sabato 23 luglio 2011

La civile Norvegia, dal sogno all'incubo

L'isola di Utoya, paradiso di vacanza per tanti giovani campeggiatori.
Le tende dei partecipanti al campo estivo del partito laburista.
L'assassino mentre spara sui ragazzi inermi.
I corpi delle povere vittime sugli scogli dell'isola di Utoya.
I corpi speciali della Polizia in azione per catturare l'assassino.

Il mondo attuale è marcio...E la putrefazione si espande da un'Europa sempre più pervasa di estremismi di destra, malata di odio razziale, antiislamica e conservatrice, infettando ora anche la civile Norvegia, un paese tanto pacifico quanto geloso della propria autonomia e individualità, unico tra i 'ricchi' del vecchio continente occidentale a scegliere deliberatamente di non entrare nell'UE...E' la fine di un sogno? Pare proprio che il seme putrido dell'intolleranza, fuorviero di violenze inaudite, stia rigerminando più cruento che mai, alimentato da redivivi soldati di Dio che, come novelli crociati, perpetrano le loro malefiche gesta dietro un'armatura ideologica d'infausta memoria, quella basata su Dio, patria e famiglia...

Nel seguente articolo, tratto da Repubblica, Adriano Sofri racconta la sua Norvegia, spiegando perché “nessun posto del mondo è così bello e così civile”. E' il ritratto di un paese in cui i poliziotti girano disarmati, che rispetta la natura, che non fa affari con i dittatori e che ora è stato colpito al cuore a tradimento dal doppio attentato di Oslo e Utoya. Un paese che sulle tombe dei suoi morti scrive solo: "Grazie di tutto".

Petrolio, natura e polizia disarmata, s'infrange il sogno di un paese felice

di ADRIANO SOFRI

Quando arrivò a capo della creazione, Dio si frugò nelle tasche e trovò una manciata di granelli di polvere. Rovesciò le tasche, strofinò i polpastrelli, la polvere cadde e fece la Norvegia, mari e monti, isole e fiordi. Nessun posto del mondo è così bello e così civile.

Ieri il primo ministro Jens Stoltenberg, bersaglio lui stesso della guerra scatenata da qualche miserabile farabutto, ha detto: “Non ci toglieranno il nostro modo di vivere”. Era la cosa più importante da dire, e tuttavia la Norvegia dopo ieri non sarà più lo stesso Paese, prima di tutto per i norvegesi. Non è più stata quella di prima la Svezia, dopo la sera del 1986 in cui il primo ministro Olof Palme, che tornava a casa da un cinema, a piedi, con sua moglie, fu assassinato.

La convivenza e la semplicità di modi riescono a suscitare un odio speciale. La semplicità senza ostentazione segna la monarchia, il cui erede ha sposato un’ottima ragazza madre, cui si attribuivano trascorsi di droga. Ancora ieri, un poliziotto di Oslo ha detto a chi lo intervistava: “Noi siamo disarmati, e spero che non ci costringano mai ad armarci”.

I norvegesi tengono la natura come la cosa più preziosa, e più che rispettarla le appartengono. Senza smancerie, perché è spesso una natura durissima. Averci a che fare è impossibile senza contare sui propri vicini, e questa solidarietà va assieme a un riserbo e una sobrietà leggendari.

Si scherza, neanche tanto: se una famigliola norvegese arriva a piantare la tenda sulla sponda di un lago e ne intravede un'altra sulla sponda opposta riparte brontolando: "C'è troppa folla qui". L'individualismo coincide con una sensazione invincibile del proprio diritto: non c'è soggezione all'autorità, sfiderebbe il ridicolo il norvegese che dicesse a un altro: "Lei non sa chi sono io".

Il rispetto per la legge dello Stato vale finché il cittadino senta di condividere la morale dello Stato. Anche ora che è molto più americanizzata, la Norvegia conserva un suo sentimento sdegnosamente fiero. Non c'è hytte che non abbia il pennone per la bandiera, issata a segnalare che in quel momento la casa è abitata: un clamoroso segnale a vantaggio dei ladri, in un paese dove si devono temere molto i ladri.

Fra i paesi scandinavi, la Norvegia era la sorella povera, e anche dopo l'indipendenza, nel 1905, gli svedesi la guardavano con una certa condiscendenza. Poi il petrolio del Mare del Nord l'ha resa improvvisamente ricca, ma senza che se ne dimenticasse. A un armatore oggi ricchissimo fu intentata una causa, con l'accusa di aver comprato la patente nautica. La vinse quando il suo avvocato spiegò che uno che era nato pescatore e a 12 anni col primo paio di scarpe era imbarcato sui pescherecci nell'oceano non avrebbe avuto bisogno di comprarsi patenti.

Il petrolio coincide ovunque con la tirannide e l'oscurantismo (con poche eccezioni, ora il Ghana, forse). Siccome il petrolio finisce, i norvegesi ne hanno fatto una risorsa da accantonare largamente per le generazioni a venire, e hanno selezionato i loro partner economici in modo da escludere dittatori e violatori di diritti umani e corrotti.
Oggi la Norvegia resiste alle pressioni congiunte di Usa Canada e Russia sul petrolio nel mare di Barents, per difendere un modo di estrazione non distruttivo e il futuro della pesca: "Il petrolio finirà e noi mangeremo di nuovo aringhe". Il futuro della pesca del resto è spacciato dovunque, e anche alle Lofoten si moltiplicano le annate in cui la pesca del merluzzo è sospesa.

La Norvegia, che non arriva ai cinque milioni di abitanti, non fa parte dell'Unione Europea - ripetuti referendum hanno respinto l'ingresso - e conserva la sua moneta, la corona. Tiene il primo posto nelle graduatorie sui diritti e sulla qualità della vita. Internazionale ripubblicava ieri il servizio di Le Monde sui padri norvegesi - nove su dieci - che vanno in congedo per stare coi figli neonati. Dal 2006 nei consigli di amministrazione deve sedere per legge il 40 per cento di donne, di fatto sono più numerose. Si immaginarono cortei di uomini: "Non siamo panda".

Tutti i cittadini partecipano degli aiuti al mondo povero, per i quali la Norvegia è di gran lunga al primo posto. Lo è anche per le missioni delle Nazioni Unite. Un lettore o uno spettatore italiano resterebbe stupito di fronte all'estrema sobrietà con cui in Norvegia si dà notizia della morte di militari o volontari norvegesi in zone di guerra o di missione.

L'accoglienza agli stranieri, specialmente asiatici - a cominciare dai vietnamiti - è stata molto vasta, e ha sperimentato, prima di altri paesi, le difficoltà e anche i fallimenti di programmi di integrazione troppo fiduciosi. Oslo conosce tensioni e paure, ma niente poteva far immaginare una violenza così sfrenata e feroce, se non proprio l'odio speciale che provocano la calma e la bellezza.

Mentre scrivo non so quanti morti è costata la giornata di ieri, nel centro della città e sull'isola dei ragazzi. Mi tornano in mente i cimiteri norvegesi, che somigliano a giardini e si chiamano così. Noi iscriviamo nostri ricordi e saluti sulle tombe dei morti. Là sono i morti a salutare chi è rimasto, con tre monosillabi: "Takk for alt". Grazie di tutto.


23 luglio 2011, Fonte: Repubblica.it

Norvegia sotto tiro: dopo l'autobomba a Oslo, strage in un campo estivo, 84 morti



E' arrivato in barca, si è finto poliziotto, li ha radunati con una scusa e ha fatto fuoco.

Norvegia, 23 luglio 2011 - Le immagini dall'isola di Utoya dove un 32enne norvegese  legato all'estremismo di destra ha iniziato a sparare all'impazzata in un campo estivo del partito laburista. Un'ora e mezzo prima, un'autobomba nel centro di Oslo ha ucciso sette persone. 


Tragedia a Oslo: 91 morti, arrestato l’attentatore
Anders Behring Breivik,
l'attentatore arrestato.

Una bomba nel cuore di Oslo: sono 91 i morti in Norvegia. L'attentatore è un etremista di destra.


Una delle situazioni più gravi dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi: così è stata definita la catastrofe che ha colpito la Norvegia nella nottata. Sono saliti a 91 i morti: un bilancio terribile per una nazione non abituata a queste realtà e che ha sempre vissuto nella calma e nella tranquillità sociopolitica. Sono 7 i morti dell’esplosione nel centro della capitale norvegese, mentre 84 sono morti durante la sparatoria sull’isola di Utoeya. L’accusato è un attentatore ultranazionalista, islamofobo.

