Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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domenica 23 settembre 2012
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
venerdì 18 novembre 2011
Lo stupro silenzioso della gioventù
di Christine De Pointe Du Lac
Ho recentemente finito di leggere un libro di Armando Matteo intitolato “La prima generazione incredula, il difficile rapporto tra i giovani e la fede”. Al di là del discorso – peraltro molto interessante – sul necessario cambiamento di cui ha bisogno la nostra beneamata Chiesa, vorrei condividere con voi alcuni spezzoni, che a mio avviso riassumono una delle tesi più interessanti del libro: viviamo in una “società della pietra filosofale”, dove si vuole essere giovani a tutti i costi, e a causa di questo vengono svantaggiati i giovani stessi.
E’ sotto gli occhi di tutti: il potere è in mano ai vecchi. La politica è diventata un universo talmente lontano ed estraneo che ce ne disinteressiamo completamente. Ce l’hanno fatta. Ci stanno spersonalizzando, ci vogliono spremere con la loro industria, vogliono annullare il nostro amore per la conoscenza. Vogliono macchine, meccaniche mucche da mungere a vita per pagare la loro pensione. Ricordatelo: è l’istruzione a cambiare le cose. E guardatelo in faccia: un sistema educativo che non funziona, con tempi troppo lunghi, sconnesso dal mondo lavorativo, fatto per gli insegnanti e non per gli studenti.
Insomma, una parassitizzazione dei giovani.
Perché anche quando comprate i vostri cazzo di vestitini firmati, sì, anche quello è sfruttamento!
Per chi non l’avesse ancora fatto, si svegli fuori, o si sveglierà già morto.
“ […] Quello attuale è poi un universo culturale che risulta prigioniero del culto della giovinezza e dell’incensante corsa verso di essa, alimentata da un’industria dal profilo tecnologico avanzatissimo, il che spinge la sua componente adulta a nutrire nei confronti di quella giovanile un autentico risentimento per l’effettivo vantaggio di quest’ultima nell’impossibile competizione. E’ sulla base di questi elementi che si comprende pure la scarsa attenzione infine prestata alle autentiche prerogative dei giovani, origine ultima di un’emergenza educativa […]. ”
E vi lascio con delle domande, sempre tratte dal libro.
“ […] Si può andare oltre questa semplice analisi e previsione? Vi è ancora spazio per una profezia possibile, cioè per un discorso sul e al futuro diverso? […] Troverà il coraggio della denuncia di un mondo adulto eccessivamente malato di protagonismo, avidamente seduto su se stesso, parzialmente depravato e corrotto, sicuramente accecato e succube delle sue stesse illusioni? Saprà trovare il coraggio di una prossimità interessante e interessata verso questa generazione incredula e di una battaglia – culturale, si intende – perché essa veda pure sbloccate le sue qualità sottratte? […]”
Pensateci.
Sapete cosa è tutto questo?
L’omicidio quotidiano della verità.
(frase tratta dal bellissimo film “Into the Wild”)
10 giugno, 2011 - Fonte
Ho recentemente finito di leggere un libro di Armando Matteo intitolato “La prima generazione incredula, il difficile rapporto tra i giovani e la fede”. Al di là del discorso – peraltro molto interessante – sul necessario cambiamento di cui ha bisogno la nostra beneamata Chiesa, vorrei condividere con voi alcuni spezzoni, che a mio avviso riassumono una delle tesi più interessanti del libro: viviamo in una “società della pietra filosofale”, dove si vuole essere giovani a tutti i costi, e a causa di questo vengono svantaggiati i giovani stessi.
E’ sotto gli occhi di tutti: il potere è in mano ai vecchi. La politica è diventata un universo talmente lontano ed estraneo che ce ne disinteressiamo completamente. Ce l’hanno fatta. Ci stanno spersonalizzando, ci vogliono spremere con la loro industria, vogliono annullare il nostro amore per la conoscenza. Vogliono macchine, meccaniche mucche da mungere a vita per pagare la loro pensione. Ricordatelo: è l’istruzione a cambiare le cose. E guardatelo in faccia: un sistema educativo che non funziona, con tempi troppo lunghi, sconnesso dal mondo lavorativo, fatto per gli insegnanti e non per gli studenti.
Insomma, una parassitizzazione dei giovani.
Perché anche quando comprate i vostri cazzo di vestitini firmati, sì, anche quello è sfruttamento!
Per chi non l’avesse ancora fatto, si svegli fuori, o si sveglierà già morto.
“ […] Quello attuale è poi un universo culturale che risulta prigioniero del culto della giovinezza e dell’incensante corsa verso di essa, alimentata da un’industria dal profilo tecnologico avanzatissimo, il che spinge la sua componente adulta a nutrire nei confronti di quella giovanile un autentico risentimento per l’effettivo vantaggio di quest’ultima nell’impossibile competizione. E’ sulla base di questi elementi che si comprende pure la scarsa attenzione infine prestata alle autentiche prerogative dei giovani, origine ultima di un’emergenza educativa […]. ”
E vi lascio con delle domande, sempre tratte dal libro.
“ […] Si può andare oltre questa semplice analisi e previsione? Vi è ancora spazio per una profezia possibile, cioè per un discorso sul e al futuro diverso? […] Troverà il coraggio della denuncia di un mondo adulto eccessivamente malato di protagonismo, avidamente seduto su se stesso, parzialmente depravato e corrotto, sicuramente accecato e succube delle sue stesse illusioni? Saprà trovare il coraggio di una prossimità interessante e interessata verso questa generazione incredula e di una battaglia – culturale, si intende – perché essa veda pure sbloccate le sue qualità sottratte? […]”
Pensateci.
