Una ventana abierta sobre Cuba para esponer las mentiras que circulan por el Web sobre este pais. El blog se centra en los estilos de vida del tercio milenio, contiene asuntos políticos y noticias principalmente de Italia, Europa, Cuba y América Latina, en todo caso tratando de exponer los engaños de la globalización y del neoliberalismo selvaje en cualquier parte del mundo se producen estos.
lunedì 26 gennaio 2015
Corruzione, l’Italia quasi ‘spazzatura’ si salva solo con l’etica degli affari
di Loretta Napoleoni.
La notizia dell’ennesimo scandalo politico italiano non ha suscitato alcuna sorpresa negli Stati Uniti. Durante una cena a New York, un paio di giornalisti americani hanno paragonato l’Italia al Venezuela, quindi perché meravigliarsi della corruzione dilagante nel Bel paese? Siamo una nazione in declino che crede ancora alle favole che gli raccontano i politici, è quello che all’estero pensano in molti, siamo un paese affetto da un morbo incurabile: la corruzione, che come l’ebola riduce in poltiglia gli organi vitali. Sarebbe interessante fare uno studio sul costo totale della corruzione della prima e della seconda repubblica, i risultati ci direbbero che una buona percentuale del debito pubblico, forse anche più del 50 per cento, se lo sono mangiato le tangenti, in altre parole i soldi che dovevano servire a far crescere il paese hanno fatto ingrassare i corrotti. Altro che evasione fiscale, un capro espiatorio che tanto piace a tutta la classe politica, qui si tratta del ladrocinio del denaro pubblico.
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Questa settimana Standard & Poor ha declassato l’Italia ancora una volta, ormai siamo ad un gradino dalla ‘spazzatura’ finanziaria, e lo ha fatto perché l’economia continua a contrarsi ed il debito a salire.
Le considerazioni sull’etica degli affari in Italia non sono state menzionate nel rapporto, ma non è compito delle agenzie di certificazione individuare le cause primordiali del pessimo funzionamento dell’economia dei paesi monitorati. Questo compito spetta ai cittadini, nel caso specifico dell’Italia agli italiani.
Questa settimana, uno scrittore islandese che ha visitato il nostro Paese un paio di volte mi ha chiesto ‘perché gli italiani non si ribellano? Non gli interessa la salute del paese?’ Ci ho pensato un attimo prima di rispondere e mi sono resa conto che la risposta giusta non è affermare che ancora non abbiamo toccato il fondo, che la pensione dei nonni ci permette di comprare la benzina e le sigarette, che vivere con i genitori a 35 anni poi non è così male, insomma ancora non siamo alla fame. La risposta corretta è un’altra. Noi italiani siamo maestri nell’arte dell’arrangiarsi, il mitico Totò ce lo spiegò con magistrale semplicità, fin quando saremo in grado di sopravvivere arrangiandoci in Italia non ci sarà un movimento rivoluzionario simile a quello della primavera araba ne’ un partito come Podemos e tantomeno un terremoto politico come è avvenuto qualche anno fa in Islanda.
La corruzione fa parte dell’arte di arrangiarsi, è il suo lato oscuro. Anche iniziative sociali come la Social Street di via Fondazza rientrano in questa abilità tutta italiana, e sono il lato più bello, quello della solidarietà. In mezzo a questi due estremi c’è l’Italia, un paese dove Mani Pulite ha sporcato di corruzione una nuova generazione al potere tanto che come scrive Peter Gomez ormai non è più possibile parlare di mele marce nel cesto ma di contaminazione di tutto il raccolto.
