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sabato 9 marzo 2013

Escritor que exponìa como autoatentado la caida de las torres gemelas es encontrado muerto junto con toda su familia


Phillip Marshall, escritor, investigador y ex piloto de la CIA, fue encontrado muerto el 2 de febrero del 2013, junto a su mujer e hijos, incluso el perro de la familia fue asesinado. Para las autoridades este asunto no es más que un suicidio, pero según los que conocían a Phillip, éste vivía con temor desde que publicó su libro: “El Bamboozle grande: 9/11 y la Guerra contra el Terror”, en el cual culpa al gobierno de los Estado Unidos de los atentados.

Phillip escribió en el libro que la administración Bush, con la cooperación de la inteligencia Saudí, eran los responsables de los ataques terroristas de la falsa bandera del 11 de Septiembre de 2001 a las Torres Gemelas. De acuerdo con Santa Barbara View , durante el proceso de edición y pre-comercialización del libro de Marshall, expresó algún grado de paranoia, porque en la obra de no ficción acusaba al presidente George W. Bush de estar en connivencia con los servicios de inteligencia de Arabia Saudita en la formación de los secuestradores que murieron en los aviones usados en los ataques.

FRAGMENTOS DEL LIBRO

“La verdadera razón de que el ataque fuera un éxito se debe a un militar en stand-down y una operación coordinada de formación que prepara a los secuestradores para volar grandes aviones comerciales. Tenemos docenas de documentos del FBI para probar que este entrenamiento de vuelo se llevó a cabo en California, Florida y Arizona en los 18 meses previos al ataque”

“Después de un exhaustivo estudio de 10 años de este ataque letal que utiliza aviones Boeing llenos de pasajeros y miembros de la tripulación de compañeros como los misiles guiados, estoy 100 por ciento convencido de que un equipo encubierto de agentes de inteligencia sauditas era la fuente de los recursos logísticos, financieros y tácticos que la formación dirigida vuelo esencial para los secuestradores 9/11 para 18 meses antes del ataque “, escribió Marshall. “Esta conclusión se determinó hace seis años y todas las pruebas posteriores han hecho más que confirmar esta conclusión.”

“El 1 de marzo, dos ex senadores estadounidenses, quienes encabezados separados 9.11 investigaciones federales, también planteó la posibilidad de la participación de Arabia Saudita en los atentados en los que murieron 3.000 personas y estimulado la guerra mundial contra el terrorismo. En declaraciones juradas que parece probable que reavivará el debate, el ex senadores Bob Graham y Bob Kerrey, que vio top-secret información sobre las actividades de los saudíes, dijeron que creen que el gobierno saudí desempeñó un papel directo en los atentados terroristas”

“Estoy convencido de que había una línea directa entre al menos algunos de los terroristas que llevaron a cabo los ataques del 11 y el gobierno de Arabia Saudita “, el ex senador Bob Graham dijo en una declaración jurada presentada como parte de una demanda presentada contra el Gobierno saudí y decenas de instituciones en el país por las familias de 9/11 víctimas, entre otros. Graham encabezó una investigación conjunta del Congreso 2002 sobre los ataques y ha afirmado que estaba amordazado en silencio acerca de los hallazgos de su comisión en 2002 por el ex vicepresidente Dick Cheney y otros altos miembros de la comunidad de inteligencia de Bush”

LO MÁS SEGURO ES QUE ESTA MUERTE, JUNTO CON LA DE TODA SU FAMILIA SEA SOLO UNA COINCIDENCIA…


Fuente: http://www.gamba.cl/?p=37363

domenica 25 novembre 2012

Stati Uniti: I cittadini di 50 Stati chiedono la secessione da Washington


di LUCA FUSARI

A pochi giorni dalla nottata elettorale presidenziale 2012 che ha visto la rielezione di Barack Obama per altri 4 anni alla Casa Bianca, gli Stati dell’Unione sono in fibrillazione, una fibrillazione spontanea al momento ancora covata sotto le ceneri, che però da almeno 150 anni non si registrava sul suolo americano.

Sabato 10 Novembre 2012, i cittadini di 15 Stati (Louisiana, Texas, Montana, North Dakota, Indiana,Mississippi, Kentucky, North Carolina, Alabama, Florida, Georgia, New Jersey, Colorado, Oregon e New York),  hanno depositato le petizioni da consegnare all’amministrazione Obama per chiedere il ritiro pacifico dei loro Stati dall’Unione al fine di darsi un loro indipendente assetto di governo.

Come spiega il sito Examiner, affinché le petizioni siano prese in considerazione dall’amministrazione Obama come richiesta, la legge statunitense prevede che ad un mese dalla data di presentazione della petizione, queste abbiano raccolto 25.000 firme; una petizione non è ricercabile sul sito della Casa Bianca fino a quando non sono state raccolte almeno 150 firme dai promotori.

Alabama, Florida, Tennessee, Georgia, Louisiana e il Texas hanno raccolto le 25mila firme necessarie, ergo Obama dovrà affrontare e dar risposta alla richiesta di secessione ufficialmente sollevata dai promotori. A seguito del clamore sollevato anche sui massmedia americani dall’iniziativa popolare dei primi 15 Stati iniziali, se ne sono aggiunti altri 35:  Arizona, Arkansas, California, Illinois, Michigan, Missouri (1,2),  South Carolina, Tennessee, Virginia, Wisconsin, Ohio, Kansas, West Virginia, Nebraska, Utah, Alaska, Pennsylvania, Wyoming, Oklahoma, Nevada, Delaware, New Hampshire, Idaho, Rhode Island, South Dakota, Massachussets, Vermont, Stato di Washington New Mexico, Minnesota, Maine, Connecticut, Maryland, Iowa, Hawaii.

La geografia dell’area potenzialmente secessionista non si limita alla sola area della storica Confederazione degli Stati Americani di Jefferson Davis e del generale Robert Edward Lee, benché anche la dinamica degli eventi  parrebbe rievocare a parti opposte quanto accadde prima dello scoppio della Guerra Civile americana (1861-1865), con tanto di reincarnazione di Lincoln e non solo in celluloide.

