venerdì 5 agosto 2016

Come si fa lo sciopero fiscale senza alcun rischio

"In tempi di dittatura finanziaria c’è una forma di protesta che non creerebbe alcun rischio, non obbligherebbe a manifestare, non obbligherebbe neppure a costose azioni legali, non obbligherebbe ad entrare in politica, ma che sarebbe comunque devastante per il sistema finanziario che ci ha dichiarato guerra ed al quale i nostri politici rispondono.

Si parla spesso di sciopero fiscale. Chiaro che per attuarlo in maniera radicale dovreste spogliarvi di ogni bene, non avere stipendi da lavoro dipendente o pensioni, solo così lo Stato non potrebbe toccarvi in alcun modo. Questa strada non è dunque percorribile dalle grandi masse.

Esiste però un seconda via, altrettanto devastante per la finanza, che sarebbe costretta ad alzare bandiera bianca nel giro di pochi mesi. Basterebbe pagare in massa i tributi, qualsiasi tributo, in ritardo.

La legge consente e disciplina l’istituto del ravvedimento operoso. Nulla di illegale dunque nello scrivere o diffondere questo post che spero diventi virale.

Ci sono varie forme di ravvedimento, quella che interessa ai fini di attuare uno sciopero fiscale efficace è il ravvedimento che consente di pagare le imposte entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata commessa la violazione.

In sostanza questo meccanismo si presta benissimo per cancellare ogni forma di acconto, che a quel punto può essere versato entro i termini della dichiarazione successiva (perché sarà proprio quella a cui l’acconto si riferisce), con ulteriore possibilità di rateizzare peraltro il pagamento in più tranche.

Il costo dell’operazione è irrisorio, si pagherà 1/8 della sanzione oltre agli interessi (dunque il 3,75% in più a titolo di sanzioni in base alla finanziaria 2011). Ad esempio sull’acconto IVA ho appena corrisposto 6000 euro con circa cento euro di aggravio, un nulla rispetto al tributo, dando i soldi allo Stato dopo più di sette mesi.

L’elenco delle forme di ravvedimento sono contemplate nel D.Lgs 18 dicembre 1997 n. 472, come anche successivamente modificato, che vi posto in questo screenshot direttamente dalla pagina dell’Agenzia delle Entrate in modo che possiate verificare personalmente quanto vi dico:

Come avrete letto si può spingere il ravvedimento anche oltre alle modalità che vi ho indicato, ma consiglio quella perchè è la più semplice e meno onerosa e se ci fosse unità, comunque dirompente!

Pensate quanto potremmo ottenere se tutti, uniti, avessimo fatto mancare all’erario anche solo l’acconto IVA e l’acconto IRPEF. Anche se a questa protesta non aderissero i dipendenti, dovrebbero avere la collaborazione del datore di lavoro sostituto d’imposta, sarebbe comunque sufficiente a creare un problema enorme ai collaborazionisti del potere finanziario che ci governano.

Io attuo questo sistema da anni, e voi cosa state aspettando? Nessuna cartella di Equitalia e nessun accertamento, solo l’esercizio di un diritto.

Anche così si può fermare il colpo di Stato in corso e riscattare la nostra sovranità!"


Avv. Marco Mori, scenarieconomici – Alternativa per l’Italia, autore de “Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponibile su ibs.

24 luglio 2016.

domenica 8 febbraio 2015

Relazioni tra Cuba e l’Italia procedono in accordo con i loro legami secolari



Intervista con l’Eccellentissimo Sig. Carmine Robustelli, Ambasciatore italiano a Cuba.

Da quando è arrivato sull’isola nel mese di agosto 2012, in qualità di Ambasciatore d’Italia a Cuba, l’Eccellentissimo Sr. Carmine Robustelli ha partecipato a numerosi eventi pubblici di carattere culturale, politico ed economico che legano in un modo o nell’altro Cuba all’Italia.

In questa intervista a TTC l’Ambasciatore fa riferimento, oltre ad altri aspetti, alle relazioni tra i due paesi, ai programmi congiunti nel campo della cultura e alla presenza di imprenditori italiani a Cuba, in particolare nei progetti connessi con l’industria del turismo.

D – Ambasciatore, potrebbe, come prefazione, riferirsi alla situazione in cui si trovano le relazioni tra Cuba e l’Italia?

I rapporti tra i due Paesi sono eccellenti, dovuti a secolari legami di amicizia tra i due popoli. Molte aziende italiane, generalmente di piccole e medie dimensioni, sono attive a Cuba. Ci sono molte coppie miste e più di 25.000 cubani vivono in Italia. Nonostante la crisi economica, sono ancora molti gli italiani che visitano Cuba. Il successo delle attività culturali organizzate dall’Ambasciata, che raggiungono il loro apice durante la Settimana della Cultura Italiana a fine novembre, è poi un’ulteriore prova dell’intensità di questi vincoli.

D – Come funziona l’attività commerciale Italia-Cuba, in entrambi i sensi?

