En la Conferencia de Naciones Unidas sobre Medio Ambiente y Desarrollo, hace 20 años, en Río de Janeiro, el Comandante en Jefe Fidel Castro alertaba a la Comunidad internacional, sobre los peligros que amenazaban la existencia de la especie humana en la Tierra, en vísperas del Día Mundial del Medio Ambiente y próximos a una nueva Conferencia sobre Desarrollo Sostenible, recordar las palabras de Fidel en la Cumbre de la Tierra de 1992, nos obliga a reflexionar en lo poco que el mundo ha avanzado desde entonces para salvar la vida en el Planeta.
Fuente
Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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mercoledì 6 giugno 2012
domenica 28 agosto 2011
Miopie dell'Enel: il carbone di Porto Tolle
A Porto Tolle, in Veneto, c'è una centrale Enel fra le più grandi d'Europa. La sua torre a strisce biancorosse si innalza verso il cielo e squarcia la pianura, sul delta del Po. Era alimentata a olio combustibile, ma adesso vogliono rinconvertirla in una centrale a carbone. Ci raccontano la favola del carbone pulito, nascondendo la realtà. Il carbone è fra i combustibili più inquinanti. E' vecchio 300 milioni di anni. Il suo rilascio di Co2 nell'aria è devastante. Però costa meno, garantisce maggiori profitti. E davanti al business non c'è ambiente che tenga.
Fonte: beppegrillo.it
Il carbone pulito non esiste - Vanni Destro
Video-Intervista a Vanni Destro del Comitato per la difesa della salute e dell' ambiente per la Provincia di Rovigo.
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martedì 7 giugno 2011
L'hotel che si trasforma in arca
Per diecimila persone e tutta verde.
'Ispirato' dal riscaldamento globale e dal conseguente aumento del livello dei mari, l'architetto russo Alexander Remizov ha progettato un hotel totalmente ecosostenibile e, volendo, in grado di galleggiare. Si chiama 'Ark' ed è stato ideato dall'architetto in collaborazione con un'azienda di ingegneria tedesca e con lo scienziato moscovita Lev Britvin. La struttura, ideata per essere completamente autosufficiente grazie ad un sistema di generatori a energia eolica e solare, è stata pensata per raggiungere una dimensione di 14mila metri quadrati e ospitare fino a 10 mila persone. "Potrebbe essere costruita in soli 3 o 4 mesi, in qualsiasi parte del mondo", ha dichiarato l'architetto che si è laureato a Mosca nel 1983 e ha aperto il suo primo studio nel '91.
"Ark non è un progetto statico e immobile" spiega Remizov, "è uno schema che può essere adattato e modificato per forma, dimensioni e tecnologia".
Il progetto Ark è nato dalla collaborazione di Remizov con un team di ingegneri tedeschi e con lo scienziato russo Lev Britvin. L'infrastruttura di archi di legno e cavi d'acciaio è ricoperta da fogli di Etil TetraFluoroEtilene o EFTE, un materiale sintetico trasparente, autopulente, riciclabile e più leggero del vetro. L'EFTE è fissato allo scheletro con speciali profili metallici che servono anche come collettori solari per il riscaldamento dell'acqua e come grondaie per la raccolta della pioggia che scorre sulla grande cupola.
Il tunnel centrale, che attraversa verticalmente la cupola, ospita tutti i sistemi di comunicazione e sostentamento dell'Arca (vedi spaccato nell'ultima foto della gallery).
Secondo Remizov questa struttura, realizzata con moduli prefabbricati, può essere trasportata in tutto il mondo e montata con soli 3-4 mesi di lavoro. A seconda delle dimensioni dei moduli può ospitare da 12 a 10.000 persone.
