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sabato 16 marzo 2013

Continuano a non capire


 di Angelo Libranti

Pd, Pdl e Monti (che insieme hanno il 70% dei voti) votano scheda bianca per le presidenze delle Camere. Tecnicamente, è un 8 settembre...

Quando anche il PD, partito di maggioranza reduce dal ridimensionamento elettorale, dichiara come il finanziamento pubblico sia indispensabile alla vita del partito stesso, vuol dire ignorare completamente e volutamente cosa passa nella mente dell’italiano medio, esasperato già di suo.
Contestualmente la pubblicazione, su Dagospia, del dossier riguardante la struttura tecnico-amministrativa del partito che fu di Gramsci, incattivisce gli animi di chi fatica a conciliare il pranzo con la cena.
Praticamente è stato pubblicato l’organigramma completo del partito, con i nomi dei relativi responsabili e degli impiegati addetti ai vari settori, con tanto di emolumento segnato a fianco. In totale, per circa 300 persone, impiegate dalla macchina burocratica del PD, servono dodici milioni e mezzo di euro all’anno, ai quali si aggiungono nove milioni e mezzo provenienti dal solo gruppo parlamentare della Camera.
Moltiplichiamo questa cifra per il numero dei partiti e partitini presenti nel Parlamento, anche se non a tutti vengono regalate queste somme, ed abbiamo il quadro completo dell’ingrossamento di fegato dell’elettore italiano.
Non c’è nulla da fare; non sono serviti i vari appelli, le firme, ed un referendum abrogativo, a far desistere i partiti dall’applicare questa tassa dissanguante e neanche il calo vistoso degli elettori, schifati da certi comportamenti deplorevoli.
I partiti vanno avanti come i cavalli con i paraocchi, verso il muro del dissenso.
Ci si balocca con i conflitti di interessi, con i matrimoni gay, con la richiesta di leggi anti violenza, come se quelle già esistenti non bastassero e si tratta per accordi ed intese di potere, invece di seguire la volontà popolare, ignorata del tutto.
Poi ci si chiede da quale ideologia vengono Grillo e i suoi sostenitori.
Occorre venire incontro alle concrete richieste dell’elettore e parlare chiaro dI conseguenza, senza fumosi  discorsi sulla “riduzione” del finanziamento ai partiti, quella definitiva delle auto blu, e quella sul  numero eccessivo delle  province e di tanti enti, piccoli e medi, legati a questo o quel partito, finanziati a vario titolo e tutte prive di utilità pubblica.  Inoltre occorre cambiare linguaggio e spogliarlo di inutili orpelli, quali “alzare il livello della moralità”, “rendere sobria la politica”, “assicurare il lavoro ed una vita dignitosa”, tutte locuzioni da prima repubblica utili solo a riempire la bocca di chi le pronuncia.
E’ finito il tempo delle chiacchiere per iniziare quello dei fatti concreti, passata la “paura del comunismo” e quella dell’attaccamento alle ideologie, gli italani vogliono vivere meglio e con soddisfazione, pronti a votare chi offre di più con garanzia di risultati; mettere la testa sotto la sabbia o guardare il cielo urlando alla luna non paga più.
Stesso discorso con la magistratura ed i suoi comportamenti invasivi, nel bene e nel male, nella società. Alcuni giudici entrano prepotentemente nelle nostre case e cambiano, sbagliando in modo clamoroso, la nostra vita. Non pochi giudicano secondo l’opportunità politica e mai come ora le considerazioni sulla loro professione siano scese così in basso.
Qualcosa cambia, o cambierà. Non era mai successo che un centinaio di parlamentari protestassero, pure silenziosamente, in un Palazzo di Giustizia ed è auspicabile scendere in piazza per una protesta corale, in previsione di massicce presenze di cittadini inferociti, non per difendere le istanze di uno, ma per fatto personale in quanto hanno provato sulla propria pelle sentenze discutibili da parte di magistrati di tribunali civili e penali, del lavoro, delle commissioni tributarie ed anche dei giudici di pace, che hanno regolato e regolano inesorabilmente i ritmi della nostra vita.
I tempi sono maturi; basta fingere di non capire, occorre cambiare ed i segnali ci sono tutti.