Tradizionalmente vi è un forte squilibrio a favore dell’Italia, ma stiamo registrando una crescita complessiva dei flussi commerciali bilaterali in questi ultimi anni e un progressivo aumento delle esportazioni cubane verso l’Italia. Io credo che uno scambio di poco più di 300 milioni di euro si possa giudicare ancora inferiore alle potenzialità. Confidiamo che il processo di aggiornamento del modello economico cubano possa attrarre un numero crescente di aziende italiane verso questo mercato e rendere le esportazioni cubane più competitive per una crescita equilibrata del commercio.

D – Che importanza attribuisce alla consistente presenza di aziende italiane sull’isola, sia con rappresentanza permanente sia di quelle che si mantengono come partner commerciali?

É il fondamento su cui costruiamo non solo le relazioni economiche tra i due paesi, ma anche stretti legami tra i due popoli. In effetti, molti dei nostri imprenditori, che rappresentano piccole e medie imprese, e non grandi gruppi, sono molto più vicini alla gente, ai loro bisogni e, secondo me, sono anche una fonte importante per capire meglio la realtà di questo splendido paese. Ad esempio, con i nostri imprenditori finanziamo e organizziamo anche iniziative culturali, delle quali, in questo modo, si sentono parte integrante.

D- Sarebbe interessante conoscere alcuni progetti di investimenti cubani connessi con l’industria del turismo che sono in atto attraverso investitori italiani.

I nostri imprenditori che, come ho detto, possiedono piccole e medie imprese nel settore del turismo hanno operato finora principalmente nella fornitura di attrezzature e nella costruzione o ristrutturazione di edifici, piuttosto che come main contractor di grandi opere.

Proposte di sviluppo che sono state fatte per Cuba, oltre ad essere importanti di per sé, so che hanno suscitato interesse per la costruzione di consorzi che spero possano presto presentare offerte valide.

D – L’Ambasciata d’Italia a Cuba promuove varie attività che favoriscono la diffusione di entrambe le culture, potrebbe elencare le principali attività previste in questo campo?

Ogni anno ci sono grandi aspettative per quello che programmiamo nel campo della cultura; vale la pena ribadire, con il contributo insostituibile dei nostri imprenditori.

L’anno scorso, pochi giorni dopo il mio arrivo, abbiamo avuto un grande successo con il Concerto dedicato a Luciano Pavarotti e poi, a novembre, la Settimana della Cultura ha presentato uno speciale programma di grande ampiezza e di alto livello.

Il 2013 ci vedrà impegnati su più fronti: vi segnalo due importanti anniversari, il 200 anniversario della nascita di Giuseppe Verdi e i 90 anni dalla nascita di Italo Calvino, a cui dedicheremo particolare attenzione. In questo contesto, vorrei anche ricordare il lavoro quotidiano della “Dante Alighieri”, che, nella sua nuova sede, generosamente messa a disposizione dall’Historiador de La Habana, sta aumentando in modo significativo il numero di studenti di italiano.

D – Negli ultimi tempi c’è stato un significativo scambio reciproco di personalità della cultura e della scienza, si prevede di continuare questi contatti?

Non solo continueranno, ma abbiamo intenzione di aumentare le relazioni in ambito culturale, scientifico e universitario, cercando tra l’altro di rivitalizzare alcuni accordi tra università italiane e cubane, considerando l’eccellenza delle istituzioni cubane di ricerca, per esempio nel campo medico, farmaceutico e delle biotecnologie.

D – Vuole aggiungere altro?

Solo un grazie, in conclusione, a Cuba, sia al suo popolo che alle autorità, per il modo in cui siamo stati accolti, mia moglie ed io, e per la collaborazione efficace che ci viene assicurata per raggiungere il successo in ogni iniziativa.


21 aprile 2013 - Fuente

sabato 7 febbraio 2015

Come ci manipolano in tempi di crisi?

Come ci manipola il NWO, come manovra l'apparentemente multicratico, complesso e variopinto mondo dell'informazione? Semplice, imponendo norme aziendali ad hoc, una su tutte quella della competitività, e poi soprattutto con lo zuccherino dei premi produzione ai giornalisti. Se tu, giornalista, non hai le spalle dritte, se sei economicamente ricattabile, troppo attaccato al denaro o bisognoso di esso, ma soprattutto se non hai valori e idee chiare su cio' che è giusto e cio' che è sbagliato, a questo punto, al giorno d'oggi, diventi pedina essenziale del "sistema" e fai carriera solo in quanto manipolabile. Tu, lavoratore dell'informazione, vedi che facendo e parlando in un certo modo ti pagano, e così continui a fare e a parlare in quel modo, senza renderti conto che è proprio grazie a quel salario che legittimamente rivendichi (e qui si potrebbe inserire il tema dell'importanza cruciale in tempi di crisi di un reddito di cittadinanza), dicevo, è tramite quel salario che per te rappresenta la doverosa contropartita alle fatiche del tuo lavoro, che in realtà ti manipolano. Te ne renderesti subito conto se smettessi di obbedire ai dictat normativi dei caporedattori, ma non lo fai perchè sei in trappola. E' successo ad alcuni giornalisti Rai, che hanno avuto il coraggio di dire no e che sono stati istantaneamente sostituiti, messi alla porta, licenziati o costretti a dimettersi con la scusa di non aver rispettato le regole. Ma quali regole? Quelle dettate dal NWO! E qui si torna al punto, chi fa le regole? Non i cittadini ma pochi ricchi e potenti padroni del mondo dell'economia e della finanza...

lunedì 26 gennaio 2015

Corruzione, l’Italia quasi ‘spazzatura’ si salva solo con l’etica degli affari


di Loretta Napoleoni.