Secondo il Financial Times noi siamo l’unico paese che regredisce, nessun’altra nazione negli ultimi 45 anni mostra una parabola discendente come la nostra. Il reddito reale è oggi più basso di 15 anni fa. Siamo un caso patologico e dobbiamo essere curati con terapie ad hoc. Né il Jobs Act né l’uscita dall’Euro bastano, sono palliativi lanciati da chi vuole farci illudere che la situazione non è così drammatica se basta coniare una nuova moneta o licenziare il lavoratore garantito per riprendersi. La situazione invece è drammatica ed infatti i figli dei ricchi e dei potenti sono tutti all’estero, quei pochi che sono rimasti mandano avanti l’azienda di famiglia nella palude della corruzione politica. In Italia come in Venezuela o in Messico non si fanno affari senza pagare mazzette, questo lo sanno tutti all’estero ed è uno dei motivi per cui pochi sono disposti ad investire nel nostro paese.
Ma torniamo alla cura per questa epidemia di corruzione. Dobbiamo smettere di ‘tirare avanti’ di ‘arrangiarci’ dobbiamo iniziare a vivere, ad esigere di avere un lavoro che ci gratifichi, una famiglia che abbia una sua casa propria, un reddito che ci permetta di affrontare la vita con tranquillità e ciò che ci impedisce di realizzare questo sogno, accessibile alla stragrande maggioranza degli occidentali ed ormai anche a molti altri fuori dal ricco occidente, è la corruzione endemica nella nostra società.
Prima delle leggi e del ricambio della classe politica bisogna cambiare la mentalità degli italiani, un’impresa non da poco ma non impossibile.
7 dicembre 2014 - Fonte
lunedì 8 dicembre 2014
L'impegno politico di Noam Chomsky
La posizione di Chomsky nel campo della linguistica è tuttora quella di un innovatore radicale che ha fatto scuola in tutto il mondo, ma il suo pensiero non si è limitato alla linguistica. Chomsky è noto anche come pensatore anarchico e per le sue prese di posizione politiche. Lui si definisce "socialista libertario" e simpatizzante dell'anarco-sindacalismo" e ha duramente denunciato l'ingiustizia e la profonda immoralità su cui si fondano i sistemi di potere americani ed internazionali, la strumentalizzazione della totalità dei mezzi d'informazione statunitensi, da parte delle potenti lobby economiche esistenti in quel Paese, e la politica imperialista e militarista delle amministrazioni USA, da Roosevelt in poi (American power and the new mandarins 1969, At war with Asia 1970, Human rights and american foreign policy 1978).
Chomsky ha affermato di essere riuscito, grazie ad un minuzioso lavoro di studio e interpretazione di un'immensa mole di ogni tipo di documenti, a smascherare numerosi casi di utilizzo fraudolento delle informazioni, nonché a evidenziare la piattezza conformistica dei media.
Il meccanismo attraverso cui si attua questo livellamento, è costituito dalla "fissazione delle priorità": esiste un certo numero di mezzi di informazione che determinano una sorta di struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno adattarsi a causa della scarsità delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le priorità, sono grandi società commerciali a redditività molto alta, e nella grande maggioranza sono collegate a gruppi economici ancora più grandi. L'obiettivo è quello che Chomsky definisce come la "fabbrica del consenso", ossia un sistema di propaganda estremamente efficace per il controllo e la manipolazione dell'opinione pubblica (Manufacturing consent: the political economy of the mass media 1988, Understanding power: the indispensable Chomsky 2002).
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica sia psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore e un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso.
Nonostante sia da alcuni criticato per le sue posizioni altermondiste vicine al movimento anti-globalizzazione, i maggiori organi d'informazione dimostrano grande considerazione e stima per lo studioso. Il New York Times scrive: "Egli è anche un intellettuale fastidiosamente bipartito. Da un lato vi è un ampio corpus rivoluzionario di eruditi studi linguistici altamente tecnici, in gran parte troppo difficili per chiunque non sia linguista professionista o filosofo; dall'altro, un corpus altrettanto considerevole di scritti politici, accessibili a qualsiasi persona alfabetizzata, spesso esasperatamente ingenui. Il "problema Chomsky" è quello di spiegare come questi due aspetti combacino". The Nation: "Noam Chomsky è una fonte inesauribile di sapere". The Guardian: "Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura".