Fonte:  thefrontpage.it

lunedì 11 marzo 2013

Il Pd ci costa 60 milioni all'anno. Ecco perché Bersani vuole i rimborsi: i dem hanno paura di fallire


Ne rimarranno solo due: Grillo e Berlusconi (il 99 e l'1%). In Italia è l'ora delle scelte, o si sta con l'oligarchia miliardaria o col popolo!
 
Sabato 09 Marzo 2013 - In via del Nazareno c'è panico. Abolire il finanziamento pubblico significa game-over. Il 95 per cento delle entrate del partito viene da soldi pubblici. Ma Grillo e il Cav sono pronti a tagliare le spese. Il Pd è un baraccone sgangherato  che costa 60 mln l'anno.

Il Pd e con lui Pier Luigi Bersani non vogliono l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Questo è fin troppo chiaro. Tra gli otto punti che il segretario ha messo sul piatto del Movimento Cinque Stelle manca proprio quello a cui tengono di più i grillini. Bersani aveva detto pochi giorni dopo il voto: “La politica una qualche forma di sostegno pubblico debba averlo, anche fosse per un solo euro non sono disposto a rinunciare al principio che da Clistene in poi è un principio collegato alla democrazia: la politica deve avere una qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la fanno solo i miliardari“. La posizione di Bersani a proposito è chiara. Sono più vicini su questo binario Pdl e Movimento Cinque Stelle. Anche gli azzurri hanno nel loro programma l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Perchè Bersani non vuole mollare i rimborsi elettorali?

Quanto costa il Pd - La risposta è semplice: il Pd senza quesi soldi rischia di fallire. La struttura di via del Nazareno è un pachiderma costosissimo. Sul libro-paga ci sono almeno 200 dipendenti. Giovani e soprattutto meno giovani. L'ultimo caso è quello di Livia Turco che è stata "riassunta" dal Pd dopo una lunga aspettativa cominciata ai tempi dei Ds. Dopo le polemiche per il suo compenso la Turco ha rinunciato ad uno stpendio. Ma gli altri no. Non è solo la Turco ad essere stata reintegrata tra i corridoi di via del Nazareno. Con lei sono tornati due parlamentari in aspettativa dalla vecchia Margherita, Alberto Losacco e Nicodemo Oliverio, e sette dai Ds tra cui Gianni Cuperlo, Oriano Giovannelli, Walter Verini, Vinicio Peluffo. Per questi bisognerà rimettere le mani al portafoglio.

Stipendi per tutti - E i soldi per pagare gli stipendi sono quelli dei rimborsi elettorali. Per queste ultime elzioni nelle casse del Pd arriveranno ben 45 milioni di euro. Il Pd sa che senza quei soldi può dichiarare fallimento. Pagare 200 dipendenti non è facile. E gli stipendi non sono poi così bassi. Sul sito del Pd la situazione è chiara. I democratici tengono la baracca in piedi solo con quei soldi. Le cifre sono queste. Il Pd nel 2011 a bilancio ha un capitale di 63.554.452 milioni di euro. Di questi 57.974.142 milioni di euro sono rimborsi elettorali. In pratica il 95 per cento del totale. Sono solo 458.390 mila euro i soldi che provengono da donazioni private. Non dimentichiamo poi i 5.121.920 milioni di euro con i contributi dei parlamentari.

