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martedì 3 aprile 2012

Intervista a Camila Vallejo, la pasionaria cilena

Camila Vallejo ha ricoperto la presidenza della Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile (FECh). È stata la seconda donna chiamata a occupare questa posizione nei primi 105 anni di vita dell'organizzazione. Intervista di Marina Sapia.
La versione integrale sul sito di Rainews - http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=26473




La leader degli indignados cileni a Roma

Camilla Vallejo, Jorge Murua e Karol Carola sono i leader del movimento movimento studentesco e dei lavoratori cileno. Ieri sera erano a Roma, in un incontro organizzato da Tilt, la rete dei giovani di sinistra, insieme a Nichi Vendola per spiegare la loro lotta contro le scorie del regime di Pinochet.
E le divisioni della sinistra italiana sono emerse anche in questa occasione, visto che i tre ragazzi cileni sono stati costretti a raggiungere anche l'evento organizzato da Oliviero Diliberto (Pdci) e Paolo Ferrero (Rifondazione comunista) prima del dibattito col governatore della Puglia.
di Giampiero Calapà, riprese e montaggio di Irene Buscemi.


domenica 15 maggio 2011

Cile: dopo l'approvazione del progetto HidroAysen, forti proteste popolari contro le dighe dell'Enel in Patagonia (+ video)


La Commissione ambientale della regione meridionale dell’Aysen ha approvato con undici voti a favore e uno contrario il progetto “HidroAysen”, che prevede la costruzione di cinque dighe sui fiumi Pascua e Baker, nella Patagonia cilena. L’energia prodotta dagli impianti idroelettrici per un totale di 2.750 megawatt, dovrebbe poi essere trasportata a 2.300 chilometri di distanza, verso Santiago del Cile e il suo distretto industriale, tramite una linea di trasmissione composta da 6mila torri alte 70 metri che attraverserà nove regioni, sei parchi nazionali e 67 comuni e che nei prossimi mesi dovrà passare il vaglio delle competenti autorità ambientali.

“Enorme delusione” è stata espressa dalla Campagna italiana Patagonia senza Dighe, una delle numerose organizzazioni internazionali riunite nel Consiglio di difesa della Patagonia cilena, da mesi impegnata in un’opera di sensibilizzazione contro il controverso progetto. Le organizzazioni denunciano l’impatto ambientale delle dighe, che una volta realizzate sommergeranno ben 5.600 ettari di un raro ecosistema forestale, con impatti socio-ambientali enormi per una delle aree di maggior pregio naturalistico del Pianeta.

Non solo, il Consiglio di difesa della Patagonia cilena denuncia “interessi nascosti” dietro l’obiettivo pubblicamente dichiarato di rifornire di energia ‘verde’, in un paese che potrebbe ricavare energia dall’oceano e dal sole con maggior facilità. Sono prevalentemente interessi economici, secondo il Consiglio, a motivare la costruzione delle dighe.

L’italiana Enel è capofila del progetto “HidroAysen”, tramite la sua controllata Endesa. L’Enel controlla già i diritti dell’acqua dei fiumi del sud del Cile sulla base di leggi risalenti al periodo della dittatura di Augusto Pinochet. Da mesi è in corso una mobilitazione popolare per recuperare questi diritti a favore della popolazione cilena.
 

(10 maggio 2011, Fonte: Rainews24 )

L'Italia dei corruttori sbarca in Patagonia cilena

L'Italia di oggi, o quantomeno la sua faccia peggiore, quella del potere imprenditoriale e delle joint-ventures, attraverso l'apparente faccia pulita dell'Enel, ha deciso di esportare all'estero la sua malefica abitudine di fregarsene della volontà popolare e dell'ambiente e ha deciso, in nome del business, la distruzione della Patagonia cilena, uno dei posti più belli al mondo. Questi sapientoni non hanno capito ancora niente del nostro pianeta e vogliono cambiarlo! La Patagonia è meravigliosa, ha un paesaggio naturale unico al mondo...Lasciatela stare così com'è, insensati! Le grandi opere non riuscite a farle in Italia a causa dell'opposizione popolare e degli enti locali, e così pensate bene di farle all'estero? Non siete che dei neocolonialisti! 

Forti proteste popolari contro le dighe in Patagonia (video)

Ambientalisti in piazza in Cile per cercare di bloccare il piano idroelettrico in Patagonia. Almeno 30mila persone hanno protestato venerdì sera a Santiago: si è trattato della manifestazione più imponente degli ultimi anni.

Lunedì il progetto Hidroaysen, che mira a costruire cinque dighe sui fiumi Baker e Pasqua, è stato approvato a livello amministrativo.

Gli ecologisti temono danni per l’ambiente.