In molti potrebbero bollare e ridurre tale iniziativa come la reazione “stravagante e folkloristica” di sparuti gruppi di individui, a torto facilmente accusabili a priori di essere “xenofobi e razzisti”, i quali da bastian contrari di fronte all’esaltazione collettivista massmediatica promossa dalla riconferma del comandante in capo nello Studio Ovale, minacciano addirittura la secessione. In realtà, tali petizioni non sono il parto di un manipolo di razzisti suprematisti bianchi del Ku Klux Klan. Se la data di presentazione post-elettorale delle petizioni appare non casuale (utile forse per attirare umoralmente gli scontenti alla loro firma), è anche vero che i recenti dati delle presidenziali non sono in sé direttamente una prova di un legame automatico tra la volontà secessionista dei firmatari, la loro connotazione politica e quella dell’intero Stato di appartenenza. Obama ha vinto in Colorado ed Oregon, così pure nello Stato di New York, nel New Jersey e in California, che non sono Stati del Sud né certamente tacciabili come pregiudizialmente razzisti per la loro storia passata;  le successive richieste di secessione da altri Stati dell’Unione dimostra come il fenomeno non si limiti al Dixieland.

I primi a chiedere lo scioglimento del proprio vincolo con gli Stati Uniti  sono stati i cittadini della Louisiana, citando la Dichiarazione d’Indipendenza affermante che è diritto del popolo sciogliere e formare un nuovo governo, quando quello vigente non rispetta il consenso dei governati: «Quando nel corso degli eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto ad un altro ed assumere tra le potenze della terra, il separato ed uguale statuto a cui le Leggi della Natura e di Natura Dio gli danno diritto, è conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione».

La petizione dell’Oregon,  afferma che lo Stato vuole restare un alleato degli Stati Uniti e possibilmente votare per rientrare nell’Unione solo una volta che «i cittadini dell’Oregon percepiranno il governo federale come non più imponente, ovvero un governo tirannico che non ha interesse per il futuro dei bambini dell’Oregon».

Leggendo la petizione ad esempio del Texas (Stato da sempre propenso a staccarsi dall’Unione, come non nascose in tempi recenti il suo attuale Governatore, il Repubblicano Rick Perry) si dichiara che: «Gli Stati Uniti continuano a soffrire le difficoltà economiche derivanti dalla negligenza del governo federale di riformare la spesa interna ed estera. I cittadini degli Stati Uniti soffrono di abusi evidenti dei loro diritti, come il NDAA, il TSA… Dal momento che lo Stato del Texas mantiene un bilancio in pareggio ed è la 15° più grande economia del mondo, è praticamente possibile per il Texas ritirarsi dall’Unione proteggendo i suoi standard di vita e i suoi cittadini, ri-proteggendo i loro diritti e le loro libertà in conformità con le idee originali e le credenze dei nostri Padri fondatori che non sono più il riferimento del governo federale».

Ma quali sono le idee originali e le credenze dei Padri fondatori a cui si riferisce la petizione? Non certo il ripristino della schiavitù, ma semmai il ripristino delle idee di Thomas Jefferson di decentramento federale dei poteri ai singoli Stati e ai loro cittadini, attraverso referendum locali e un più ravvicinato controllo sull’apparato statale, instaurando un governo minimo costituzionale, rispettoso dei diritti naturali di vita, scelta e proprietà dei suoi abitanti; tutto ciò che oggi è percepito assente a causa del dirigismo economico centralista imposto da Washington D.C sotto varie presidenze sia repubblicane che democratiche.

Obama con i salvataggi bancario-finanziari a Wall Street e all’industria dell’auto, e con il programma di assicurazione sanitaria obbligatoria (Obamacare) ha imposto a dispetto del X° emendamento della Costituzione (affermante che:  «i poteri non demandati dalla Costituzione agli Stati Uniti, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati, o al popolo») scelte autocratiche a livello federale ai singoli Stati dell’Unione e ai loro residenti. Scelte che possono definirsi liberticide in nome della sicurezza nazionale, dell’uguaglianza e della lotta al terrorismo sulla scia di George W. Bush come ricordato nella petizione texana.

La sua larga riconferma alle urne non deve ingannare, a differenza di quanto narra la propaganda sinistrata dei massmedia tra le due sponde dell’Atlantico, gli americani che non sono persuasi del suo operato restano la maggioranza della popolazione, al di là della sconfitta subita da Romney (un candidato poco convincente, il quale non ha fatto il pieno di voti neppure nel suo stesso partito tra i Tea Party, i fiscal conservative e i libertari).

http://cache.gawker.com/assets/images/gawker/2008/11/obama-abe.jpgGli Usa dopo le recenti elezioni si confermano un Paese al suo interno profondamente diviso sul piano delle idee e delle proposte da adoperare per uscire dalla crisi: libero mercato e concorrenza tra Stati dell’Unione o pianificazione omologante ad opera del governo federale? Tali divisioni emergono a maggior ragione con la sconfitta dei Repubblicani, i quali hanno perso gran parte della loro capacità di attrazione e dirottamente delle istanze del Profondo Sud e della classe media statunitense all’interno di schemi consolidati di sistema a fronte di un Partito Democratico che è divenuto negli ultimi cent’anni un partito geograficamente nordista dedito a quel “sistema americano” di Big Government e consociativismo con lobbies della finanza e dell’industria, avversato nel XIX secolo proprio dai sudisti Democratici oppositori di Lincoln in quanto corporativista e non sostenibile senza tasse e protezionismo.

Gli elettori stanno capendo prima di altri che l’attuale sistema statunitense è uno status quo privo di prospettive reali di cambiamento in meglio, esso tende semmai solo a peggiorare producendo più tasse, più spesa pubblica clientelare e meno libertà economiche individuali.