Ark non è solo un modulo abitativo ma anche un grande generatore di energia che sfrutta tre diverse fonti rinnovabili: il vento, il Sole e il calore della Terra. La particolare forma della cupola favorisce la formazione di vortici di aria sulla superficie esterna e attorno al tunnel centrale dove sono posizionati dei generatori eolici e dei generatori di tornado. Inoltre, la curvatura del tetto fa si che l'aria calda si raccolga nella parte superiore della struttura dove il calore viene raccolto in speciali accumualtori e utilizzato per produrre energia elettrica.
La superficie dell'edificio ospita dei pannelli fotovoltaici, che grazie alla forma semisferica della struttura sono inclinati in modo da offrire sempre il massimo rendimento.
L'Arca infine è dotata di impianti geotermici che generano energia estraendo calore dal sottosuolo o dall'acqua del mare.
Questo mix verde consente alla struttura non solo di essere autosufficiente, ma addirittura di poter fornire corrente elettrica ad altri edifici. "L'efficienza energetica di Ark è strettamente legata alle sue dimensioni" afferma Remizov, "più è grande la sua struttura, maggiore è il suo rendimento".
L'Arca può essere costruita praticamente ovunque, anche in zone ad elevato rischio sismico. La struttura a conchiglia senza spigoli o elementi sporgenti è particolarmente resistente agli stress e la struttura di archi e cavi d'acciaio permette di distribuire l'energia di un eventuale terremoto sull'intera costruzione.
Come ogni arca che si rispetti anche quella di Remizov è in grado di galleggiare e sopravvivere autonomamente in balia delle acque. Anche le più agitate.
"Come ogni edificio anche Ark può resistere a tifoni e intemperie, a patto di scegliere opportunamente forme e materiali. E non sbagliare i calcoli" ci spiega Remizov".
Può essere equipaggiata con motori verdi che ne garantiscano la stabilità ma anche con veri e propri sistemi di propulsione.
E all'interno dell'Arca non mancano nè il verde nè i comfort. Le piante, oltre che garantire un adeguato apporto di ossigeno agli occupanti dell'edificio, contribuiscono a creare un ambiente accogliente e gradevole.
Le ampie balconate offrono agli occupanti dell'Arca spazi comuni dove passeggiare e svolgere attività ricreative. La struttura è molto flessibile e può facilmente essere adattata agli utilizzi più diversi, per esempio come hotel, come abitazione e come palazzo per uffici.
Il tunnel centrale è il cuore dell'arca: attraverso questo condotto passano l'aria e i sistemi per riscaldare o raffreddare l'enorme città; non male come progetto per l'inizio di una nuova microsocieta' avanzata ed ecosostenibile, non pensate!?
Fonte: http://www.2012annodiluce.com
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lunedì 17 gennaio 2011
L’allevamento del bestiame produce il 51% delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane
Deriva dall’allevamento del bestiame il 51% delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane.
Lo sostiene un articolo pubblicato dal Worldwatch Institute, che rivede decisamente al rialzo uno studio effettuato due anni fa dalla Fao secondo il quale le emissioni provenienti dall’allevamento si limiterebbero (si fa per dire…) ad inquinare più del traffico.
La strada che ora si cerca di imboccare per contenere il riscaldamento globale è la diminuzione delle emissioni di gas serra da parte delle fabbriche, delle auto e delle centrali che producono energia. Se lo studio del Worldwatch Institute vede giusto, stiamo seguendo la strada sbagliata.
Il World Watch Institute arriva a queste clamorose conclusioni individuando quattro punti su cui bisognerebbe correggere lo studio della Fao di due anni fa, secondo il quale dall’allevamento deriva l’emissione di 7,5 tonnellate di gas serra all’anno.
Il primo punto mi sembra il più debole. il bestiame emette ogni anno 8,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica semplicemente respirando, e questo la Fao non lo aveva calcolato. Si potrebbe obiettare che tutti gli esseri viventi respirano. così come tutti i vegetali assorbono anidride carbonica.
Lo studio però sostiene che gli animali d’allevamento sono diventati così tanti da superare le capacità della Terra di “neutralizzarli” attraverso la fotosintesi clorofilliana.
