martedì 22 febbraio 2011

Gheddafi isterico in Tv: "Io leader a vita, morirò qui!". E accusa Italia e Usa. E Bossi fa battute

Muammar Gheddafi torna in tv, con un discorso sprezzante, provocatorio, con la bava alla bocca. Un lungo monologo da “fuori di testa”, quello che il raìs rivolge alla nazione.

Il discorso ruota attorno a una vera e propria minaccia: non mollerà il potere, non ha alcuna intenzione di lasciare la guida del Paese. «Non sono un presidente e non posso dimettermi» ha detto il Colonnello, sottolineando di essere invece il leader della rivoluzione e di voler rimanere, «fino all’eternità un combattente, un mujihid».

«Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirà come un martire, come mio nonno» ha aggiunto il raìs, lanciando una sorta di guanto di sfida al popolo che da una settimana contesta il suo potere e che ne chiede le dimissioni dopo più di 40 anni. «Io - ha ricordato - sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di questa vittoria si è potuto godere per generazioni».

Gheddafi ha detto che il suo Paese non è in guerra e ha aggiunto di aver lasciato sempre il potere al popolo. «Voi avete deciso che il petrolio sia gestito dallo Stato, lo hanno deciso i comitati popolari» ha sottolineato.

Riferendosi ai fatti di Tripoli, il Colonnello ha negato di aver fatto ricorso all’uso della forza. «Ma lo faremo» ha promesso pure, dedicando gran parte del suo intervento proprio ai giovani scesi in piazza a manifestare. «Hanno dato le armi ai ragazzini, li hanno drogati. Andate ad attaccare questi ratti. Le famiglie dovrebbero raccogliere i propri figli dalle strade» ha spiegato Gheddafi, accusando anche gli Stati Uniti e l’Italia di aver «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.

L’invito al popolo libico è quello di «uscire dalle case » e di «attaccare i manifestanti». Alla polizia e all’esercito il Colonnello ha chiesto invece di «schiacciare la rivolta».

Il regime di Gheddafi è spacciato e per la Germania e il mondo democratico l’ingerenza è adesso «un dovere» morale. Lo ha affermato alla televisione pubblica Zdf il ministro degli Esteri Guido Westerwelle (Fdp): «una famiglia dominatrice che minaccia di guerra civile il proprio popolo è arrivata alla fine».

Intanto l’Onu chiede all’Italia di prepararsi ad accogliere i profughi. E Umberto Bossi risponde: “Li rispediremo in Germania e in Europa”.

(22 febbraio 2011, Fonte)

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