martedì 23 aprile 2013

Se combattere la disuguaglianza fa girare l’economia

Emanuele Ferragina, Università di Oxford

di Alberto Mucci

Il libro di Ferragina, italiano a Oxford. Pensioni sproporzionate e niente aiuti ai giovani: così l’Italia coltiva la disuguaglianza.

Londra. Trent’anni, nato a Catanzaro e adesso vive a Oxford. Emanuele Ferragina è lecturer presso l’Oxford Institute of Social Policy (Oisp) dove si occupa di politiche sociali, capitale sociale e disuguaglianza. Assieme ad un gruppo di giovani ricercatori italiani due anni fa ha fondato il centro studi Fonderia Oxford che si occupa di proporre politiche per l'Italia. Il 13 marzo scorso ha pubblicato per Rizzoli-BUR Chi Troppo Chi Niente. Nel libro Farragina sostiene che ridurre le disuguaglianze di opportunità e condizione non dovrebbe essere fatto per ragioni ideologiche, ma piuttosto per rendere il sistema Italia più efficiente e produttivo. Sotto un grafico elaborato dall’autore (sulla base dei dati forniti dalla Banca d’Italia) che mostra, come si sia spostata la distribuzione della ricchezza tra varie categorie sociali nel periodo che va dal 1987 al 2008. Un dato che pur con tutte le cautele dovute al peso dell’economia sommersa e l'incidenza del lavoro autonomo conferma un trend ormai consolidato in tutto il mondo occidentale.

Prima di cominciare un tour in Italia per la presentazione del libro ha trovato il tempo di un’intervista con Linkiesta.

In Chi Troppo Chi Niente scrivi che “il welfare state italiano non solo alimenta le disuguaglianze, ma ripartisce anche la spesa in modo inefficiente”. Puoi spiegare più nel dettaglio come si è arrivati a una situazione così paradossale?
Parto dal caso più eclatante: le pensioni. In termini di percentuale di Pil, la spesa sociale italiana con il suo 24,86 per cento è nella media europea. Il problema però è che di questa percentuale lo stato utilizza il 57 per cento (circa il 14 per cento del Pil) per le pensioni. Una cifra enorme e ben al di sopra della media europea. Bisogna anche evidenziare che la spesa previdenziale è una spesa passiva, poco rilevante per la crescita. I giovani, invece, la forza potenzialmente più produttiva del paese e con il maggior capitale umano non-sfruttato, sono lasciati alla deriva, con pochissima assistenza e scarsi incentivi. La Finlandia pur avendo una spesa sociale praticamente uguale a quella Italia (in rapporto al Pil) impegna solamente il 9 per cento del Pil per garantire le pensioni. La differenza di punti percentuali esistente tra il paese scandinavo e l'Italia va a sostenere categorie completamente trascurate nel nostro paese: le donne in cerca d'occupazione, i giovani come appena detto, le coppie appena sposate, i disabili. E non solo. In Italia diversamente da molti altri paesi Europei non esiste né un sussidio universale di disoccupazione né tantomeno un reddito minimo garantito. Certamente ci sono misure che sostengono chi perde un lavoro, come la cassa integrazione, ma queste forme di protezione oltre ad essere totalmente passive e non supportare il rientro dei disoccupati sul mercato del lavoro non tutelano gli oltre 3 milioni di lavoratori precari. Una delle categorie più deboli e demunite nel nostro paese.

A parte la Grecia, in Europa siamo gli unici a non avere il reddito minimo garantito. Ha in mente una manovra per coprire i costi per implementarlo?
Sì. Parto di nuovo dalle pensioni. Ogni anno l’Italia spende 240 miliardi di euro in previdenza per gli anziani. Una cifra enorme. Per garantire insieme un sussidio di disoccupazione e un reddito minimo garantito ne servirebbero meno di 20, un dodicesimo. Più nel dettaglio. Ampliando le misure che assicurano il reddito minimo garantito (intorno ai 400 euro mensili) già presenti in alcune regioni come Toscana e Emilia, il costo totale sarebbe di circa 7 miliardi di euro. Per quanto riguarda invece il sussidio di disoccupazione il costo sarebbe intorno ai 10 miliardi di euro. Cifre non impossibili da trovare. Un metodo di finanziamento è la riduzione delle pensioni più generose. Ci sono circa 2,2 milioni di pensionati che ricevono una media di 2.909 euro al mese. Allora è importante ricordare che per tutti coloro i quali hanno iniziato a lavorare prima del 1978 il sistema pensionistico era retributivo e il lavoratore riceveva tra l’80 e il 100 percento del suo ultimo stipendio. Il problema è che questi pensionati non hanno contribuito a sufficienza per coprire le pensioni che ricevono oggi: in media solo il 50 per cento. Il risultato? Le loro pensioni sono d’oro, quelle dei giovani da fame. Una diseguaglianza enorme che va affrontata. Ed è quello  uno dei privilegi che bisogna andare a colpire per pagare almeno in parte i sussidi di disoccupazione e il reddito minimo.


















