sabato 11 giugno 2011

L'emblematica vicenda giudiziaria di Paolo Barnard

Il giornalista Paolo Barnard
...come quella recente di Santoro, dimostra come il “giornalismo d’inchiesta” nel nostro paese versi ormai in uno stato pietoso; e che senza forti coperture politiche ed economiche non sia più possibile portarlo avanti. Come dire: il giornalismo indipendente è morto (forse è anche per questo che sono nati i blog). Il tutto comincia con un'inchiesta di Barnard, quand'era ancora giornalista di Report, sul comparaggio. Si tratta di un reato che sarebbe stato commesso da alcune case farmaceutiche allo scopo di ottenere un numero maggiore di prescrizioni dei loro farmaci attraverso la corruzione dei medici di base. A seguito di ciò Barnard dovette affrontare una lunga causa civile senza ricevere alcun appoggio da parte della RAI. La recente chiusura del sito da parte di Barnard pare ora suggellarne la sconfitta, purtroppo. Ma chi ci perde, insieme a lui, sono tutte le persone oneste che amamo la verità, una verità che, se non facciamo qualcosa, vedremo sempre più impunemente insabbiata e sostituita dalla mistificazione dei fatti ad opera di potenti lobbies. Forse non c'è nemmeno il bisogno di dirlo ma, semmai non ve ne foste accorti, la situazione è davvero grave. 
Quello che segue è un vecchio articolo che ci aiuta a ripercorrere la vicenda di Barnard e a capire  cosa c'è alla base dell'atteggiamento critico di uno dei più lucidi e coraggiosi giornalisti d'inchiesta del nostro tempo e da dove traggono origine i suoi sentimenti attuali di profonda amarezza e disillusione.

* * * * * *

Paolo Barnard mette sotto accusa Report
di Gabriele Capasso

Paolo Barnard, ex collaboratore di Report, [...] accusa la trasmissione, la Rai e segnatamente Milena Gabanelli di averlo abbandonato di fronte ad una causa civile che sta affrontando come conseguenza diretta di un’inchiesta da lui realizzata per il programma di Raitre nel 2001. La vicenda di cui vi parliamo è particolarmente complessa, cerchiamo di andare con ordine.

L’11 ottobre del 2001 va in onda all’interno della puntata di Report l’inchiesta di Barnard dal titolo “Little Pharma & Big Pharma“. Nel suo lavoro il giornalista raccontava la diffusione della pratica del comparaggio, un reato punito dalla legge, che sarebbe stato commesso da alcune case farmaceutiche allo scopo di ottenere un numero maggiore di prescrizioni dei loro farmaci attraverso la corruzione dei medici di base.

Il giornalista continua la sua collaborazione con Report fino al 2003 ed in quel periodo realizza altre inchieste che andranno regolarmente in onda. A quel punto il rapporto si interrompe per ragioni “personali” sulle quali è impossibile indagare, fatto sta che il freelance alcuni anni dopo sarà protagonista di alcune prese di posizione nelle quali contesterà apertamente tutto quel “movimento” animato da Beppe Grillo e che vede fra i suoi più illustri esponenti Marco Travaglio e in qualche modo la stessa Milena Gabanelli.

Nel 2004 la Rai, Report e Barnard vengono trascinati in tribunale da un informatore farmaceutico che si ritiene danneggiato dal contenuto dell’inchiesta “Little Pharma & Big Pharma”. Sui tre soggetti pende la richiesta di un ingente risarcimento danni. Per il giornalista è l’inizio di un’avventura giudiziaria che rischia di mettere in ginocchio le sue finanze fra le spese legali da sostenere e l’incubo di una possibile condanna.

L’accusa mossa da Barnard alla Rai e a Report è quella di averlo abbandonato due volte di fronte alla causa civile che dovrà affrontare: prima negandogli l’assistenza dei legali della tv di stato, poi avviando formalmente una “messa in mora” nei suoi confronti. In sostanza se il verdetto del procedimento civile dovesse essere sfavorevole la Rai e Report si potranno rivalere economicamente sullo stesso Barnard.


La giornalista di Report Milena Gabanelli
All’appello del giornalista, diffuso da diversi siti internet, ha risposto personalmente Milena Gabanelli attraverso il forum di Report. Secondo la conduttrice e giornalista quanto sta accadendo a Barnard è, purtroppo, perfettamente normale. Prima del luglio 2007, quando il Dg Cappon ha dato specifiche istruzioni in merito su pressioni dei collaboratori di Report, la Rai non garantiva a nessuno dei collaboratori l’assistenza in caso di procedimenti in sede civile, ma solo in sede penale.

Inoltre la Gabanelli afferma che:

"Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare".

Il caso si chiude qui? Non si direbbe.

Nella contro replica fornita a stretto giro, sempre attraverso il forum della trasmissione, da Barnard il giornalista formula altre accuse, ma soprattutto definisce “esistente solo nella fantasia della Signora Gabanelli” la fantomatica lettera nella quale ella si assumerebbe l’onere di pagare personalmente l’eventuale risarcimento.

Insomma, a questo punto diventa difficile capire da che parte stia la ragione fra i due soggetti che si contrappongono ritenendo di possedere entrambi la “verità dei fatti”. In ogni caso cercheremo di tenervi informati sui futuri ed eventuali sviluppi del caso Bernard-Report.

Quello che resta è l’osservazione di carattere generale sullo stato del “giornalismo d’inchiesta” nel nostro paese.

Il quadro, con gli autori freelance delle inchieste più “scomode” che nella prassi vengono lasciati soli dai propri editori (la Rai nello specifico) di fronte alla forma d’intimidazione classica del procedimento civile, è semplicemente avvilente. Si spiega facilmente il perchè tanti giornalisti preferiscano molto spesso evitare i “terreni minati”, spacciando come informazione di qualità la semplice e noiosa cronaca politica o la ricostruzione morbosa ed ossessiva dei fatti di sangue.


14 febbraio 2008 - Fonte: www.tvblog.it

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