La manifestazione si è svolta senza incidenti, ma ci sono stati momenti di tensione e di scontri con la polizia, che ha dovuto usare idranti e gas lacrimogeni per contenere e disperdere i gruppi più agitati.
Grazie al progetto, il governo punta ad aumentare del 20 per cento la produzione di elettricità, ma per gli ecologisti sarebbe rovinata una delle ultime terre vergini del pianeta.


mercoledì 23 marzo 2011

Obama in Cile: discorso sulla unità delle Americhe a guida nordamericana

Il Presidente Obama, nel suo recente viaggio in Cile, si è proposto come "partner privilegiato" a livello politico ed economico dell'intera America Latina. Una partnership dove gli USA giocherebbero il ruolo dominante di modello politico e di guida morale? Cos'è, la prosecuzione dell'imperialismo con altri mezzi? O un nuovo scenario politico che vede al centro la creazione di un nuovo continente americano unico, gli "Stati Uniti delle Americhe"?

Mi spiace per Lei Signor Obama, ma il suo progetto è destinato al fallimento. E questo perchè il modello capitalistico nordamericano che Lei rappresenta è semplicemente morto. E anche l'imperialismo dei suoi servizi di sicurezza ficcanaso è in crisi, anche se non ha ancora perso il vizio di occultare le proprie responsabilità. Perchè Lei, ad esempio, nel suo discorso in Cile non ha fatto alcun cenno di scuse per il ruolo d'appoggio degli USA al golpe e al consolidamento del potere di un sanguinario dittatore come il Generale Pinochet?

Cuba piuttosto potrebbe rappresentare un esempio politico credibile da seguire per l'America Latina (e già in buona parte lo è), col suo socialismo democratico autentico, civile, partecipativo, improntato alla giustizia e alla difesa degli umili. L'America Latina, se ne faccia una ragione Presidente, non è così stupida, ignorante e credulona come in passato o come forse Lei pensa!

Senor Obama, ho ascoltato il Suo discorso in Cile, sul progetto americano di costruire delle centrali nucleari in quel paese, sulla unità delle Americhe, su Cuba...Alt! Sbaglio o sta chiedendo il consenso allo sfruttamento economico di nuove terre al di fuori di casa Sua? Come lo chiama questo? Non è forse neo-colonalismo, neo-imperialismo capitalistico? E allora non faccia l'ipocrita parlando di democrazia e benessere...Ad esempio, come può far finta di non sapere cosa sta realmente succedendo a Cuba? E comunque, eviti di commettere il grave errore di credere che Cuba sia come la Libia...

Noi non vogliamo la Sua stupida democrazia, questo è certo...Una cosa Le voglio dire, non creda che tutti si possano comprare con i soldi. Lei si compiace del fatto che, grazie al suo intervento, ora finalmente le povere famiglie cubane potranno venire aiutate economicamente dall'estero, da familiari e amici residenti negli Stati Uniti...No, è una menzogna! Ora è solo possibile appoggiare economicamente il dissenso, perchè a Lei interessa solo aiutare quei maledetti cubani che vendono la loro anima per quattro soldi...Ma la dignità di tutti gli altri dove la mette? Non tutti siamo uguali e Le dirò che noi siamo pronti a qualunque cosa. L'aspettiamo quando arriverà con i Suoi caccia e i Suoi droni per cercare di invadere la nostra terra, per esportare la Sua falsa democrazia e con il cuore in mano lotteremo per la nostra Patria fino all'ultimo cubano che rimarrà in vita.

Non creda che abbiamo paura di morire per la nostra terra, venga pure avanti Mister Obama...Lei pensa d'essere il padrone del mondo e dell'universo e invece si sbaglia e glieLo dimostreremo quando vuole e come vuole. I suoi soldi, se ne ha ancora, l'America li usi piuttosto per aiutare millioni di cittadini americani che muoiono perchè non hanno un tetto o i soldi per curarsi. Insomma Signor Obama, si faccia i cavoli Suoi e La smetta di seminare morte ovunque sbarcano i Suoi soldati. E in quanto alla democrazia, se La tenga, noi non la vogliamo. Alla faccia del premio Nobel per la pace che Le hanno dato...Ma a chi sarà mai venuto in mente di dare il premio Nobel ad una persona come Lei? Probabilmente era ubriaco in quel momento per non accorgersi che stava appoggiando Satana in persona. Questa è la mia ultima parola. L'aspettiamo quando vuole, e si ricordi, che noi cubani siamo disposti a morire per Cuba e per Fidel.

Viva Cuba, viva Fidel, viva la Revoluciòn!
Patria o muerte...Venseremos!