La polizia scandinava ha assicurato che il colpevole è stato già arretato e si trova sotto interrogatorio adesso: si tratta di un cristiano fondamentalista, Anders Behring Breivik, trentaduenne arrestato immediatamente dopo il duplice attacco. Si è definito da sè cristiano e conservatore, quasi per giustificare il suo atto di violenza: coltiva l’hobby della caccia e l’interesse per i videogiochi di guerra e probabilmente sarà proprio il videogioco ad essere usato come capro espiatorio appena possibile. È un uomo di estrema destra e lo si evince guardando anche la sua pagina Facebook dove pubblicava i suoi scritti: ostile verso le società multiculturali ha cercato di risolvere le problematiche con le sue mani. Con le sue mani ha anche costruito gli ordigni usati per l’attentato al cuore di Oslo: Breivik, infatti, lavora in un’azienda agricola biologica che gli ha dato accesso a sostanza chimiche, alla base dei suoi ordigni quindi.   Il ministro della Giustizia, Knut Storberget, ha annunciato che per ora non c’è motivo di allertare il popolo perché il pericolo è dietro le sbarre.

Il Premier norvegenese Jens Stoltenberg ha nel frattempo dichiarato di non aver mai visto qualcosa di così grave nel suo Paese: non ci sono speculazioni sull’avvenuto e l’arresto sarà sicuramente circoscritto a quell’unica persona fino ad ora fermata, unico colpievole del tutto. “Un incubo e una tragedia nazionale” ha ribadito Stoltenberg.


Fonte

venerdì 22 luglio 2011

Nuovo filmato No Tav: ragazzo preso a calci e poi a sprangate dopo il fermo...Un fallo di frustazione?

Il video diffuso dal movimento NoTav che risale agli scontri di Chiomonte del 3 luglio in cui si vede un manifestante trascinato a forza da un poliziotto fuori dal recinto del cantiere della Maddalena e altri agenti che, al suo passaggio, gli rifilano alcuni calcioni. (21 luglio 2011)

Esplosione ad Oslo


OSLO, 22 luglio 2011 - Una forte esplosione si è verificata attorno alle 15,30 a Oslo nella sede di un giornale che si trova nelle vicinanze dell'ufficio del primo ministro. Secondo i media locali, diverse persone sono rimaste ferite. L'esplosione ha danneggiato la maggior parte delle finestre della sede del Vg, il maggiore quotidiano norvegese, e dell'edificio governativo che ospita l'ufficio del premier Jens Stoltenberg. Il palazzo è sede anche di altri ministri, incluso quello del Petrolio, dove è scoppiato un incendio. Al momento sono stati contati almeno otto feriti. Per ora rimangono sconosciute le cause dell'esplosione, ma i rottami di un'auto distrutta sono stati visti al di fuori dell'edificio.

Il premier norvegese Jens Stoltenberg non si trovava nel suo ufficio al momento dell'esplosione che si e' verificata vicino al palazzo governativo nel centro di Oslo.


Fonte: ANSA.it


I Video:




mercoledì 20 luglio 2011

"Todo ha sido un engaño, una mentira", asegura en Miami miembro de la familia Zapata Tamayo

Ante las cámaras del Noticiero Gentv, de Miami, Rogelio Zapata Tamayo, el hijo mayor de Reina Luisa Tamayo, afirmó: "Todo se vuelve política. Yo no como política, yo no siembro política...ya yo lo que viví en Cuba, yo lo hice en Cuba. Mi objetivo principal aquí es trabajar".

Rogelio, quien llegó a Miami el pasado 9 de junio, junto con su madre y 12 familiares más, aseguró también, evidentemente molesto, en el informativo de la televisora miamense: "Todo esto ha sido un engaño y todo es una mentira, desde que llegamos, primero nos dijeron una cosa, y luego nos dijeron otra, y al fin y al cabo, la verdad no se sabe donde está".
Según la información publicada por el blog Nuevo Accion las palabras de Tamayo "son duras y sobre todo reflejan una actitud, contraria a la que se supone que asumirían unos REFUGIADOS POLÍTICOS".
La publicación contrarrevolucionaria, en cambio, no deja claro si el engaño, al que hace referencia el mayor de los Tamayo, tiene que ver con las promesas y prebendas que les prometieron sus patrocinadores de Miami o con las declaraciones que les dictó la congresista Ileana Ros-Lethinen a su madre para que, cual marioneta de ventrílouco, las repitiera en el Congreso de Estados Unidos.

Video: ¿Dónde está el engaño? Reina Luisa dijo una cosa en La Habana y otra en Washington





Reina Luisa Tamayo miente deliberadamente en el Congreso de EEUU

Reina Luisa Tamayo habló en Washington sobre la muerte de su hijo Orlando Zapata, quien falleciera en febrero de 2010 en un hospital de la Habana, como resultado de las complicaciones clínicas de una inanición voluntaria.
El discurso de Reina Luisa, dictado por quienes pagan su residencia en EEUU junto a 11 familiares que aún no tienen trabajo, no se corresponde con la realidad de los hechos, tal como lo contó antes la propia Reina Luisa Tamayo cuando en Cuba se entrevistó con los médicos y respondió preguntas vía telefónica a la prensa de Miami.

Io sono Spider Truman: oggi ho deciso di svelare la mia vera identità


Spider Truman è tutti noi, è la voce del popolo, in particolare quello della rete, e quando un popolo s'incazza non ce n'è per nessuno...
Un popolo incazzato e unito è come un fiume in piena che travolge tutto e tutti, un caterpillar in corsa che non è facile da fermare...
Privilegiati della casta, campioni di malcostume, la vostra ora è giunta, avete finito di spassarvela alle nostre spalle, di prenderci in giro con la vostra dialettica di menzogne...
Chi ha la coscienza sporca cominci pure a tremare, perchè non finirà tanto presto...Voi non mollerete, noi neanche...Vedremo chi la spunterà in questo tiro alla fune...E' un gioco al massacro dove un burrone attende chi oltrepasserà la linea bianca che ha davanti.



Malgrado dubbi e insinuazioni di illustri opinionisti, politici e commentatori, continuano ad arrivare migliaia di adesioni sul profilo di Spider Truman. Vogliono a tutti i costi sapere chi c'è dietro Spider Truman, intervistarlo, proporre progetti editoriali: tutti ad osannare il suo coraggio, poi con le buone o le cattive sapranno come metterlo a tacere. Dicono che ha manie di protagonismo, ma al tempo stesso pretendono che sveli la sua vera identità.
Editori, giornalisti, televisioni: centinaia di avvoltoi cercano di stanarlo.
Allora dico a questi signori, ai politici che siedono sulle poltrone, alle schiere di sgherri sguinzagliati nei corridoi di Montecitorio come nel mondo virtuale del Web: state attenti.
Spider Truman è lì vicino a voi.
Spider Truman è ovunque.
Spider Truman è ogni disoccupato che non trova lavoro perchè non ha santi in paradiso.
Spider Truman è ogni precario che viene struttato per 900 euro al mese e poi dopo anni e anni buttato in mezzo a una strada.
Spider Truman è ogni cassintegrato che deve sudare per arrivare a fine mese.
Spider Truman è ogni operaio sfruttato e malpagato per 40 anni alla catena di montaggio per un salario e una pensione da fame.
Spider Truman è ogni giovane costretto ad emigrare perchè gli hanno rubato il proprio futuro.
Spider Truman è ogni anziano costretto a sborsare decine di euro di ticket se ha la pretesa di andare in un ospedale.
Spider Truman è ogni uomo e ogni donna che a luglio ed agosto non può permettersi nemmeno una settimana al mare.
Spider Truman è uno, nessuno e centomila.
I suoi segreti possono imbarazzare i potenti, ma è l'indignazione popolare che alimenta il loro vero incubo.
Se avete paura di lui, significa che avete qualcosa da nascondere.
E allora fate bene ad aver paura, perchè presto ci riprenderemo ciò che ci spetta.
Ci riprenderemo la dignità. La giustizia. La democrazia.

Da un anonimo internet-point di una calda città italiana.

Spider Truman


Fonte

martedì 19 luglio 2011

Quei miserevoli onorevoli!


Avete saputo delle rivelazioni di Spider Truman pubblicate su Facebook (e riportate anche su Blog), dove un'anonimo ex dipendente di Montecitorio, licenziato dopo 15 anni di precariato, svela le ruberie della casta e le disonestà quotidiane che avvengono in Parlamento?
Che dire...E bravi i nostri parlamentari, la crema dell'intelligentia italica, quelli che dovrebbero rappresentarci, che redigono e votano le nostre leggi, quelli che dovrebbero essere d'esempio a tutti gli italiani...Anche loro beccati finalmente - anche se ce lo immaginavamo - a mettere in atto con fredda consuetudine ogni tipo di furberie di bassa lega per ottenere il massimo dalla loro posizione, il tutto spesso ai danni dello Stato, quello Stato che loro per primi dovrebbero difendere e tutelare...Eppure sono ben pagati, molto al di sopra della maggioranza di quei lavoratori onesti che con le loro tasse li mantengono...Perchè il vostro tenore di vita, cari parlamentari, casomai non ve ne foste accorti, è da privilegiati - non a caso qualcuno ha pensato bene di definirvi una "casta" - ma quel che è peggio è che il vostro stipendio ve lo decidete da soli, il che è un offesa per tutte quelle persone oneste che in Italia lavorano duramente, perchè indirettamente togliete loro risorse per sopravvivere...

