mercoledì 23 febbraio 2011

Ma di che rivoluzione parla Gheddafi?


La rivoluzione è un processo di liberazione di un popolo, che parte prima di tutto dal popolo. I leader hanno spesso una loro funzione importante ma vengono in secondo piano, servono ad agevolare un processo in atto. Gheddafi nel suo discorso farneticante ha parlato della rivoluzione libica, e che fu lui a portarla al successo contro il colonialismo italiano. Come dire che non c'è miglior rivoluzionario di lui. Addirittura, in un colmo di esaltazione egocentrica, si è vantato dicendo: "la Libia sono io!". C'è qualcosa di profondamente sbagliato in queste parole. Ciò dimostra, se ve ne fosse bisogno, che Gheddafi è un vero dittatore e non un leader riconosciuto dal suo popolo. Un vero leader non darà mai l'ordine di sparare contro il suo popolo, come ha fatto il Rais libico, che ha massacrato migliaia di persone sparando razzi sulla folla, ma si mette al servizio del suo paese, della rivoluzione. Se è bravo, un leader riesce ad educare il suo popolo a valori condivisi, come la giustizia sociale, l'onestà, la cultura, la solidarietà, il rispetto delle regole, l'autonomia, la libertà, il lavoro. Ma non è lui il Paese. Il consenso di un popolo dev'essere la ragione stessa dell'esistenza di un leader politico, poichè la volontà popolare è sacra, è la lanterna che lo guida. Non è un caso che Fidel Castro è stato uno dei primi leader mondiali a condannare chiaramente e con decisione Gheddafi, prima della recente risoluzione del consiglio di sicurezza dell'ONU.

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