Ha di recente appoggiato, per le elezioni politiche italiane del 2008, la lista anticapitalista e trotskista di Sinistra Critica.
È anche membro del Comitato consultivo ad interim dell'Organizzazione per una società partecipativa (IOPS).
Inoltre, nel dibattito sulla pena di morte, Chomsky ne è un convinto oppositore.
estratto da Wikipedia
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martedì 9 settembre 2014
Armiamoci e partite! La imposibilidad de ver la paja en el ojo propio
15 de diciembre de 2010.
Así reza una antigua frase de Mussolini muy conocida en Italia cuya traducción sería más o menos: “Armémonos y partan”. Vale puntualizar que no la traduje mal, no hay ningún error de concordancia o de pronombres; es una frase muy utilizada por los demagogos… y no solo… sino que en muchas ocasiones la utilizamos cotidianamente en cada momento de nuestra vida diaria. ¿Cuándo?
Cuando decimos que todo va mal pero la culpa es de los otros, cuando decimos que algo debe cambiar pero la responsabilidad del cambio debe recaer en los otros… En fin, en muchas ocasiones es como si tuviésemos una increíble inteligencia para vislumbrar los errores y determinar cuál es el camino a seguir pero a la misma vez, somos extraordinariamente vagos como para asumir el cambio en nuestras propias manos.
Con la crisis económica esta problemática se ha agudizado, al menos en la Comunidad Europea, todos ponen la culpa en el otro, descargan responsabilidades y dan órdenes de cómo se deberían realizar las cosas pero cada uno asume el papel de mero espectador como si nuestras propias vidas pasaran en un filme ajeno. Es verdaderamente lamentable observar cómo los partidos políticos obtienen beneficios y nuevos adeptos a partir de la manipulación de la situación económica de la clase media baja prometiendo mejoras que en el momento actual son prácticamente imposibles, mientras que miles de personas se quedan sin sus empleos y su fuente de sustento.
¿Hay muchas personas que se percatan de esto? Quizás… quizás no es casualidad que una de mis frases más retweeteadas (¿un neologismo?) ha sido: “Es más fácil dejar que los otros decidan por nosotros y luego poner la responsabilidad en ellos”.
Pero dejando los diletantismos políticos aparte y concentrándonos en el aspecto individual; lo cierto es que asumir nuestras cuotas de responsabilidad en el plano social y personal es difícil porque equivale a reconocer que erramos en algunos puntos y que debemos enfrentar un cambio que probablemente será difícil y para el cual no todas las personas están preparadas. Así, es más sencillo asumir el papel de víctimas o retraernos en nuestro propio círculo de confianza donde sabemos que nada “malo” sucederá.
Si el niño va mal en la escuela la culpa es del maestro o del sistema educativo; si nos va mal en nuestro trabajo, la culpa es del jefe o de la empresa; si va mal la relación de pareja la culpa es del otro porque no se esfuerza todo lo necesario. En este punto sería necesario preguntarnos cómo hemos contribuido nosotros a esta situación y… lo que es aún más importante… ¿qué podemos hacer para cambiar esta situación?
No nos quedemos de brazos cruzados, asumiendo el papel de víctimas de la indolencia, siempre hay algo que hacer, siempre se puede cambiar al menos ese pequeño espacio en el que nos desenvolvemos cotidianamente, siempre podemos cambiar nuestro pedacito de realidad.
Por supuesto, para lograr una verdadera transformación primero debemos saber mirar dentro de nosotros mismos y asumir nuestras responsabilidades (ya vengan éstas en cuotas pequeñas o mayores) porque solo así tendremos la posibilidad de cambiar nuestra vida. Asumir un equívoco nos hace crecer como personas, nos da la posibilidad de rediseñar nuestros planes, cambiar nuestras metas e incluso variar nuestras creencias (ya dijo en una ocasión Einstein que “el sentido común es el conjunto de prejuicios acumulados a través de los siglos”).