Gli Usa hanno una disoccupazione ufficiale a poco meno dell’8% (ma in realtà usando i parametri degli anni ’80 è al 22%), un dollaro svalutatosi del proprio potere d’acquisto del 95% in un secolo e un debito federale di 16 miliardi di dollari insostenibile e a rischio futuro downgrade da parte delle agenzie di rating. Se entro il prossimo 31 Dicembre Repubblicani e Democratici non si metteranno d’accordo sul fiscal cliff, scatteranno tagli automatici alla spesa e aumenti feroci delle tasse, oltre alle nuove tasse preannunciate dal presidente (Carbon Tax), a cui potrebbe far seguito il mancato rinnovo del Tax Relief Act (l’estensione, per due anni, dei tagli fiscali voluti, a suo tempo, dall’amministrazione di George W. Bush) per ripianare i buchi di bilancio. Il  Budget Control Act (voluto dai Repubblicani all’indomani della loro vittoria al Congresso, che impone una serie di tagli alla spesa pubblica delle agenzie governative, predisposte per scattare automaticamente nel caso il debito superi un tetto predefinito) potrebbe anch’esso saltare a causa del keynesismo bipartisan post-elettorale rendendo vana la stretta fiscale imposta ai contribuenti, con un calo del PIL dal -1/-2,5% nel 2013 che affosserebbe ulteriormente l’economia a stelle e strisce.

Benché siano assai poche al momento le possibilità che tutte le petizioni abbiano un immediato successo sia in termini di numeri raccolti a norma di legge che quale suo seguito (non solo consensuale), non è detto che in un prossimo futuro non possano acquisire a livello politico (nelle legislature nei singoli Stati) e sui social network, una loro rilevante popolarità ed influenza generando movimenti grassroot mainstream di protesta secessionista ed indipendentista dall’Unione così come venutisi a realizzare negli ultimi anni con i Tea Party ed Occupy Wall Street.

In ogni caso le firme fin qui raccolte vanno lette come un interessante segnale, un termometro sociale già da tempo oggetto di discussione in sede storiografica e in curiose analisi sociologiche, che il governo federale e l’establishment dei due principali partiti farebbe bene a non sottovalutare, la secessione quale opzione di libertà estrema senza compromessi è ancora oggi valida e viva nelle menti, nei cuori e nei portafogli di molti americani.


Fonte

mercoledì 31 ottobre 2012

Nueva York y Nueva Jersey, inundadas por la supertormenta Sandy (VIDEO AÉREO)

La supertormenta Sandy, que azotó la costa este de EE.UU. afectando a ocho estados y está avanzando hacia Canadá, se ha cobrado al menos 48 vidas, según informa AP.
Unas 18 muertes del total de 48 se produjeron en la ciudad de Nueva York, según comunicó el alcalde, Michael Bloomberg.
Asimismo el huracán ha causado grandes daños materiales. La elevación del nivel de las aguas en Nueva York batió récords en la zona, subiendo hasta cuatro metros.
Acompañado con inundaciones y lluvias, el fenómeno meteorológico perjudicó el sistema eléctrico, dejando sin luz a 8 millones de hogares.


venerdì 31 agosto 2012

'Isaac' deja tres muertos y miles de evacuados en dos estados de EE.UU.

El huracán 'Isaac', que sigue azotando el sur de EE.UU., se cobró la vida de 3 personas, una en Misisipi y otras dos en Luisiana. En ambos estados la gente se quedó sin luz y tuvieron que ser evacuadas unas 50.000 personas.

En Misisipi una persona falleció cuando cayó un árbol sobre su automóvil. En Luisiana se han registrado dos víctimas mortales. Un hombre murió en Vermillon al caer desde un árbol al que se había subido para ayudar a otra persona. Otro falleció en un incendio en la ciudad de Gretna. Debido a los fuertes vientos, los bomberos no pudieron actuar de inmediato.


EEUU: Militares preparaban un golpe y el asesinato de Obama


Cuatro militares de EEUU fueron acusados de preparar un golpe de Estado y el asesinato del presidente Barack Obama, comunicó anoche la edición Detroit Free Press.

Según la fiscalía, los conspiradores gastaron US$87.000 en armas y explosivos y planeaban tomar varias instalaciones estratégicas y después matar al presidente del país.

Los acusados se autodenominaban “Forever Enduring Always Ready” (“siempre resistiendo, siempre listos”), lo que forma la sigla “FEAR” (“temor” en inglés).Uno, el soldado Michael Burnett, se declaró culpable de cargos de homicidio involuntario y de pandillas en los homicidios del ex soldado Michael Roark y su novia, de 17 años de edad, Tiffany York.

Burnett dijo que Roark, que acababa de salir del ejército, sabía de los planes del grupo de la milicia y fue asesinado porque era “un cabo suelto.”

La Fiscal Isabel Pauley afirmó que el grupo compró 87.000 dólares en armas y materiales de fabricación de bombas y conspiró para tomar el control de Fort Stewart, los objetivos con bombas en Savannah y el estado de Washington, así como asesinar al presidente.

De acuerdo con la AP, aunque las autoridades no saben cuántos miembros hay en el grupo,  lo acusan de planear algunos ambiciosos planes terroristas domésticos.

El grupo de milicianos tenía grandes planes. Planeaba apoderarse de Fort Stewart y de su punto de control de munición, y habló de bombardear Forsyth Park en Savannah. En el estado de Washington,  el grupo planeó bombardear una presa y envenenar los cultivos de manzana. En última instancia, dijeron los fiscales, el objetivo de la milicia era derrocar al gobierno y asesinar al presidente.

Todos están acusados ​​por las autoridades estatales con  homicidio premeditado, actividad de pandilla criminal, asalto agravado y el uso de un arma de fuego al cometer un delito grave.
 

8/29/12 - Fuente

sabato 28 gennaio 2012

This is America, not what you see in the news. No Jobs in Chicago

Fila chilometrica a Chicago per un lavoro alla FORD Motor Company e alla fine...porte in faccia a tutti! This is real U.S., folks!

People standing out at 10 degree weather in hopes of getting a job... (22/01/2012)

giovedì 3 novembre 2011

Desechables veteranos de guerra de EE.UU

02/11/2011

Los veteranos de guerra de Estados Unidos reclaman atención gubernamental por arriesgar sus vidas en conflictos armados.