Ecco di seguito quanto costa mediamente un deputato e i bonus a cui ha diritto:

Un parlamentare ha uno stipendio di 19.150,00 Euro al mese. Stipendio base circa 9.980,00 Euro al mese.
PORTABORSE, Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o famigliare).
RIMBORSO SPESE AFFITTO, Euro 2.900,00 circa al mese.
INDENNITA' DI CARICA, da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00.
 

TUTTI ESENTASSE + GRATIS HANNO:

CELLULARI,
TESSERA DEL CINEMA /TEATRO,
AUTOBUS E METROPOLITANA,
FRANCOBOLLI,
VIAGGI AEREO NAZIONALI,
AUTOSTRADE / FERROVIE,
PISCINE /PALESTRE,
AEREO DI STATO,
AMBASCIATE,
CLINICHE,
ASSICURAZIONE INFORTUNI/ MORTE,
AUTO BLU CON AUTISTA,
RISTORANTE (Nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).
 

Intascano uno stipendio di lusso e hanno diritto alla pensione dopo soli 35 mesi in Parlamento, mentre obbligano i cittadini a 35 ANNI di contributi (per ora).
Circa 103.000,00 Euro li incassano solo con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti).

La sig.ra Pivetti, ex-Presidente Camera dei Deputati, per tutta la vita avrà l'auto blu ed una scorta sempre a suo servizio.
Anni fa i politici del PC non prendevano lo stipendio per finanziare il partito, quelli erano politici! 
LA CLASSE POLITICA HA CAUSATO AL PAESE UN DANNO DI 1 MILIARDO E 225 MILIONI DI EURO! La sola Camera dei Deputati costa al cittadino EURO 2.215,00 AL MINUTO e chiedono a noi i sacrifici, MEDITATE GENTE, MEDITATE.

(Dati pubblicati dall'Espresso)


Insomma, non c'è limite all'avidità umana...E se le rivelazioni di Spider Truman alla fine dovessero rivelarsi vere e supportate da prove circostanziate, questa casta meriterebbe come minimo l'azzeramento di tutti i bonus, compresa la revoca del vitalizio di fine legislatura...Ma ovviamente un decreto legge su questo argomento non lo voteranno mai, perchè è come chiedere ad un condannato a morte se vuole che la pena sia revocata o a qualcuno di darsi una martellata su un dito...
Come italiano mi sento tradito, provo un senso di profonda amarezza e sdegno per quei miserevoli onorevoli, gente priva di dignità e senza più alcun attestato di stima agli occhi degli italiani...
Un'Italia così, che dalle sue fondamenta non riconosce il valore dell'onestà - caro Napolitano, mi spiace dirlo - non merita di vivere e dovrebbe andare subito in default. Il legno nato storto non si raddrizza più, purtroppo...E' meglio distruggere ora il marciume di questo paese, per ricostruirlo ex novo, per rinascere, con l'aiuto di Dio, migliori.

sabato 16 luglio 2011

Che c'è di male se Galimberti usa parole di altri per documentare e argomentare le proprie tesi?

Un vero e proprio attacco mediatico quello de "il Giornale.it" ai danni di Umberto Galimberti. La scura della macchina del fango della famiglia Berlusconi s'è infatti abbattuta da un po' di tempo, e in modo odioso, sul filosofo, reo d'aver riportato nei propri libri alcuni passi di altri autori, ma soprattutto per aver portato avanti sul web, attraverso Youtube, una lucida campagna politico-culturale antiregime, che ha avuto molto successo soprattutto tra i giovani. Riporto sotto un elenco degli articoli pubblicati da "il Giornale.it" sull'argomento del copia-incolla di Galimberti. Una pratica questa della copiatura, tra l'altro molto diffusa tra saggisti, intellettuali e divulgatori, i quali spesso usano come punto di partenza delle proprie argomentazioni parole di altri; lo fanno per documentare il lettore nel convincimento che la cultura non ha copyright e che è di tutti: le parole dell'uno servono come punto di partenza per l'altro. E' questo il metodo delle scienze filosofiche fin dai tempi di Socrate, è così che si costruisce il sapere in tutte le epoche. Ma ovviamente ai giornalisti volgari e prezzolati de "il Giornale.it" tutto questo è oscuro; e lo è soprattutto la ricerca della verità e lo spirito di gratuità insito nella cultura universale.

Ecco alcuni dei titoli degli articoli pubblicati da "il Giornale.it":

Galimberti cittadino della «Repubblica» del copia-e-incolla
Accuse di plagio, Galimberti verso il Guinness dei primati
Polemica Al «copia e incolla» di Galimberti dedicato persino uno studio scientifico
Quando Eugenio Scalfari recensiva Galimberti senza però averlo letto
Egemoni e contenti
E al "copia e incolla" di Galimberti viene dedicato addirittura un saggio
GALIMBERTI. Vent’anni di copia e incolla


Non vi sembrano un po' troppi gli articoli sullo stesso argomento, che ne dite? E tutti quanti dallo stesso tono inquisitorio. Si spara a zero con cinismo e crudeltà sempre su un solo bersaglio, quello che si considera il punto debole del personaggio, con l'intento di trasformare un peccato veniale in un'onta imperdonabile. L'amplificazione della colpa è funzionale a demolire, a far tacere il personaggio, che viene bersagliato nel classico stile Sallusti, con un vero e proprio fuoco di fila, per inculcare nel pubblico l'idea che in lui ci sia qualcosa che non va, per farlo fuori. E' il metodo che usano anche i mafiosi quando vogliono screditare qualcuno: lo infangano per isolarlo, per poi, se continua a nuocere, ucciderlo.
Insomma, non v'è alcun dubbio: un filosofo di profonda cultura come Galimberti che, come tutti i migliori intellettuali, esprime senza autocensure e peli sulla lingua il suo punto di vista sul mondo e che ricerca la verità, è stato preso di mira nel modo più ignobile e parziale dall'apparato mediatico della famiglia Berlusconi. Sallusti e i suoi adepti non si smentiscono nell'usare un metodo, quello della macchina del fango, tanto ignobile quanto ormai divenuto abituale: si screditano così coloro che il regime individua come pericoli, per lo più delle libere menti, di cui Galimberti rappresenta solo l'ennesima vittima, un regime quello attualmente al potere che sputtana l'Italia nel mondo e che ne censura strenuamente le voci più lucide, libere e autorevoli.

mercoledì 13 luglio 2011

105 niños fueron secuestrados en Misrata tras bombardeo

105 niños de un orfanato fueron secuestrados
en Misrata después del bombardeo de la ciudad
y llevados en algunos países europeos.

 “El ministro de Bienestar Social de Libia, Ibrahim Sharif, denunció que 53 niñas y 52 niños fueron secuestrados del Centro Infantil de Misrata”, informó el enviado especial de TeleSUR en el país noreafricano, Rolando Segura, a través de su cuenta en la red social de Twitter.

Agencias internacionales reseñaron que las autoridades libias han abierto una investigación para descubrir qué ocurrió con los 105 niños de un orfanato, secuestrados en Misrata después del bombardeo de la ciudad, y cuyo paradero se desconoce desde hace varias semanas, indicó el ministro libio de Asuntos Sociales.

“Esos huérfanos, 52 niños y 53 niñas, fueron secuestrados en Misrata, ciudad controlada hoy por los grupos que operan por mandato de otros países, y llevados a un lugar desconocido”, afirmó el ministro Sharif, ante los medios internacionales.

El periodista de TeleSUR indicó que “diversas fuentes aseguran que los 105 niños de Misrata fueron sacados del país en un barco turco, francés o italiano”.

En este sentido, el titular de Bienestar Social libio dijo: “Testigos afirmaron que los vieron a bordo de un barco turco, otros dicen un barco italiano o un barco francés. Nosotros queremos saber la verdad y consideramos a esos países responsables de la suerte de esos niños, que no son ni soldados ni personas armadas”.

Precisó además que las autoridades libias disponen de una lista con los nombres de los menores.

De acuerdo con la información obtenida por Segura, “las fuerzas armadas capturaron a un libio residente de Alemania, quien manifestó ver cómo fueron secuestrados niños”.

