giovedì 13 gennaio 2011

Iniziato negli USA il processo al terrorista Posada Carriles. Accusato di spergiuro (!)

12-01-2011 --- Il 10 gennaio a El Paso, in Texas, è iniziato il processo contro Luis Posada Carriles; terrorista, collaboratore della CIA e ferocemente anticubano, Posada Carriles ha partecipato per sua stessa ammissione a numerosi attentati contro Fidel Castro e ad azioni terroristiche contro la popolazione civile che hanno causato numerose vittime; terribile l’attacco all’aereo civile della Cubana de Aviacion che nel 1976 causò 73 morti tra i quali l’intera squadra olimpica di scherma cubana.

Bene che sia iniziato il processo, verrebbe da dire, ma siamo negli Stati Uniti e un terrorista anticubano che rivendica gli attentati e in diverse interviste rilasciate a quotidiani come il New York Times conferma le sue responsabilità e dichiara di non esserne assolutamente pentito: "Dormo come un bambino" ha detto; un terrorista di questo calibro, dicevamo, viene processato per spergiuro.

I media italiani non parlano di questo feroce terrorista, nonostante in uno dei suoi attentati abbia perso la vita anche il giovane italiano Fabio Di Celmo, ucciso nel 1997 da una bomba al plastico posta sotto il divano del bar dell’hotel Copacabana di Miramar.

Arrestato a Panama nel 2000, dove stava organizzando un attentato contro Fidel Castro in visita nel Paese centroamericano, è stato rilasciato grazie ad un'amnistia della presidente Miraya Moscoso, amnistia concessa pochi giorni prima di terminare il suo mandato.

Nel 2005 entra clandestinamente negli Stati Uniti dove aveva ottenuto asilo politico dopo essere fuggito da un carcere venezuelano, esce dal carcere su cauzione nel 2007; le accuse di immigrazione clandestina cadono e Posada Carriles si trasferisce con la famiglia a Miami dove evidentemente i terroristi anticubani sono accolti bene. Collaboratore della Cia in Centroamerica ha partecipato al famigerato Plan Condor e a diverse azioni e attentati in molti Paesi dell'area. Le richieste di estradizione di Cuba e del Venezuela non sono mai state accolte dagli USA che, pure, non fanno altro che parlare di lotta al terrorismo. "Se Posada Carriles si chiamasse Mohammed sarebbe già stato estradato. Evidentemente Washington è consapevole che Carriles, se estradato, inizierebbe a cantare come un canarino spifferando tutto e tirando fuori dall'armadio gli scheletri dei suoi stessi protettori" ha dichiarato José Pertierra, il procuratore venezuelano che segue il caso.

Pertierra ha rivelato a Prensa Latina di essere stato minacciato da Sergio García, uno dei seguaci di Carriles. L’avvocato è stato aggredito verbalmente e chiamato “cane” cosa questa che rimanda immediatamente alla telefonata del 6 ottobre 1976 con cui si avvertiva Posada Carriles: “tutti i cani sono stati uccisi”, era esploso l’aereo civile cubano uccidendo le 73 persone a bordo.

Secondo Brian Becker, presidente dell’associazione Answer (National Act Now to Stop War and End Racism Coalition) che sostiene la richiesta di estradizione del Venezuela, il governo Usa è ipocrita, lo protegge perché non dica la verità. Se venisse giudicato per queste azioni (di terrorismo) potrebbe parlare. Posada ha molto da raccontare e questo è un gran problema per gli Stati Uniti”.

“Certo è una strana giustizia: lo stesso governo, che dall’inizio degli anni ’60 ha nutrito, sostenuto e creato quel Frankenstein che oggi conosciamo come Luis Posada Carriles, oggi lo processa per spergiuro” è quanto ha affermato Peter Kornbluh dell’organizzazione indipendente National Security Archive “per il governo di Obama il processo porterà implicazioni significative per la credibilità della lotta al terrorismo degli Stati Uniti e per il futuro delle relazioni Stati Uniti-Cuba” continua Kornbluh in un articolo pubblicato da The Nation.

Non sono dello stesso avviso i familiari delle vittime e molti analisti. L’avvocato Pertierra spiega nella sua intervista a La Jornada: “Gli Stati Uniti non hanno voluto concedere l’estradizione né processarlo per omicidio. Sanno bene che Posada Carriles può contare su molti segreti. Segreti che coinvolgono gli stessi Stati Uniti. Il suo stesso avvocato ha ammesso che tutto ciò che ha fatto il suo cliente lo ha fatto ‘per conto di Washington’. Se Posada si sentisse messo alle strette potrebbe tirar fuori molti degli scheletri nascosti negli armadi della CIA. Tuttavia di fronte alle pressioni internazionali gli Stati Uniti non possono continuare a permettere che Posada viva a Miami nella totale impunità. Così hanno deciso di accusarlo di reati federali, reati però che sono infinitamente più lievi di quelli di terrorismo e omicidio. Hanno deciso di processarlo per spergiuro. Così sembrano ‘fare qualcosa’ contro Posada, quando in realtà non stanno facendo quasi nulla”.

(Grazia Orsati, Radio Città Aperta)

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