Fuente: TeleSUR

Sciopero generale degli Indignati Usa a Oakland

Al grido di "sciopero generale" migliaia di persone hanno parzialmente bloccato l'attività dell'importante scalo marittimo di Oakland, in California.

Ispiratisi al movimento Occupy Wall Street, gli Indignati Usa hanno marciato anche contro i metodi brutali della polizia, che la scorsa settimana hanno portato al ferimento di un ex marine durante una manifestazione a Oakland.




Fonte: http://it.euronews.net

domenica 25 settembre 2011

NEW YORK, PROTESTE CONTRO WALL STREET: 80 ARRESTI

25 SET 2011

(AGI) - New York, 25 set. - La polizia newyorkese ha arrestato circa 80 persone che protestavano contro il sistema finanziario americano. Le proteste, organizzate dal sito occupywallst.org contro un modello economico che approfondisce le diseguaglianze tra ricchi e poveri, sono cominciate il 17 settembre scorso e hanno avuto ieri come punto di concentramento Union Square, dove, a dire della polizia, i dimostranti hanno cercato di bloccare il traffico e resistere alle forze dell'ordine.




PEACEFUL FEMALE PROTESTORS PENNED IN THE STREET AND MACED!- #OccupyWallStreet


While on a peaceful march near Union Square in downtown Manhattan, multiple female protestors were penned up in the street by orange mesh baricade, then maliciously maced.

The women were peaceful and unarmed. They were secured by barricade with an overwhelming police presence. And they were then sprayed directly in the face with pressurized mace...

WeAreTheOther99 continues to peacefully occupy Lower Manhattan to begin a dialogue with the Top 1% with the goal of a peaceful transition of power back to the People.

This can no longer be stopped. But be advised, this will not be televised...


https://occupywallst.org/

Occupy Wall Street Police Abuse

Sign The Petition:
https://wwws.whitehouse.gov/petitions/%21/petition/recognize-men-and-women-who-are-occupying-wall-street/tX0ZX8Z7


venerdì 9 settembre 2011

Gigantesco black-out tra Stati Uniti e Messico

NEW YORK, 9 SET - Gigantesco black-out tra la California del sud, parte dell'Arizona e il nord del Messico: oltre 5 milioni di persone sono rimaste al buio per molte ore. Trasporti in tilt, servizi bloccati, scuole chiuse almeno fino a lunedì. Lavora solo chi dispone di generatori autonomi; per tutti gli altri serrande abbassate. Danni economici e grandi disagi a città come San Diego e Tijuana.
All'origine pare vi sia un banale 'errore umano': un tecnico al lavoro in una cruciale sottostazione elettrica nei pressi di Yuma, in Arizona, avrebbe sbagliato le procedure per la sostituzione di alcune componenti. Poco dopo, le prime interruzioni.
Questo lungo black-out, che capita proprio l'antivigilia dell'anniversario dell'attentato alle 2 torri, è quantomeno strano e non può non far pensare. Il segretario di Stato, Ilary Clinton, ha già manifestato la sua forte preoccupazione per l'accaduto.

mercoledì 1 giugno 2011

FBI targeting political activists as terrorists

(RT) Anti-terrorism resources are being used to target environmentalists, peace, animal and political activists who hold different views than the government.

It was recently revealed that a counter-terrorism firm spied on individuals who attended film screenings of the documentary Gasland. The film focuses on the practice of natural gas fracking and what impact it has on the environment and in the communities where it is used.

The FBI and other government agencies are cracking down on those who are not willing to say in line with the status quo.


venerdì 29 aprile 2011

Capitalism isn’t working in USA, says Nobel Prize

Chrystia Freeland
Poverty reduction in the Third World has been tremendous, and more is yet to come. Besides, many goods and services are less expensive than they would without globalization. However, global capitalism isn’t working for the middle class in the USA: they are struggling to find or keeps (poorly paid) jobs, while the benefits are mostly being enjoyed by the C-suite.

These would be the conclusions of a paper from Michael Spence, recipient of the Nobel Prize in economic sciences. Chrystia Freeland explains them in detail at Reuters.com.


(28 aprile 2011, Fonte)

domenica 17 aprile 2011

Usa: 45 morti in tornado e tempeste

(ANSA) - NEW YORK, 17 APR - Continua a salire il numero delle vittime causate da una serie di tornado e tempeste violentissime che hanno colpito il Sud e la costa orientale degli Stati Uniti. La rete Msnbc riporta oggi - riferendo un primo bilancio delle autorita' - che complessivamente sono stati segnalati finora 45 morti in sette Stati. Le violente perturbazioni avevano riguardato inizialmente Arkansas, Oklahoma, Alabama e Mississippi, ma si sono poi estese fino a interessare Virginia, North Carolina e New York.

giovedì 31 marzo 2011

Autoridades de Arizona inician cacería de indocumentados

Lo sceriffo Joseph Arpaio, il Bossi dell'Arizona.
Washington, 31 mar - El alguacil del condado de Maricopa en Arizona, Joseph Arpaio, está hoy nuevamente en el centro de la polémica tras iniciar un gran operativo contra la inmigración ilegal.

Arpaio anunció el inicio de la operación "Cielo Desierto", que incluye la utilización de 30 aviones para detectar indocumentados y narcotraficantes en ese territorio.


En el equipo de rastreo participa un pelotón de 60 voluntarios armados, así como policías y funcionarios de su oficina, manifestó el alguacil en un comunicado.

El funcionario justificó la acción por el incremento del tráfico de drogas y de personas ilegales que ingresan a la región procedente de México, lo cual contradice las afirmaciones de la secretaria de Seguridad Interna, Janet Napolitano.

Arpaio, conocido por su dura postura contra la inmigración, ha sido demandado en reiteradas ocasiones por brutalidad y violar las leyes estaduales y federales.

A principios de este mes reconoció que ordenó el uso de gases lacrimógenos en redadas de la policía para detener a ilegales.

En 2009 fue duramente criticado por vestir a más de 200 reos inmigrantes con trajes a rayas y encadenados para pasearlos por las calles de la ciudad de Phoenix.

