Da ‘La Repubblica’ del 08/06/2011
Onorevole Di Pietro, sui referendum Vendola pensa ad un plebiscito. Troppo?
Il quorum non è facile da raggiungere. E lo sa perché?.
Dica lei.
Perché sarà determinante il voto degli italiani all'estero, mi ci gioco un caffè. Stando così le cose, non bisogna ottenere il 50 per cento più uno dei voti ma il 58. Se si contano gli oltre tre milioni di italiani che vivono in altri Paesi e che non possono esprimersi sul nuovo quesito del nucleare, quello riscritto dalla Cassazione, ecco che il quorum sale.
L'Idv cosa intende fare?
Lunedì pomeriggio, alla chiusura dei seggi e prima dei risultati, depositeremo il nostro ricorso in Cassazione perché sollevi un conflitto di attribuzione alla Consulta, proprio in merito al voto degli italiani all'estero. Quei tre milioni e 200mila elettori potenziali andranno scorporati, sottratti al conteggio, perché a superare il muro del 50 per cento ce la facciamo, del 58 no.
C'è un'altra possibilità?
Si solleva un conflitto di costituzionalità, i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale, quello di dire la loro: hanno votato un quesito diverso da quello passato in Cassazione e non possono tornare indietro perché le operazioni di voto si sono concluse il primo giugno. C'è infine una terza opzione: si potrebbe considerare valido quel voto anche se espresso sulla vecchia formulazione del nucleare. Uno, due e tre, sono questi i passaggi che stiamo preparando perla Cassazione.
E se venissero ristampate le schede?
E come fa un italiano che sta in Yemen o in Afghanistan a votare, me lo dice lei? Dove lo troviamo il tempo di fargli arrivare le schede? I referendum sono domenica e lunedì, lo ricordo a scanso di equivoci.
Lei afferma che il voto non è pro o contro il governo. Ma diversi esponenti della maggioranza diserteranno le urne, da Scajola a Castelli. Come mai?
Sentono il fiato sul collo. Vorrebbero far fallire i referendum. Però è inaccettabile il loro ‘io non andrò’. Il Capo dello Stato si è distinto invece per correttezza affermando non solo che voterà ma che per lui questo è un dovere. La penso allo stesso modo: ci sono doveri che non corrispondono a precetti, bensì ad oneri naturali per chi vuole vivere in democrazia. Comunque, ribadisco, quello dei referendum non è un voto né di destra, né di centro, né di sinistra. E un voto per decidere se avere o meno centrali nucleari in Italia, se l'acqua può essere libera, se la legge deve essere uguale per tutti.
Dopodomani si chiude in piazza del Popolo a Roma, collegati con Milano, Napoli e Palermo. Salirà sul palco?
L'Idv ha promosso i quesiti su nucleare e legittimo impedimento ma è pronta a fare un passo indietro. Ci saremo senza simboli, spiccheranno solo i cittadini. Nessuno può mettere il cappello sui referendum, è chiaro. Spero che tutti se ne rendano conto.
Fonte: http://www.antoniodipietro.it/
Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
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venerdì 10 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011
Cara Marcegaglia, l'acqua non è una merce!
La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia invita a votare NO al referendum sull'acqua, paventando il rischio per il nostro paese di fare un passo indietro di 20 anni... MA MAGARI!
Cara Marcegaglia, il tempo non torna indietro. Come puoi dire che votando SI' al referendum sull'acqua, l'Italia tornerebbe indietro di 20 anni? Sai che questo non è possibile. Ma anche se lo fosse, in Italia 20 anni fa si stava molto meglio di adesso. Ad esempio, scommetto che quando era tuo padre a gestire gli stabilimenti di famiglia, l'aria a Ravenna non era così irrespirabile come ora. Penso che sia meno peggio fare un passo indietro di 20 anni che 100 verso la barbarie. Hai visto dove ci ha portato il tuo amico imprenditore Berlusconi? Alla soglia del baratro. Privatizzando l'acqua può succedere anche di peggio. Non pensare solo all'economia disastrata dell'Italia, pensa al principio. Viviamo in un mondo globalizzato. Se si comincia a far passare il principio che l'acqua è una merce, per i popoli dei paesi più poveri, ad esempio quelli africani, sarebbe la catastrofe umanitara. L'acqua potabile non è e non deve essere mercificabile in un mondo civile, dev'essere un bene di tutti, gestito pubblicamente, ad un prezzo socialmente accettabile al rubinetto e liberamente accessibile e gratuito alla fonte...e basta!
Cara Marcegaglia, il tempo non torna indietro. Come puoi dire che votando SI' al referendum sull'acqua, l'Italia tornerebbe indietro di 20 anni? Sai che questo non è possibile. Ma anche se lo fosse, in Italia 20 anni fa si stava molto meglio di adesso. Ad esempio, scommetto che quando era tuo padre a gestire gli stabilimenti di famiglia, l'aria a Ravenna non era così irrespirabile come ora. Penso che sia meno peggio fare un passo indietro di 20 anni che 100 verso la barbarie. Hai visto dove ci ha portato il tuo amico imprenditore Berlusconi? Alla soglia del baratro. Privatizzando l'acqua può succedere anche di peggio. Non pensare solo all'economia disastrata dell'Italia, pensa al principio. Viviamo in un mondo globalizzato. Se si comincia a far passare il principio che l'acqua è una merce, per i popoli dei paesi più poveri, ad esempio quelli africani, sarebbe la catastrofe umanitara. L'acqua potabile non è e non deve essere mercificabile in un mondo civile, dev'essere un bene di tutti, gestito pubblicamente, ad un prezzo socialmente accettabile al rubinetto e liberamente accessibile e gratuito alla fonte...e basta!
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