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martedì 21 giugno 2011

Quello sporco petrolio dell'ENI

Il presente documento è un estratto dall'inchiesta fatta e mandata in onda da Report il 7.6.2009 sulle compagnie petrolifere. In particolare emergono le responsabilita' dell'ENI in Nigeria, dove la fuoriuscita di greggio in alcuni corsi d'acqua e la bruciatura di un'enorme quantita' di gas di scarto, hanno provocato effetti disastrosi sull'ambiente. E oggi, qual'è la politica dell'ENI? E' cambiato qualcosa? Si sta cominciando a mettere da parte il petrolio a favore delle fonti energetiche rinnovabili? Si direbbe di no, a giudicare dal perdurare degli impegni militari dell'Italia in paesi ricchi di petrolio come l'Iraq, l'Afghanistan e la Libia...

ENI Spot - La grande menzogna



Ed ecco un altro video sulla cinica politica aziendale dell'ENI in Iraq, una verità vergognosa che tutti sapevano e che hanno taciuto. Le convenienze economiche dell'occupazione militare...

L''ENI sfrutta i giacimenti di petrolio in Iraq, altro che scuole e ospedali...

domenica 15 maggio 2011

Cile: dopo l'approvazione del progetto HidroAysen, forti proteste popolari contro le dighe dell'Enel in Patagonia (+ video)


La Commissione ambientale della regione meridionale dell’Aysen ha approvato con undici voti a favore e uno contrario il progetto “HidroAysen”, che prevede la costruzione di cinque dighe sui fiumi Pascua e Baker, nella Patagonia cilena. L’energia prodotta dagli impianti idroelettrici per un totale di 2.750 megawatt, dovrebbe poi essere trasportata a 2.300 chilometri di distanza, verso Santiago del Cile e il suo distretto industriale, tramite una linea di trasmissione composta da 6mila torri alte 70 metri che attraverserà nove regioni, sei parchi nazionali e 67 comuni e che nei prossimi mesi dovrà passare il vaglio delle competenti autorità ambientali.

“Enorme delusione” è stata espressa dalla Campagna italiana Patagonia senza Dighe, una delle numerose organizzazioni internazionali riunite nel Consiglio di difesa della Patagonia cilena, da mesi impegnata in un’opera di sensibilizzazione contro il controverso progetto. Le organizzazioni denunciano l’impatto ambientale delle dighe, che una volta realizzate sommergeranno ben 5.600 ettari di un raro ecosistema forestale, con impatti socio-ambientali enormi per una delle aree di maggior pregio naturalistico del Pianeta.

Non solo, il Consiglio di difesa della Patagonia cilena denuncia “interessi nascosti” dietro l’obiettivo pubblicamente dichiarato di rifornire di energia ‘verde’, in un paese che potrebbe ricavare energia dall’oceano e dal sole con maggior facilità. Sono prevalentemente interessi economici, secondo il Consiglio, a motivare la costruzione delle dighe.

L’italiana Enel è capofila del progetto “HidroAysen”, tramite la sua controllata Endesa. L’Enel controlla già i diritti dell’acqua dei fiumi del sud del Cile sulla base di leggi risalenti al periodo della dittatura di Augusto Pinochet. Da mesi è in corso una mobilitazione popolare per recuperare questi diritti a favore della popolazione cilena.
 

(10 maggio 2011, Fonte: Rainews24 )

L'Italia dei corruttori sbarca in Patagonia cilena

L'Italia di oggi, o quantomeno la sua faccia peggiore, quella del potere imprenditoriale e delle joint-ventures, attraverso l'apparente faccia pulita dell'Enel, ha deciso di esportare all'estero la sua malefica abitudine di fregarsene della volontà popolare e dell'ambiente e ha deciso, in nome del business, la distruzione della Patagonia cilena, uno dei posti più belli al mondo. Questi sapientoni non hanno capito ancora niente del nostro pianeta e vogliono cambiarlo! La Patagonia è meravigliosa, ha un paesaggio naturale unico al mondo...Lasciatela stare così com'è, insensati! Le grandi opere non riuscite a farle in Italia a causa dell'opposizione popolare e degli enti locali, e così pensate bene di farle all'estero? Non siete che dei neocolonialisti! 

Forti proteste popolari contro le dighe in Patagonia (video)

Ambientalisti in piazza in Cile per cercare di bloccare il piano idroelettrico in Patagonia. Almeno 30mila persone hanno protestato venerdì sera a Santiago: si è trattato della manifestazione più imponente degli ultimi anni.