Arpaio anunció entonces que realizaría el traslado de los prisioneros e invitó a los medios de comunicación a estar presentes.

Los indocumentados fueron enviados a Tent City, una cárcel al aire libre creada en 1993 en las inmediaciones de Maricopa, donde los reos duermen en carpas similares a las utilizadas por el ejército. La instalación está rodeada por una reja electrificada.

La prensa y numerosos grupos defensores de los derechos humanos denunciaron que escenas como esa no se veían desde la Guerra Civil (1861-1865).

asg/rob


Fuente

venerdì 25 marzo 2011

EE.UU.: Aumentan deportaciones injustificadas de inmigrantes

Washington, 25 mar - Uno de cada cuatro inmigrantes deportados en Estados Unidos, bajo el amparo del programa Comunidades Seguras, fue extraditado injustificadamente, indica hoy el sitio digital del diario La Opinión.

Según la fuente, la proporción es mayor en algunos condados, donde tampoco se les ha podido probar delito alguno al 50 y hasta el 60 por ciento de las personas sacadas del país.

De acuerdo con la nota, California clasifica entre los estados con más deportaciones injustificadas.

Grupos de activistas a favor de los inmigrantes cuestionan el elevado número de personas que son obligadas a regresar a sus lugares de origen so pretexto de haber cometido algún delito y sin enfrentar juicio.

Las redadas mayores para atrapar a indocumentados se realizan en zonas apartadas, donde suelen refugiarse y con más facilidad encuentran empleo, dada la demanda de trabajo agrícola.

Analistas de la Red Nacional Organizadora de Jornaleros dudan sobre los verdaderos objetivos de Comunidades Seguras y cuestionan si los mismos responden a un perfil racial o es utilizado para negar derechos a esas personas.

El propósito de la Oficina de Inmigración y Aduanas (ICE, por sus siglas en inglés) es aplicar esa iniciativa en todo el país para el 2013, hasta ahora extendida a 39 estados de la Unión y abarcando al 70 por ciento de la población indocumentada.

ocs/smp


Fuente: PrensaLatina

giovedì 24 marzo 2011

Incredible Video: 100 Firefighters Battle Massive Blaze at Miami International Airport

Harris Faulkner says an investigation is underway into what caused a massive fire in the "fuel farm" at Miami International Airport.

martedì 22 febbraio 2011

Crisis golpea a familias pobres en Estados Unidos


Washington, 22 feb (PL) - Del filete mignón a la sopa de huesos fue el titulo conque el Diario La Prensa, de Nueva York, ilustró el impacto de la crisis en los bolsillos de los latinos y muchos neoyorquinos pobres.

En momentos en que los neoyorquinos tienen menos dinero en los bolsillos, los precios de los alimentos subieron y muchas familias de escasos recursos económicos hacen malabares para poner un plato sobre la mesa, plantea el rotativo.

Algunos como Roberto Montalvo, inhabilitado para trabajar, tienen que compartir su cheque del Seguro Social con familiares para mantener el hogar.

Antes el dinero me alcanzaba para comer, pero como todo ha subido de precio, mayormente las carnes y las verduras, a veces tengo que llevar a mi familia a un comedor público de una iglesia, plantea Montalvo al describir su situación, algo común para muchos norteamericanos.

Según medios de prensa, tras la recesión económica, el país registró el mayor incremento en el número de pobres desde que se tienen registros.

En Estados Unidos, más de 43 millones de personas viven por debajo del umbral de pobreza, lo que representa al 14,3 por ciento de la población.

Un reciente informe del Banco Mundial asegura, además, que el aumento en los precios de los alimentos llevó a la pobreza a 44 millones de personas en el mundo desde junio último, lo que no excluye a los norteamericanos.

Según Berkys Montilla, una neoyorquina afectada por la crisis, casi todo está caro, las carnes, el arroz, el aceite. Como el dinero no alcanza, señala, he cambiado de marca de productos por otra más económica.

Igual piensa Marcia Peña, otra latina residente en la ciudad de los rascacielos, al asegurar que el salario de su esposo antes era suficiente, pero ahora con el alza de los productos como la leche, el aceite y las carnes el dinero no les alcanzaba.

"Hemos pasado del filete mignón a la sopa de huesos", subrayó Peña, otra estadounidense afectada por el impacto del aumento de los precios en los productos de primera necesidad de forma desproporcionada.

rc/lb

Fuente: PrensaLatina

venerdì 18 febbraio 2011

Censuradas: Militares de Estados Unidos violan a mujeres soldados

Ernesto Carmona (ARGENPRESS.info)
Los aparentemente varoniles militares de Estados Unidos matizan sus tropelías por el mundo ajeno violando a menudo a sus propias camaradas de armas del sexo opuesto, mientras plagan de guerras imperiales el planeta para “llevar la paz” o simplemente imponer “la democracia y la libertad” (de mercado).

Según algunos casos investigados para un documental periodístico, una mujer militar se suicidó después de ser violada por sus camaradas de armas en Iraq; otra que también abrazó la carrera de las armas fue violada dos veces mientras prestó servicios al ejército de Estados Unidos y ahora es activista de las veteranas de guerra que fueron forzadas sexualmente mientras servían a la gran patria estadounidense; una tercera fue violada varias veces por su jefe de escuadrón cuando se encontraban en Iraq; y una cuarta mujer uniformada fue violada en una base militar en Estados Unidos. Ninguno de los violadores fue castigado, mientras 1 de cada 3 mujeres que se enrolan resultan “pasadas por las armas” por sus superiores, asegura el movimiento Veterans for Peace (Veteranos por la Paz).

Estas crónicas rojas y amarillas nunca aparecen en los principales medios de información y propaganda de Estados Unidos, ni de las naciones desarrolladas europeas aliadas de Washington, pese a que a menudo escarban la situación de la mujer en países islámicos y sus gobiernos dictan cátedra sobre derechos humanos en la ONU y el Tribunal Penal Internacional.