“Un médico de los insurgentes que fue detenido por las autoridades libias confesó que los niños habían sido llevados a Italia y a Francia”, declaró el ministro Ibrahim Sharif.

Segura refirió que el Gobierno de Libia señaló que los niños fueron vistos por última vez en el canal árabe TV Al Jazeera.

Tras la aprobación de la resolución emitida por el Consejo de Seguridad de la Organización de las Naciones Unidas (ONU), en la cual se permitía la imposición de una zona de exclusión aérea, las potencias imperiales han atacado indiscriminadamente a la población y a las infraestructuras del país, dejando como saldo más de 900 muertos y miles de heridos.


Fuente: Con información de Telesur

martedì 12 luglio 2011

Sgarbi al Festival rischia il linciaggio, fuga sotto scorta

Ma perchè continuano a invitarlo uno così! Fa proprio schifo! E prima o poi qualcuno gli spaccherà la faccia...Non l'ha fatto però il pubblico del festival del libro di Polignano (Bari) che, a differenza di quello che ha dichiarato Sgarbi, non gli ha lanciato addosso alcuna bottiglia o lattina, almeno stando a quanto si può constatare dalle foto relative al successivo ritorno sul palco del critico. Certo che dopo un simile atteggiamento e una tale aggressività verbale, sarebbe stato il minimo che Sgarbi potesse aspettarsi come legittima reazione del pubblico.



Sgarbi insulta il pubblico e rischia il linciaggio al festival del libro di Polignano

9 luglio 2011

"Ubriacone, drogato, spacciatore". Insulti pesanti rivolti al pubblico ed è subito bufera. Le immagini della contestazione a Vittorio Sgarbi, sommerso dai fischi durante il suo intervento al festival del libro di Polignano.

Contestato per le sue osservazioni sull'eolico pugliese che a suo dire deturpa il paesaggio sotto la minaccia delle infiltrazioni malavitose nell'affare delle energie pulite, si è lasciato andare e ha cominciato a inveire sul pubblico che dissentiva. Ne è nata una bagarre che ha costretto Sgarbi ad abbandonare il palco e andarsene sotto scorta. L'avvocato del critico fa sapere che "drogato e spacciatore erano riferiti all'eolico".

"Una vile aggressione", fa sapere l'ufficio stampa. "Sgarbi è stato così pesantemente insultato da doversi allontanare. Tornato indietro su insistenza degli organizzatori, Sgarbi è stato nuovamente aggredito da un gruppo dei contestatori che gli ha lanciato lattine e bottiglie. Alcuni di questi, con fare chiaramente intimidatorio, lo hanno minacciato: 'Se ci passa davanti, gli tireremo le pietre. Un contestatore, visibilmente alterato, probabilmente da sostanze stupefacenti - si legge nella nota - tentando di colpire Sgarbi con una lattina di birra, ha invece centrato un agente di scorta. Ho i testimoni".

Sulla serata è intervenuto anche il presidente del consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, presente e anche lui polemico. "Smentisco in maniera categorica che ci sia stato un comportamento incivile e violento da parte del pubblico. Né lancio di lattine e oggetti né atteggiamenti censurabili". Smentisce 'la vile aggressione' anche Rosella Santoro, direttrice artistica del festival.


Fonte

lunedì 11 luglio 2011

Vieni avanti, Brunetta!

di Piergiorgio Odifreddi

Finalmente, sembra che anche i suoi ritardati colleghi di governo si siano accorti che il ministro Brunetta ha qualche problema in testa. A dire il vero, non solo le persone accelerate, ma anche quelle semplicemente normali, se n’erano accorte già molto tempo fa, vedendo un filmato su YouTube tratto da Matrix del 18 giugno 2008.

In un’intervista a un incredulo Enrico Mentana, il piccolo grande uomo aveva infatti rivelato di avere avuto maiuscole ambizioni: precisamente, di aver voluto vincere il Nobel per l’economia. Il conduttore cercando di salvarlo, osservò: “Spero che stia scherzando”. Ma lui, imperterrito, precisò che era veramente stato nella giusta categoria. Poi, purtroppo, “aveva prevalso l’amore per la politica”. Mentana, attonito, ribattè: “Se no l’avrebbe vinto?”. E Brunetta, serissimo, rispose soltanto: “Sì”.

Articolando poi meglio i motivi per cui credeva di essere veramente stato meritevole del Nobel, Brunetta ne citò due. Anzitutto, l’avere molti amici che il premio Nobel l’hanno veramente vinto, e che non sono molto più intelligenti di lui. E poi, la testimonianza di un giornalista che vent’anni fa aveva scritto sul Corriere della Sera un articolo sui futuri Nobel, citandolo come candidato insieme ad altri tre italiani: nessuno dei quali, a tutt’oggi, ha comunque vinto l’ambito premio.

Naturalmente, ciascuno può avere le ambizioni che vuole. Ma la mancanza di senso delle proporzioni, oltre che delle proporzioni tout court, porta necessariamente a frustrazioni. E se un “cretino” che pensa di essere un Nobel diventa ministro di un governo Brancaleone, solo perchè il presidente del Consiglio ama circondarsi di biondine e di brunette, finisce per poter sfogare queste frustrazioni nella maniera più dannosa e ridicola.

Ad esempio, emanando un “decreto anti-fannulloni”, pur avendo plagiato la propria Microeconomia del lavoro (Marsilio, 1987) dal testo Labour economics di Fleischer e Kniesner (Prentice Hall, 1970). O insultando come esempio della “peggiore Italia” una precaria con due lauree, vincitrice di concorso pubblico, ma non assunta per i perversi meccanismi che proprio il suo Ministero per la Pubblica Amministrazione dovrebbe individuare e sanare.

Quando i tempi torneranno alla normalità, il ministro Brunetta sarà probabilmente ricordato (e dimenticato), insieme al ministro Carfagna, come la punta più bassa raggiunta dalla politica nell’era Berlusconi. Un’era che, proprio grazie a loro,si può appropriatamente identificare come l’era dei nani e delle ballerine al governo.


(7 luglio 2011 - Fonte)

Palazzi del potere: quando le istituzioni (senza saperlo?) appoggiano il totalitarismo

Napolitano e Maroni al centenario del Viminale.
La megagalattica sala riunioni del M.degli Interni.
Il palazzo del Viminale, sede del Ministero degli Interni.
I potenti mezzi del ministro Maroni.

Chi rappresenta veramente la democrazia e chi invece è solo una pedina, magari inconsapevole, del totalitarismo economico prossimo futuro?

Roma, 11 luglio 2011 - Al Viminale, in occasione della cerimonia per i cento anni del palazzo sede del ministero dell'Interno, Napolitano, Marcegaglia e Maroni, hanno dichiarato:

Marcegaglia: «In un momento difficile come questo, dove tutti i Paesi europei, e anche l'Italia, sono chiamati a gestire situazioni complesse anche per le turbolenze dei mercati finanziari, credo sia opportuno riunirsi intorno ai simboli del nostro Paese e lavorare tutti assieme nella stessa direzione per difenderlo e costruire un futuro migliore per i nostri figli».

Napolitano: «Oggi più che mai dovrebbe sprigionarsi nel nostro Paese un impegno di coesione nazionale di cui c'è bisogno per affrontare le difficili prove che sono all'ordine del giorno».

Maroni: «Di questo palazzo si è detto e scritto di tutto: ma il Viminale non è il palazzo dei poteri, degli intrighi e dei complotti».

E qualche giorno fa dal Colle, il Presidente della Repubblica aveva detto: «Vorrei che davvero maggioranza e opposizione concordassero con l'obiettivo di risanamento del bilancio, segnalato dall'Ue e che questo obiettivo non fosse messo in dubbio da nessuna parte politica».

Ok, va bene il richiamo alla coesione e all'unità in tempi di crisi...Ma a che condizioni e in cambio di cosa? E poi, siamo proprio sicuri che il potere rappresentato dal Viminale sia tutto trasparenza e purezza d'intenti come lo dipinge il capo dello Stato? E se ce lo garantisce lui, che rappresenta la più alta istituzione della nostra Repubblica, possiamo stare tranquilli? Speriamo. Intanto però non possiamo (e non dobbiamo) smettere di usare la nostra testa e il nostro senso critico.

In occasione di questo centenario, s'è dipinto un quadro a dir poco idilliaco dell'istituzione del ministero dell'Interno; in un articolo che ho letto lo si definisce "il punto di riferimento e garanzia per i cittadini in tema di sicurezza, libertà civili e diritti democratici, ma anche punto centrale per il soccorso alla popolazione nelle emergenze, per il raccordo tra governo ed autonomie locali e per le politiche che regolano l'immigrazione".

