lunedì 13 dicembre 2010

Mega centrali ENEL in Patagonia. Fiumi deviati e acqua privatizzata

di Marta Ragusa

“Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”, questo il titolo di una lettera pastorale redatta sotto forma di saggio teologico-scientifico da Luis Infanti De La Mora, vescovo di Aysén, umidissima regione della Patagonia cilena. A partire dal 2014 due dei più importanti fiumi di questa zona, il Pascua e il Baker, dovrebbero essere coinvolti nella costruzione di cinque enormi centrali idroelettriche (per un totale di 2750 MW). Il progetto si chiama HidroAysén, l’impresa che lo ha maturato è ENDESA, la cui principale azionista oggi è l’italiana ENEL. La lettera di Luis Infanti, nato a Udine ma trapiantato in Cile da 35 anni, è stata letta durante l’Assemblea degli azionisti ENEL avvenuta a Roma lo scorso aprile; l’intento del vescovo italo-cileno non è stato solo quello di opporsi al mega progetto ma anche quello di invitare ENEL a restituire allo Stato cileno i diritti di sfruttamento dell’acqua dei due fiumi patagonici che ENDESA aveva acquisito grazie a una speciale legge, il Código de Aguas, promulgata nel 1981 in piena dittatura Pinochet. Numerose organizzazioni internazionali forniscono il loro appoggio al “Consejo de Defensa de la Patagonia chilena” che, tra l’altro, ha accusato ENDESA di violazione dei diritti dei popoli di fronte al Tribunale Permanente dei Popoli, radunatosi a Madrid lo scorso maggio. Secondo il “Consejo” il progetto HidroAysén avrebbe delle conseguenze fatali per l’ambiente, uno dei più incontaminati del pianeta, e per la sua popolazione. Visto che attualmente la società maggiormente implicata nel progetto è italiana, la campagna “Patagonia sin represas” è sbarcata anche in terra nostra: “Patagonia senza dighe” è stata lanciata lo scorso 21 settembre a Roma da Juan Pablo Orrego, coordinatore internazionale del “Consejo”. Ad accompagnarlo durante i vari incontri informativi, la voce e la chitarra di Angel Parra, figlio di uno dei simboli della tradizione musicale cilena, Violeta Parra (1917-1967). Intanto il progetto HidroAysén, a causa dell’ennesimo rinvio per la revisione della valutazione di impatto ambientale, è rimasto arenato nonostante la visita e le pressioni sul governo esercitate dell’Amministratore Delegato ENEL, Fulvio Conti.

Lo straordinario paesaggio naturale della Patagonia cilena,
 d'una bellezza mozzafiato unica al mondo,
verrebbe irrimediabilmente deturpato dalle dighe
 che l'Enel, attraverso la propria multinazionale,
intende costruire in Cile.
 Il popolo cileno non le vuole e si sta ribellando.
E noi, non ci ribelliamo?
 Quando ho sentito che l'Enel aveva una multinazionale
 e che faceva queste cose, quasi non ci credevo.
 E per la prima volta mi sono sinceramente
 vergognato di essere italiano.
Mentre i potenti decideranno se dare il via o meno alla costruzione di uno degli impianti idroelettrici più grandi del mondo (di certo quello che prevede la più lunga linea per il trasporto dell’energia elettrica), il Cile resta pur sempre il Paese in cui le risorse idriche sono fra le più privatizzate. In pratica ogni fiume dell’affascinante terra patagonica appartiene a una grande multinazionale che la sfrutta secondo le proprie finalità commerciali. A garantire la legalità di questa consuetudine, il già citato Código de Aguas che, oltre a certificare il pieno diritto dell’utilizzo delle acque del Paese, elargisce paradossalmente anche il diritto del “non uso” dell’acqua. E infatti, le società che decidono di investire nella costruzione delle centrali, secondo questa legge, non “consumano” le risorse acquifere, semplicemente ne deviano il corso, rimettendole continuamente in circolo.
 

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