mercoledì 23 novembre 2011

Non diamo ai popoli le colpe dei loro governanti!

Un altra Europa è possibile?
Intanto che gli economisti di questo governo fanno il loro lavoro, che è quello di riportare l'Italia fuori dal pantano, cari leghisti, perchè non possiamo parlare anche di cittadinanza, immigrazione, civiltà, diritti negati... in poche parole, del mondo come dovrebbe essere e che vorremmo?

I politici parlano spesso di italiani, francesi, tedeschi, anche quando si riferiscono al comportamento di una sola persona, che è di solito quella che li rappresenta per il fatto d'essere stata eletta. Ma chi dice che i popoli corrispondono ai loro governanti? Se così fosse saremmo davvero nei guai e non ci sarebbe in giro tanta indignazione. No, per fortuna non è così.

Ricordate i recenti sorrisini di Sarkosy e Merkel rivolti a Berlusconi? Ebbene, i signori leghisti devono essersela legata al dito, a giudicare dalle loro continue polemiche contro i francesi (e non contro la Francia come entità politica!). Ma cosa centrano i francesi con quello che fa o dice Sarkosy? E' come se il mondo avesse identificato gli italiani in toto con Berlusconi. Niente di meno vero, lo hanno dimostrato chiaramente quei milioni di italiani che hanno opposto una strenua resistenza alla deriva morale e culturale rappresentata dal berlusconismo e che poi hanno brindato simbolicamente alle dimissioni del cavaliere.

Basta con questa retorica semplicistica. Mi rivolgo soprattutto ai politici leghisti: finitela di fare d'ogni erba un fascio, come si fa al bar quando si vuole alimentare la baruffa! Attenzione, perchè anche chi vi ascolta dagli schermi televisivi d'oltralpe potrebbe pensare che gli italiani sono tutti come voi, cioè di bassa levatura intellettiva!

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Sembra incredibile!

Sembra davvero incredibile eppure ancora oggi ci permettiamo di assimilare interi popoli ai propri governanti.

Sembra assurdo ma nonostante le decine di migliaia di conflitti DECISI da imperatori, papi, conquistatori, presidenti, generali militari (per la necessità di accumulare denaro o per interessi strategici) non siamo ancora tutti (l'umanità intera, governanti compresi) concordi sulla grave colpa di cui i  principi umani si sono macchiati.
E non è tanto una questione di "peccato originale" poiché fortunatamente non siamo tutte e tutti uguali dunque non ugualmente votate/i alla discriminazione e all'individualismo (nazionalismo) grazie alla differente cultura, personalità, sensibilità, genere.
Si, genere, in quanto indubbiamente la donna è certamente meno "colpevole" almeno storicamente dell'uomo (il mondo è stato e continua ad essere sotto l'egida maschile) e poi di default, per una pura e semplice questione “strutturale” (propensione generale a donare e/o a mantenere la vita, all'amministrazione e alla giusta ripartizione dei beni, alla preservazione di armonie individuali o collettive, incapacità di trasformare in violenza il proprio impulso sessuale represso); e quando ciò non si verifica è attribuibile ad una sorta di “emulazione maschile”.
Dunque se di "peccato originale" non si tratta quello del riconoscimento èda parte dei rei è senza dubbio il primo passo necessario per una vera evoluzione, un'autocritica umana a 360 gradi, che si concretizza nell'autocritica maschile (nei confronti delle donne) o in quella degli adulti (solitamente di sesso maschile nei confronti dei/lle bambini/e) o in quella dei governanti tutti, laici e non (nei confronti del popolo ai danni del quale sono stati commessi tutti i possibili peggiori crimini e atrocità).
Solo un'ammissione di responsabilità può costituire la perentoria affermazione delle differenze e la spinta propulsiva a voler fare diversamente, ad intraprendere una nuova strada, senza il rischio di ri-incappare negli errori già commessi.
Del resto se questo fosse reale ci sarebbe dovuto essere un cambio di guardia al comando, cosa che tuttavia non è accaduto.
(vi immaginate gheddafi o il successore di putin o un signore della guerra africano che abdica in favore di una donna?)
La cosa davvero sconcertante è che tutto questo non richiederebbe ne sperpero di denaro ne alcun tipo di sforzo, se non quello dell'interesse nei confronti non solo dei propri cittadini ma di ogni individuo umano : un puro atto di amore disinteressato, ossia nient'altro che non sia già prescritto nei tanto cari testi sacri.
Sembra irreale leggere o assistere a dibattiti in cui si assumono posizioni nette e decisamente contrarie a quelle del proprio avversario quando si legge di morti, di guerra, di stragi, di mutilazioni, di stupri.

Sembra grottesco che qualcuno possa preoccuparsi per coloro che esplodono in aria poiché un gruppetto sparuto lo ha organizzato e cancella dal proprio immaginario le morti dovute al fosforo bianco, ai bombardamenti militari, ordinati da un altro sparuto gruppetto concorrente; come si può essere solidali con un bambino che muore o viene mutilato solo perché israeliano o palestinese?

Sembra folle ancora giustificare stragi di persone innocenti o quantomeno non ritenere che ciò non sia sufficiente per schierarsi contro tutti coloro che in un modo o nell'altro le rendono possibili quotidianamente.

Sembra allucinante tuttavia non riusciamo ancora tutte e tutti a giudicare un essere umano (maschio) che meccanicamente (perché glielo ordinano) esegue una carneficina o un altro (sempre maschio!) che la ordina se ciò avviene in un'ottica di guerra che continuiamo ad accettare come parte integrante delle nostre vite...anzi di quelle degli altri!

Sembra anacronistico ma abbiamo ancora l"immaturità" di lasciar correre, di dimenticare o di far finta di niente e chi invece sembra farsene carico lo fa in maniera faziosa, schierandosi da una parte o dall'altra, adducendo motivazioni tra le più variopinte (che spesso legittimano la trasformazione della vittima in carnefice); ciò nella migliore delle ipotesi, alternativamente si tratta unicamente dell'ennesima affermazione del proprio Io e niente più.
E così si perde di vista l'importante, l'essenziale, ciò che fa indignare e per cui val bene la pena di impiegare risorse : l'ingiustizia, la discriminazione, la violenza, la privazione di libertà.
E in virtù di un rispetto, su cui avrebbe fatto un gran film quel genio di Chaplin, che è pura demagogia, pura formalità, finzione o asservimento, ci permettiamo anche il lusso di riconoscimenti dell'autorità, pensando di non dover (o poter) interferire nelle questioni degli altri, credendo che "gli altri" siano quei 4 carnefici, fanatici, egoisti, che tutto fanno tranne pensare davvero di risolvere dispute decennali in cui a rimetterci sono quelli che non decidono proprio un bel niente e che vorrebbero solo che qualcun altro (chiunque altro!) li aiutasse a vivere finalmente in pace e in libertà.
Ma anche tutto ciò, del resto, è strategia politica nazionalista (individualista) : un despota è despota se si oppone ad alleanze, se non favorisce l'establishment di turno o se non ha abbastanza risorse per potersi opporre; un despota è responsabile di morti quando costituisce un impedimento alla realizzazione dei propri affari e deve essere spodestato, smette di esserlo quando invece dimostra di possedere quella minima dose di diplomazia o "disponibilità" necessaria ad assicuragli l'appoggio degli altri principi.

Sembra incredibile eppure è la realtà.


Pubblicato da gyordie -  Fonte

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