Ma allora ci chiediamo, ad esempio:
- Perchè dopo i vergognosi misfatti del G8 di Genova, il capo della Polizia Manganelli sta ancora lì, al suo posto, a fianco del ministro Maroni?
- Perchè capita sempre più spesso che le forze pubbliche abusino del loro potere ai danni di semplici indiziati o detenuti, a volte addirittura ammazzandoli di botte com'è successo a Stefano Cucchi?
- Perchè i poliziotti anti-sommossa sparano, come hanno fatto recentemente in Val di Susa, gas lacrimogeni dall'effetto cancerogeno ad altezza uomo? Forse che se non muori subito, ma dopo qualche anno, non è più considerato omicidio?
- Perchè nei Cie si chiamano ospiti coloro che sono a tutti gli effetti dei detenuti e dove vengono stuprate le donne immigrate con la tacita complicità di chi dovrebbe vigilare sul rispetto della legge, sull'ordine e la dignità delle persone?

Karl Popper
E' veramente tutto rose e fiori come lo descrivono questo settore della sicurezza nazionale? Io credo che alle nostre più alte cariche istituzionali giovi ricordare la lezione di uno dei maggiori filosofi del 900, Karl Popper, non certo un comunista, il quale scrisse vari aforismi a proposito di denaro, politica, totalitarismo, democrazia, istituzioni, Stato, nazionalismo, mercato, potere, ecc... Eccone alcuni:
«Il denaro in quanto tale, non è particolarmente pericoloso...(lo) diventa soltanto se può acquistare il potere, o direttamente, o soggiogando gli economicamente deboli, che devono vendere sé stessi al fine di vivere»..

«Una minoranza, che è economicamente forte, può...sfruttare  la maggioranza di coloro che sono economicamente deboli».

«L’illimitata libertà economica può essere autodistruttiva (come) la illimitata libertà fisica ed il potere economico può essere quasi altrettanto pericoloso che la violenza fisica. Infatti, coloro che dispongono di un’eccedenza di derrate, possono costringere coloro che hanno penuria, ad una servitù liberamente accettata, senza usare violenza».

«Il denaro è uno dei simboli, come pure una delle difficoltà della società aperta. Noi non abbiamo ancora saputo padroneggiare il controllo razionale del suo uso. Il più grave abuso al quale dà luogo, è quello di poter acquistare il potere politico»..

«Poche fedi hanno generato più odio, crudeltà ed inutili sofferenze, della credenza nella validità del principio di nazionalità».

«Abbiamo bisogno della libertà per impedire che lo Stato abusi del suo potere e abbiamo bisogno dello Stato per impedire l’abuso della libertà».

«Dovremmo soppiantare questo orribile sistema dei partiti, in base al quale la gente che sta nel Parlamento è, prima di tutto, dipendente da un partito e, soltanto in seconda istanza, sta lì per usare il proprio cervello, per il bene della popolazione che rappresenta».

«L’opposizione parlamentare deve impedire alla maggioranza di rubare il denaro dei contribuenti. Ma io ricordo un piccolo scandalo, avvenuto in un paese dell’Europa  sudorientale...fu il caso in cui maggioranza ed opposizione si fecero corrompere da una forte somma di denaro, che spartirono fra di loro».

«La democrazia non può essere migliore dei democratici».

«Il funzionamento delle istituzioni, come quello delle fortezze, dipende dalle persone che le presidiano. Il meglio che si possa fare...è dare maggiori possibilità alle persone (se ve ne sono) che intendono usare le istituzioni, secondo il loro fine sociale "peculiare"».

«Dobbiamo costruire istituzioni sociali, imposte dalla forza dello Stato, per la protezione degli economicamente deboli, nei confronti degli economicamente forti».

«Liberalismo ed intervento statale non sono tra loro in antitesi. Al contrario, qualsiasi genere di libertà è chiaramente impossibile se non è garantito dallo Stato».

«Il potere genera ancora corruzione, anche nel nostro mondo. Gli impiegati statali si comportano ancora come padroni incivili. I dittatori tascabili abbondano ancora e una persona intelligente deve essere pronta a sentirsi trattata come un imbecille, se tradisce un interessamento critico nei confronti della propria condizione fisica».

«Critico è il miglior sinonimo di razionale. Ogni volta che puoi essere critico, sii critico!»

«Considero l’approccio critico come un dovere. Ogni altro atteggiamento è megalomane ed irresponsabile, anche se ispirato dalle migliori intenzioni»..

«Anche l’irrazionalismo fa uso della ragione, ma senza sentirsi obbligato: è pronto a usarla, a rifiutarla a suo piacimento».

«La critica non ci procura nuove idee, ma può aiutarci a separare il grano dalla pula».

«La critica e la discussione sono i soli mezzi di cui disponiamo per arrivare più vicini alla verità».

«Cesare fu aiutato a conquistare il potere dai suoi creditori i quali, non vedevano speranza di ricuperare i loro prestiti, se non procurandogli il successo, ma quando egli raggiunse il successo, la sua potenza gli permise di disilluderli».

«In virtù del suo anonimato, l’opinione pubblica è un potere senza responsabilità e perciò, particolarmente pericoloso».

«Finché un uomo non accumula abbastanza forza fisica da dominare tutti gli altri, deve dipendere dai suoi aiutanti. Anche il più potente tiranno dipende dalla sua polizia segreta (e) dai suoi carnefici. Questa dipendenza significa che il suo potere, per quanto grande sia, non è affatto incondizionato e che deve fare concessioni, opponendo un gruppo all’altro».

«L’autoritario tende a scegliere coloro che obbediscono, che credono e soggiacciono alla sua influenza. Ma per fare ciò, è costretto a scegliere i mediocri. Infatti, egli esclude coloro che si ribellano, che dubitano ed osano resistere alla sua influenza».

«Un’autorità non può mai ammettere che gli intellettualmente coraggiosi, cioè coloro che osano sfidare la sua autorità, possano essere gli individui più degni».

«Se ammettiamo che...non è possibile trovare un’autorità che sia al di là della portata delle nostre critiche...allora possiamo ritenere che...la verità è al di là dell’autorità umana».

«Nulla è meno vero dell’idea che, coloro che sono buoni nell’obbedire, saranno anche buoni nel comandare».

«L’opinione pubblica, quale che sia la sua natura, è assai potente. Può cambiare i governi, anche quelli non democratici»..

«I totalitarismi moderni sono assolutamente ignari del fatto che le loro idee possono essere fatte risalire a Platone. Ma molti sono consapevoli del loro debito verso Hegel...ad essi è stato insegnato di venerare lo Stato, la storia e la nazione».

«Tutti i problemi politici sono...istituzionali, di struttura legale, piuttosto che di persone e che il progresso verso una maggiore uguaglianza, può essere salvaguardato soltanto mediante il controllo istituzionale del potere».


«Un paradosso poco preso in considerazione è il paradosso della democrazia o, più precisamente, del governo maggioritario, cioè la possibilità che la maggioranza decida che il governo venga affidato ad un tiranno».

Attenzione quindi...oggi in Italia siamo di fronte ad un bivio:
- da una parte conservare uno stato democratico sovrano, magari povero ma giusto e dignitoso, basato sul lavoro e sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini;
- dall'altra una dittatura finanziaria e dei mercati che ridurrà la maggioranza della popolazione in schiavitù, un'oligarchia di pochi eletti e ricchi capitalisti, una corte di banchieri, imprenditori egomaniaci e politici condiscendenti che, dall'alto del loro portafogli gonfio, governeranno indisturbati l'Italia e l'Europa.

Non mi piace essere catastrofista, ma dovremmo assolutamente considerare questa crisi come una grande occasione che ci è stata offerta per cambiare e per farlo in meglio, per imboccare finalmente la giusta direzione dello sviluppo sostenibile, del rispetto del pianeta, della giustizia per tutti i suoi abitanti...
Se non lo facciamo, se non cogliamo ora quest'occasione, forse potrebbe non capitarci più...L'umanità potrebbe continuare l'infausto cammino intrapreso alcuni decenni fa, verso una fine molto rapida e ben più tragica rispetto allo scenario che ci prospetta l'attuale crisi economica mondiale, quello dell'autodistruzione.

domenica 10 luglio 2011

Matrimonio col trucco per Brunetta...Cambia sede e beffa i precari

Ravello (Salerno) - Circa 150 manifestanti arrivati da Napoli e Salerno. Le nozze erano in programma a Villa Rufolo, ma senza preavviso la cerimonia è stata spostata all'hotel.

sabato 9 luglio 2011

Colombo: "Centri di Identificazione ed Espulsione come lager"

Manifestazione contro i Cie a Torino il 14 novembre 2010.
Il Cie di Bari visto dall'alto...strutturato come un lager!
Rivolta degli immigrati al Cie di Torino.

