venerdì 25 marzo 2011

Il dosaggio strategico della paura

Per anni, specie durante la Presidenza Bush, in Occidente ci si è molto preoccupati del terrorismo di al-Qaeda, della Jihad, del fondamentalismo islamico...
Che si trattasse in larga parte di propaganda l'avevamo intuito, ma forse solo ora ne abbiamo la conferma, visto che l'alto livello di allarme terrorismo si è rivelato in larga parte ingiustificato. Infatti successivamente, tranne 2 attentati minori avvenuti in Europa, a Madrid e Londra, di fatto negli USA non vi sono stati altri attentati dopo quello eclatante delle 2 torri.

Viene allora spontaneo pensare che il clima di paura e d'allarme creatosi dopo l'11 settembre, sia servito proprio a manipolare l'opinione pubblica di tutto il mondo. Lo scopo vero era probabilmente quello di creare consenso attorno ai progetti bellici nordamericani contro specifici paesi. Si voleva, cioè, fare in modo che si appoggiassero e giustificassero le guerre per il petrolio in Iraq e Afghanistan, facendole apparire come guerre "sante" contro l'impero del male di Osama Bin Laden.

Ora in Italia, nel pieno di una guerra contro Gheddafi, il nostro governo sembra indirizzato sulla stessa strada: questo centro-destra, come sua abitudine, ha già cominciato a cavalcare la paura di un invasione di immigrati, paventando il pericolo di una diffusione dell'oltranzismo islamico in Italia e in Europa, come effetto collaterale del nostro intervento militare in Libia.

Siamo alle solite: la destra diffonde velatamente la paura del diverso in funzione propagandistica, per guadagnare consenso elettorale, facendo i soliti proclami populisti sulla sicurezza. Così facendo costoro mirano a oscurare alla radice tutte quelle posizioni più razionali, pragmatiche, umanitarie, solidali, profondamente democratiche e di buon senso, che sono il patrimonio storico di una certa sinistra moderata e riformista del nostro Paese, posizioni idealmente improntate all'accoglienza del diverso più che all'espulsione, che mirano alla soluzione dei problemi con giustizia, senza preconcetti ideologismi.

Ed invece, per come vanno le cose in Italia oggi, hanno mano libera i paladini della finta sicurezza, i vari Maroni e La Russa, leghisti e ex-fascisti che sono oggi al governo ma che già lavorano sotto sotto per vincere anche le prossime elezioni. Lo fanno teorizzando, come fanno da sempre, soprattutto l'intolleranza e la chiusura al diverso. Italiani! Non fidiamoci più di costoro! Non lasciamo il paese nelle loro mani in un momento storico così delicato!

Ma cosa deve succedere ancora nei paesi islamici per farci cambiare opinione su di loro? C'è ancora qualcuno in Italia che pensa veramente che musulmano sia sinonimo di terrorista? Forse sì, il pregiudizio e la paura sono duri a morire e quelli che hanno contribuito ad alimentarli meritano di essere chiamati criminali al pari di Bin Laden. Mi riferisco all'ex presidente USA George W. Bush e al suo segretario alla Difesa e degno compare Rumsfeld, alla loro scellerata politica estera di lotta preventiva al terrorismo anti-occidentale (ma soprattutto anti-americano); e poi penso anche alle responsabilità di Israele, alla sua politica annessionista che, inducendo odio razziale, mira segretamente a fagocitare militarmente i territori arabi suoi confinanti.

Ma insomma, non basta lo tsunami di interi popoli in rivolta che rivendicano sacrosanti diritti di fronte ai loro dittatori, un'onda fatta soprattutto di giovani disposti anche a morire per questo?
Noi, proprio perchè non vogliamo il fondamentalismo islamico in Italia, dovremmo subito appoggiare e riconoscere politicamente i governi transitori di queste popolazioni in rivolta, come ha fatto la Francia nel caso della Libia, ma che vale anche per molti altri paesi che stanno seguendo lo stesso percorso, come lo Yemen, il Bahrein, la Siria, ecc..

E invece preferiamo aspettare...forse per divertirci poi a bombardare i loro dittatori con aerei che sparano missili cruise all'uranio impoverito? Questo elemento chimico radioattivo provoca malattie mortali alla popolazione civile che ne viene a contatto diretto, anche per lungo tempo dopo la loro deflagrazione; sono armi che andrebbero messe al bando, e invece vengono ancora usate dalle forze militari di molti paesi occidentali cosidetti civili, che da tempo ne conoscono gli effetti devastanti, alla stregua di armi chimiche o peggio. Come può l'ONU tollerare missioni umanitarie quando queste usano metodi annoverabili come crimini contro l'umanità?

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