Sapete cosa è tutto questo?
L’omicidio quotidiano della verità.
(frase tratta dal bellissimo film “Into the Wild”)
10 giugno, 2011 - Fonte
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Condizione giovani,
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Politica,
Società
martedì 13 settembre 2011
Le regole della Germania in UE
Penso che la Germania non frenera' sotto i colpi della crisi e che anzi, come un treno in corsa, investirà gli zombi barcollanti che attraversano il passaggio a livello incustodito dei mercati e il trend negativo epocale che stanno vivendo le borse del vecchio continente. Ovviamente gli zombi sono i paesi europei in caduta libera, Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, ai quali paesi più forti economicamente come la stessa Germania, Israele, i paesi cosidetti BRIC, potrebbero gettare all'ultimo minuto un salvagente, offrendo loro presiti salvifici in estremis, per poi comprarseli a poco prezzo e con apparente magnanimità in tempo di saldi, come già sta succedendo alla Grecia.
Sia chiaro, non ho nulla contro la Germania, anzi sotto molti aspetti i tedeschi mi stanno simpatici, sono rassicuranti, ordinati e mi piace la loro serieta' e competenza sul lavoro. Ma perchè dobbiamo per forza correre questa corsa al rialzo? Perchè dobbiamo adattarci alle spietate regole imposte dalla Germania all'Europa quando sappiamo che queste ci danno perdenti in partenza, quando da anni, forse ancor prima della nostra entrata nell'Euro, queste regole sono state create dal Parlamento Europeo per favorire i paesi piu' forti, soprattutto le economie tedesca e francese?
Ma conosciamo o no il gioco sporco che ha fatto la Germania in Polonia all'indomani dell'unificazione, per esempio quando aziende tedesche comprarono in massa aziende polacche, per poi chiuderle subito dopo? Lo fecero per eliminare sul nascere la concorrenza di quelle industrie sul mercato europeo, le quali in seguito vennero messe definitivamente in ginocchio da precisi colpi di scure legislativa dell'UE, come prezzo da pagare per entrare nell'Euro. Li hanno costretti ad adeguarsi a leggi che rispecchiavano una visione del mondo filo-occidentale, come se per il solo fatto d'aver perso la guerra fredda, l'Europa dell'Est dovesse per forza avere torto su tutti i campi. Mi vengono in mente le famigerate direttive comunitarie per razionalizzare l'agricoltura o le pignole norme alimentari che hanno di fatto sostituito tanti prodotti biologico-naturali con quelli trattati chimicamente dalle industrie tedesche e commercializzati in tutta Europa.
A parte il fatto che l'unificazione tedesca l'abbiamo pagata anche noi italiani con l'Euro, ma vogliamo veramente somigliare alla Germania? Dare importanza solo all'economia, vivere una vita di m. in una prigione di regole? Ma allora perchè i tedeschi non vedono l'ora di andarsene in vacanza in Grecia, Spagna, Portogallo, tutti paesi vicini al default? Evidentemente la qualità della vita in questi paesi non è poi così male. Attenzione allora, ricordiamocelo bene: l'economia in un paese non è tutto, la qualità della vita si misura anche su altri canoni e l'autonomia è un valore non negoziabile!
| Attenzione, la locomotiva tedesca rischia di investirci! |
Sia chiaro, non ho nulla contro la Germania, anzi sotto molti aspetti i tedeschi mi stanno simpatici, sono rassicuranti, ordinati e mi piace la loro serieta' e competenza sul lavoro. Ma perchè dobbiamo per forza correre questa corsa al rialzo? Perchè dobbiamo adattarci alle spietate regole imposte dalla Germania all'Europa quando sappiamo che queste ci danno perdenti in partenza, quando da anni, forse ancor prima della nostra entrata nell'Euro, queste regole sono state create dal Parlamento Europeo per favorire i paesi piu' forti, soprattutto le economie tedesca e francese?
Ma conosciamo o no il gioco sporco che ha fatto la Germania in Polonia all'indomani dell'unificazione, per esempio quando aziende tedesche comprarono in massa aziende polacche, per poi chiuderle subito dopo? Lo fecero per eliminare sul nascere la concorrenza di quelle industrie sul mercato europeo, le quali in seguito vennero messe definitivamente in ginocchio da precisi colpi di scure legislativa dell'UE, come prezzo da pagare per entrare nell'Euro. Li hanno costretti ad adeguarsi a leggi che rispecchiavano una visione del mondo filo-occidentale, come se per il solo fatto d'aver perso la guerra fredda, l'Europa dell'Est dovesse per forza avere torto su tutti i campi. Mi vengono in mente le famigerate direttive comunitarie per razionalizzare l'agricoltura o le pignole norme alimentari che hanno di fatto sostituito tanti prodotti biologico-naturali con quelli trattati chimicamente dalle industrie tedesche e commercializzati in tutta Europa.
A parte il fatto che l'unificazione tedesca l'abbiamo pagata anche noi italiani con l'Euro, ma vogliamo veramente somigliare alla Germania? Dare importanza solo all'economia, vivere una vita di m. in una prigione di regole? Ma allora perchè i tedeschi non vedono l'ora di andarsene in vacanza in Grecia, Spagna, Portogallo, tutti paesi vicini al default? Evidentemente la qualità della vita in questi paesi non è poi così male. Attenzione allora, ricordiamocelo bene: l'economia in un paese non è tutto, la qualità della vita si misura anche su altri canoni e l'autonomia è un valore non negoziabile!
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