"I Centri di identificazione ed espulsione sono dei veri e propri lager"...Lo ha dichiarato Furio Colombo (PD) ai microfoni di Rai News. "Nessuno puo' entrarvi, nemmeno io in qualità di presidente del Comitato permanente dei Diritti Umani della Camera"... figuriamoci i giornalisti, aggiungiamo noi...

Dobbiamo far presente questa anomalia e violazione dei diritti umani alla Corte europea dei diritti dell'uomo, inondandoli di email. L'indirizzo è: echrpress@ecrh.coe.int
Oppure: CommissionerHR.Communication@coe.int

Chiediamo alle autorità europee preposte che mandino degli ispettori a controllare cosa succede all'interno di questi CIE; e non sarebbe male se ci andassero senza preavviso, per cogliere i 'capò' del ministro Maroni con le mani nella marmellata.

Manifestazione contro Cie e Polizia a Taranto.
Cie di Bari. Chiamarli 'ospiti' non è il caso, che ne dite?
Manifestanti protestano davanti al Cie di Bologna.

Zucchetti: «I gas Cs (lacrimogeni) usati dalla polizia sono armi di distruzione di massa. I danni possono essere permanenti»

L'ingegnere nucleare Massimo
Zucchetti, coordinatore del
Comitato Scienziate e Scienziati
contro la guerra e professore
ordinario di Impianti Nucleari al
Politecnico di Torino.
Intervista allo scienziato sui gas sparati in Val di Susa

«È un'arma di distruzione di massa». Usa parole forti Massimo Zucchetti a proposito dei gas Cs (orto-cloro-benziliden-malononitrile), sparati contro i dimostranti in Val di Susa nei giorni scorsi e a Genova nel 2001. Ingegnere nucleare di formazione, oggi docente di protezione dalle radiazioni al dipartimento di energetica del Politecnico di Torino, Zucchetti è anche consulente della Comunità montana della Val di Susa sull'impatto ambientale per la presenza di uranio e amianto nella montagna, nonché membro del Comitato scienziate e scienziati contro la guerra.

Perché i Cs sono pericolosi?
Prima di tutto tra i composti c'è il cloruro, quindi ha le caratteristiche tipiche dei composti urticanti e rientra nella definizione di arma chimica. Contiene sostanze liquide, solide e gassose che producono lesioni di varia natura in via definitiva o temporanea, in più viene metabolizzato sotto forma di cianuro: se non è cancerogeno quello! Insomma è un'arma chimica a tutti gli effetti, anzi direi un'arma di distruzione di massa. Che ne sia permesso l'uso in tempo di pace è assurdo. Anche perché la convenzione internazionale sulle armi chimiche del '93, è stata ratificata dall'Italia nel '95, è in vigore dal '97 e dice che non si possono usare in tutte le guerre internazionali.

La polizia dice: dobbiamo tenere lontano la folla....
Ero in Val di Susa, tra le istituzioni, e mi sono beccato io stesso i Cs: ho la raucedine da quattro giorni. Bisogna che si sappia che il Cs è anche cancerogeno perché ha gli stessi effetti degli idrocarburi policiclici aromatici. Inoltre dentro i Cs c'è anche un anti-agglomerante a base di silicone, perché si nebulizzi quando viene sparato. Quindi si deposita al suolo e rimane attivo per giorni e in un ambiente polveroso, va in sospensione, per cui si continua a respirare il materiale anche a distanza di tempo. Insomma ci sono effetti immediati e ritardati.

A Genova, a parte dieci denunce con referti depositate in procura nel 2001, non si fecero altri studi. Come avete intenzione di procedere in Val di Susa?
Per sgomberare mille persone, domenica ne sono stati sparati almeno 500 e altrettanti prima. Considerando che ogni lacrimogeno crea una nuvola di 6 metri di diametro e che nel centro della nube la concentrazione è di 2.500 milligrammi a metro cubo - cinque volte al di sotto della concentrazione letale che crea un danno del 50% ai polmoni - è chiaro che se ne sparano troppi, si rischiano danni permanenti. Se colpiscono le cellule germinali, oltre che un tumore è possibile avere anche figli malformati. È lo stesso meccanismo dei materiali radioattivi. E fa male anche ai poliziotti. Domenica mica tutti gli agenti avevano le maschere anti-gas.

Insomma farete uno studio epidemiologico?
Sto costruendo un modello in base ai codici dell'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (Epa), per capire quanta sostanza cancerogena è stata inalata e i danni attesi. Questo della Val di Susa, a parte la guerra in Vietnam, mi pare il primo caso di esposizione prolungata su umani, visto che ci sono stati già due episodi in una settimana e su una popolazione ridotta. Per il medio termine, non sarebbe male che i medici locali raccogliessero i danni alle vie aeree.

Si è parlato anche di danni ai vigneti, soprattutto in occasione degli scontri della scorsa settimana...
Hanno sequestrato dei terreni nonostante l'opposizione dei proprietari. Hanno costruito una specie di Guantanamo, altro che cantiere! Ed è talmente militarizzato che è impossibile lavorarci. Poi abbiamo calcolato che se continua a permanere questa tensione, spenderanno solo per il mese di luglio 45 dei 650 milioni dell'Unione europea solo per tenere lì 800 poliziotti. Ma tornando ai Cs, è inaccettabile che venga permesso il lancio di un materiale conclamatamente cancerogeno. Che lancino peperoncino, non il Cs.

Nel 2001 fu presentata anche un'interrogazione in parlamento. Lo considera uno strumento utile?
Sì. Sulla base di denunce, si potrebbe fare un'interrogazione all'Istituto superiore della sanità e anche al parlamento. In sostanza ci devono spiegare come sfruttano una piega della legge: il fatto che non ci sia scritto esplicitamente che non potendolo usare in guerra non si può usare neppure in pace. È un po' come quando sono state bandite le bombe a grappolo.


(Alessandra Fava, 7.07.2011, Fonte: www.ilmanifesto.it)

COMMENTI:

Tao ha scritto:

Questo della Val di Susa, a parte la guerra in Vietnam, mi pare il primo caso di esposizione prolungata su umani.
Meditate, gente, meditate. Fa il paio con i fatti di Genova 2001, che Amnesty dichiara essere:
"La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale"


Fonte

Como viven los chivatones disidentes cubanos en Espana!

VEAN Y ESCUCHEN CÓMO SE QUEJAN “LOS DISIDENTES” CUBANOS, DE LAS VIVIENDAS Y COMIDA GRATUITAS QUE LES PROPORCIONA ZAPATERO

9 julio, 2011

venerdì 8 luglio 2011

¿La policía catalana aporreó también a Yoani Sánchez?

01 de Junio de 2011 - Basado en un texto de Ernesto Pérez Castillo en el blog “Cambios en Cuba”.

cubainformacion.tv

giovedì 7 luglio 2011

Video-shock NoTav: "lancia-lacrimogeni come pistole"

Chiomonte (Torino, Piemonte) - 4 Luglio 2011

Violenze della polizia durante la manifestazione di Domenica 3 Luglio in val di Susa".
Buona Visione!!!




Se il video sopra non si dovesse aprire, guardate quest'altro simile su Youreporter.it

PS. Attenzione! In questi giorni ho riscontrato su Youtube uno strano oscuramento di quasi tutti i video che fanno riferimento alle cariche della polizia in Val di Susa, non solo di quelli recenti ma anche risalenti al 2010. Non so se sia un problema solo del mio browser, dei server italiani che ospitano questi video di Youtube o altro...Certo è strano. Se anche a voi risulta questa cosa fatemelo sapere, per poi eventualmente far circolare la notizia. Non abbassiamo la guardia perchè, lo sappiamo, ormai sulla rete la censura è sempre in agguato...

L'ultimo trucco 'ad aziendam' di Berlusconi: il 'padrone' del paese corrompe la democrazia

Nelle pieghe della manovra una norma per proteggere la Fininvest del Cavaliere e sospendere il pagamento del risarcimento da 750 milioni di euro per il Lodo Mondadori. È la ventesima legge ad personam del premier.

di GIUSEPPE D'AVANZO

S. Berlusconi e C. De Benedetti
in una foto degli anni '80.
CHI SI ERA illuso che Berlusconi, avvilito dagli scandali e depresso per le bocciature elettorali, fosse ormai al capolinea, è servito. L'uomo sarà anche all'ultimo atto - arriva sempre e per tutti un ultimo atto - ma non ha alcuna voglia o possibilità di abbandonare la scena, come lascia intendere con mosse teatrali incoronando capo del suo partito una comparsa, un attor giovane, Angelino Alfano.
 

