Pubblicato in data 26/lug/2012
Palabras pronunciadas por el Presidente de los Consejos de Estado y de Ministros General de Ejército Raúl Castro, en ocasión del aniversario 59 del Asalto a los Cuarteles Moncada y Carlos Manuel de Céspedes.
Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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martedì 27 novembre 2012
sabato 8 gennaio 2011
Vergogna a Guantanamo
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| Il matematico Piergiorgio Odifreddi |
L’unica imputazione rimasta in piedi riguarda la fornitura di esplosivi ai terroristi, con l’accusa di «aver cospirato per distruggere beni di proprietà degli Stati Uniti». Ma che sensibilità rivelano questi americani, quando si tratta delle cose loro! Ne avessero altrettante per le cose altrui, però, avrebbero lasciato da tempo la base di Guantanamo, che mantengono con la forza da quando Cuba si liberò del dittatore Batista, loro amico e alleato: cioè, da più di sessant’anni.
Il governo castrista, col quale gli Stati Uniti non intrattengono rapporti diplomatici, ha sempre chiesto agli Stati Uniti di abbandonare la base. Essi invece rivendicano il diritto di rimanerci, in base a una concessione perpetua estorta nel 1903 al primo presidente-fantoccio dell’isola, dopo che Cuba era passata sotto il loro dominio in seguito alla guerra Ispano-Americana del 1898.
Su questo territorio coloniale, gli Stati Uniti hanno impiantato nel 2002 il notorio lager per i prigionieri della cosiddetta «guerra al terrorismo», benchè la concessione di un secolo fa limiti l’uso del territorio alle attività minerarie e navali. L’illegalità formale del lager si sovrappone dunque alla prevaricazione sostanziale dell’esistenza stessa della base.
Le condizioni vergognose della detenzione nel lager hanno spinto Amnesty International nel 2005, e le Nazioni Unite e la Comunità Europea nel 2006, a chiederne la chiusura. Il presidente Obama ha promesso di farlo, ma finora la sua presidenza non si è distinta da quella di Bush, in questo come in altri campi: ad esempio, la guerra in Afghanistan. Il lager resta dunque in funzione, e il Senato ha stabilito nel 2009 che tale rimanga per il futuro prossimo.
La vicenda di Ghailani rivela, se ancora ce ne fosse stato bisogno, i fini di propaganda e i mezzi di disinformazione dell’intera politica antiterroristica degli Stati Uniti, cosí acriticamente condivisa da tutto l’Occidente. Dopo essere stato infatti definito dall’FBI come uno dei «terroristi più ricercati», con una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa, nel 2004 il ministro della Giustizia di Bush lo additò come membro di un commando di Al Qaeda in procinto di effettuare un attentato negli Stati Uniti.
I Democratici bollarono la rivelazione come una sospetta propaganda elettorale, in un anno di elezioni. Puntualmente, quando Ghailani fu arrestato in Pakistan, insieme alla moglie e ai figli, la notizia della sua cattura non fu divulgata per quattro giorni, e venne diffusa solo poche ore prima della conclusione della Convention Democratica, per rubare la scena al neocandidato presidenziale Kerry.
Dopo aver passato cinque anni nel lager di Guantanamo, come «nemico combattente», Ghailani fu trasferito a New York nel 2009, per il processo civile che oggi, finalmente, ha sollevato un lembo del grande velo sotto cui vengono da dieci anni spazzate le sporcizie della guerra al terrorismo. Anche con la nostra connivenza.
(Piergiorgio Odifreddi, 18 nov 2010, Fonte )
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