venerdì 25 febbraio 2011

Pirata, massone, anticlericale, condannato a morte in contumacia in Francia e poi fuggito in Brasile...Chi è?


"[...] Nel dicembre del 1833 si arruolò nella marina piemontese per sobillare e per praticare la propaganda della setta tra i marinai savoiardi. Nel 1834 tentò un'insurrezione a Genova contro il Piemonte; scoperto riuscì a fuggire in Francia. Processato in contumacia a Genova, fu condannato a morte per alto tradimento dal governo piemontese. Nel 1835 fuggì in Brasile, considerato una specie d'Eldorado dagli emigranti piemontesi che in patria non trovavano lavoro, ed erano tantissimi [...]".

Francia, Brasile, condanna in contumacia...Non vi ricorda un certo Battisti?
Nient'affatto, si tratta del generale Giuseppe Garibaldi, condottiero, padre della patria, colui che contribuì in maniera determinante all'Unità d'Italia. Il nostro eroe nazionale infatti non era certo un santo, anzi era un convinto anticlericale, un massone e un pirata. Aiutò i colonialisti inglesi in Sudamerica contro l'asse Spagna-Chiesa, tanto che successivamente la massoneria inglese gli rese il favore finanziando profumatamente la sua spedizione dei Mille.

"[...] Garibaldi non era alto, era biondiccio e pieno di reumatismi, camminava quasi curvo e dovevano alzarlo in due sul suo cavallo. Portava i capelli lunghi, si dice nel sud, perché violentando una ragazza questa gli staccò un orecchio. Questo signore non era un eroe; oggi lo si chiamerebbe delinquente, terrorista, mercenario [...]. Nel 1833, durante un viaggio a Taganrog ebbe modo di conoscere dei rivoluzionari che lo affascinarono all'idea della fratellanza umana ed universale e all'abolizione delle classi, idee che si rifacevano al Saint Simon. Cominciò, pertanto, a pensare all'idea dell'unificazione italiana da realizzare con l'abbattimento di tutte le monarchie allora dominanti e la fondazione di una repubblica. Accrebbe codesta convinzione quando incontrò Mazzini nei sobborghi di Marsiglia e, affascinato dalle idee del genovese, si iscrisse alla setta segreta "Giovine Italia [...]. Fra i 28 e 40 anni Garibaldi visse come un corsaro ed imitò i grandi pirati del passato assaltando navi, saccheggiando [...]. Nel 1844, a Montevideo iniziò la sua vera carriera di massone dopo l'iniziazione avuta con l'iscrizione allaGiovine Italia del Mazzini.[...]. La carriera massonica di Garibaldi culminò col 33°gr. ricevuto a Torino nel 1862, la suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano del Menphis-Misraim nel 1881.[...]. Il mito di Garibaldi finisce quando si apprende che la spedizione dei Mille fu finanziata dalla massoneria inglese con una somma spaventosa di piastre turche equivalenti a milioni di dollari in moneta attuale (2). Con tale montagna di denaro poté corrompere generali, alti funzionari e ministri borbonici, tra i quali non pochi erano massoni. Come poteva vincere Francesco II, se il suo primo ministro, Don Liborio Romano era massone d'alto grado? [...]"

A pochi giorni dai festeggiamenti per i 150 anni dall'Unità d'Italia e dall'inevitabile retorica che ne seguirà, non mi sembra inutile portare alla luce la nuda e cruda verità della storia, per riflettere anche sugli aspetti più contraddittori e scomodi che si porta dietro. Come spesso avviene in Italia, siamo di fronte all'ennesimo bivio imposto dal teorema di Macchiavelli, ovvero se il buon risultato ottenuto faccia dimenticare i discutibili mezzi usati.
D'altra parte gli italiani si sono sempre riconosciuti in personaggi mezzi eroi e mezzi banditi, lo si vede anche oggi chiaramente nel consenso che riscuote il nostro premier!

(Citazioni da: Giuseppe Garibaldi, "padre della patria")

Concentración de apoyo a Cuba 116 aniversario del “Grito de Baire”. Embajada de Cuba en Madrid

Viernes, 25 de Febrero de 2011 10:13

Una muestra más de solidaridad con la Revolución cubana, que es censurada por los medios. 24 de febrero de 2011. Imágenes de teléfono móvil.

cubainformacion.tv

giovedì 24 febbraio 2011

Annozero 2011 - Il giovane blogger libico

L'intervista di Eva Giovannini a Hassan Al Djhami, creatore della pagina Facebook "17 Febbraio -- il giorno della collera" che in poche ore ha raccolto decine di migliaia di adesioni.

Libia. Controllo con calci e schiaffi per dei giornalisti italiani, la Farnesina protesta


24 febbraio 2011

TRIPOLI – Un gruppo di giornalisti italiani, tra cui l’inviato dell’ANSA, sono stati bloccati e controllati da un gruppo di miliziani governativi sull’autostrada che va dall’aeroporto a Tripoli e uno di loro, Fabrizio Caccia del Corriere della Sera, è stato anche schiaffeggiato e preso a calci quando ha detto di essere italiano. Dopo un controllo ‘brusco’ sono stati rilasciati e hanno potuto raggiungere un albergo della capitale.

“Appreso dal trattamento di cui è stato fatto oggetto un gruppo di giornalisti … la Farnesina ha impartito istruzioni all’Ambasciatore a Tripoli, Vincenzo Schioppa, di compiere un formale passo di protesta presso le Autorità libiche”.

Fonte

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