In quali altri modi si potrebbe facilitare la diminuzione della crescente diseguaglianza?
Un secondo nodo da affrontare è quello dell’attuale modello di tassazione. Bisogna spostare con decisione parte della tassazione dal reddito al patrimonio. Un paese di tendenza liberale come il Regno Unito tassa con più forza dell’Italia il patrimonio. Il risultato è che il patrimonio dei dieci italiani più ricchi è uguale a quello dei 3 milioni di italiani più poveri. Non si può andare avanti così. A parte Stati Uniti, Portogallo, Messico e Grecia siamo i peggiori nella classifica dei paesi OCSE per il livello di diseguaglianza economica. C’è poi il problema dell’evasione fiscale e a quello c’è solo una soluzione: combatterla con più convinzione.

Nel libro leghi l’idea di uguaglianza con quella di efficienza. Può spiegare il concetto più nel dettaglio.
Basta pensare ai 28 ordini professionali in Italia: vanno riformati. Gli ordini sono nati per difendere il consumatore in mercati caratterizzati da asimmetria di informazione. Questi sono quelli in cui il cittadino non ha le competenze per giudicare la qualità e il prezzo di un servizio specialistico, come per esempio una consulenza legale o una visita medica. L’ordine fa quindi da garante. Questo è giusto perché in teoria protegge il consumatore. Quello che non va sono tutte le barriere all'entrata che fanno dell’ordine una categoria statica che crea rendite di posizione inaccettabili per alcuni suoi membri. Ti faccio un esempio: se un giovane avvocato vuole costruirsi un portafoglio clienti non può decidere di avere tariffe più basse di quelle stabilite dell’ordine. Questa è una perdita sia per il giovane avvocato sia per il consumatore che spenderebbe di meno. C’è inoltre il grande problema dei “cervelli” che se ne vanno. Tra le tante ragioni che li portano a emigrare c’è anche quella di non voler sottostare alle regole troppo restrittive di alcuni ordini. Se un ragazzo o una ragazza non è fortunato/a abbastanza da avere un genitore che lo puo’ aiutare (perché già inserito nella professione) è molto piu’ difficile che riesca ad accedere a un ordine.

Perché il mondo della politica secondo lei ha smesso di parlare di uguaglianza?
Questa è una domanda complicata. Ci sono diversi motivi. A livello generale con la fine della guerra fredda e l'avvento della globalizzazione, tutti i partiti di ispirazione social-democratica in Europa hanno cominciato ad inseguire i partiti conservatori spostandosi sempre di più verso il centro. Basta pensare al Labour inglese o alla Spd tedesca negli anni novanta e nel duemila. Si è anche venuto a creare un sentimento di impotenza che porta molti a pensare che nel presente momento economico non ci sia nulla da fare per garantire i più deboli. E invece non è assolutamente così: le cose si possono cambiare. Si devono cambiare. Bisogna iniziare a parlare di uguaglianza in un modo un po’ piu’ preciso, ripartendo da quelle categorie che non votano più il partito democratico: disoccupati, lavoratori atipici e famiglie a basso reddito.


Fonte

lunedì 22 aprile 2013

LA PROPAGANDA MASSMEDIATICA BERLUSCONIANA (SULLA SCIA DI GOEBBELS!)


Pena il licenziamento, i dipendenti delle aziende, organi di stampa e televisioni controllate dalla famiglia Berlusconi sono tenuti ai seguenti obblighi:

1. Mostrare ristoranti e supermercati sempre pieni e che buona parte degli italiani va ancora in vacanza.
2. Alla vigilia di festività nazionali i meteo devono sempre prevedere bel tempo.
3. Mostrare Bersani come un fallito, un comunista e un tonto.
4. Berlusconi è bello, intelligente giovane e in gamba e quindi vanno messe in onda inquadrature di lui sempre sorridente e vincente. Anche le sue aziende sono sempre in attivo.
5. Se si parla o scrive di Grillo e del suo movimento parlarne o scriverne sempre male, mettendone in evidenza solo gli aspetti negativi. Ad esempio, mostrare il M5S come un gruppuscolo di esagitati guidati da uno squilibrato populista e antidemocratico.  
6. Pubblicare foto di Grillo sempre con espressioni del viso brutte e mostruose.
7. Invitare alle trasmissioni televisive d'argomento politico o ai talk show sempre qualcuno che parli male di Grillo e del M5S.
8. Libertà di informazione significa dar sempre ragione a quei giornalisti che aggrediscono Grillo per strada, sostenendo poi che lui si sottrae al confronto.
9. Parlare il meno possibile di Casaleggio e se lo si fa metterne in evidenza gli aspetti ambigui, come una sua ipotetica appartenenza alla massoneria.
10. Parlare il meno possibile di problemi occupazionali e disoccupazione, sostenendo che quest'ultima permane entro parametri di media europea.
11. Non occuparsi dei problemi degli stranieri immigrati.
12. Non riferire notizie riguardanti eventuali minacce a giudici che si occupano dei processi di Berlusconi.
13. Non parlare mai dell'attuale fallimento economico del paese.
14. l comunisti non esistono più o quei pochi rimasti sono isolati e in via di estinzione.
15. Non dare notizie o comunque parlare sempre male di quei paesi stranieri che hanno abbracciato sistemi politici di tipo socialista-comunista.

lunedì 15 aprile 2013

VOTO ELETTRONICO IN VENEZUELA


Un sistema semplice e veloce in 5 fasi.

Per prima cosa va detto che si vota un giorno solo, la domenica, il che significa un risparmio di soldi pubblici non indifferente.
Poi, grazie al sistema elettronico computerizzato, gli scrutini vengono espletati in tempi brevissimi, direi quasi in tempo reale, salvo eventuali conteggi manuali di controllo delle ricevute cartacee in caso di contestazioni.

In poche parole, funziona così:

1) l'elettore si identifica mediante la scansione dell'impronta del pollice;
2) se necessario, uno scrutinatore spiega brevemente all'elettore la modalità di voto, dopodichè attiva la macchina premendo un pulsante;
3) l'elettore, in contesto di riservatezza, sceglie il proprio candidato semplicemente premendo su apposito touch-screen il viso del candidato prescelto. Subito dopo la macchina rilascia una ricevuta di voto;
4) l'elettore inserisce la sua ricevuta di voto in un'urna;
5) l'elettore intinge l'estremità del mignolo in una boccetta d'inchiostro persistente, comprovando l'avvenuto voto.

martedì 9 aprile 2013

D'ACCORDO A NON APPOGGIARE QUESTO PERVERSO MODELLO DI DEMOCRAZIA PARTITOCRATICA!


Ma il nostro Parlamento conta ancora qualcosa o no? Siamo ancora una democrazia parlamentare o i partiti si mettono d'accordo su tutto a priori? Il M5S giustamente rifiuta con fermezza questa pessima prassi che si è consolidata nel corso dei governi Berlusconi.
Perche' in Parlamento non si comincia invece a lavorare, mettendo subito ai voti le proposte di cambiamento che sono sul tavolo e che il paese si aspetta? Perchè si continua a perdere tempo? Mentre la povera gente si suicida, loro, PD e PDL in primis, sembrano concentrarsi sulla solita spartizione di poltrone, dalla candidatura del prossimo sindaco di Roma a quella del prossimo Capo dello Stato. E come volevasi dimostrare, già si prospetta una possibile alleanza PD-PDL...Perchè non si comincia invece a discutere in Parlamento sulle possibili soluzioni, creative, alternative, per far uscire il paese da questa immane crisi? Perchè da noi la politica si deve sempre ridurre a lotta di potere? E questi dovrebbero farsi interpreti del cambiamento? Non lo faranno mai, l'unica cosa che conta per loro è il potere, non lo avete ancora capito?

Sappiamo tutti che il paese è fallito e che le risorse sono poche, ma ci sono tante cose che si possono fare subito e a costo zero, il M5S lo ripete da tempo. Si cominci subito a dare alcune risposte concrete agli italiani...La situazione è d'emergenza, smettete quindi di beccarvi inutilmente in tv e votate affinchè si sblocchi la situazione, si voti per mettere da parte per un attimo quella regola della Costituzione che ha creato questo stallo. Un po' di creatività, che diamine! Certo, se il PD avesse appoggiato un Governo a 5 stelle le cose sarebbero cambiate piu' in fretta: Grillo infatti sembra essere l'unico ad avere una visione chiara di cambiamento, consapevole che col debito pubblico che abbiamo ci aspetta un decennio di sacrifici ma che allo stesso tempo ci sono cose chiamate condivisione delle risorse pubbliche, miglioramento dell'ambiente, solidarietà che possono farci attraversare questo guado col sorriso invece di suicidarci, evitando allo stesso tempo di cadere nell'abisso del fascismo o ancor peggio della guerra civile.

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