La mayoría de las potencias occidentales, como Estados Unidos y Alemania, fabrican y venden armas para provocar guerras en países pobres donde después intervienen sus tropas invasoras para llevar a cabo “misiones de paz”, como ocurre en el empobrecido Afganistán, donde hoy existe la mayor concentración militar en una sola nación nunca conocida por la historia, con tropas de 45 países OTAN, que pronto aumentarán a 50. Estas noticias censuradas tampoco aparecen en la prensa y TV chatarra de países chicos y dependientes, pero con gobiernos serviles, que se lucen en el gran circo romano de la pantalla chica aportando también sus cuotas de carne de cañón de gente pobre destinada a morir por la grandeza del imperio de la libertad y la democracia.

Noticias censuradas “on line”.

El Proyecto Censurado (PC) de la Universidad Sonoma State de California comenzó a publicar on line historias periodísticas como estas violaciones militares, a lo largo de todo el año, para comentarios y discusión pública, como parte de la selección para el ranking anual “Censurado 2011”. Las historias periodísticas fueron verificadas por académicos y estudiantes que comprobaron los hechos y validaron la información censurada por los grandes medios, en un esfuerzo común con numerosas otras casas de estudio superiores afiliadas al Proyecto en diferentes países.

El seguimiento del PC a centenares de noticias ocultadas también investiga su eventual cobertura parcial en los medios corporativos en alguna etapa del desarrollo de los hechos. Ingresando a una base de datos Lexis Nexis, puede hallarse y comentarse lo que el Proyecto llama “noticias independientes validadas”, a través del sitio web http://www.mediafreedominternational.org/ (Libertad Internacional de los Medios). La página web ofrece información sobre estas historias y nuevas noticias ocultas desenterradas por una red mundial de investigadores independientes, colegas académicos y universidades afiliadas al Proyecto.

Violaciones de mujeres militares.

Algunas de las propias víctimas de violación militar contaron su historia a las periodistas Pacale Bourgaux, de Bélgica, y Mercedes Gallego, de España, quienes estuvieron en Iraq como corresponsales de guerra “incrustadas” en las tropas estadounidenses, pero también investigaron en 2007 numerosas violaciones perpetradas por militares de Estados Unidos para el documental de 29 minutos “Rape in the Ranks: The Enemy Within” (“Violación en las filas: el enemigo adentro”), exhibido el 26 de octubre 2009 en el Festival de Cine Independiente de Nueva York. El film fue elogiado por la escritora Ann Wright y algunas imágenes se mostraron en el canal progresista Democracy Now!, de NY durante una entrevista a la directora Pascal Bourgaux. También salió una versión DVD que se obtiene por Internet.

La cuestión que más alarma a las autoras del film y a activistas como Wright, que de alguna manera hoy enfrentan al poder imperial tras haberlo servido, es que muchas mujeres comienzan a sufrir violación desde que son adiestradas en bases en Estados Unidos, pero éste es un tema tabú que nunca se debate ni publica en los medios. Tampoco motiva a los directores de cine que saturan la TV-Basura con películas de propaganda de guerra perpetua, según los cánones de sus financistas, el poder real de Estados Unidos, es decir, el llamado complejo militar-industrial-mediático, cuyo portero-maestro de ceremonias de turno, Barack Obama, ilusionó a muchos con el lema “Güi kan chein!” (¡Podemos cambiar!), pero en 20 meses demostró que el color de la piel, el discurso engañoso y la juventud por sí mismos no son suficientes para cambiar nada. Además, Obama “no corta ni pincha” el verdadero poder estadounidense y da lo mismo que sea demócrata o republicano, negro o blanco, joven o viejo.

Las periodistas Bourgaux y Gallego estuvieron en Iraq como corresponsales de guerra “empotradas” en las fuerzas de Estados Unidos y allí emplearon su tiempo conociendo y conversando con mujeres de las tropas estadounidenses que fueron víctimas de ataques sexuales y violaciones de sus compañeros de arma masculinos. Gallego, que también es autora del libro "Más allá de la batalla" (Temas de Hoy), permaneció 5 semanas "incrustada" en la 1ª División de Marines en Iraq. En diciembre de 2003, relató a la revista española Fusión: "Curiosamente, los problemas que tuve no fueron con la tropa sino con los oficiales. Nada más llegar al campamento las [mujeres] marines me recomendaron que vistiese de forma masculina y no aceptase favores de ningún soldado. Viví situaciones duras. Sobreponerse a esto, yo lo llamo el esfuerzo por mantener la cordura". (1)

La periodista aludió cierta "fragilidad" en las tropas del país más poderoso de la tierra. "Supongo que la reflexión la voy y la estoy haciendo poco a poco", le dijo a Fusión en 2003. "Una muestra de esa fragilidad es el carácter de la tropa, un poco infantil, pero tal vez eso sea necesario dentro del ejército americano porque es el tipo de gente moldeable que puedes adoctrinar. Posiblemente lo que nosotros vemos como fragilidad es para ellos un molde perfecto que les permite adoctrinar a aquella gente".

Casos concretos de violaciones.

Tina Priest fue violada en Taji, Iraq, y después fue encontrada muerta de un tiro en su dormitorio, el 1 de marzo de 2006, dos semanas después de denunciar que otro soldado la había violado. “Di a mi hija al ejército de este país, y nos han decepcionado", dijo su madre, Joy Priest. (2)

El ejército anunció oficialmente que Tina se suicidó, pero su muerte ocurrió 11 días después de haber sido violada. Ni la madre ni su hermana, Joy hija, creen que realmente se dio muerte por sí misma. Según los pocos comentarios publicados, el documental registra intervenciones notables de madre e hija y de algunos oficiales del ejército entrevistados en Fort Hood, quienes conocieron a la víctima. Nunca procesaron al violador de Tina Priest.

Una supuesta investigación conducida en Iraq por la 4ta División de Infantería con base en Fort Hood, en la que sirvió Tina, concluyó que "no hay pruebas suficientes para continuar la investigación de violación", pero a la escéptica familia de la víctima le negaron el informe final, que en cambio fue obtenido por el periódico The Hartford Courant, de Connecticut, aumentando la cólera de las Priest. “Necesito algún cierre”, dijo la madre de Tina. “Quiero saber ¿por qué un periódico puede conseguir una copia de ese informe y nosotras no podemos?”.