Es usual que nos equivoquemos, a lo largo de la vida se acierta y se yerra, pero lo verdaderamente importante es tener suficiente apertura y flexibilidad mental como para aceptar los errores y buscar una vía para solucionarlos o, al menos, no volverlos a cometer. Por supuesto, no se trata de asumir una actitud culposa ante la vida (verdaderamente la palabra culpa es uno de esos vocablos que eliminaría gustosa del vocabulario) sino de asumir de forma madura la responsabilidad por nuestros actos e ideas.
Miremos primero dentro de nosotros para después buscar las responsabilidades de las entidades sociales o de las personas que nos rodean. Analicemos cómo nuestras actitudes contribuyen al problema general y que función desempeñamos dentro de ese gran rompecabezas. Solo entonces es momento de decir: Armiamoci e partiamo! "¡Armémonos y partamos!".
http://www.rinconpsicologia.com/2010/12/armiamoci-e-partite-la-imposibilidad-de.html
domenica 7 settembre 2014
Ecco chi guiderà l'Unione Europea per i prossimi 5 anni
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| Jean-Claude Juncker. |
Oggi [15 luglio 2014 ndr.] il Parlamento Europeo ha ratificato, con 422 voti a favore e 250 contrari, quanto deciso nel corso dell'ultimo Consiglio europeo dello scorso 28 giugno: il nuovo presidente della Commissione Europea sarà Jean-Claude Juncker. Si tratta di una decisione di grande importanza e impatto sulle prossime politiche di Bruxelles, dato che la Commissione Europea è l'organo esecutivo dell'Unione Europea, oltre ad essere l'unica istituzione comunitaria cui spetta il potere di iniziativa legislativa.
Nel discorso pronunciato stamane ai parlamentari europei Juncker si è definito "il presidente del dialogo sociale" e ha presentato alcuni aspetti del suo programma per i prossimi 5 anni, tra cui il lancio di un programma di investimenti pubblici e privati da 300 miliardi di euro in 3 anni, la lotta contro il dumping sociale (la delocalizzazione delle imprese in aree in cui il costo del lavoro è inferiore o dove il diritto del lavoro è meno stringente) e il rafforzamento del mercato unico (soprattutto in campo digitale). Tuttavia anche il suo predecessore alla presidenza della Commissione, Josè Manuel Barroso, nel 2009 si era presentato al Parlamento Europeo concentrando l'attenzione sulla necessità di un mercato sociale in risposta alla crisi economica e impegnandosi "a combattere il dumping sociale". Addirittura, per quanto riguarda il bilancio UE, era arrivato a promettere di "portare avanti un approccio basato sulla solidarietà", ma è evidente che di tutte queste promesse si è concretizzato ben poco. A ciò si aggiunga che Juncker, oltre ad una loro puntuale elencazione, non ha dato alcun dettaglio sui suoi punti programmatici, rimandando anzi a febbraio 2015 l'elaborazione di un programma per la crescita e l'occupazione. Per tutte queste ragioni preferiamo concentrarci sulla figura di Juncker piuttosto che sulle sue parole, per testare la sua credibilità e capire se effettivamente possiamo fidarci.
Governatore della Banca mondiale dal 1989 al 1995, Jean-Claude Juncker assunse dal 1995 la responsabilità di Governatore del Fondo Monetario Internazionale e di Governatore della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). Inoltre, dal 1995 al 2013 è stato Primo Ministro del Lussemburgo, un paradiso fiscale, dove esercitava anche le funzioni di Ministro delle Finanze, Ministro del Lavoro e Ministro del Tesoro. Dal 2005 poi Juncker entrò in carica come primo presidente permanente dell'Eurogruppo, il centro di coordinamento che riunisce i ministri dell'Economia e delle finanze degli Stati che adottano l'euro, e mantenne tale incarico fino a gennaio del 2013. In tutti questi anni ha avuto quindi un ruolo centralissimo nella gestione della crisi e nella scelta delle politiche economiche e finanziarie dell'Unione Europea.