Lunedì il progetto Hidroaysen, che mira a costruire cinque dighe sui fiumi Baker e Pasqua, è stato approvato a livello amministrativo.

Gli ecologisti temono danni per l’ambiente.

La manifestazione si è svolta senza incidenti, ma ci sono stati momenti di tensione e di scontri con la polizia, che ha dovuto usare idranti e gas lacrimogeni per contenere e disperdere i gruppi più agitati.
Grazie al progetto, il governo punta ad aumentare del 20 per cento la produzione di elettricità, ma per gli ecologisti sarebbe rovinata una delle ultime terre vergini del pianeta.


lunedì 13 dicembre 2010

Mega centrali ENEL in Patagonia. Fiumi deviati e acqua privatizzata

di Marta Ragusa

“Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”, questo il titolo di una lettera pastorale redatta sotto forma di saggio teologico-scientifico da Luis Infanti De La Mora, vescovo di Aysén, umidissima regione della Patagonia cilena. A partire dal 2014 due dei più importanti fiumi di questa zona, il Pascua e il Baker, dovrebbero essere coinvolti nella costruzione di cinque enormi centrali idroelettriche (per un totale di 2750 MW). Il progetto si chiama HidroAysén, l’impresa che lo ha maturato è ENDESA, la cui principale azionista oggi è l’italiana ENEL. La lettera di Luis Infanti, nato a Udine ma trapiantato in Cile da 35 anni, è stata letta durante l’Assemblea degli azionisti ENEL avvenuta a Roma lo scorso aprile; l’intento del vescovo italo-cileno non è stato solo quello di opporsi al mega progetto ma anche quello di invitare ENEL a restituire allo Stato cileno i diritti di sfruttamento dell’acqua dei due fiumi patagonici che ENDESA aveva acquisito grazie a una speciale legge, il Código de Aguas, promulgata nel 1981 in piena dittatura Pinochet. Numerose organizzazioni internazionali forniscono il loro appoggio al “Consejo de Defensa de la Patagonia chilena” che, tra l’altro, ha accusato ENDESA di violazione dei diritti dei popoli di fronte al Tribunale Permanente dei Popoli, radunatosi a Madrid lo scorso maggio. Secondo il “Consejo” il progetto HidroAysén avrebbe delle conseguenze fatali per l’ambiente, uno dei più incontaminati del pianeta, e per la sua popolazione. Visto che attualmente la società maggiormente implicata nel progetto è italiana, la campagna “Patagonia sin represas” è sbarcata anche in terra nostra: “Patagonia senza dighe” è stata lanciata lo scorso 21 settembre a Roma da Juan Pablo Orrego, coordinatore internazionale del “Consejo”. Ad accompagnarlo durante i vari incontri informativi, la voce e la chitarra di Angel Parra, figlio di uno dei simboli della tradizione musicale cilena, Violeta Parra (1917-1967). Intanto il progetto HidroAysén, a causa dell’ennesimo rinvio per la revisione della valutazione di impatto ambientale, è rimasto arenato nonostante la visita e le pressioni sul governo esercitate dell’Amministratore Delegato ENEL, Fulvio Conti.

Lo straordinario paesaggio naturale della Patagonia cilena,
 d'una bellezza mozzafiato unica al mondo,
verrebbe irrimediabilmente deturpato dalle dighe
 che l'Enel, attraverso la propria multinazionale,
intende costruire in Cile.
 Il popolo cileno non le vuole e si sta ribellando.
E noi, non ci ribelliamo?
 Quando ho sentito che l'Enel aveva una multinazionale
 e che faceva queste cose, quasi non ci credevo.
 E per la prima volta mi sono sinceramente
 vergognato di essere italiano.
Mentre i potenti decideranno se dare il via o meno alla costruzione di uno degli impianti idroelettrici più grandi del mondo (di certo quello che prevede la più lunga linea per il trasporto dell’energia elettrica), il Cile resta pur sempre il Paese in cui le risorse idriche sono fra le più privatizzate. In pratica ogni fiume dell’affascinante terra patagonica appartiene a una grande multinazionale che la sfrutta secondo le proprie finalità commerciali. A garantire la legalità di questa consuetudine, il già citato Código de Aguas che, oltre a certificare il pieno diritto dell’utilizzo delle acque del Paese, elargisce paradossalmente anche il diritto del “non uso” dell’acqua. E infatti, le società che decidono di investire nella costruzione delle centrali, secondo questa legge, non “consumano” le risorse acquifere, semplicemente ne deviano il corso, rimettendole continuamente in circolo.
 

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