Jessica Kenyon fue violada dos veces durante su carrera de apenas un año en el ejército de Estados Unidos, donde recibió formación básica y sirvió una vez en Corea. Para la periodista y documentalista española Barbara Celis, residente en Nueva York, es “muy perturbador escuchar a alguien como Jessica Kenyon, violada dos veces, una vez en Estados Unidos y otra en Corea. Ella abandonó al ejército porque en sus propias palabras ‘era la única manera de escaparse’. Sus violadores están libres y seguro que nunca serán castigados. Ahora Jessica aconseja a otros veteranos que han sido violados [mujeres y hombres del ejército] a través de una línea de ayuda (1888 483 8725) y recibe cerca de 30 llamadas a la semana”. Nunca procesaron a los violadores de Jessica Kenyo.

(http://www.militarysexualtrauma.org/).

Jessica Kenyon trabajó como mecánica de escuadrilla de helicópteros. Perteneció a una unidad donde antes hubo pocas mujeres e imperaba una cultura de tiranizar y perseguir, según relató en una entrevista de TV transmitida en Australia. (4) El acoso sexual en todos los niveles era corriente, y las mujeres eran una fuente de mofa. Al exhibir un vídeo filmado en su base, Jessica mostró como su comandante se burló y humilló durante más de 4 horas a un soldado joven después que descubrieran su virginidad.

“Es importante para nosotros que [las víctimas] puedan hablar por quienes no pueden hacerlo, mentalmente, emocionalmente o por lo que sea”, declaró Jessica Kenyon. Exhibió un video grabado en su antigua base de la 2da División de Infantería de la aviación de Estados Unidos en Corea para mostrar la cultura castrense en la celebración de un cumpleaños. “Precisamente, debió ser un bonito ritual de cumpleaños para la novatada”, explicó Kenyon, pero la celebración consistió en atar al joven festejado a una silla, voltearlo con los pies hacia arriba y enseguida, arrojarlo al fango.

Suzanne Swift fue repetidamente violada por su jefe de pelotón mientras prestó servicio en Iraq en 2004 y 2005. Fue detenida el 11 de junio de 2006 y sometida a un consejo de guerra el 14 de diciembre por negarse a volver a Iraq en enero del mismo año, cuando fue reasignada a la misma unidad en que su violador todavía desempeñaba la jefatura. El violador nunca fue procesado, retornó a Iraq al servicio de contratistas privados de seguridad y más adelante consiguió un cargo en una agencia policial del área de Seattle, en Estados Unidos.

La soldado Swift fue sentenciada a 30 días de confinamiento y a permanecer con los militares hasta 2009 por abandono de las filas sin permiso. “Susana hizo frente a su consejo de guerra con fuerza y entereza. Estoy más que orgullosa de ella”, dijo su madre, Sara Rich. Suzanne abandonó a los militares y ahora estudia en la universidad.

Stephanie (su apellido se mantuvo en reserva), fue una mujer casada violada en Fort Lewis, Washington. Como la mayoría de las mujeres violadas por sus jefes militares, nunca denunció el crimen porque pensó que nadie le creería debido a que su violador era un antiguo oficial. Stephanie y su marido se desempeñaron prestando ambos servicios en Iraq, pero su cónyuge se suicidó después de regresar a Estados Unidos. Stephanie denuncia con frecuencia la alta tasa de suicidios militares.

Estos casos documentados representan apenas la punta del témpano. Veteranos por la Paz ofrece calcomanías que rezan: Peligro: 1 de cada 3 mujeres son violadas en el ejército”. Según el informe 2008 de Victimización Criminal del ministerio de Justicia de Estados Unidos, 1 de cada 6 mujeres militares denunció intentos de violación o fue violada.

En otro acontecimiento, la organización Veteranos por la Paz puso en marcha a principios de octubre 2009 la campaña Conciencia sobre la Violación Militar, inaugurándola con una rueda de prensa en la Estación de Reclutamiento de las Fuerzas Armadas en Times Square, Nueva York. Hablaron de la violencia contra la mujer la activista Eve Ensler, también dramaturga conocida por su obra “Monólogos de la vagina”, y la ex sargento Sandra Lee, otra víctima sobreviviente de abusos sexuales militares, quien relató sus traumas post-violación.

Veteranos por la Paz pidió advertir a las mujeres sobre el riesgo de violación militar colocando carteles en las puertas de la estación de reclutamiento. Por el momento, reparten pegatinas que anuncian: “¡Peligro!: 1 de cada 3 mujeres son violadas por los militares”.

Estadísticas oficiales de asaltos sexuales militares.

• 23% de las mujeres reclutadas padecieron agresión sexual militar

• 11% sufrió violación

• 1,2% de hombres también experimentó violación

• Ramas con el porcentaje más alto de mujeres que denuncian trauma sexual: Ejército (cambiado recientemente a Cuerpo del Marines)

• 20% de las mujeres que buscaron asistencia en dependencias del VA (sigla en inglés del Dpt. de Asuntos Veteranos de Estados Unidos) reportaron trauma sexual

• 1% de hombres que buscaban cuidado en las instalaciones del VA han experimentado trauma sexual

• 8,3% de mujeres informaron que en el curso de su vida padecieron desórdenes de stress post-traumático (PTSD) relacionado con trauma sexual militar (MST)

• Más de la mitad de los incidentes ocurrieron en un sitio de trabajo militar y en horas de trabajo

• La mayoría de los agresores de estos casos fue personal militar

• Los factores que aumentan el riesgo de agresión sexual para las mujeres en servicio activo incluyen la presencia de oficiales que permiten el acoso sexual indeseado y no le prestan atención

Estos datos fueron publicados por MilitarySexualTrauma.org, ahora integrante Benefiting Veterans, con datos obtenidos en las siguientes fuentes gubernamentales:

- Departamento de Defensa: Informe Anual 2006 sobre Asaltos Sexuales en los Servicios Militares

- Departamento de Asuntos de Veteranos, “Trauma Sexual Militar entre los Miembros de la Reserva de las Fuerzas Armadas”

- Diario Americano de Medicina Industrial, 2003. “Factores Asociados al Riesgo de Violación de Mujeres en el Ámbito Militar”, Anne Sadler y otros.