La notizia dell’ennesimo scandalo politico italiano non ha suscitato alcuna sorpresa negli Stati Uniti. Durante una cena a New York, un paio di giornalisti americani hanno paragonato l’Italia al Venezuela, quindi perché meravigliarsi della corruzione dilagante nel Bel paese? Siamo una nazione in declino che crede ancora alle favole che gli raccontano i politici, è quello che all’estero pensano in molti, siamo un paese affetto da un morbo incurabile: la corruzione, che come l’ebola riduce in poltiglia gli organi vitali. Sarebbe interessante fare uno studio sul costo totale della corruzione della prima e della seconda repubblica, i risultati ci direbbero che una buona percentuale del debito pubblico, forse anche più del 50 per cento, se lo sono mangiato le tangenti, in altre parole i soldi che dovevano servire a far crescere il paese hanno fatto ingrassare i corrotti. Altro che evasione fiscale, un capro espiatorio che tanto piace a tutta la classe politica, qui si tratta del ladrocinio del denaro pubblico.
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Questa settimana Standard & Poor ha declassato l’Italia ancora una volta, ormai siamo ad un gradino dalla ‘spazzatura’ finanziaria, e lo ha fatto perché l’economia continua a contrarsi ed il debito a salire.

Le considerazioni sull’etica degli affari in Italia non sono state menzionate nel rapporto, ma non è compito delle agenzie di certificazione individuare le cause primordiali del pessimo funzionamento dell’economia dei paesi monitorati. Questo compito spetta ai cittadini, nel caso specifico dell’Italia agli italiani.

Questa settimana, uno scrittore islandese che ha visitato il nostro Paese un paio di volte mi ha chiesto ‘perché gli italiani non si ribellano? Non gli interessa la salute del paese?’ Ci ho pensato un attimo prima di rispondere e mi sono resa conto che la risposta giusta non è affermare che ancora non abbiamo toccato il fondo, che la pensione dei nonni ci permette di comprare la benzina e le sigarette, che vivere con i genitori a 35 anni poi non è così male, insomma ancora non siamo alla fame. La risposta corretta è un’altra. Noi italiani siamo maestri nell’arte dell’arrangiarsi, il mitico Totò ce lo spiegò con magistrale semplicità, fin quando saremo in grado di sopravvivere arrangiandoci in Italia non ci sarà un movimento rivoluzionario simile a quello della primavera araba ne’ un partito come Podemos e tantomeno un terremoto politico come è avvenuto qualche anno fa in Islanda.

La corruzione fa parte dell’arte di arrangiarsi, è il suo lato oscuro. Anche iniziative sociali come la Social Street di via Fondazza rientrano in questa abilità tutta italiana, e sono il lato più bello, quello della solidarietà. In mezzo a questi due estremi c’è l’Italia, un paese dove Mani Pulite ha sporcato di corruzione una nuova generazione al potere tanto che come scrive Peter Gomez ormai non è più possibile parlare di mele marce nel cesto ma di contaminazione di tutto il raccolto.

Secondo il Financial Times noi siamo l’unico paese che regredisce, nessun’altra nazione negli ultimi 45 anni mostra una parabola discendente come la nostra. Il reddito reale è oggi più basso di 15 anni fa. Siamo un caso patologico e dobbiamo essere curati con terapie ad hoc. Né il Jobs Act né l’uscita dall’Euro bastano, sono palliativi lanciati da chi vuole farci illudere che la situazione non è così drammatica se basta coniare una nuova moneta o licenziare il lavoratore garantito per riprendersi. La situazione invece è drammatica ed infatti i figli dei ricchi e dei potenti sono tutti all’estero, quei pochi che sono rimasti mandano avanti l’azienda di famiglia nella palude della corruzione politica. In Italia come in Venezuela o in Messico non si fanno affari senza pagare mazzette, questo lo sanno tutti all’estero ed è uno dei motivi per cui pochi sono disposti ad investire nel nostro paese.

Ma torniamo alla cura per questa epidemia di corruzione. Dobbiamo smettere di ‘tirare avanti’ di ‘arrangiarci’ dobbiamo iniziare a vivere, ad esigere di avere un lavoro che ci gratifichi, una famiglia che abbia una sua casa propria, un reddito che ci permetta di affrontare la vita con tranquillità e ciò che ci impedisce di realizzare questo sogno, accessibile alla stragrande maggioranza degli occidentali ed ormai anche a molti altri fuori dal ricco occidente, è la corruzione endemica nella nostra società.

Prima delle leggi e del ricambio della classe politica bisogna cambiare la mentalità degli italiani, un’impresa non da poco ma non impossibile.


7 dicembre 2014  -  Fonte

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