Ecco come spendono i dem - Ma il Pd come spende questi soldi? In via del Nazareno si apre la cassa soprattutto per la propaganda. Ben 16.312.665 milioni di euro se ne vanno in attività da campagna elettorale. Occhio a questo numero: 13.540.857 milioni di euro. Tanto costa mantenere le strutture del partito. A questi vanno aggiunti altri 12.820.236 milioni che servono proprio per il personale. Non bisogna sottovalutare poi i 9.186.323 milioni di euro che servono per "servizi e acquisto di beni". Infine Bersani&co. spendono 3.119.706 milioni per il godimento di beni terzi e 5.041.757 per altri oneri. In totale il Pd spende in media all'anno 60 milioni di euro. Se a questo giro entreranno nelle casse 45 milioni di euro come fa Bersani ad abolire il finanziamento ai partiti? Mica si può far crollare la baracca. I conti per il Pd tornano sempre. Come nel 2008. In quell'anno nelle tasche dei partiti finirono circa 500 milioni di euro di rimborsi. Ne furono spesi solo 100. Il resto? Mancia. E in casa Dem già sono preoccupati. Se Grillo fa sul serio al Pd non resterà neppure "il tetto su cui mettere i tacchini".


Fonte

venerdì 18 novembre 2011

Bersani: dichiarazione di voto finale sulla fiducia al governo Monti (18/11/2011)

" [...] Senza solidarieta' non c'e' senso della comunita' e non possiamo salvarci". "Serve uno sforzo collettivo: chi ha di piu' deve dare di piu'. Chi e' stato disturbato meno deve essere disturbato di piu'. "



Il discorso:
"Abbiamo apprezzato e in larghisissima parte condiviso il discorso del presidente del Consiglio, ne abbiamo veramente apprezzato lo stile. Voteremo la fiducia senza giri di parole, asticelle, paletti, termini temporali". "Difenderemo il governo da chiunque voglia scaricare su di lui colpe che non ha". Lo ha spiegato Pier Luigi Bersani, nel suo intervento in aula. "Se fosse cosi', non stiamo zitti, perche' siamo qui da tre anni - ha aggiunto il leader del Pd rivolgendosi al capogruppo della Lega Marco Reguzzoni -. Vi abbiamo visto all'opera negli ultimi 8 anni su 10, conosciamo la colla dei manifesti". "Noi non pretenderemo di dettarvi il compito e neanche ci aspettiamo che facciate tutto quello che faremmo noi. Vi sosterremo lealemente ma con l'orgoglio delle nostre idee e proposte" di cui "vi chiediamo di tener conto". Lo dice Pier Luigi Bersani alla Camera. "Lei non ha avuto timidezze, presidente. Ci fa piacere, e come non ne ha avuto sulle pensioni siamo sicuri che non ne avra' neppure per nominare i grandi patrimoni immobiliari". "Solo dieci giorni fa si e' chiuso in Parlamento una fase. E ora siamo in un altro universo. Lo dico per tutti, sentendomi solidale con tutto il parlamento. Non so in quali altri posti al mondo in analoghe condizioni sarebbe stato possibile in dieci giorni un fatto di questo genere. Questo significa che alla fine siamo italiani e siamo ancora in condizione di stupire, solo se abbiamo fiducia in noi stessi". "Basta con l'egoismo sociale. Se le rimanesse un solo euro in tasca, per cortesia, lo spenda per un servizio per i disabili. Senza solidarieta' non c'e' senso della comunita' e non possiamo salvarci". "Serve uno sforzo collettivo: chi ha di piu' deve dare di piu'. Chi e' stato disturbato meno deve essere disturbato di piu'", ha aggiunto il leader del Pd.

lunedì 31 ottobre 2011

Lettera aperta a Matteo Renzi


Renzi, non è che ti sei lasciato contagiare dalle idee della destra? Sii solidale con Bersani, Vendola, Di Pietro, anzichè contrastarli, perchè solo con i valori della sinistra è ancora possibile salvare questo Paese dal caos della povertà o dal giogo della schiavitù. Ma bisogna essere uniti. Tu invece di unire il PD, che fai? Lo dividi ulteriormente. Renditi conto che in questa fase critica della nostra storia patria, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno.