Alarmantes cifras de trauma sexual en las fuerzas armadas

• 2006: 2.947 agresiones sexuales denunciadas

• 2006: 1.167 agresiones sexuales de miembros del servicio reportadas

• 2007: 2.714 agresiones sexuales divulgadas

• 2007: 2.085 agresiones sexuales de miembros del servicio reportadas

A Jessica Kenyon le llama la atención que estas cifras están a disposición de los grandes medios, sin ninguna restricción, pero ninguno se interesa en divulgarlas. Dijo que en el mundo civil solamente el 40% de las mujeres está dispuesto a denunciar estos incidentes a la policía, según datos de RAINN (5) y añadió que “mi experiencia es que el conocimiento público de la información reduce significativamente los porcentajes de asalto o violación entre los militares. (6)

Notas:

1) http://www.revistafusion.com/2003/diciembre/entrev123-2.htm

2) http://www.ssristories.com/show.php?item=1563

3) http://www.cronicasbarbaras.com/2009/10/woman-join-army-then-get-raped-and-shut.html

4) http://www.sbs.com.au/dateline/story/transcript/id/600044/n/Dark-Secrets

5) RAINN, Rape, Abuse and Incest National Network (Red Nacional de Violación Abuso e Incesto)

6) Más información en RAINN, Rape, Abuse and Incest National Network (Red Nacional de Violación Abuso e Incesto)

Fuentes:

Rape in the Ranks: The Enemy Within, Noticia de Validación Independiente.

Wright, Ann. “Rape in the Ranks: The Enemy Within.” OpEd News, 27/10/2009: "Violación en el escalafón: El enemigo interior". http://www.opednews.com/articles/Rape-in-the-Ranks- The-Ene-by-Ann-Wright-091027-923.html, 3/12/2009, http://www.opednews.com/articles/Rape-in-the-Ranks--Ene-por-Ann-Wright-091027-923.html

Estudiantes investigadores: Anna Kung, Shannon Cree y Delana Colvin.

Instructor académico: Kevin Howley, Profesor Asociado de Ciencias de la Información, Universidad de DePauw,

Evaluador: Christopher Bondy, profesor adjunto de Sociología de la Universidad de DePauw.

Fuente

Arizona encabeza campaña antiinmigrante en EE.UU.

Washington, 18 feb (PL) Arizona encabeza hoy la campaña antiinmigrante en Estados Unidos con numerosos proyectos de ley que van desde la criminalización de los indocumentados hasta impedirles que presenten demandas.

La última de las medidas de ese corte fue la propuesta de senadores republicanos de obligar a los hospitales a verificar si los pacientes residen legalmente en el país.

Esto nos convierte en un estado policiaco que intenta atrapar a personas cuando enferman, estimó el doctor jubilado George Paul, creador de una organización llamada Médicos por un Programa Nacional de Salud.

"Ahora convierten a los médicos en agentes migratorios de tiempo completo", estimó el senador demócrata estatal Steve Gallardo.

El debate de la propuesta comenzó poco después de que una indocumentada con un tumor fue expulsada de un hospital por su condición migratoria.

Otra iniciativa otorgaría a la gobernadora ultraconservadora Jan Brewer la facultad para recaudar donativos con el fin de levantar un muro en la frontera entre Arizona y el estado mexicano de Sonora.

Además, le permitiría crear una milicia civil para ser utilizada cuando estime conveniente.

Por su parte, una propuesta obligaría a las escuelas a no contabilizar a los estudiantes indocumentados al momento de recibir fondos estatales.

Mientras, el senador Ron Gould y el representante John Kavanagh presentaron en ambas cámaras del legislativo estatal un proyecto para prohibir el otorgamiento de la ciudadanía a los hijos de inmigrantes indocumentados que nazcan en el país.

Con ese plan, ambos intentan cambiar la interpretación histórica de la 14 enmienda de la Constitución que entrega la ciudadanía a estas personas.

Sin embargo, la más polémica y que abrió la caja de Pandora fue ley estatal SB1070, aprobada el pasado año y que fue la primera en Estados Unidos en criminalizar la presencia de inmigrantes indocumentados.

arc/rob

Fuente

giovedì 11 novembre 2010

Tensión en la Florida por amenaza terrorista contra las escuelas

Cierran más de 300 escuelas en la Florida por amenaza terrorista “creíble”

Las seis grandes escuelas públicas del distrito escolar de Broward se mantuvieron este miércoles durante varias horas con sus puertas cerradas, con sus alumnos y profesores en sus aulas, luego que la policía de Pembroke Pines recibió una denuncia no confirmada con una fuerte amenaza de violencia “no especificada” contra edificios públicos de la zona.

El bloqueo que afectó a todos los estudiantes del Condado de Broward, unos 230,000 de las escuelas públicas, los profesores y empleados en unos 275 edificios se levantó a las 1:45 pm del miércoles (hora local).

Las autoridades de la Florida levantaron el bloqueo unas horas más tarde, después de que la policía informara de la credibilidad de una amenaza contra los estudiantes había disminuido.

Una mujer no identificada llamó a una estación de radio en la mañana, diciendo que su esposo podría ir a una escuela y empezar a disparar, dijo la policía.

‘Las escuelas están operando con normalidad, pero todavía habrá presencia de la policía”, dijo el capitán de Pembroke Pines Daniel Rakofsky. No dio más detalles sobre la baja de la amenaza.

Ni el hombre ni la mujer han sido identificados, aunque la policía dijo que estaban siguiendo varias pistas. Algunos de los padres se mostraron nerviosos ante la situación.

Irma Hernández, con lágrimas en sus ojos y acompañada de su esposo, esperaba afuera de la Charles W. Flanagan High School, donde su hijo de 15 años de edad estudia. ‘Estamos nerviosos, asustados’, dijo. ‘No sabemos qué va a suceder’.

La autoridades consideraron la “amenaza creíble”.

(información de agencias)

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