaria España, que tanto dice defender los llamados “disidentes” en Cuba, acaba de rechazar un pedido de ayuda de 2,5 millones de euros para los “ex presos políticos” cubanos acogidos en España desde julio de 2010.
Mientras estaban en la llamada “Perla del Caribe”, que tanto le dolió a la corona española perder en 1898, los “disidentes” eran apoyados material y políticamente, recibidos como grandes personajes por los diplomáticos que debía además, invitarlos a cenas y recepciones, aunque sabían que en su mayoría tenían antecedentes penales por delitos comunes y carecían de toda ideología, pero les sobraba el interés por el dinero que recibían de Miami y de algunos de sus aliados europeos.
Pero el escenario cambió más rápido que el del teatro “Alcázar” y de buenas a primeras los respetados “disidentes” se convirtieron en un dolor de cabeza para los funcionarios españoles, al tener que lidiar con los verdaderos delincuentes.

VIVIR SIN DAR GOLPE ES EL SUEÑO DE TODO “DISIDENTE”
Ahora si salieron a relucir sus conductas antisociales y por eso son rechazados por los altos funcionarios del Ministerio de Asuntos Exteriores, que no quieren ni verlos a través de los ventanales de sus cómodos despachos de la capital madrileña.
Ya no son “opositores a Castro”, “luchadores por la Libertad”, “reprimidos brutalmente por sus ideas”, “presos de conciencia” y todos los calificativos con los cuales eran denominados mientras estuvieron en Cuba y les sirvieron para sus campañas anticubanas.
Ahora les toca a los propios españoles y norteamericanos cargar con sus héroes, pero al ver realmente lo que son, los desprecian y abandonan a su suerte.

VAGOS, PROXENETAS, RATEROS, ESTAFADORES Y VIVIDORES DEBEN IR A MIAMI, TIERRA DE TERRORISTAS Y DELINCUENTES
Se les acabó a los diplodisidentes la buena vida, el andar por las embajadas europeas y ser las vedettes del momento para la gran prensa extranjera.
Parte el alma verlos haciendo huelgas y despreciados en el corazón del país que tanto los estimuló a las provocaciones contra la Revolución Cubana, pero como dice el dicho popular “A todo puerco le llega su San Martín”.
En estos momentos los diplodisidentes saben lo que perdieron en la Cuba socialista que tanto criticaron y donde nunca les falto la asistencia médica, la escuela de sus hijos, ni el plato de comida.
Con estas actitudes del gobierno español se cumple lo que decían los antiguos Romanos, Roma paga a los traidores pero los desprecia.
Ahí tienen lo que merecen.

(TOMADO DEL BLOG DE YOHANDRY)


Fuente

lunedì 23 gennaio 2012

Niños cubanos reclaman libertad de los Cinco

Acto celebrado Ciudad Libertad, La Habana, Cuba, el 5 de mayo de 2011, para reclamar la libertad de los Cinco cubanos presos en Estados Unidos. En el acto participaron 5 mil niños cubanos. Las imágenes fueron filmadas por Roberto Chile.

domenica 18 dicembre 2011

Fidel Castro entra en el libro Guinness ‘gracias’ a la CIA

17 dic 201

El líder de la revolución cubana, Fidel Castro ha entrado en el libro de los Récords Guinness como la persona a la que más veces han intentado asesinar, informó este jueves un medio oficialista.

Hasta 2006, cuando delegó el gobierno a su hermano Raúl, se contabilizaron 638 intentos de asesinato contra el legendario comandante, siendo la principal promotora de esta frustrada campaña la Agencia Central de Inteligencia (CIA) de los Estados Unidos, señala el diario ‘Cubadebate’.

Los métodos planeados para matarlo fueron múltiples, acota el rotativo, desde francotiradores, explosivos colocados en sus zapatos, veneno inyectado en un puro, hasta una pequeña carga explosiva dentro de una pelota de béisbol, entre otras variantes.

Los intentos para su “desaparición física” comenzaron desde el mismo momento en que encabezó la triunfante Revolución Cubana en 1959. De acuerdo con el general retirado, Fabián Escalante, que durante muchos años dirigió los servicios de inteligencia cubanos, el periodo más peligroso para la vida del comandante fue en 1963.

Mientras que la directora del Comité Nacional para la Liberación de los ‘Cinco cubanos’, Gloria La Riva, cree que el líder cubano ha podido sobrevivir a todos esos atentados gracias al “apoyo de su pueblo”.

“Incluso más que las fuerzas de seguridad, el amor, la solidaridad y el apoyo a él es lo que le protege más que nada”, comenta Gloria, quien además cree que Estados Unidos considera a Fidel como una amenaza, simplemente “por el ejemplo que él significa, porque es tan admirado y respetado en el mundo”.


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