LE TAPPE DELLA VICENDA

La cruda verità è che Berlusconi non può abbandonare. Deve restare lì, al governo e al potere, al riparo di un macroscopico conflitto d'interessi per proteggere la sua roba e il suo destino.

L'Egoarca non ha altra preoccupazione che se stesso e non è una novità, ma ormai la consapevolezza di ventisette milioni di italiani che hanno cancellato nel voto referendario il "legittimo impedimento", di fatto dicendogli che non avrebbero più tollerato leggi personali. L'Egoarca non se ne dà per inteso. Si fece leader politico per venir fuori dai suoi guai finanziari. Era più o meno alla rovina nel 1994. Aveva debiti a medio-lungo termine per 2927 miliardi di lire e a breve per 1528 miliardi a fronte di un capitale netto di 1053 miliardi. Per non farla lunga, un fallito. Dopo diciassette anni e dopo il suo ennesimo fallimento - questa volta, politico  - stiamo ancora qui a parlare dei suoi soldi, delle sue utilità, di che cosa gli conviene, di che cosa non gli conviene.

Così mentre il governo chiede agli italiani - e agli italiani più deboli, i pensionati, i precari, i giovani - di versare lacrime e sangue per riequilibrare i conti dello Stato, Berlusconi si apparecchia il solito codicillo "ad personam" o "ad aziendam" che permetterà a lui - il Tycoon miliardario della Fininvest - di fare festa in tempi di stenti risparmiando di pagare un risarcimento di 750 milioni di euro.

I fatti sono noti e non può far velo a Repubblica prendere posizione anche se il beneficiario di quel risarcimento è l'editore di Repubblica. La ragione di questa serenità è che all'inizio di questa storia c'è un fatto provato, accertato, indiscutibile: la corruzione di un giudice. Quindi, un delitto, un reato. È un "dettaglio" che - per nulla misteriosamente - scompare sempre nelle ipocriti o servili ricostruzioni del caso.

Dunque, due imprenditori, due privati cittadini, Berlusconi e De Benedetti, hanno una contesa d'affari. In gioco è la proprietà della Mondadori. Finiscono in tribunale. Berlusconi si compra chi deve decidere della controversia, il giudice Metta. La corruzione della toga viene accertata al di là di ogni ragionevole dubbio in tre gradi di giudizio. La sentenza è definitiva e ha uno strascico: come risarcire chi si è visto privato di un bene con un crimine? Un altro giudice - un giudice civile, poi aggredito e degradato per vendetta dalla "macchina del fango" - decide che il prezzo giusto per il danno subito da De Benedetti è di 750 milioni di euro.

Berlusconi si appella. La decisione è attesa di qui a qualche giorno, ma l'Egoarca la teme. Se ne lagna, con pose da vittima, appena può. Al funerale del suo miglior amico. Al matrimonio della sua ministra. Tace di aver corrotto il giudice. "Vogliono colpirmi nel patrimonio" dice trascurando di aver colpito il patrimonio altrui. Lavora in silenzio. Non lascia trapelare un sospiro. Anche se qualche traccia rimane nel terreno.

Nei giorni scorsi, quando i manager della Fininvest presentano il bilancio della holding, svelano di non aver messo in conto nessun accantonamento, a copertura dell'eventuale risarcimento alla Cir. Sanno che "il Dottore" si sta muovendo per salvare se stesso e i conti del gioiello di famiglia. Nella bozza di manovra presentata nel pre-consiglio dei ministri il codicillo non c'è. Non c'è nella bozza consegnata ai ministri, giovedì scorso. Appare tra sabato e domenica - dunque quando materialmente il documento è ancora a Palazzo Chigi. Devono averla affatturata gli avvocati del premier. È proprio il tira e molla tra presidenza del Consiglio con i suoi legulei e il ministero del Tesoro con i suoi tecnici deve aver ritardato la trasmissione del documento al Quirinale.

A scrutinare oggi il decreto legge si scorge un metodo rituale: cambio un comma di una legge, neutralizzo la giustizia, incasso il vantaggio privato. In questo caso, si manipolano due commi del codice di procedura civile. Finora il giudice poteva sospendere le pronunce di condanna in attesa della sentenza di Appello o di Cassazione. Ora riformati il primo comma dell'articolo 283 e dell'articolo 373, il giudice deve obbligatoriamente in forza delle legge "ad personam", pensata per proteggere la Fininvest del Cavaliere, sospendere il pagamento del risarcimento.

Così l'Egoarca che nei prossimi giorni - la sentenza era prevista in settimana - avrebbe dovuto sborsare alla Cir di Carlo De Benedetti tra i 750 e i 500 milioni di euro può tenere la borsa chiusa e attendere tempi migliori per cancellare tutto, magari con un'altra legge, con un altro codicillo, con un colpo di mano che - altro che ultimo atto! - lo porti al Quirinale che poi magari dal Colle più alto è più facile ottenere obbedienza dei giudici e sentenze accomodate.

Ora a occhio nudo possiamo vedere quel che accade ancora una volta, per la ventesima volta (tante - venti - sono le leggi ad personam). Berlusconi pretende che il suo destino sia il destino dell'Italia. Con questa convinzione, si è impadronito della "cosa comune" e ne fa una "cosa propria". Impone leggi personali corrompendo la nostra democrazia. Per proteggere la democrazia dalla corruzione esiste la Costituzione. Per dirlo con le parole di Gustavo Zagrebelskj, la funzione della Costituzione "è precisamente di evitare che qualcuno, una parte soltanto, s'impadronisca della "cosa di tutti"". Come si è impadronito Berlusconi deformando a proprio vantaggio addirittura la manovra finanziaria per la quale saremo giudicati dai nostri creditori, dai Paesi con cui condividiamo l'euro, dai mercati.

Declinato così questo nuovo caso di corruzione della democrazia italiana, bisogna allora guardare al Quirinale. Giorgio Napolitano firmerà il decreto legge? Quali sono gli eventi che rendono quel codicillo (il giudice deve sospendere l'esecutività di una condanna di ammontare superiore a venti milioni di euro) "necessario e urgente" come prevede l'articolo 77 della Costituzione? È sufficiente il buon senso per rispondere. Non si avvista alcun fatto nuovo, se non la prossima soluzione di un singolo caso - la contesa Fininvest-Cir, Berlusconi-De Benedetti. Sarà per questo che la firma del decreto, come conferma la presidenza della Repubblica, non c'è stata ieri e non ci sarà oggi perché è ancora in corso un'"attenta e scrupolosa valutazione", formula che lascia trasparire tutte le perplessità di Napolitano.

Il Colle ferma così l'orologio per chiedere al governo, a Berlusconi, a Tremonti, un ripensamento. Questo più o meno il ragionamento: il governo ha inviato soltanto una bozza. Come ogni lavoro provvisorio e non definitivo, è ancora possibile emendarla e correggerla e il testo della manovra va corretto nella forzature privatistiche imposte dagli interessi di un Egoarca attento alla sua roba.

La finestra che ha aperto il capo dello Stato consentirà a molti di mostrare di quale pasta sono fatti e al Paese di apprezzarne responsabilità e senso dello Stato. Potrà Tremonti conservare intatta la credibilità di moralizzatore della finanza pubblica se non si spenderà a favore dei dubbi del Quirinale? E quali parole di sostegno alla "leale collaborazione" di Napolitano sentiremo invece da Angelino Alfano, indicato come il "cuoco della frittata" e l'ambizioso capo di un partito che si vuole "degli onesti"? Ancora poche ore e sapremo.
 

(05 luglio 2011 - Fonte:  Repubblica.it )

Lavapiés echa a la policía del barrio



Las redadas policiales basadas en rasgos étnicos y raciales son usuales en los barrios con alta concentración de población migrante, lo cual constituye una violación flagrante de los derechos humanos. Aunque el Gobierno niegue su existencia, la propia ONU, a través del Comité para la Discriminación Racial, ha exigido “erradicar” estas actuaciones a las autoridades españolas
 

Firma la petición de actuable

Manovra, Brunetta parla. Tremonti gli dà del cretino

Roma, Lazio - 7 Luglio 2011

Repubblica sfodera un video che non mancherà di suscitare pesanti polemiche. Mentre Brunetta parla, Tremonti dice: "questo è un tipico intervento suicida, è un cretino"


Ma dove siamo arrivati? Tremonti che da' del cretino a Brunetta, suo collega di partito? Il nostro ministro dell'Economia e delle Finanze poteva essere un pò diplomatico e dargli al più del mezzo cretino!