Secondo punto, l’uso del suolo. Il Worldwatch Institute corregge al rialzo le stime della Fao, dicendo che bisogna tener conto anche delle foreste scomparse nel corso del tempo per far posto a pascoli e colture foraggere.
Se tutte quelle foreste esistessero ancora, esse assorbirebbero 2,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Questa anidride carbonica resta invece nell’atmosfera: e anche la sua presenza va imputata al bestiame.
E poi c’è il metano, un gas serra 25 volte più potente nell’anidride carbonica, che entra nell’atmosfera in seguito ai processi digestivi dei ruminanti. L’articolo del Worldwatch Institute ne rivede al rialzo l’ammontare e lo “traduce” nella quantità di anidride carbonica che produrrebbe lo stesso effetto serra: 5 milioni di tonnellate all’anno da aggiungere ai calcoli della Fao.
Infine, lo studio del Worldwatch Institute rivede al rialzo anche le stime della Fao anche per quel che riguarda i capi di bestiame presenti sul pianeta (sarebbero circa 50 miliardi) e aggiunge al conto tutte le emissioni legate alla filiera dell’allevamento: altri 5,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Il totale generale è pari a 32,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Il 51%, appunto, di tutta quella che entra nell’atmosfera in seguito alle attività umane.
(26 ottobre 2009 - Fonte)
Lo sostiene un articolo pubblicato dal Worldwatch Institute, che rivede decisamente al rialzo uno studio effettuato due anni fa dalla Fao secondo il quale le emissioni provenienti dall’allevamento si limiterebbero (si fa per dire…) ad inquinare più del traffico.
La strada che ora si cerca di imboccare per contenere il riscaldamento globale è la diminuzione delle emissioni di gas serra da parte delle fabbriche, delle auto e delle centrali che producono energia. Se lo studio del Worldwatch Institute vede giusto, stiamo seguendo la strada sbagliata.
Il World Watch Institute arriva a queste clamorose conclusioni individuando quattro punti su cui bisognerebbe correggere lo studio della Fao di due anni fa, secondo il quale dall’allevamento deriva l’emissione di 7,5 tonnellate di gas serra all’anno.
Il primo punto mi sembra il più debole. il bestiame emette ogni anno 8,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica semplicemente respirando, e questo la Fao non lo aveva calcolato. Si potrebbe obiettare che tutti gli esseri viventi respirano. così come tutti i vegetali assorbono anidride carbonica.
Lo studio però sostiene che gli animali d’allevamento sono diventati così tanti da superare le capacità della Terra di “neutralizzarli” attraverso la fotosintesi clorofilliana.
Secondo punto, l’uso del suolo. Il Worldwatch Institute corregge al rialzo le stime della Fao, dicendo che bisogna tener conto anche delle foreste scomparse nel corso del tempo per far posto a pascoli e colture foraggere.
Se tutte quelle foreste esistessero ancora, esse assorbirebbero 2,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Questa anidride carbonica resta invece nell’atmosfera: e anche la sua presenza va imputata al bestiame.
E poi c’è il metano, un gas serra 25 volte più potente nell’anidride carbonica, che entra nell’atmosfera in seguito ai processi digestivi dei ruminanti. L’articolo del Worldwatch Institute ne rivede al rialzo l’ammontare e lo “traduce” nella quantità di anidride carbonica che produrrebbe lo stesso effetto serra: 5 milioni di tonnellate all’anno da aggiungere ai calcoli della Fao.
Infine, lo studio del Worldwatch Institute rivede al rialzo anche le stime della Fao anche per quel che riguarda i capi di bestiame presenti sul pianeta (sarebbero circa 50 miliardi) e aggiunge al conto tutte le emissioni legate alla filiera dell’allevamento: altri 5,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Il totale generale è pari a 32,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Il 51%, appunto, di tutta quella che entra nell’atmosfera in seguito alle attività umane.
(26 ottobre 2009 - Fonte)
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