lunedì 14 febbraio 2011

Valeria Rossi voleva uccidere Berlusconi?


Irruzione, perquisizione e sequestro di materiale informatico da parte della Polizia postale a casa di Valeria Rossi, titolare del giornale online "Savona&Ponente". E' assolutamente sconcertante! Sicuramente la cosa fa riflettere: da chi e da dove partono questi assurdi attacchi? Possibile che la Polizia postale non abbia cose più serie di cui occuparsi, altro lavoro più importante da fare che non questo?
Ma non bastava intimare la cancellazione dell'articolo dal sito? Si sa che tra il dire e il fare...
Invece a questo punto è chiaro il messaggio: bloggers, attenzione a qualunque cosa scrivete contro il "Potere" dal vostro computer...o potreste ricevere una visitina della Polizia postale in tenuta antisommossa!
Non si sa se ridere per il livello di ridicolo a cui è giunto il potere esecutivo e/o giudiziario in Italia o se piangere per il tentativo in atto di soffocare il dissenso e la libertà di espressione online, che poi altro non è che l'evoluzione digitale della libertà di stampa difesa formalmente negli articoli della nostra Costituzione.

"Savona&Ponente", la testata online di Valeria Rossi, è stata sequestrata. In dieci uomini, tra Digos e Polizia Postale, sono entrati a casa di Valeria e hanno sequestrato tutti i computer, gli hard disk, le chiavette, perfino le schede di memoria della macchina fotografica. Si sono portati via anche i computer del figlio, informatico, che nulla aveva a che fare con la vicenda e che ha perso molti lavori in consegna. Hanno perquisito ogni cosa, gli armadi, i cassetti, hanno frugato tra la biancheria, tra le posate, ovunque. E per finire hanno ispezionato due automobili sgangherate, la sua e quella di suo marito, e il vecchio camper.

Perchè? Cosa ha fatto Valeria? Stava mettendo in piedi una pericolosa cellula terroristica? Traffico di armi? Forse addirittura un giro di prostituzione minorile? No, per quello avrebbero dovuto passare dalla richiesta di autorizzazione a procedere che il Parlamento avrebbe certamente negato. Molto più banalmente, Valeria voleva uccidere Berlusconi.

Ha fatto bene dunque la Procura di Bologna? Certo. Così come avrebbe dovuto perquisire e sequestrare i blog, i computer, le redazioni e tutte le edizioni che si occupano di satira, come pure le case dei registi, dei produttori, degli attori, magari anche le sale dei cinematografi e le tasche degli spettatori che hanno proiettato o guardato almeno una volta Shooting Silvio. Sì, perché l'articolo di Valeria, per quanto nel merito possa piacere o meno, era un evidente pezzo di satira, perfino classificato come tale nella categorizzazione della testata (qui la versione conservata in google cache), che asseriva di avere le prove definitive che Berlusconi era un alieno, insieme a La Russa, a Brunetta e alla Santanchè. Il che, lo ammetto, per l'estremo realismo del paragone deve avere tratto in inganno più di un magistrato.

Gli avvocati che hanno richiesto il sequestro di Savona&Ponente hanno fatto un collage di alcune frasi presenti nel testo, saltando accuratamente quelle dalle quali risultava che si trattava di semplice quanto evidente ironia. Ma è credibile che il giudice che ha disposto il sequestro della testata e dei computer di Valeria, ordinando a dieci uomini di cercare un'arma da fuoco in tutti i luoghi frequentati abitualmente dalla giornalista, ci abbia creduto senza neppure verificare con i propri occhi di cosa si sta parlando, magari facendo un paio di click dopo avere avviato una connessione internet? Chi paga per tutto questo dispendio di risorse pubbliche? Quanti mesi, forse anni, dovranno restare i computer di Valeria e di suo figlio, insieme a tutto il prezioso lavoro che contenevano, impilati uno sopra l'altro in archivi polverosi, trattati Dio solo sa come, senza neppure un sigillo a garantire che i dati non vengano manipolati ex post? Siamo sicuri che dietro l'atto non si celi la volontà di rendere indisponibili le inchieste di carattere ambientale portate avanti da Savona&Ponente, una delle poche testate ad occuparsi del termovalorizzatore di Savona?

E soprattutto: perché ancora nel 2011 per chiedere la rimozione di un singolo articolo ci sono magistrati che ordinano il sequestro di un intero blog o testata, rendendo così indisponibili ai cittadini centinaia, migliaia, forse anche decine di migliaia di informazioni non interessate dal provvedimento cautelativo?

Questa barbarie digitale deve finire. E' necessaria una legge che porti un grado minimo di consapevolezza informatica nei palazzi del potere, e conseguentemente negli uffici dei magistrati. Altrimenti continueremo ad usare il cannone per sparare alle mosche.

Fonte

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