Lasciatelo dire, il tuo più grande difetto è che parli troppo e spesso senza prima aver riflettuto bene su quello che dici. Fuori dai denti, non mi sono piaciuti i tuoi attacchi da Giamburrasca a Bersani. Forse vuoi prendere il suo posto? Uno come te, così giovane e già così sicuro di sè, uno che non riesce a tenere a freno la lingua, che divide invece di unire, che invece di appoggiare l'unica leadership ufficialmente condivisa, quella di Bersani, nella causa comune di spodestare l'attuale governo e contribuire a creare una vera e credibile alternativa, rischia solo di creare l'ennesima frattura interna, una fronda alla Robespierre in un partito già abbastanza diviso. Mi ricordi un po' un altro politico disgregatore, l'ex premier inglese Blair, che da brillante leader laburista si trasformò nel peggiore sostenitore dei piani scellerati della destra americana di Bush.

Attento, perchè gli elettori non sono stupidi e sanno che da uno che si comporta come te ci si può aspettare di tutto, anche un improvviso voltafaccia, magari in nome dell'ennesima, inutile, quanto costosa rottamazione. Un vecchio da rottamare c'è già e si chiama Berlusconi. Dovresti tenerlo a mente e dare manforte in questa battaglia sotto i valori comuni della sinistra, invece di pensare alla carriera, puntando nascostamente alla leadership del PD. Forse non ti senti adatto a fare il gregario e il ruolo ti va stretto? Lo posso capire. Ma allora, se è così, forse è meglio che esci dalla politica e fai l'imprenditore, perché la politica è innanzitutto servizio e il problema della leadership è un falso problema anacronistico. Non ti sei mai accorto che chi comanda veramente sta nell'ombra? Che i veri potenti non sono mai quelli che appaiono sui palchi? Vedi Obama per esempio, che pur essendo il Presidente degli Stati Uniti non ha quasi alcun potere contro le lobbies che siedono al Congresso...

Insomma, dai l'impressione di essere più fumo che sostanza. Se continui così il consenso dei giovani te lo giochi, soprattutto di quelli più autenticamente indignati, i loro voti non li raccoglierai mai. Perchè loro sono su un'altra lunghezza d'onda, guardano alla sostanza: scuotono le mani in alto per esprimere assenso e in basso per disapprovare, raccolgono le frasi dalla viva voce dello speaker e le ripetono affinchè le senta anche chi è distante. E' questa la nuova era, non quella del capitalismo e della competizione a cui tu sei legato. Prendi coscienza che forse quello che sta indietro sei tu e che la tua è solo una battaglia personale. Sei sicuro di non essere tu quello fuori dal tempo e non Bersani?

domenica 30 ottobre 2011

Renzi e l'ideale della competizione


Si è conclusa sul palco della stazione Leopolda a Firenze la kermesse di interventi organizzata dal sindaco Matteo Renzi, denominata 'Big Bang'. Un'iniziativa senz'altro lodevole, quella di Renzi, di apportare contributi e idee nuove al dibattito politico all'interno del centro-sinistra, nel tentativo di sbloccare questo PD allo stallo.

Tuttavia caro Renzi - permettimi di darti del tu, visto che sei di qualche anno più giovane di me - devo dire che il tuo discorso finale mi ha convinto solo a metà. Ad esempio sono d'accordo con te sull'idea di un sistema pensionistico contributivo per tutti, e non solo per le nuove generazioni (ancora più giusto se retroattivo); sono d'accordo anche sulla lotta alla burocrazia; invece non sono d'accordo sul tuo discorso di elogio alla competizione, forse perchè non hai accostato a questa parola un aggettivo a mio avviso necessario, che è quello di 'sana'. Questo punto lo ritengo un errore di partenza grave da parte tua.

