lunedì 21 marzo 2011

A Misurata in Libia, uno dei più grandi tesori dell'età romana composto da 108.000 monete


Fonte: CNR

Il tesoro monetale di Misurata (Libia) costituisce il più grande ritrovamento di monete romane. Scoperto nel 1981 circa 18 km. ad Ovest di Misurata, in occasione di lavori agricoli, è composto da oltre 108.000 nummi (monete in bronzo con arricchimento superficiale in argento) databili tra il 294 e il 333 d. C., da Diocleziano a Costantino I.

Il tesoro è attualmente custodito presso il Museo Archeologico di Leptis Magna (Lebda, El Khoms).

Lo studio del tesoro è stato affidato dal Dipartimento delle Antichità della Grande Repubblica Araba Popolare e Socialista Libica al dr. Salvatore Garraffo, direttore dell'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il tesoro di Misurata, che ha restituito, tra l'altro, un numero considerevole di monete inedite o rare, è un documento di eccezionale importanza per lo studio della circolazione monetaria nella Tripolitania antica nella età di Costantino il Grande, per l'individuazione delle varie tappe dello svilimento del contenuto in fino del nummus, e non in ultimo, per lo studio delle tecnologie adottate per la sua produzione.

Le monete sono state restaurate nel corso delle varie Missioni che si sono succedute presso il Museo di Leptis Magna a partire dagli anni '90 del secolo scorso.

Il tesoro monetale romano è fruibile in tutto il suo splendore grazie al lavoro dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha coordinato il restauro, lo studio storico, l’analisi composizionale e la digitalizzazione di questo patrimonio.

Le monete, a partire dal 2007, sono state oggetto di un’accurata serie di analisi fisiche non distruttive, volte a definire la percentuale del contenuto in argento nella lega e a precisare, in associazione con altri metodi di indagine, la tecnologia di fabbricazione, elementi che aiutano a ricostruire l’‘inflazione’ e le periodiche crisi economiche e monetarie che travagliarono in quei decenni l’impero romano.

Le misure si basano sull’utilizzo di sorgenti radioattive messe a disposizione dai laboratori del Cnr e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. “Il laboratorio per le analisi non distruttive Landis dell’Infn-Lns”, spiega il responsabile Giuseppe Pappalardo, “ha sviluppato l’analisi delle superfici con il sistema portatile Pixe-alfa (brevetto Infn/Cea), la caratterizzazione del substrato mediante il sistema a controllo di stabilità Bsc-Xrf e l’analisi quantitativa dell’interno mediante l'innovativa tecnica Dpaa (Deep proton activation analysis).

Allo stato attuale si tratta del più completo protocollo di analisi non distruttiva di monete.

Il tesoro, composto da 108 mila monete, fu rinvenuto casualmente durante l’esecuzione di lavori agricoli, dentro grossi vasi (olle, brocche, anfore), sotterrati in prossimità di due edifici, facenti parte forse di un luogo di cambio dei cavalli del cursus publicus - il servizio per il trasporto di merci o plichi appartenenti allo Stato - e di persone che viaggiavano per conto dell’amministrazione centrale.

Databili tra il 294 e il 333 d.C., queste monete sono nummi (folles), ossia prodotti con una lega rame-stagno-piombo comprendente una piccola quantità di argento, caratterizzati da un arricchimento superficiale sottilissimo con il medesimo metallo. Anche se non è da escludere che il tesoro dovesse essere costituito da un numero maggiore di esemplari, si tratta più grande ritrovamento non solo di epoca romana, ma, probabilmente, di tutto il mondo antico.

“Oltre che per le dimensioni”, spiega Salvatore Garraffo direttore dell’Itabc-Cnr, “il rinvenimento si distingue perchè che getta nuova luce sia sulla storia dell’economia e della circolazione monetaria in Tripolitania nella prima metà del IV secolo d.C., sia sulla metallurgia e la tecnologia della produzione monetale di quel periodo”.Ma a chi apparteneva questo patrimonio? “Si possono avanzare due ipotesi”, continua Garraffo, “il tesoro costituirebbe il contenuto di una cassa destinata a erogare pagamenti o al ritiro di monete messe ‘fuori corso’ anche al fine di recuperarne, mediante rifusione, il contenuto in argento”.

(15 luglio 2009, Fonte)

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