Insomma, si tratta di quanto di più vecchio potessimo aspettarci. Dopo elezioni europee in cui in Paesi come Francia e Inghilterra si è imposto il fronte euroscettico e in altri come l'Italia teoricamente ha vinto il "cambiamento", la risposta delle istituzioni comunitarie al crescente malcontento è Juncker, un vecchio insider, uno dei maggiori responsabili delle disgraziate decisioni che hanno portato l’Europa nella sua attuale empasse e un maestro del metodo Monnet. “Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo di vedere cosa succede. Se non c’è nessuna protesta, perché la maggior parte delle persone non capisce cosa stiamo facendo, andiamo avanti passo dopo passo fino a quando siamo oltre il punto di non ritorno”, ha dichiarato tempo fa al “Der Spiegel”. Questo era il tasso di democrazia in Europa fino a ieri, e questo continuerà ad essere almeno per i prossimi 5 anni.
Ma oltre ad aver presieduto l'Eurogruppo Juncker, come detto, è stato anche governatore della Banca Mondiale, del FMI e della BERS, tre organismi finanziari internazionali che fanno della diffusione del neo-liberismo a livello globale il loro obiettivo principale. Privatizzazioni, riforme strutturali e apertura ai mercati in cambio di prestiti, questa è la loro ricetta. Vi ricorda qualcosa?
Ma anche in patria il nuovo presidente della Commissione Juncker ha giocato un ruolo di prim'ordine per quasi un ventennio. Qui faceva parte del Partito Popolare Cristiano Sociale, un partito di stampo democristiano e fortemente europeista. E ci mancherebbe, se oggi il Lussemburgo è il secondo gestore al mondo di fondi di investimento, dopo gli USA, lo deve proprio agli accordi europei, che gli hanno permesso di estendere i propri clienti da poche centinaia di migliaia di residenti a 350 milioni di potenziali clienti europei. A fronte di poco più di 500.000 abitanti infatti, oggi il Lussemburgo conta ben 3841 fondi domiciliati nel suo territorio che alla fine del 2013 gestivano asset per 2,4 trilioni di euro. E lo stesso discorso vale per il suo sistema assicurativo, che pesa per 4 volte il suo PIL e di un sistema bancario che gestisce asset per circa 18 volte il suo PIL. Come si può pensare che un politico proveniente da una realtà come questa, totalmente dedita alla finanza e di cui solo il 14% del PIL è generato da industria e agricoltura, possa riavvicinare le istituzioni europee all'economia reale e proporre un' efficace regolamentazione finanziaria?
Ma non è finita, c'è un'altra curiosità che riguarda il nuovo presidente della Commissione europea. Nel 2013 infatti Juncker fu costretto a dimettersi da Primo Ministro del Lussemburgo perchè coinvolto in uno scandalo a dir poco inquietante: una Commissione parlamentare presentò un report che descriveva una vera e propria "struttura di polizia segreta", che aveva compiuto migliaia di intercettazioni illegali, organizzato missioni fuori dal suo mandato, spiato politici, acquistato automobili per uso privato con denaro pubblico e accettato soldi in cambio di favori. Insomma, è questa gente che dovrebbe salvarci dalla nostra classe politica corrotta e parassitaria? Siamo messi proprio bene.
Chi ha votato il PD di Renzi alle ultime Europee sapeva che con questa scelta avrebbe avallato la nomina di un presidente della Commissione che rappresenta la personificazione del liberismo, degli interessi finanziari e di tutte le politiche di rigore e austerity imposte da Bruxelles negli ultimi anni? Sapeva che avrebbe votato per un candidato proposto dalla Merkel unicamente per mantenere lo status quo? Vogliamo sperare di no, ma soprattutto vogliamo sperare che se ne inizi a rendere conto prima di ripetere lo stesso errore.
Pubblicato da A+S.
Fonte: http://visioneinsieme.blogspot.it/2014/07/ecco-chi-guidera-lunione-europea-per-i.html
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