Spero accetterai questa mia critica. Tu ti consideri moderno e innovativo, idolatri la meritocrazia e vuoi rottamare la vecchia classe politica del PD. Eppure sembra che non hai capito una cosa importante: che l'ideale della competizione ha fallito, soprattutto in campo economico. Quello che manca è invece una solidarietà vera a tutti i livelli, nel rispetto delle differenze e dei talenti di ognuno. Nessuno vuole affossare il talento, ma non è la competizione lo strumento adeguato per farlo emergere, bensì l'educazione, il desiderio di esprimere appieno se stessi e la voglia di dare il proprio contributo al progresso dell'umanità. Sarai pure diventato pragmatico facendo il sindaco, ma permettimi di dire che da questo punto di vista, quello degli ideali, sei un po' indietro a Bersani. A seguito della crisi attuale hanno fallito gli Stati, ma chi ci ha perso di più sono state le persone, la loro qualità di vita in senso ampio, non solo economico.

Non è più tempo, caro Renzi, d'essere l'un contro l'altro armati, fa un passo ulteriore anche tu, segui l'unica onda che va nella giusta direzione, quella del movimento degli Indignati. Hai visto che il sistema si è ritorto su se stesso per l'avidità di pochi, quelli che tu forse chiameresti i vincenti. Ma quando la competizione è portata alle estreme conseguenze, è questo ciò che succede, che qualcuno guadagna posizioni di potere esorbitanti a discapito di altri, quelli che non hanno potuto o semplicemente non hanno voluto seguire la via dell'arricchimento. Questo potere acquisito ora i potenti della terra non lo cederanno tanto facilmente. Al momento attuale a governare il mondo sono una decina di organizzazioni superricche che si sono ulteriormente arricchite attraverso la crisi che hanno provocato. Dirai, hanno giocato sporco, i governi non hanno vigilato sul rispetto delle regole. No, le regole le hanno rispettate, solo che questi si sono infilati nelle pieghe di esse. Non è possibile regolamentare tutto, ci vuole innanzitutto etica. Nella tua ottica, questi signori potrebbero trovare una giustificazione, perchè sono stati più bravi e più furbi di altri, e invece non ce l'hanno! Questa è la disegualianza insita nell'ideale della competizione che tu tanto ami. Quando c'è di mezzo il denaro tutto diventa spazzatura.

Nessuno vuol mettere in discussione la tua intelligenza, affossare il tuo talento, ma l'ottica nuova è in fondo quella vecchia, la vera rivoluzione è mettere le proprie capacità al servizio della comunità gratuitamente, se si dà si riceve. E chi da di più ovviamente riceve di più. Anche la casalinga che cucina in casa ha a suo modo talento, tutti ne hanno uno, non dimenticarlo. D'altronde la politica, il tuo campo d'attività, è per eccellenza servizio alla comunità e queste cose dovresti saperle, sempre che anche tu non sia stato contaminato in questi anni dall'edonismo ambizioso ed egocentrico di Berlusconi. Non credo sia così, ma se fosse, stai sbagliando tutto.

Se invece intendevi, nel tuo discorso, una meritocrazia di tipo intellettuale, allora ti dò ragione. Se è questo il tipo di competizione che perori, tuttavia forse dimentichi che essa non ha nulla di innovativo, è esattamente quello che avveniva nell'ex-Unione Sovietica, patria di innumerevoli geni, è quello che sta avvenendo nella civile e socialista Cuba e, in parte, nella Cina di oggi. Insomma, senza ideali di egualianza, senza la messa in discussione netta del capitalismo, una società globalizzata come quella attuale non va da nessuna parte, anzi va dritta dritta verso il baratro.

Matteo-Renzi-Big-Bang-discorso-finale-2-di-3



Terza parte: http://www.youtube.com/watch?v=CekiJ9L8Iqo
Prima parte: http://www.youtube.com/watch?v=oGlAbyvZjuM

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