venerdì 10 giugno 2011

Intervista ad Antonio Di Pietro sui referendum

Da ‘La Repubblica’ del 08/06/2011

Onorevole Di Pietro, sui referendum Vendola pensa ad un plebiscito. Troppo?
Il quorum non è facile da raggiungere. E lo sa perché?.

Dica lei.
Perché sarà determinante il voto degli italiani all'estero, mi ci gioco un caffè. Stando così le cose, non bisogna ottenere il 50 per cento più uno dei voti ma il 58. Se si contano gli oltre tre milioni di italiani che vivono in altri Paesi e che non possono esprimersi sul nuovo quesito del nucleare, quello riscritto dalla Cassazione, ecco che il quorum sale.

L'Idv cosa intende fare?
Lunedì pomeriggio, alla chiusura dei seggi e prima dei risultati, depositeremo il nostro ricorso in Cassazione perché sollevi un conflitto di attribuzione alla Consulta, proprio in merito al voto degli italiani all'estero. Quei tre milioni e 200mila elettori potenziali andranno scorporati, sottratti al conteggio, perché a superare il muro del 50 per cento ce la facciamo, del 58 no.

C'è un'altra possibilità?
Si solleva un conflitto di costituzionalità, i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale, quello di dire la loro: hanno votato un quesito diverso da quello passato in Cassazione e non possono tornare indietro perché le operazioni di voto si sono concluse il primo giugno. C'è infine una terza opzione: si potrebbe considerare valido quel voto anche se espresso sulla vecchia formulazione del nucleare. Uno, due e tre, sono questi i passaggi che stiamo preparando perla Cassazione.

E se venissero ristampate le schede?
E come fa un italiano che sta in Yemen o in Afghanistan a votare, me lo dice lei? Dove lo troviamo il tempo di fargli arrivare le schede? I referendum sono domenica e lunedì, lo ricordo a scanso di equivoci.

Lei afferma che il voto non è pro o contro il governo. Ma diversi esponenti della maggioranza diserteranno le urne, da Scajola a Castelli. Come mai?
Sentono il fiato sul collo. Vorrebbero far fallire i referendum. Però è inaccettabile il loro ‘io non andrò’. Il Capo dello Stato si è distinto invece per correttezza affermando non solo che voterà ma che per lui questo è un dovere. La penso allo stesso modo: ci sono doveri che non corrispondono a precetti, bensì ad oneri naturali per chi vuole vivere in democrazia. Comunque, ribadisco, quello dei referendum non è un voto né di destra, né di centro, né di sinistra. E un voto per decidere se avere o meno centrali nucleari in Italia, se l'acqua può essere libera, se la legge deve essere uguale per tutti.

Dopodomani si chiude in piazza del Popolo a Roma, collegati con Milano, Napoli e Palermo. Salirà sul palco?
L'Idv ha promosso i quesiti su nucleare e legittimo impedimento ma è pronta a fare un passo indietro. Ci saremo senza simboli, spiccheranno solo i cittadini. Nessuno può mettere il cappello sui referendum, è chiaro. Spero che tutti se ne rendano conto.


Fonte: http://www.antoniodipietro.it/

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