Commento:

Il conto economico del ragionier Obama.
Obama era partito con una buona spinta ideale ma dopo essere stato eletto, nel corso del tempo è profondamente cambiato. Ora, forse anche a causa della crisi mondiale, tutto ciò che fa e che dice ha un fine esclusivamente economico, le sue scelte sono influenzate dalla voragine del debito estero USA. Da qui viene il pericolo che il Presidente possa essere influenzato nelle sue scelte dalle numerose lobbies del potere economico americano, da quelle farmaceutiche a quelle del petrolio, a quelle delle armi. Probabilmente, pur di salvare la sua riforma sanitaria e portare avanti gli altri suoi piani di politica interna, Obama preferisce cedere in parte ai ricatti di questi forti gruppi finanziari privati. L'impressione è infatti che il premio Nobel dei ripensamenti sia un Re sotto scacco, un leader manipolato. Lo stesso Obama se ne rende conto e cerca in tutti i modi di uscire dallo stallo in cui si trova per riacquistare la sua indipendenza. Per questo è continuamente alla ricerca di fonti di guadagno, per ridare fiato alle magre casse federali e aumentare le risorse a disposizione del suo governo. E lo fa spesso attraverso operazioni di equilibrismo politico sempre più azzardate, correndo il rischio di scoprirsi o di fare passi falsi, errori madornali a discapito della sua popolarità, come quello di 2 giorni fa in Cile.

lunedì 13 dicembre 2010

Mega centrali ENEL in Patagonia. Fiumi deviati e acqua privatizzata

di Marta Ragusa

“Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”, questo il titolo di una lettera pastorale redatta sotto forma di saggio teologico-scientifico da Luis Infanti De La Mora, vescovo di Aysén, umidissima regione della Patagonia cilena. A partire dal 2014 due dei più importanti fiumi di questa zona, il Pascua e il Baker, dovrebbero essere coinvolti nella costruzione di cinque enormi centrali idroelettriche (per un totale di 2750 MW). Il progetto si chiama HidroAysén, l’impresa che lo ha maturato è ENDESA, la cui principale azionista oggi è l’italiana ENEL. La lettera di Luis Infanti, nato a Udine ma trapiantato in Cile da 35 anni, è stata letta durante l’Assemblea degli azionisti ENEL avvenuta a Roma lo scorso aprile; l’intento del vescovo italo-cileno non è stato solo quello di opporsi al mega progetto ma anche quello di invitare ENEL a restituire allo Stato cileno i diritti di sfruttamento dell’acqua dei due fiumi patagonici che ENDESA aveva acquisito grazie a una speciale legge, il Código de Aguas, promulgata nel 1981 in piena dittatura Pinochet. Numerose organizzazioni internazionali forniscono il loro appoggio al “Consejo de Defensa de la Patagonia chilena” che, tra l’altro, ha accusato ENDESA di violazione dei diritti dei popoli di fronte al Tribunale Permanente dei Popoli, radunatosi a Madrid lo scorso maggio. Secondo il “Consejo” il progetto HidroAysén avrebbe delle conseguenze fatali per l’ambiente, uno dei più incontaminati del pianeta, e per la sua popolazione. Visto che attualmente la società maggiormente implicata nel progetto è italiana, la campagna “Patagonia sin represas” è sbarcata anche in terra nostra: “Patagonia senza dighe” è stata lanciata lo scorso 21 settembre a Roma da Juan Pablo Orrego, coordinatore internazionale del “Consejo”. Ad accompagnarlo durante i vari incontri informativi, la voce e la chitarra di Angel Parra, figlio di uno dei simboli della tradizione musicale cilena, Violeta Parra (1917-1967). Intanto il progetto HidroAysén, a causa dell’ennesimo rinvio per la revisione della valutazione di impatto ambientale, è rimasto arenato nonostante la visita e le pressioni sul governo esercitate dell’Amministratore Delegato ENEL, Fulvio Conti.

Lo straordinario paesaggio naturale della Patagonia cilena,
 d'una bellezza mozzafiato unica al mondo,
verrebbe irrimediabilmente deturpato dalle dighe
 che l'Enel, attraverso la propria multinazionale,
intende costruire in Cile.
 Il popolo cileno non le vuole e si sta ribellando.
E noi, non ci ribelliamo?
 Quando ho sentito che l'Enel aveva una multinazionale
 e che faceva queste cose, quasi non ci credevo.
 E per la prima volta mi sono sinceramente
 vergognato di essere italiano.
Mentre i potenti decideranno se dare il via o meno alla costruzione di uno degli impianti idroelettrici più grandi del mondo (di certo quello che prevede la più lunga linea per il trasporto dell’energia elettrica), il Cile resta pur sempre il Paese in cui le risorse idriche sono fra le più privatizzate. In pratica ogni fiume dell’affascinante terra patagonica appartiene a una grande multinazionale che la sfrutta secondo le proprie finalità commerciali. A garantire la legalità di questa consuetudine, il già citato Código de Aguas che, oltre a certificare il pieno diritto dell’utilizzo delle acque del Paese, elargisce paradossalmente anche il diritto del “non uso” dell’acqua. E infatti, le società che decidono di investire nella costruzione delle centrali, secondo questa legge, non “consumano” le risorse acquifere, semplicemente ne deviano il corso, rimettendole continuamente in circolo.
 

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