Il luogo è il ministero dell'Economia in via XX Settembre. Il titolare Giulio Tremonti presenta alla stampa la manovra economica appena firmata dal presidente della Repubblica. Al suo fianco, vari colleghi del governo. Tutti seduti allo stesso tavolo. Quando tocca al responsabile della Funzione pubblica, Renato Brunetta, illustrare i correttivi alla spesa del pubblico impiego, Tremonti sembra subito spazientirsi. E, rivolgendosi prima al ragionere generale dello Stato Mario Canzio, poi al capo di gabinetto del suo ministero Vincenzo Fortunato, quindi al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, commenta: "E' proprio un cretino", "questo è il tipico intervento suicida". Sussurri taglienti, con una nota di divertita perfidia. I suoi interlocutori non lo contraddicono. Anzi. Intanto allo stesso tavolo, a pochi centimetri di distanza, Brunetta continua a parlare. E, nel parlare dei provvedimenti per il taglio alle auto blu, cita proprio Tremonti. Che sbuffa e si prende la testa fra le mani. (Fonte: repubblica.it).

mercoledì 6 luglio 2011

In Val di Susa c'è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità






email di Claudio Guerra

Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l'associazione Materya, e il suo impegno per l'ambiente. In Val di Susa c'è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.

Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un'opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di messina. TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.
Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7.

Non mi dilungo sull'impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall'Enel perchè ricca di Uranio.. ma vi informo di questo:

i soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2 % (interessante eh.. ) ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l'ha messa?
Voi!! o se preferite lo Stato italiano! entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l'opera.
45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l'estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.
Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l'acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato?

A proposito.. non passeranno dalla Val di Susa le merci.. Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto.

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno..
Grazie del vostro tempo...e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail.


Per chi vuole saperne di più:  http://www.notav.eu

martedì 5 luglio 2011

Scontri in Val di Susa: la testimonianza di chi c'era

Luca Mercalli,
meteorologo della
nota trasmissione

di Fabio Fazio
'Che tempo che fa'.
La testimonianza a caldo di Luca Mercalli, volto noto della tv, presente il giorno degli scontri in Val di Susa. 

Sono appena rientrato dopo 6 ore di marcia a Chiomonte.
Incredibile, un serpente umano colorato e festante proveniente da tutta Italia percorreva i boschi verdeggianti della media Valsusa in una giornata calda e luminosissima.
La stima minima è di 50.000 persone, quella massima 100.000, fate voi... Statale del Monginevro bloccata e autostrada pure.

In queste ore ancora si sparano lacrimogeni un un teatro osceno per un paese civile nel museo archeologico del villaggio neolitico della Maddalena di Chiomonte, che la polizia ha usurpato come suo quartier generale. Lì, nel punto di contatto tra mani-festanti e poliziotti io non sono stato, e qualche ferito c'è, qualche sasso è volato, qualche episodio da deplorare può darsi che ci sia, ma aspettiamo a parlare quando avremo sentito i racconti e visto i video di chi era lì... Il 412 della polizia ha volato sopra di noi come fossimo stati in Afghanistan dalle 8 alle 18 almeno, e sono 100 euro al minuto... io non ci sto, è uno scenario surreale per aprire un cantiere.

Ciò che vi vorrei dire a caldo è:

1) già ora le prime pagine dei giornali titolano di guerriglia, di black block e altre amenità simili: si tratta di elementi del tutto marginali della giornata, ciò che conta, e che doveva essere oggetto dei titoli, è l'enormità della gente normale qui confluita, cittadini italiani ed europei, famiglie con bambini, pensionati, professionisti, docenti, medici, artigiani, studenti che da tutta italia (pullman da Pisa, Macerata, Udine, Bologna, Genova...) hanno affrontato levatacce e disagi, per venire a passare una domenica  di civile indignazione insieme a noi. Chapeau a tutti loro, che dimostrano come vi sia una presa di coscienza sempre più vasta del problema dei beni comuni e una voglia individuale di "contare" qualcosa sul piano delle scelte. Mi sembra che politica e giornalisti siano terribilmente indietro, impegnati a proteggere i loro privilegi o tremebondi a sperare che il loro servilismo porti una promozione sulla scala sociale. Ma la gente sta correndo più veloce di loro. Ho parlato con centinaia di persone e ne ho tratto una grande impressione di competenza, di coraggio, di onestà, di passione. Altro che black-block!

2) tutti hanno ben chiaro, per vivere ogni giorno sulla propria pelle altre simili usurpazioni sui loro territori, che le priorità per il paese sono altre, che nessuno vuole questi monumenti faraonici ma desidera interventi semplici, evidenti e efficaci sulla quotidianità. Tutti hanno ben chiaro che i tempi stanno cambiando in fretta. Nelle ore di marcia sotto il sole, i discorsi che sentivo fare erano dei rapporti dell'Asia con il mondo occidentale, della crisi delle risorse, dell'opposizione economia capitalistica-benessere, dell'impossibiltà della crescita continua, della crisi petrolifera... insomma, un campione interessante di pubbliche riflessioni sul presente e sul futuro.

3) speriamo che ognuno di loro stasera su facebook dica: "c'ero anch'io e vi spiego quali menzogne i giornali e la tv diffondono su di noi e su questa faccenda".


4) per XXXX ( fautore sulla lista dei trasporti ferroviari sempre e comunque): non mi hai risposto sull'effetto delle condizioni al contorno in assetto di peack-oil sull'economia in generale. Continui a dirmi che in quel mondo futuro le relazioni di prossimità Italia-Francia si stringeranno e avremo dunque bisogno di più portata ai valichi: non venirlo a dire a me che sono mezzo francese, nè alla Valsusa che da due millenni condivide questa permeabilità commerciale e culturale. Considera che fino al 12 luglio 1980 non c'era il traforo autostradale, quindi sulla ferrovia attuale passavano tutte le merci e i passeggeri per la Francia, inclusa la navetta per le automobili Bardonecchia-Modane. Vuoi dirmi che nel 1980 eravamo all'età della pietra? La ferrovia attuale bastava allora, basterebbe a maggior ragione in un mondo postpicco.
Sono uno strenuo difensore del treno come te, ma in questo caso non ti seguo...
Aggiungo che un'opera di questo genere avrebbe un overhead di sistema enorme rispetto a opere più semplici e resilienti.

In un'epoca postpicco, l'imponente infrastruttura tecnologica ed energetica necessaria a garantire la sicurezza di un tunnel di 54 km con temperature interne di oltre 50 C, collasserebbe dopo pochi mesi, anche solo per via dei costi.
Ricordati di Rutilio Namaziano... le mitiche strade di Roma, poco dopo la caduta dell'impero erano impraticabili per mancanza di manutenzione e si preferiva il periglioso viaggio via mare da Roma alla Liguria piuttosto che affrontare il fango dei tratturi maremmani...

5) finanziamento europeo: per ora, a inizio cantiere, si parla di sbloccare 671 milioni di euro, pari a circa il 4,5% del valore del progetto (calcolato dell'ordine dei 15 Geuro, anche qui non ci sono mai numeri trasparenti. In caso di realizzazione successiva, si parla di ulteriore finanziamento EU del 30% della sola tratta internazionale, che escluderebbe quindi i circa 2 Geuro della tratta di adduzione Torino-Chiomonte, interamente a carico italiano. Sono dati vaghi perchè è quel poco che si riesce a leggere sui giornali locali.
Anche questo fatto dovrebbe indignare tutti: non c'è uno straccio di rapporto ufficiale che faccia chiarezza verso i cittadini. I promotori, che i dati immagino li avranno, con fior di tecnici pagati per far solo quello, tacciono, lasciando tutti noi a baloccarci con stime e supposizioni. Anche questo è strano: se avessero dati seri, certi e inoppugnabili a sostegno dell'opera, non pensate che avrebbero già convocato una conferenza stampa internazionale, spazzando via ogni nostra chiacchiera? Invece stanno nascosti nelle gallerie, lasciando che la gente si arrabbi, che i politici sfornino la loro retorica, che i pochi come noi che tentano di ragionare si spacchino la testa su dati faticosamente estratti qua e là...

6) la stretta alleanza politica bipartisan che mostra un tenacissimo blocco favorevole all'opera, è un altro elemento di sospetto. In genere il politico, massimamente quello italico, quando trova un muro invalicabile nei propri affari, lo aggira, scantona, sceglie altri obiettivi più facili, ma non si mette contro una marea montante di rabbia popolare che sta diventando un elemento incognito estremamente instabile. Qui invece sono passati vent'anni di proteste e continuano tutti imperterriti ad andare in rotta di collisione contro il massiccio d'Ambin. Butto lì, non è che devono aver fatto tante e tali facili promesse sulla divisione di questa appetitosa torta, che ora qualcuno ha la canna di fucile puntata dietro la schiena se non le mantiene e non paga pegno?

Ciao a tutti dalla Valsusa, qui comunque è una serata ancora molto calda... speriamo che serva a qualcosa.

Fonte

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